Crea sito

Piani di ampliamento e interventi sul territorio

Progetti e interventi sul territorio di Battaglia risalenti agli anni ’20. I due Piani di ampliamento territoriale e il Piano regolatore del 1925. Capitolo 4 del libro di Enrico Grandis Battaglia Terme tra le due guerre: territorio, economia, chiesa e società.

I precedenti capitoli: Introd. e Cap. 1Cap. 2Cap. 3

IL TERRITORIO

SOMMARIO: La costruzione della Conca di navigazione – Il primo Piano di ampliamento territoriale – Il progetto di costruzione delle case popolari – Il Piano regolatore del 1925 – Il recupero della Tenuta Cataio – Interventi urbanistici e progetti sul territorio negli anni Venti – Il secondo Piano di ampliamento territoriale – Interventi sul territorio negli anni Trenta

La costruzione della Conca di navigazione

“Nel centro abitato di Battaglia ad un sostegno a tre luci 1 denominato Arco di Mezzo 2 convergono le acque provenienti dal canale Battaglia (derivato dal fiume Bacchiglione) e quelle del canale Este – Monselice (derivato dal canale Bisatto e dal fiume Frassine), le quali, scaricandosi dal predetto manufatto ad un livello inferiore, danno origine ad un canale che, incrementato lungo il suo corso da vari affluenti, prende successivamente il nome di Sottobattaglia – Cagnola – Pontelongo e Nuovo Bacchiglione 3.
I tre canali costituiscono altrettante importantissime arterie della rete di navigazione interna interessante la provincia di Padova, poiché il canale Battaglia si allaccia a monte di Padova con le linee navigabili di seconda classe Vicenza – Padova e Padova Venezia, ed il canale Este – Monselice unisce gli importanti centri, da cui prende il nome, con l’abitato di Battaglia e col canale precedentemente citato. Infine il canale Sottobattaglia si unisce a Brondolo alla principale linea di navigazione Po – Brondolo – Chioggia.
I suaccennati canali superiori, per quanto congiunti idraulicamente con quello inferiore, non lo erano in passato nei riguardi della navigazione, verificandosi negli stati ordinari dell’acqua un dislivello sempre notevole e raggiungente in certi periodi anche 7,40 metri.
Allo scopo di unire per via d’acqua i floridissimi centri commerciali Este, Monselice, Vicenza e Padova col porto di Chioggia e con la grande linea di navigazione padana […]” 4
, venne coinvolta nel 1902 la commissione ministeriale nominata per lo studio della navigazione interna.
L’idea era quella di una comunicazione diretta tra il canale Battaglia ed il Vigenzone mediante la costruzione di una conca che avesse lo scopo di far superare ai natanti il dislivello fra i canali stessi.
Le conche di navigazione sono manufatti che consentono di mettere in comunicazione corsi d’acqua aventi quote idrometriche diverse.
“Sono di solito formate da un vaso o bacino o cratere, da cui deriva il nome conca, con il fondo di quota uguale a quella del canale più basso, cioè a valle. Il bacino è capace di contenere uno o più natanti ed è chiuso da due ordini di porte. Aprendo e chiudendo queste ultime, si può fare in modo che il livello all’interno dell’invaso sia uguale a quello dell’uno o dell’altro canale. Praticamente le conche sono una sorta di ascensore che solleva o abbassa le imbarcazioni alzando o diminuendo il livello dell’acqua all’interno del bacino, senza la necessità dello scivolamento o del sollevamento dall’alveo degli scafi, o ancora del traino” 5.
La situazione politica degli anni seguenti e, soprattutto, lo scoppio del primo conflitto mondiale, impedì l’evolversi della situazione. Nel 1917 il Magistrato delle Acque di Venezia incaricò il Genio Civile di Padova della questione. Quest’ufficio, attraverso il lavoro dell’ingegnere Lunghini, progettò una conca che si andava a situare tra il canale Battaglia e l’ultimo tratto dello scolo Rialto, “convenientemente sistemato fino alla sua confluenza col canale Vigenzone” 6. Lo stato di guerra posticipò l’inizio dei lavori al primo settembre del 1919. Durante il loro corso si dovettero superare difficoltà dovute alla cattiva qualità del sottosuolo, alle frequenti piene e alle agitazioni operaie del primo dopoguerra.
“Oltre ai lavori di costruzione della conca vera e propria, furono eseguite diverse altre opere complementari: i ponti delle Chiodare e sulla strada Padova – Monselice, […] e gli allargamenti dei canali immediatamente a monte e a valle della conca per consentire la sosta dei natanti. […] L’importo complessivo dei lavori appaltati fu di circa 3,3 milioni di lire 78.

La Conca di navigazione di Battaglia in costruzione.

La conca in costruzione. Si può notare il dislivello tra canale di sopra e canale di sotto.

La conca di Battaglia era originale rispetto a quelle simili già presenti nella pianura padano-veneta. In particolare il suo funzionamento si basava “sull’utilizzo della sola pressione dell’acqua, senza l’ausilio di alcuna macchina, vale a dire senza apporto di energia esterna” 9.
“In altre conche all’estero sono stati applicati dei sistemi di manovra ad aria compressa, ma il sistema applicato alla conca di Battaglia è completamente nuovo sia per il modo di generazione dell’aria compressa, che per la sua utilizzazione” 10.
La realizzazione di quest’opera si può paragonare allo scavo di una galleria che mette in comunicazione due località prima separate da un ostacolo naturale. Ed infatti, “la conca aveva finalmente evitato ai barcari il gravoso trasbordo delle merci dalle imbarcazioni sui canali di Sopra (Battaglia, Monselice e Bisatto) a quelle sul Vigenzone (o di Sotto)” 11.
Da secoli questa fatica veniva sostenuta per trasportare la trachite, la scaglia e i prodotti agricoli dei Colli Euganei a Chioggia, e quindi all’Adige e Po. Prima della costruzione della conca, dai principali centri di produzione delle merci, queste (in particolare il sasso trachitico adoperato in grande quantità nelle difese di sponda dei fiumi Po ed Adige) venivano portate sulle banchine di approdo del canale di Sotto Battaglia per essere successivamente caricate sulle barche.
Si poté quindi raggiungere Venezia in barca da Padova per la via brevis: con questa sorta di scorciatoia i barcari in meno di una giornata raggiungevano la laguna. Precedentemente, “per raggiungere Venezia via acqua c’era la Riviera del Brenta con le sue numerose conche” 12.
I lavori vennero ultimati nel maggio 1923.
“La conca di Battaglia venne solennemente inaugurata il primo giugno del 1923 dall’allora neopresidente del consiglio dei ministri Benito Mussolini, arrivato con altre autorità da Bassanello in un grosso burchio preparato a bucintoro 13 e accompagnato da numerose piccole barche della Canottieri Padova e della Rari Nantes Patavium. Benché il manufatto non fosse frutto della volontà del regime fascista, esso ne colse la ghiotta occasione per dare all’evento il massimo risalto possibile” 14.

Inaugurazione della Conca di Battaglia: l'arrivo di Mussolini a bordo della barca addobbata a bucintoro.

L’arrivo di Mussolini all’inaugurazione della Conca di navigazione nella barca addobbata a bucintoro.

Mussolini all'inaugurazione della Conca di navigazione di Battaglia, 1923.

Mussolini all’inaugurazione della Conca di navigazione di Battaglia (1923).

La conca poteva essere attraversata da natanti con una lunghezza di 40 metri e con una portata sino a 300 tonnellate. Nonostante ciò fu utilizzata per un periodo molto breve: operò infatti fino agli anni ’60, quando il trasposto fluviale fu soppiantato da quello su strada.

Note
1 Tre archi.
2 Sostegno – regolatore, sito come muro di mattoni nell’argine sinistro del canale di Battaglia. Nonostante l’Arco di Mezzo abbia origini antiche, carente è la documentazione ad esso relativa, anteriore al XVIII secolo, e incerta è la datazione dell’impianto originario. È stata comunque rilevata la sua presenza già dal 1210. È un edificio a forma di ponte a tre luci (archi) presidiate da saracinesche per regolare l’acqua nel canale superiore al fine di rendere possibile la navigazione, non per dare passaggio alle barche. È lungo 24 metri, largo 13, e nel prospetto superiore alto 12,10 metri. Sorge sopra questo prospetto un edificio alto 3,70 metri in cui vi sono i congegni per alzare ed abbassare le nove grandi saracinesche che chiudono le tre luci. Di queste ultime, le due laterali alimentavano i mulini Dei Quattro e Dei Sei (soltanto quella di sinistra è ancora oggi utilizzata per scopi energetici). Quella centrale, detto Arco di Mezzo, è l’unica destinato allo scarico delle acque nel canale di Sotto Battaglia. I. SANTIN, L’Arco di Mezzo centro del sistema idraulico, in La Riviera Euganea. Acque e territorio del canale Battaglia, Padova, Editoriale Programma, 1989.
3 Il Vigenzone. In effetti il corso d’acqua che unisce Battaglia alla laguna veneta viene indicato nei vari testi analizzati e nella tradizione orale con più denominazioni. La più usata è comunque Vigenzone.
4 REGIO MAGISTRATO ALLE ACQUE – UFFICIO DEL GENIO CIVILE DI PADOVA, La Conca di Battaglia, Padova, Istituto editoriale veneto, 1923, pp. 3-4.
5 P.G. ZANETTI, La conca di navigazione di Battaglia, estratto da “Padova e il suo territorio”, Anno IX, Fascicolo 47, gennaio – febbraio 1994, p. 16.
6 Ivi.
7 Equivalente a L. 4.797.170.400 del 2001.
8 P.G. ZANETTI, La conca di navigazione di Battaglia, estratto da “Padova e il suo territorio, Anno IX, Fascicolo 47, gennaio – febbraio 1994, p. 16.
9 Ivi.
10 P. CATTANI, Battaglia Terme Storia- Industrie e Problemi, cit., p. 63.
11 P.G. ZANETTI, La conca di navigazione di Battaglia, estratto da “Padova e il suo territorio, Anno IX, Fascicolo 47, gennaio – febbraio 1994, p. 15.
12 Ivi.
13 Nell’occasione dell’inaugurazione solenne la barca di Cesare Zilio, detto Canestrin, fu addobbata a bucintoro. Modalità di completamento parte superiore della barca con una particolare copertura e dove venne anche collocato il palco per le autorità.
14 P.G. ZANETTI, La conca di navigazione di Battaglia, estratto da “Padova e il suo territorio, Anno IX, Fascicolo 47, gennaio – febbraio 1994, p. 16.

Il primo Piano di ampliamento territoriale

Planimetria riguardante il primo Piano di ampliamento territoriale di Battaglia (Pd).

Planimetria che raffigura una delle varie proposte fatte dall’ing. Peloso in occasione del primo Piano di ampliamento territoriale.

L’articolo 8 del Reale Decreto 30 dicembre 1923 n. 2839 stabiliva che ad un comune poteva essere dato o ampliato il territorio esterno quando era dimostrata l’insufficienza di esso in rapporto all’impianto, all’incremento od al miglioramento dei servizi pubblici, o risultasse che l’insufficienza del territorio fosse di impedimento allo sviluppo economico del comune stesso. Lo stesso articolo stabiliva inoltre che l’ampliamento potesse avvenire con l’aggregazione di comuni vicini o distaccando parte del territorio di altri comuni.
Battaglia si trovava proprio nella necessità di spazio vitale: la divisione amministrativa con il comune di S. Pietro Montagnon, ampiamente analizzata nel secondo capitolo (vedi), aveva ridotto il suo territorio a 627 ettari, corrispondente a 29/100 di quello precedente alla divisione (2152 ettari).
In data 12 febbraio 1924 il comune di Battaglia presentò al Ministero dell’Interno una relazione con la quale venivano spiegati i motivi che portavano il comune a richiedere l’ampliamento del proprio territorio, avvalendosi del decreto suddetto, ed individuando precisamente le aree di possibile integrazione.
Di seguito ne presentiamo i brani più significativi. “[…] Il comune di Battaglia, ad est, appena a 200 metri o meno dal centro, ha subito i confini coi comuni di Pernumia e Carrara San Giorgio, e nella sua piccola superficie ha solo estensione a ponente; e per la maggior parte in monte ha il confine con S. Pietro Montagnon, e in piano con Galzignano e Monselice.
Topograficamente così il comune viene trovarsi senza territorio di espansione, e, mentre è centro di massima attività industriale e di lavoro, gli manca il terreno in cui possa attivare col consueto fervore per i suoi interessi vitali, le proprie energie.
Vi è poi di specifico il fatto che la maggior parte del territorio a ponente è costituito dalla tenuta Cataio, la quale con una superficie totale di ettari 453, ha ettari 341,6 in comune di Battaglia, mentre la superficie totale del comune è, come sopra si è detto, di ettari 627.
Dei rimanenti ettari 285,4 sono costituiti dal centro urbano di Battaglia, da qualche striscia di terra coltivabile e dalla porzione di un’altra tenuta, che è quella del conte Emo, su cui sono i rinomati Stabilimenti Termali con grotta sudatoria.
Inoltre bisogna tener presente che 24 ettari di detta superficie sono occupati dalle strade, acque, ecc.” 15
.
Era quindi evidente come fosse allora difficile poter tentare uno sviluppo del paese in quanto gli amministratori erano privi di scelta: non si trattava più, come nei paesi vicini, di preferire una crescita del centro urbano piuttosto che confermare i connotati contadini delle zone. Bisognava saper sfruttare appieno l’esistente e questa era la strada fino a quel momento percorsa dal comune:
“Battaglia nella sua angusta estensione è un paese della massima importanza industriale e commerciale. Pulsa con la fervida attività di tre importanti industrie e di altri vari minori opifici, avendo un numero complessivo di circa 1500 operai; e il numero va crescendo ogni giorno ed aumenterà rapidamente col sorgere di nuovi stabilimenti […].
Battaglia è sulle grandi arterie fluviali, stradali e ferroviarie.
E’ attraversata dal canale navigabile […], il quale in seguito alla poderosa opera della nuova Conca di navigazione è unito con Chioggia, Venezia ed ogni altra via di navigazione fluviale.
E’ attraversata dalla importantissima arteria stradale Padova – Bologna. Ha la linea ferroviaria di Bologna a brevissima distanza dalle due anzidette arterie […].
Battaglia, stazione importantissima di smistamento e trasformazione di energia elettrica, nonché di produzione, della Società Adriatica di Elettricità, ha in abbondante quantità energia disponibile proveniente dai grandiosi suoi impianti idroelettrici (vedi), ed ha anche la sicurezza di fornitura continua per essere alimentata da ben quattro linee o fonti distinte” 16
.
Per gli amministratori locali lo sviluppo dell’economia locale e le necessità della popolazione, che poteva aumentare notevolmente se si offrivano abitazioni a coloro che le richiedevano in quanto trovavano lavoro nelle imprese esistenti, necessitavano di qualcosa di più.
“Uno sguardo alla topografia […] di Battaglia e comuni confinanti e limitrofi, […] è più che sufficiente per rendersi ragione di quanto sia giustificabile una richiesta di ampliamento del territorio comunale.
Si noti un fatto importantissimo, e cioè quello della ubicazione del più importante opificio del comune di Battaglia: le Officine di Battaglia17
. Queste occupavano una superficie globale di 6,70.16 ettari di cui 1,11.28 nel territorio di Battaglia e la rimanenza nel territorio del comune di Pernumia. Mancando assolutamente di aree, anche l’eventuale crescita delle realtà già operanti necessitavano di zone di nuova espansione.
Seguiva poi l’interessante e importante confutazione del fatto che alcuni paesi vicini avevano insediamenti abitativi prossimi ai confini con Battaglia e la popolazione di quelle zone faceva riferimento a Battaglia per ogni necessità. Questo era il principale motivo che avrebbe dovuto sostenere la tesi dell’ampliamento:
“E’ da rilevare il fatto essenziale che sul confine così immediato con Pernumia e Carrara S. Giorgio esistono numerose abitazioni e così dicasi per il comune di Carrara S. Stefano 18; tutta la popolazione residente al confine di Battaglia […] vive a Battaglia e come fosse di Battaglia; mentre per i rapporti verso i propri comuni si trova a disagio per la grande distanza dai rispettivi capoluoghi.
Ad avvalorare l’esistenza delle popolazione extra comune, […], sta il fatto che dette popolazioni si servono nel comune di Battaglia del medico, della farmacia, delle scuole (le Scuole Comunali di Battaglia raccolgono ben 120 alunni dei comuni limitrofi), della chiesa, delle Poste, dei Telefoni e Telegrafi e dei negozi.
Il gettito del dazio consumo è triplo di quello fra i comuni limitrofi che hanno maggiore popolazione.
L’importanza del comune di Battaglia, in rapporto ai comuni confinanti, […] è tale da non aver bisogno di ulteriori accenni, mentre invece la sua superficie territoriale è di circa un terzo degli altri comuni e la sua popolazione è rappresentata nel numero di 407 abitanti per chilometro quadrato” 19
.
La conclusione della relazione non è delle più felici. In effetti far leva su una presunta superiorità di Battaglia rispetto ai paesi vicini diventerà una delle cause che, come vedremo in seguito, creerà problemi proprio con le amministrazioni confinanti. Sarebbe stato sufficiente argomentare la richiesta di ampliamento con la presenza di una situazione oggettivamente difficile e ragionevolmente meritoria di ascolto. Ma la presunzione dei battagliensi, che più di una volta determinò scelte importanti nell’evoluzione del paese, divenne anche in questo caso un ostacolo.
Già in precedenza, in occasione della già analizzata divisione amministrativa tra Battaglia e S. Pietro Montagnon, il loro atteggiamento fu decisivo. Una commissione di operai, invitata dal commissario regio Cav. Pittau, che allora reggeva le sorti di Battaglia, a prendere le difese del capoluogo nella spinosa trattativa che intendeva definire i confini territoriali e le decisioni patrimoniali con la frazione così rispose cinicamente: “Che ce ne importa che Battaglia abbia una superficie di 500 ettari anziché di 1000? Sappia che la nostra Patria è il mondo intero!” 20.
Abbiamo visto sino ad ora che le peculiarità di Battaglia e la sua storia ne fecero un paese relativamente ricco e, soprattutto, industrializzato. I suoi cittadini si ritenevano superiori ai vicini contadini e tale presunta superiorità li rendeva miopi in relazione ad aspetti importanti di quella che poteva essere l’evoluzione futura del paese. Il relativo benessere del presente impedì loro di leggere eventuali opportunità future. E come poi si verificò nella situazione specifica considerata, appunto la divisione amministrativa, “la frazione di S. Pietro Montagnon fu rappresentata da una commissione eletta in seno ai suoi rappresentanti, scelta fra i più astuti, la quale, iniquamente e senza scrupoli di sorta, ha fatto man bassa su quanto più la interessava, sottraendo a Battaglia anche ciò che legittimamente avrebbe dovuto appartenerle e complicando il sistema di ripartizione patrimoniale […], mentre ha sottratto al paese, colle sue insaziabili brame anche dal lato territoriale, ogni altra via di espansione” 21.
È evidente, inoltre, che la risposta della commissione di operai di Battaglia al loro regio commissario fu dettata ed è figlia di un determinato periodo storico. Nel primo dopoguerra eravamo in pieno biennio rosso, con la massiccia adesione degli operai alle nuove idee socialiste. Anche alle Officine di Battaglia ci furono importanti serrate e scioperi drammatici, come del resto in tutta l’Italia. Ma, al di là della considerazione di essere cittadini del mondo, l’atteggiamento dei battagliensi in tale situazione rifletté in maniera evidente una volontà di distacco dalle realtà forse più semplici, sicuramente più concrete, della campagna circostante.
In data 7 ottobre 1924 il comune di Battaglia inviò una lettera al sindaco dei comuni limitrofi interessati alla cessione di aree presenti nel piano di ampliamento territoriale. Oltre a riferire i principali motivi a sostegno della domanda stessa, il sindaco di Battaglia volle sottolineare che le richieste erano contenute entro limiti “modestissimi” e invitò le varie controparti alla “cessione amichevole del territorio indicato nella planimetria allegata” rimovendo “ogni eventuale questione campanilistica, non consona ai tempi che corrono, che volesse opporsi alla sua esposta richiesta, in modo da non dover costringere il comune di Battaglia a chiedere al Regio Governo un provvedimento coattivo” 22.
Nella seduta pubblica del consiglio comunale di Battaglia del 2 novembre 1924, il sindaco Cattani espose la sua relazione a sostegno del progetto. Oltre a contenere la sopra citata frase degli operai al cav. Pittau, egli spiegò le motivazioni che giustificavano il piano di ampliamento. Dapprima ripresentò l’ormai annosa questione della divisione amministrativa con S. Pietro Montagnon. Poi ricordò l’esigua superficie del comune di cui la maggior parte occupata da canali, strade, ferrovia, palude e colline improduttive e per giunta classificata come zona malarica. Continuò successivamente con un’interessante analisi economica:
“E’ da notare che Battaglia vive esclusivamente delle sue industrie e che solo dal lato industriale ha fatto enormi progressi ed il nostro paese potrebbe rivaleggiare coi principali paesi industriali della provincia, se il suo territorio potesse accogliere nuove industrie, poiché il suo suolo è dotato di formidabili vie di comunicazione e di ricche risorse naturali […]. Non è molto che si sono dovute abbandonare le domande di impianto di due importanti stabilimenti in Battaglia, per la mancanza di territorio da allocarli: un lanificio ed uno zuccherificio” 23.
Ma non è solo l’impedimento allo sviluppo economico di Battaglia la ragione principale che giustificava il progetto. Questa poteva essere quella “legale, di diritto”, ma ve ne erano altre secondarie e non di minor importanza sulle quali veniva richiesta l’attenzione delle superiori autorità.
In particolare si poteva dimostrare la già accennata partecipazione di parte della popolazione dei comuni di Carrara S. Giorgio e Pernumia alla vita di Battaglia, che lavorava nelle industrie del paese, si serviva delle sue pubbliche istituzioni e di fatto viveva “parassitariamente a carico di Battaglia” 24.
Su queste basi risultavano le seguenti richieste:
al comune di Monselice ettari 178.45.20 con una popolazione di 580 abitanti (porzione della strada di Rivella);
al comune di Galzignano ettari 174.82.18 con una popolazione di 150 abitanti (porzione strade di Lispida, porzione di Valsanzibio in piano e porzione strada di Galzignano – località Grottarole);
al comune di S. Pietro Montagnon ettari 70.84.31 con una popolazione di 200 abitanti (porzione della strada del Cataio);
al comune di Carrara S. Giorgio ettari 132.75.59 con una popolazione di 210 abitanti (porzione strada dei Sabbioni e delle Chiodare);
al comune di Pernumia ettari 105.90.68 con una popolazione di 439 abitanti (porzione strada delle Granze – località Casona e porzione Rivella);
al comune di Carrara S. Stefano ettari 92.37.50 con una popolazione di 229 abitanti (porzione strada di Gorghizzolo).
Si richiedeva quindi una superficie complessiva di ettari 755.15.46 con una popolazione di 1808 abitanti.
La superficie totale di Battaglia sarebbe divenuta di ettari 1382.23.68 e la sua popolazione di 4364 abitanti. La densità per chilometro quadrato sarebbe passata da 407 a 316 abitanti.
Il consiglio comunale esaminò gli atti relativi alla pratica e si assicurò se fossero stati presi accordi con i sindaci dei comuni interessati all’ampliamento.
Il sindaco non solo sottolineò che gli accordi erano già stati presi ma che le controparti avevano promesso l’appoggio delle loro amministrazioni alla richiesta di Battaglia. A questo punto il consiglio comunale, ad unanimità di voti, deliberò di dare corso alla pratica del progetto di ampliamento 25.
Le successive evoluzioni amministrative portarono a insormontabili difficoltà, soprattutto relative ai rapporti con i paesi limitrofi interessati, ed il piano di ampliamento territoriale venne temporaneamente accantonato.

Note
15 A.C.B. (Archivio Comunale di Battaglia Terme), Relazione sulla necessità di ampliare il territorio comunale a norma delle disposizioni di cui l’art.8 del R. Decreto 30 dicembre 1923 n. 2839 sulla riforma della legge comunale e provinciale, Anagrafe dell’edilizia scolastica. Locale n. 4, cart. Progetto ampliamento territoriale, fasc. B e C, p. 1.
16 Ivi, pp.1-2.
17 Ivi.
18 Oggi i comuni di Carrara S. Giorgio e Carrara S. Stefano formano il comune di Duecarrare.
19 A.C.B., Relazione sulla necessità di ampliare il territorio comunale a norma delle disposizioni di cui l’art.8 del R. Decreto 30 dicembre 1923 n. 2839 sulla riforma della legge comunale e provinciale, cart. Progetto ampliamento territoriale, fasc. B e C, p. 2 e 3.
20 A.C.B., Relazione del Sindaco fatta al consiglio in seduta 2 novembre 1924 sulla domanda di ampliamento del territorio comunale a norma dell’art.8 del R. Decreto 30 dicembre 1923 n. 2839, cart. Progetto ampliamento territoriale, fasc. B e C.
21 P. CATTANI, Battaglia Terme. Storie, cit., p. 118.
22 Cfr, A.C.B., Copia della lettera del 7 ottobre 1924 del sindaco di Battaglia ai sindaci dei paese limitrofi interessati al piano di ampliamento territoriale, cart. Progetto ampliamento territoriale, fasc. B e C.
23 A.C.B., Copia di deliberazione consigliare del 2 novembre 1924, cart. Progetto ampliamento territoriale, fasc. B e C.
24 Ivi.
25 Ivi.

Il progetto di costruzione delle case popolari

L’articolo 31 della legge (Testo Unico) 27 febbraio 1908 N. 89 sulle case popolari od economiche, confermando le disposizioni contenute nel regolamento 22 aprile 1904 N. 164, imponeva ai sindaci dei comuni dove si costituivano case popolari od economiche, l’obbligo di provvedere alla formazione dei comitati locali.
Era già attiva in paese la cooperativa Società Luigi Luzzatti per case popolari in Battaglia, che si era occupata della costruzione di un padiglione di case popolari lungo la via Nuova 26. In seguito alle difficoltà ed al ritardo che impedirono la continuazione del piano di realizzazione della nuova via con altre abitazioni, detto Ente si sciolse ed il padiglione già costruito venne riscattato dal comune di Battaglia. Quest’ultimo si attivò quindi per costituire un altro Ente Autonomo per le Case Popolari che dovesse essere preposto a seguire la costruzione di ulteriori alloggi da destinare agli operai che lavoravano in loco.
Nel maggio 1922 il sindaco di Battaglia inviò alle principali imprese locali l’invito a partecipare ad un incontro per valutare l’opportunità di realizzare il suddetto ente, pratica che era già stata avviata nel 1920 dall’allora commissario prefettizio Celso Carturan. Dopo vari incontri, il 2 marzo 1923 il Comitato Provvisorio per la costituzione dell’Ente Autonomo per le Case Popolari deliberò di nominare una commissione provvisoria composta dall’ing. Croce, dall’avv. Marini, dal rag. Kainich Martino, dal sindaco Primo Cattani, da Grossi Francesco e da Zanini Giovanni con l’incarico di studiare il problema e preparare uno schema di statuto. Il Comitato Provvisorio era composto dal sindaco, dall’avv. Marini in rappresentanza delle Officine Galileo, da Cini Michelangelo in qualità di possidente, Grossi Francesco come rappresentante dell’industria elettrica, Zanini Giovanni per la Società Operaia, Marcon Antonio per la Società Veneta di Macinazione e Mazzucato Ottorino in qualità di consigliere comunale 27. Il programma presentato durante l’adunanza poggiava su di un piano finanziario che garantisse all’ente la sua indipendenza e di poter vivere di vita propria. Il piano finanziario proposto era il seguente ed era frutto di trattative in corso da tempo: conferimenti immobiliari per L. 100.000 28 da parte delle Officine di Battaglia e per L. 150.000 29 da parte del comune, conferimenti di quote per L. 150.000 30 da parte sempre delle Officine Galileo, per L. 50.000 31 dalla Società Veneta di Macinazione, per L. 50.000 dalla Sade e per L. 50.000 da parte di Cini Michelangelo. Su complessivi L. 550.000 32 di capitale iniziale si poteva inoltre ottenere un mutuo di circa L. 400.000 33 per una disponibilità totale di circa L. 950.000 34.
Nell’incontro venne inoltre concordata l’eventuale costruzione di case a forma di villette, e non caserme come nelle grandi città. L’ente veniva inoltre adibito a costruire e vendere gli immobili; non necessariamente gli si richiedeva la successiva gestione degli stessi. Questa sarebbe stata un’opzione legata solo all’eventuale invenduto. Gli appartamenti erano previsti con una media di 3 o 4 ambienti per un costo complessivo di circa 25 o 30 mila lire. Veniva imposto inoltre un limite minimo mensile ai fitti di L. 30 35.
Durante il consiglio comunale del 29 aprile 1923 il sindaco Cattani riferì al consiglio stesso dell’iniziativa presa dal suddetto comitato di cittadini, “capitanato da industriali locali” 36, e propose di cedere delle case popolari di proprietà del comune all’Ente Autonomo in costituzione a titolo di conferimento quota capitale. Quest’ultima proposta venne deliberata per immobili fino alla concorrenza di L. 100.000 37.
In data 24 agosto 1924 il sindaco Cattani così si rivolgeva al consiglio comunale: “[…] in causa del mancato appoggio delle industrie locali non si è potuto ancora costituire l’Ente Autonomo per le case popolari” 38.
Continuò richiamando l’attenzione sul fatto che persistevano in paese le condizioni che avevano portato l’amministrazione comunale a proseguire nel progetto di ampliamento del territorio e costruzione di case popolari: deficienza di alloggi, case umide e malsane, elevate pigioni e aumento continuo della popolazione. Riferì poi che la Società Veneta di Macinazione aveva costruito un padiglione lungo la via Nuova per i suoi impiegati ed era in procinto di iniziarne un altro. A questo punto il sindaco disse:
“Per la costruzione di case operaie debbono pensare principalmente le industrie del luogo, pur tuttavia, per incitare gli industriali di Battaglia, la Giunta ha studiato un progetto economico per la costruzione di un padiglione di quattro abitazioni di quattro locali ciascuna, progetto che sottopone all’esame del Consiglio per gli eventuali provvedimenti da adottarsi” 39. Il progetto, opera dell’ing. Peloso, prevedeva la spesa complessiva di L. 80.000 40 e venne chiesto dal sindaco che venisse approvato proponendo l’assunzione di un mutuo del medesimo importo che venisse estinto in 25 annualità.
Il consiglio comunale deliberò l’approvazione del progetto e diede delega alla giunta municipale di contrarre il mutuo necessario.
Quell’anno vide successivamente la nascita dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari di Battaglia e lo Statuto fu redatto in linea con quelli già formulati negli altri paesi della provincia di Padova. Dopo avere espletato l’iter burocratico di riconoscimento, il comune di Battaglia invitò le ditte interessate all’appalto del primo stralcio dei lavori in data 12 dicembre 1924 41.
Si trattava di completare la lottizzazione della recente via Nuova, realizzata nel 1923 in conformità con il piano regolatore del 1910 42.

Battaglia, Via Nuova con i primi padiglioni di case popolari.

Via Nuova con i primi padiglioni di case popolari.

Di fatto però tale ente non fu mai reso operativo. Fu il comune stesso che costruì degli immobili o cedette le aree fabbricabili create ai lati della strada a privati od a società. Nella via Nuova vennero quindi realizzati:
due padiglioni di case popolari a tre piani, rispettivamente di 22 e 24 vani, dalla Società Veneta di Macinazione, con abitabilità rilasciata il 1 settembre 1925;
un padiglione di case operaie dal comune di Battaglia, 3 piani e 22 vani, con abitabilità rilasciata il 1 gennaio 1926;
una casa civile di 2 piani e 10 vani da Cagliaro Giuseppe, con abitabilità datata 1 aprile 1925;
tre villette di 3 piani da Cini Michelangelo, rese abitabili entro la fine degli anni ’20; case operaie di 3 piani e 18 vani dalla Società Operaia di Battaglia, con abitabilità rilasciata il 1 maggio 1925;
casa civile di 9 vani e un abitazione di 12 vani, comprensiva al piano terra di 2 negozi, da D’Agostino dotto Umberto, con abitabilità del 1 aprile 1925;
una casa colonica comprensiva di stalla, rimessa e fienile da Sgaravatti Ulisse, con abitabilità del 1 marzo 1926;
un osteria di 8 vani da Ceresoli Antonio, abitabilità del 1 giugno 1925;
varie case civili rispettivamente da Liva Nicodemo, fratelli Kainich, Sartori Luigi, Brizzolari Angelo, Bortolotto Gedeone, Cappellozza Pasquale, Grossi Francesco e Romano Emilio.
Nello stesso periodo, tra il 1925 ed il 1928, le Officine di Battaglia costruirono la portineria dello stabilimento e 3 alloggi in via Della Sega e Cini Michelangelo 43 un padiglione di case operaie, 2 piani e 32 vani, lungo il viale Stazione 44.
Il comune di Battaglia mantenne la proprietà di circa 8 are di terreno, sulle quali venne successivamente realizzato il piazzale sede del monumento ai caduti e oggi Piazza della Libertà 45.

Battaglia Terme, Via Nuova negli anni '30.

Via Nuova negli anni ’30.

Note
26 Oggi via Roma. La costruzione terminata nel 1911, come da lapide tutt’ora presente in fronte al padiglione realizzato.
27 A.C.B., Verbale dell’adunanza del Comitato Provvisorio per la costituzione dell’Ente Autonomo per le Case Popolari, Cart. Pratiche vecchie, cit., fasc. Case operaie Ente Autonomo.
28 L. 145.369.800 nel 2001.
29 L. 218.054.700 nel 2001.
30 L. 218.054.700 nel 2001.
31 L. 72.684.900 nel 2001.
32 L. 799.533.900 nel 2001.
33 L. 581.479.200 nel 2001.
34 L. 1.381.013.100 nel 2001.
35 L. 43.610.94 nel 2001. A.C.B., Verbale dell’adunanza del Comitato Provvisorio per la costituzione dell’Ente Autonomo per le Case Popolari, Cart. Pratiche vecchie, cit., fasc. Case operaie Ente Autonomo.
36 A.C.B., Deliberazione consigliare del 29 aprile 1923, cart. Delibere dal 1922 al 1930.
37 L. 145.369.800 nel 2001.
38 A.C.B., Copia di deliberazione consigliare del 24 agosto 1924, cart. Delibere 1928-1936, fasc. Delibere dal 1922 al 1929.
39 Ivi.
40 L. 112.341.128 nel 2001.
41 A.C.B., Lettera del comune con oggetto: Appalto “Case operaie” invito a licitazione privata, cart. Pratiche vecchie, cit., fasc. Case operaie Ente Autonomo.
42 Il Verbale di ultimazione dei lavori venne firmato dall’ing. Benedetto Peloso e da Cini Michelangelo, titolare dell’impresa esecutrice dei lavori, il 7 dicembre 1923. A.C.B., cart. Delibere dal 1922 al 1930, fasc. Lavori Pubblici.
43 Titolare dell’omonima ditta di cave di trachite in S. Pietro Montagnon.
44 A.C.B., Elenco delle nuove costruzioni ed ampliamenti di fabbricati avvenute dal 5 luglio 1919 al 25 agosto 1925 del 19 marzo 1928, fasc. Pratiche Vecchie di Fabbricati vari, Cart. Case 0peraie Ente Autonomo.
45 A.C.B., Documenti vari, fasc. Pratiche Vecchie di Fabbricati vari, Cart. Case Operaie Ente Autonomo.

Il Piano regolatore del 1925

In attesa del possibile accoglimento del piano di ampliamento territoriale l’amministrazione di Battaglia non poteva certo starsene ferma ad attendere gli eventi. Perduto il territorio agricolo, l’unica via percorribile e possibile per cercare un’evoluzione economico – sociale del paese era lo sviluppo dell’esistente ed in particolare del comparto industriale.
Per raggiungere obiettivi di miglioramento e crescita della zona bisognava assolutamente risolvere alcuni problemi. Il primo e più importante era la bonifica della palude all’interno della tenuta Cataio ed il secondo la costruzione di case di abitazione che potessero rispondere alle continue domande di alloggi popolari da parte degli occupati nelle varie industrie locali.
Per poter incidere con efficacia nel territorio si trattava di regolamentare in maniera organica tutti gli interventi.
Un primo tentativo venne fatto con un piano regolatore redatto dall’ingegnere Virgilio Colle il 20 ottobre 1908, modificato il 31 gennaio 1910 e definitivamente approvato con decreto reale del 1 maggio 1910. Si trattava del progetto di una nuova strada, la futura via Roma, parallela a quella situata sulla riva occidentale del canale (via Terme) e con la quale veniva messa in comunicazione tramite la via per Galzignano, mediante la costruzione di una traversa che sboccava nelle vicinanze del ponte vecchio e con il raccordo con il ponte nuovo.
Ai lati della nuova strada veniva progettata la costruzione di case popolari.
Le difficoltà legate agli espropri dei terreni, per le opposizioni dei privati, la guerra e i problemi specifici del comune (divisione amministrativa) ritardarono l’avvio del piano.
Nel 1920 il comune ottenne la proroga di 5 anni per la sua esecuzione. In questi anni si procedette agli espropri amichevoli e nel dicembre 1923 si completarono i lavori della strada e delle lottizzazioni 26. Le aree fabbricabili vennero cedute a enti e privati per la costruzione di abitazioni, tutti gli appezzamenti vennero o impegnati o venduti e quasi tutti occupati dalle nuove costruzioni 27.
Di queste sono da ricordare due padiglioni di case popolari situati in destra della strada, uno della lunghezza di 40 metri, l’altro della lunghezza di 12.60 metri, realizzati per opera della cooperativa Società Luigi Luzzatti per case popolari in Battaglia, costituita nel 1907.
In data 29 maggio 1924 venne deliberato il progetto esecutivo del 20.1.1924 relativo alla strada di allacciamento tra la via Nuova e la stazione ferroviaria 28.
Il 5 aprile 1925 venne invece unanimemente approvato un nuovo piano regolatore del comune, sul progetto di massima dell’ingegnere Benedetto Peloso datato 1.3.1925.

Zona interessata dal Piano Regolatore di Battaglia del 1925.

Zona interessata dal Piano Regolatore di Battaglia del 1925.

Costretti ad operare delle scelte urbanistiche solo all’interno dei ristretti limiti comunali gli amministratori decisero di spostare il centro del paese al di là del canale creando una zona di espansione verso ovest tra le due grandi tenute (il Cataio e la tenuta Emo – Capodilista) e a cavallo della ferrovia. Questa doveva servire sia per insediamenti civili che per insediamenti produttivi. Di fatto il primo obiettivo fu raggiunto, non fu mai realizzata una zona artigianale – industriale perché sarebbe stata troppo a ridosso del centro abitato e comunque non c’erano spazi sufficienti per realizzare opifici adeguati alle prospettive. La zona produttiva doveva essere compresa tra la ferrovia e le pendici del Colle delle Croci e, proprio in queste, sorse l’unica industria per la produzione del pietrisco basaltico cavato dallo stesso colle delle Croci e che giunse ad avere nel 1941 un massimo di 500 operai e una produzione giornaliera di mc. 800 di pietrisco.
La zona di ampliamento residenziale si trovava invece tra il canale e la ferrovia ed era una piana ad un livello di alcuni metri più basso del vecchio centro. Si analizzerà più avanti, nel dettaglio, l’intervento di bonifica di quest’area.
Nella relazione di presentazione al proprio piano del 1.3.1925, l’ing. Peloso ribadì ulteriormente le ragioni per cui Battaglia necessitava di estendere il centro abitato, ragioni già più volte analizzate nei paragrafi precedenti. È invece molto interessante capire il perché della scelta di quell’area come unica possibile per un futuro ampliamento:
“Della superficie totale di ettari 627 del comune, ettari 342 appartengono alla tenuta Cataio […]. I rimanenti 285 sono costituiti principalmente da un’altra tenuta, quella del Conte Emo Capodilista Maldura, sulla quale fanno parte essenziale gli stabilimenti termali, da qualche striscia di terreno coltivabile e dal centro urbano. Il centro urbano di Battaglia è densissimo di abitazioni ed in più vi sono i fabbricati delle industrie […].
Esaminiamo le citate striscie di terreno […]. La striscia di terra lungo la strada Padova – Monselice non è area fabbricabile in quanto la strada suddetta è sopra elevata di circa 6 metri o più dal piano campagna”
29 ed è larga circa un centinaio di metri (ad est c’è subito il confine del comune di Pernumia).
La parte di terreno a sud della strada Galzignana trova sul suo percorso il giardino ed il parco degli stabilimenti termali ed il prato della Fiera che formano un insieme unito agli stabilimenti impedendo espansioni abitative che sarebbero inoltre di intralcio all’eventuale sviluppo degli stabilimenti stessi.
Sugli argini dei canali, date le prescritte servitù idrauliche, non si può costruire. “Non resta quindi disponibile ed adatta che la zona in corrispondenza del centro del paese […] estendentesi da est ad ovest fino alla rete ferroviaria, e avente a confine a sud la strada Galzignana, ed a nord una carreggiata in corrispondenza del primo passaggio a livello da Battaglia a Padova. […]
In detta larghezza, come si è detto, oltre ad essere denso l’abitato sono ubicati in posizione ristrettissima gli opifici […]. E’ logico quindi ammettere […] che vi debba essere una porzione di terreno più ampia e più adatta allo sviluppo industriale […]. E’ perciò che il sottoscritto alla zona sopra descritta per il piano regolatore di ampliamento ha aggiunta al di là della ferrovia, e per la lunghezza del piano, una altra zona, pur di non grandi dimensioni, segnata zona industriale, la quale viene pure a formare parte integrante del piano di ampliamento. Detta zona che per l’industria ha il favore dello spazio, dell’immediata vicinanza della ferrovia, che è lontana dagli stabilimenti termali, che è separata dal centro urbano, […] è indicatissima, necessaria ed urgente […]”
30.
“Detta appropriata e saluberrima zona era stata fino ad ora ommessa per l’estendersi dell’abitato per il fatto essenziale della non effettuazione delle opere di bonifica. […]. Ma ora che la bonifica è passata […] i lavori verranno iniziati al più presto, e la zona è a posto per il piano progettato. Il tracciato del piano regolatore di ampliamento per la parte fra il 1° piano già eseguito 31 e la ferrovia costerà di un viale principale, […] il quale partendo da un piazzale sito sul 1° piano d’ampliamento 32 perverrà ad un altro piazzale alla Stazione Ferroviaria. Il viale, complessivamente largo 20 metri, di cui 12 m destinati alla strada e 8 m destinati ai marciapiedi […]. Sulla sua lunghezza vi sono 2 rotonde del diametro di m 42. […] Se lateralmente al viale […] consideriamo 2 zone di aree fabbricabili, della larghezza di 40 m ognuna, la zona del viale e delle aree misura m 100. […] In corrispondenza delle 2 rotonde, e perpendicolarmente all’asse del viale descritto, saranno costruiti altri 2 viali della larghezza del primo; dei quali i due rami a destra, fronte al paese, perverranno sulla Galzignana in un piazzale giardino, ed i due rami a sinistra termineranno sulla strada che dalla tangente della rampa al Ponte Nuovo […] andrà alla Stazione Ferroviaria […]. Nella zona area fabbricabile saranno inoltre ricavate 2 traverse parallele al viale principale […]. Al di là della strada che dalla tangente alla rampa del Ponte Nuovo va alla Stazione verranno costruite una strada, […] due traverse in corrispondenza dei 2 viali trasversali, una rotonda ed un’altra traversa, il tutto come è indicato nelle planimetrie. […] Le abitazioni da costruire nelle aree fabbricabili dal piano saranno del tipo popolare e civile” 33.

Planimetria del Piano regolatore di Battaglia del 1925.

Planimetria del Piano regolatore dell’Ing. Benedetto Peloso (1925).

Nella successiva relazione della giunta municipale in merito al progetto presentato, datata 2 aprile 1925, venivano riassunti i punti principali a sostegno del progetto ai quali venivano aggiunte alcune interessanti considerazioni. Innanzitutto gli amministratori temevano una futura emigrazione delle imprese locali quando non ci sarebbe stato più spazio per loro e per le residenze dei loro occupati; mancati introiti da parte di persone che lavoravano in loco ma abitavano nei paesi limitrofi; recupero ed ulteriore sviluppo della tradizione termale del paese che avrebbe dovuto beneficiare della bonifica del territorio, in quel momento classificato come zona malarica. Veniva inoltre indicato che l’opera dovesse essere eseguita in quattro tempi: dapprima i lavori della strada di allacciamento della via Nuova con la stazione ferroviaria, poi l’espropriazione e la preparazione della zona industriale ad ovest della ferrovia, successivamente i lavori relativi alla zona fra la strada Galzignana, la ferrovia, la strada di allacciamento e la via Nuova, infine doveva essere eseguito il rimanente. AI consiglio comunale la giunta richiese di approvare la sua proposta come vera necessità per migliorare il progresso economico sociale “inspirato ai concetti magistralmente svolti dall’azione del […] glorioso Governo Fascista” 34.
In data 14 aprile 1925 il consiglio comunale di Battaglia deliberò l’approvazione del piano regolatore di ampliamento come da progetto presentato dall’ing. Peloso datato 1.3.1925. Venne richiesta nell’occasione la dichiarazione di pubblica utilità per ogni effetto previsto dalle leggi sulla espropriazione forzata di tutte le zone elencate in apposito allegato. Di seguito riproponiamo gli articoli principali del regolamento proposto per l’esecuzione del piano:
“Art. 2 – Scopo dell’opera è quello di indirizzare, sistemare e disciplinare l’estendersi dell’abitato; curare la salubrità, sicurezza, la comodità e decorosa disposizione degli abitati stessi, che dovranno sorgere nella zona bonificata, tanto necessari quanto urgenti per lo sviluppo del paese e di provvedere l’area necessaria per lo sviluppo delle industrie locali esistenti e per eventuali nuove industrie.
Art. 3 – Il piano regolatore d’ampliamento del comune di Battaglia dovrà essere eseguito a lotti entro 25 anni dalla definitiva approvazione del piano stesso.
Art. 6 – La spesa per i lavori di cui il primo lotto, che potranno essere iniziati contemporaneamente ai lavori di bonifica, verrà fronteggiata con un mutuo passivo di L.250.000 35, da contrarsi con la Cassa DD. PP. o con altro Istituto”
36.
La domanda perché il progetto così deliberato fosse dichiarato di pubblica utilità venne inoltrata il 12 marzo 1926 e approvata dalla regia Prefettura di Padova il 25 marzo seguente.
Il Ministero dei Lavori Pubblici, il 15.5.1926, ritornò però gli atti alla Prefettura di Padova osservando che “il piano è da riformare e il procedimento da rinnovare”. Indipendentemente dai rilievi di procedura, il motivo sostanziale per cui il Ministero dichiarò di non poter provvedere in merito al progetto Peloso del 1.3.1925 dipese dal fatto che il comune di Battaglia aveva chiesto l’espropriazione non solo delle aree destinate alla viabilità, ma anche di aree edificabili. Il Ministero osservava che l’espropriazione “per zone” non è ammessa che quando essa giovi ad inteqrare la finalità dell’opera ed a soddisfare le sue prevedibili esigenze future 37.
È ovvio che il comune di Battaglia ripropose il progetto motivandolo al meglio in considerazione di quanto oppostogli.
Di fatto, del Piano regolatore del 1925, trovarono realizzazione, poco prima della seconda guerra mondiale, la strada di allacciamento alla stazione ferroviaria (ora via Matteotti) e la piazza all’incrocio di questa con la via Nuova. In questa piazza, ora chiamata della Libertà, vennero costruiti la Casa del Fascio (ora Biblioteca Comunale e centro culturale) e l’asilo infantile. Solo nell’ultimo dopoguerra, progressivamente, venne completata l’espansione urbanistica nelle zone previste dal Piano. Quest’ultimo è stato comunque fondamentale in quanto, nel 1925, venne disegnato il nuovo paese.

Note
26 Cfr, A. VERDI, Lo sviluppo urbano, in Battaglia Terme: Originalità, cit., p. 247 e 248.
27 A.C.B., Relazione sul progetto di massima di un piano regolatore di ampliamento dell’ingegnere Benedetto Peloso in data 1.3.1925, Anagrafe dell’edilizia scolastica. Locale n. 4, cart. Pratiche vecchie di fabbricati vari, fasc. Per la strada di allacciamento alla stazione ferroviaria nel piano di ampliamento – Progetto piano di ampliamento. Esecuzione del piano. Espropri – Case operaie ente autonomo – Piano d’ampliamento. Domande di acquisto aree fabbricabili – Cessione aree fabbricabili sul piano d’ampliamento. Contratto con la Società Veneta di Macinazione – Cessione aree fabbricabili sulla nuova strada del piano d’ampliamento.
28 L’odierna Via Matteotti.
29 Ivi.
30 Ivi.
31 La via Nuova (ora via Roma).
32 Quello che successivamente verrà costruito e chiamato Piazza della Rivoluzione (ora Piazza della Libertà).
33 A.C.B., Relazione allegata al Progetto esecutivo Benedetto Peloso del 1 marzo 1925, cart. A.C.B., Deliberazione del commissario prefettizio del 27 settembre 1922, cart. Progetto tenuta Cataio – Sistemazione Traversa stradale 1924 – Costruzione ponte piazza e via Sega – Piano regolatore 1926 – Officina elettrica Wimpffen – Liquidazione pratica compressore stradale.
34 A.C.B., Relazione sommaria della giunta municipale sul progetto di massima di un piano regolatore di ampliamento, cart. Pratiche vecchie di fabbricati vari.
35 L. 312.514.725 nel 2001.
36 A.C.B., Copia di deliberazione consigliare del 5 aprile 1925, cart. Pratiche vecchie, cit.
37 Art. 34 Regio decreto 8.2.1923 n. 422.