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Le acque termali di S. Elena alla Battaglia

Della efficacia delle acque termali di S. Elena presso alla Battaglia: un libretto di 28 pagine dato alle stampe nel 1804, casualmente trovato in un mercatino, acquistato e ristampato nel 1990. In appendice, una breve biografia e una bibliografia dell’autore, il dottor Giuseppe Menegazzi, tratta dal libro Biografia degli scrittori padovani di Giuseppe Vedova.

Il “Centro per la ricerca e documentazione sulla storia locale” ritiene fare cosa utile proponendo all’attenzione − ed alla curiosità − di quanti abbiano interesse alla nostra microstoria la ristampa anastatica dell’opuscolo, pubblicato nel 1804, di Giuseppe Menegazzi al quale era stata affidata la cura medica “dei ricorrenti” alle terme di S. Elena da Pietro Estense Selvatico che, da anni, aveva dedicato cure e mezzi a risollevare le sorti degli antichi bagni, ristrutturando il fabbricato e gli impianti dei “bagni vecchi” e dando inizio, sin dal 1791, alla costruzione del nuovo albergo.
L’autore si proponeva di sostenere l’efficacia delle terme e la “salubrità della loro situazione”, elogiandone l’amenità “che non è già della salubrità di quella la cagione, bensì un naturale effetto e colleganza”.
L’utilità delle cure termali, anche per curare malattie dipendenti da “intasature di umori”, è sostenuta dall’autore che respinge, poi, il “sarcasmo inonesto” di chi insinuava che molti se ne venissero a S. Elena non tanto per cure, quanto per “solazzarsi”; sarcasmo che avrà forse avuto origine, opina il Menegazzi, dall’affluenza di “persone di bello spirito” e amanti “del divertimento e delle delizie”; la qual cosa, peraltro, egli sostiene non dover tornare a disdoro della località, se essa soddisfa pienamente “tali oggetti anche in gente accostumata ad assaporarli e discernerli con gusto sopraffino”.

E del resto Stendhal scriveva il 23 aprile 1829: “Domani, con grande rimpianto, lasceremo Roma: questa estate passeremo quindici giorni ai bagni di Lucca e un mese a quelli deliziosi della Battaglia, vicino a Padova”.
Recuperiamo questo frammento di memoria, con l’auspicio che “gente accostumata” ad apprezzare l’amenità e salubrità dei luoghi possa ancora “assaporare” qui tali “delizie”.

Battaglia Terme, dicembre 1990.
Antonio Romano

Acque Termali di S. Elena, frontespizio.

NOBIL SIGNORE

Avendomi onorato di affidarmi la cura medica dei ricorrenti alle Vostre Terme di S.Elena, mi porgeste occasione di scoprire non senza sorpresa ch’esse sono tacciate di poco efficaci, che perfino s’ispira dei dubbj sulla salubrità della loro situazione, e che il volgo, vorrei credere gratuitamente, vanta l’autorità di personaggi, ai quali viene tributata riputazione, e stima, per accreditare così e coonestare o quella ignoranza, o quella malignità, ch’è di sifatte accuse la sordida sorgente.
Compreso ch’io l’ebbi mi situai nella circostanza Vostra, e oltre all’essere penetrato dalla ingiustizia di queste imputazioni, mi dolse che un genio sì benefico, il quale senza risparmio di sacrifizj estese, migliorò, arricchì di tanti agi le vecchie e nuove Vostre terme, ed è disposto a sempre nuove simili imprese, sia inquietato e disanimato da costoro, per quanto per altro può esserlo un animo superiore agl’imbelli sforzi della rivalità, e che segue con intrepidezza il divisato corso verso la sua meta, ch’è il bene sempre maggiore della languente umanità. Mi accinsi però a farne l’apologia, nè, persuadetevene, per farvi la corte; imperocchè il Dizionario della servile simulatrice adulazione, quantunque io sappia ch’è studiato dai più perchè sperimentato più facile e più lucroso di quella delle scienze, è a me altrettanto che a Voi stucchevole e odioso. La evidente verità, che il pregiudizio, o la vile invidia sforzasi d’inorpellare, fu il valido motivo che m’indusse a prender la penna in mano; e lo fu del pari la mira a non lasciar privo de’ commodi e de’ vantaggi particolari che la Vostra filantropia apparecchiò sapientemente, chi avesse tali censure ascoltato senza che vi fosse stato chi le avesse rintuzzate e schermite.
Del resto a me alieno che sono dal dir cosa che pur olezzi di adulazione non fate il torto di creder tale quella che non posso tacervi, ed è la universale riconoscenza e applauso al Vostro zelo di erigere in situazione cotanto opportuna, ampliare, e dotare di ogni mezzo utile all’oggetto principale di lor destinazione le terme di S. Elena.
Ho l’onore di assicurarvene colla dovuta sincerità, e di dichiararmi con profonda stima e ossequio.

Giuseppe Menegazzi, dedicatoria.

Battaglia in una incisione pubblicata nel 1796. A sinistra, i Bagni di S. Elena.

Battaglia in una incisione pubblicata nel 1796. Ecco una parte della didascalia che accompagna l’immagine:
A Bagni detti di S. Elena di ragione del Nob. Sig. Marchese Benedetto Pietro Estense Salvatico. C Strada pubblica che conduce agli Euganei. D Casamenti diversi abitati, e Ostarie. E Ponte che unisce le due Riviere. G Palazzo al Catajo di S. E. Marchese Tommaso degli Obizzi. H Canal sempre navigabile. I Chiesa Parrocchiale. K Strada nuova. L Altra strada. M Strade che conduce a vedere molti Edificii d’acque, ed al Canal navigabile per Bovolenta, e Chiogia.
Si notino nel canale le zattere e lo sbarramento (palada), qui costituito solamente da una catena, per il controllo del transito delle imbarcazioni e il relativo pagamento del pedaggio. Il dazio riscosso veniva impiegato per la manutenzione del canale.

Se ad una cosa per esser buona da per se, o relativamente ad altre del suo rango, bastasse che la di lei celebrità fosse antica o coetanea a quella delle altre, vorrei nei sacri monumenti dell’antichità andare a caccia di epoche per provare che i bagni di S. Elena, se non sono più antichi e più celebri degli altri, nol sono per altro meno, com’è di fatto. Ma tali suffragi oggidì dappoco, estrinseci e avventizj possono essere indifferentemente trascurati da chi ne ha altronde e di altra fatta, che con più ragione e convenienza mostrano e confermano di questi bagni la bontà, la efficacia, la utilità. L’antichità di una cosa non gli rende che un credito d’illusione e di abbaglio agli occhi meno accostumati a vedere quello che si ha a vedere da chi si addice a riconoscerla per quella ch’essa è realmente in se stessa, nei suoi rapporti, e usi; e per quanto da lunga serie di anni e di secoli gli sia stata accordata riputazione e credito, non per questo soltanto si ha ragione di tenerla per quello che un’ereditaria per lo più cieca opinione gli ha attribuito: essendo illegittimo della opinione l’impero quasi sempre tirannico, che la scienza ornai divenuta più coraggiosa e robusta può e deve con altrettanto di forza con quanto di diritto combattere come sua naturale nemica, e pur anche detronizzare.
Nè a svolgere i monumenti dell’Euganee terme mi accingo per rintracciare quale di loro abbia nei differenti tempi subite vicende più o meno sfavorevoli nella preminenza deferitagli dalle tante circostanze, che possono aver contribuito al successivo e alternativo di lei avvilimento, o superiorità di riputazione: imperocchè non è mio scopo il presentare una sterile raccolta di erudizioni che non serva che di continuazione alla storia della incertezza e volubilità dello spirito umano senza il soccorso e le discipline della vera filosofia; nè mi piace ripetere quello che fu detto e ridetto da tanti per altro stimabili vecchi e recenti scrittori; nè voglio rimproverare ai vecchi medici il poco criterio, per cui di differente medica facoltà corredata privativamente credendo quella, anzichè quell’altra delle nostre terme, a quella la preferenza accordavano, che più affacevasi alla dottrina allora predominante, o alla prediletta da taluno di loro; rimprovero che più giustamente dovrebbesi allo stato di allora delle scienze, alle quali competeano tali esami e giudizj, che ai medici di quelle sole a tal epoca provveduti.
Sebbene, il comprendo, due effetti opportuni renderebbe il quadro delle vicende, alle quali soggiacquero le nostre terme, non meno che tante altre cose buone, sulle quali influisce il tempo colle moltiplici rivoluzioni fisiche, politiche, e morali ricondotte da lui, e l’arbitrio delle opinioni vaghe e incostanti. Uno sarebbe quello di farci riuscire meno sorprendente l’accusa un tempo, e anche a’ dì nostri data alle terme di S. Elena di comparativamente meno efficaci, e di situate in recinto torboso, ove ogni sorta di acqua largamente ristagna, e rende sfavorevole la loro località: l’altro di giustificarne in qualche maniera gli accusatori come aggirati da un trasporto indi dimostrato proprio della condizione umana per lasciarsi avvolgere dal vortice dei pregiudicj e dello spirito di partito, in luogo di riconoscere la verità colla face della scienza, che scopre gli errori innocenti, e smaschera i maliziosi, i quali all’ombra della ignoranza allignano, e producono de’ frutti tristi sì, ma non per altro disaggradevoli a qualche gusto depravato.
Per quanto fosse opportuno tal quadro al mio oggetto di far conoscere sifatta verità imparzialmente, per vieppiù declinare le occasioni d’impetere e di ferire chi da essa avesse deviato per qualunque de’ motivi, ai quali di buon grado tutto accordo il compatimento e la scusa, io ometto di presentarlo ai lettori, ai quali altra marcia e altro soggetto riservo delle loro riflessioni più strettamente legato alla cosa, di cui si tratta, e più analogo alla maniera di ragionare, ch’è adottata oggidì, e che corrisponde al migliorato stato attuale della scienza. Eccolo.
La singolare facoltà medicatrice, di cui sono privativamente dotate le termali Euganee, dipende e dal natìo loro calore, e dalla combinazione di alcuni principj ad esse per uno de’ giuochi giudiziosi di natura con certa legge e proporzione associati. Perchè si potrebbe con ragione dichiarare che quella terma è più o meno efficace delle altre, converrebbe dimostrare la differenza relativa del grado del di lei calore, e la differenza in numero e quantità de’ principj ad essa inerenti. Di questo esame dev’occuparmi per rapporto a quelle di S. Elena.
E giacchè non degli elementi apparecchiati dagli antichi scrittori, ma dei risultati mi proposi di fare uso come meglio inservienti alla precisione e brevità che prediligo in cosa, di cui finalmente è giudice il termometro, e il fatto; per ciò che riguarda il calore mi basti riferire quello che l’Ill. chimico Carburi in unione alli due PP. PP. Comparetti e Zaramellini sotto il dì 21. marzo 1793. rassegnò al S. Collegio di Padova, di ciò incaricato dall’Eccel. Magistrato di Sanità di Venezia; e che si può rattificare a talento.

Andrea Comparetti, medico e scienziato.

Il medico e scienziato Andrea Comparetti, vissuto nel XVIII secolo.

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“Il calore delle terme di S. Elena è uguale a quello di alcune fonti di Abano e medio tra quello delle terme di Monte Groto, e delle fervide sorgenti di Abano”. Lo stesso poco prima avea nella sua relazione notato che il calore di queste acque nelle due principali sorgenti, che scaturiscono dal colle di S. Elena all’altezza di 30, o 40 piedi padovani sopra il piano della campagna, esplorato col termometro di Reaumur ascendeva a gradi 55, e che “nella prima conserva artifizialmente stabilita qual primo refrigeratorio superiormente alle stanze de’ bagni trovavasi questo calore degradato a gradi 45.”. Poco dopo soggiunge che “mentre l’acqua di questa conserva pel foro opportuno vi esce e discende per un rivolo aperto col fondo verde a destra alla conserva inferiore più grande, in cui si raccoglie e degrada di calore per l’uso de’ bagni successivi; altr’acqua più calda dal rivolo interno, che scorre sotto alla prima e superiore conserva, discende e si dirige a sinistra nella stanza per le doccie e la stufa”. Ecco a qual grado, e come mantenuto è il calore di queste acque il quale ovunque, adonta della tanto esaggerata distanza dei bagni nuovi dalle due prime sorgenti supera di assai il grado 30. o al più 32, sebbene non senza molestia e pericolo, tollerabile dal corpo umano per generali pruove, e per la cotidiana sperienza di queste medesime termali, in niuna delle quali può reggervi chichessia senza previo raffreddamento ottenuto o col lungo starsene nel bagno, o nei refrigeratorj, o coll’addizione di acqua fredda. Dunque per parte di difetto di calore non possono dirsi meno efficaci le termali di S. Elena, s’esso supera di molto il grado tollerabile del corpo umano, e per quanto lo superassero di più le altre terme, esso non sarebbe che in vano eccessivo, qualora per poterne usare fa d’uopo che riducasi ad uno stesso e medesimo grado inferiore.

Termometro con i gradi Réaumur e Celsius.

Termometro con i gradi Réaumur e Celsius.

Di Rept0n1x (Opera propria) [GFDL o CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons con modifiche.

E qui chi si sentisse tentato a dubitare che un grado minore di calore o rendesse meno intensi, o meno disciolti tenesse nelle acque e ne fanghi gli attivi loro principj, per indi conchiudere contro la minor efficacia di que’ di S. Elena, avverta che se un grado maggiore di calore non è sostenibile dal corpo umano, e se fu di esso queste acque coi loro ingredienti agiscono ridotte al grado medesimo, niun maggiore vantaggio recar possono quelle che prima fossero state quanto si voglia più calde. Chi per altro, mal grado ragioni in contrario sì convincenti, accarezzasse la sua predilezione del calor termale più prossimo al sommo; trova a S. Elena con che soddisfarsi preferendo i bagni detti vecchi in confronto dei recentissimi fatti per chi è abbastanza suscettibile alla forza delle ragioni, che non gli lasciano travvedere di mezzo ai pregiudicj differenze reali quanto agli oggetti medici.
Niuna differenza risultando indi per parte del calore, passo a rintracciarla ne’ principj associati alle termali euganee, i quali in tre maniere da noi si possono scoprire, o coi sensi, o col calcolo del peso dell’acqua che li contiene, o coll’analisi chimica.
L’odorato, e il gusto per quanto loro attribuir non si voglia squisitezza bastante a distinguere la differenza della quantità, quella però vi distinguono della qualità di quest’ingredienti, e sono obbligati ad acconsentire a Plinio, il quale asserì che niuna differenza, neppur di odore, esiste nell’euganee fonti. Questi due sensi per altro, quand’anche talvolta giudichino per analogia, sono da tenersi in gran conto per ciò che riguarda il loro discernimento della specie delle sostanze e de’ corpi che loro si applicano, o del tutto insieme delle loro combinazioni, per quanto esso alcune volte discordi dal discernimento offerto dalle operazioni chimiche istituite sulle medesime. Nè la stessa vista vi scopre differenze; avvegnachè similmente limpida e trasparente è l’acqua di ogni terma comunque diverso e inferiore apparisca il rispettivo di lei calore: il che è da notarsi in riguardo pur anche alla di lui pari efficacia nel mantenere disciolti e sospesi nell’acqua i molti e diversi principj, che in essa si riscontrano mercè la chimica, senza che la limpidezza segua o corrisponda al grado del calore.
E quanto al peso basti l’addurre il risultato delle sperienze col più esatto esame istituite dal prelodato P.P. Carburi, il quale riscontrò che la gravità specifica delle termali di S. Elena a quelle di Abano è come

Esame P.P. Carburi, gravità specifica termali di S. Elena e di Abano.

ch’è quanto dire di una negligibile e pressochè insensibile differenza.
La chimica poi secondo i suoi varii processi trovò de’ principi diversi, e delle diverse proporzioni e rapporti sì nelle Aponensi, che nelle altre termali; dond’ebbe origine la discrepanza delle opinioni a quello proposito, non già relativamente ad alcuna fonte particolare, ma in generale a tutte; dalla qual discrepanza siccome comune si ha una indiretta pruova della identità de’ principj indistintamente inerenti a ciascuna delle fonti termali? siffatta identità risulta anche dalla qualità loro comune di essere calde; qualità proveniente dalla mescolanza di principj particolari atti a produrla, e dalla simile loro combinazione e proporzione; tolta la quale cesserebbe l’effetto, che n’è un risultato peculiare, che la mancanza d’alcuno dei componenti impedirebbe, o la toglierebbe la perdita, perchè allora gli altri li decomporebbero, alterarebbero, o sotto altri rapporti combinati darebbero un risultato diverso.
Tali generali riflessi e deduzioni supplir potrebbero alla chimic’analisi, la quale abbisognando ne’ suoi cimenti dell’addizione di qualche sostanza, per cui un cambiamento deve introdursi nel composto che ne’ volatilizzi, scacci, fissi, accresca, sottragga, e alteri i componenti in guisa da non potersi più calcolare esattamente la loro quantità spesso menoma e insensibile, e ravvisarne la propria indole, non può rendere abbastanza certo l’esploratore dei risultati, e spezialmente ove trattisi dell’analisi di acque, per confessione degli stessi più periti chimici. Avendo poi il ch. P.P. Mandruzzato promessa l’analisi chimica delle termali di S. Elena col terzo volume del suo Trattato dei bagni non lontano, a quel che intesi, dall’uscire alla luce, sarebbe superfluo, e poco dicevole s’io la intraprendessi, e forse non darebbe motivo che a questioni troppo solite in tal natura di sperimenti, nei quali tante circostanze difficilmente assegnabili possono alterare, far travvedere, o scappare inosservati alcuni risultati comunque poco importanti al nostr’oggetto. Intanto dietro alle poche premesse riflessioni, e agli esami chimici diligentemente istituiti dal valentissimo prof. Carburi fiancheggiato dagli altri due Professori di felice memoria Comparetti e Zaramellini, credomi in diritto di conchiudere seco loro “potersi fisicamente asserire che rispetto al corpo umano tutte queste acque termali sono precisamente la stessa cosa”.
Difatto, per risalire coll’argomento colà donde partii, se la mal supposta differenza di efficacia non può derivare che dalla differenza del calore, e della qualità e copia de’ principj, dai quali le nostre termali si distinguono dalle altre acque o semplici o minerali; dimostrato che sia pressochè uguale a quello delle altre terme il loro natio calore, e che lo si debba ridurre ad un grado comune qualora per uso medico si applicano al corpo umano, al quale per ridurlo conviene che questo loro calore sì nelle terme più fervide, che in quelle di S. Elena degradi di assai, e che a tal grado, al di là del quale non sono impunemente tollerabili comun’è pur anche l’attuale condizione e attività dei principi in esse combinati, si può legittimamente inserirne che in conto del calore è uguale alle altre la efficacia delle terme di S. Elena.
In conto poi de’ principj che contengono, se ai sensi, alla bilancia, ai chimici cimenti intrapresi da dotti e periti professori sì manifestò identità nelle specie, e nella rispettiva quantità, sebbene vi fosse chi per ostentazione di squisitezza vi sorprendesse qualche differenza, che di niun momento sarebbe quanto all’oggetto medico, che nè si coglie, nè si perde per differenze sì poco sensibili, la reale esistenza delle quali sotto la tortura degli sperimenti non è sempre univoca, nè uniformemente dimostrativa; se, dissi, tale identità riscontrasi, con tutta ragione si può dichiarare ingiustissima la sentenza di coloro che giudicarono e giudicano meno efficaci delle altre le terme di S. Elena, e con sarcasmo inonesto e indecente pronunziano che chi vuol medicarsi ricorra ad altri bagni, e sen vada a S. Elena chi vuole solazzarsi.
Forse anche oltronde avrà avuta origine questo sarcasmo, dall’affluenza, cioè, a S. Elena di persone di bello spirito, amanti del divertimento e delle delizie. Appunto fa località di questi bagni soddisfa pienamente tali oggetti anche in gente accostumata ad ossaporarli e discernerli con gusto sopraffino.
E come nò? Se questo luogo è coronato a Ponente di un semicerchio di colli anche anticamente riconosciuti e con greco vocabolo soprannominati esilaranti, i quali nè tanto distano da lui da involargli la vista deliziosa di una bella orridezza e di svariati ombreggiamenti, nè tanto gli sono accosti da impedire il libero campeggiare e cozzare pur anche di differenti venti depuratori dell’atmosfera: se a Levante e ai lati florida ridente pianura dispiegasi d’indescrivibile lontan’orizzonte: se fiume il lambe che da Padova e da Este per opposta direzione riceve acque, le quali presso lui convergono per dare origine ad altro fiume che retto avviasi al Estuario e a Chioggia: se vanno e vengono notte dì barche di varie merci e passaggieri cariche, e se sugli argini ameni agevolmente conducenti a popolate Città e Castelli vanno e tornano incessantemente in ogni foggia i passaggieri e i viaggiatori: se per la elevatezza del suolo pura e vivamente oscillante è l’aria che di niun molesto odore olezza nè paludoso e neppure del graveolente termale: se al moto acconcie sono le vie di terra e di acqua: se al divertimento e al piacere servono sì opportunamente le stanze de’ bagni situate a Levante e lungo il fiume e la strada, siccome alla beata quiete quelle a Ponente, e quelle de’ bagni vecchi alla solitudine per questo grata perch’è agevole il commutarla ad arbitrio colla lieta società; se alla distrazione cotanto amica degl’infermi non solo la moltiplicità delle prospettive tutte amene, ma insieme il passaggio delle barche, dei cocchj, della gente di ogni sfera e paese, presenta una varietà di scene, che a se attirando l’attenzione la smuove dall’oggetto nojoso e molesto allo spirito.

Battaglia, Stabilimento termale S. Elena.

Battaglia, Stabilimento termale di Sant’Elena. Nostra elaborazione di un particolare dell’incisione pubblicata nel 1796 (vedi sopra). Successivamente ristrutturato, lo stabilimento divenne infine proprietà della Cassa Nazionale, che lo demolì. Poco lontano venne costruito il nuovo stabilimento I.N.F.P.S., inaugurato nel 1936.

Tra le cose che al commodo acconcie servono insieme e inseparabilmente all’amenità e l’accrescono, quelle son osservabili, ch’esclusivamente di questi bagni sono proprie, la facilità, cioè, l’agio, e il minor dispendio de’ viaggi per arrivarvi col mezzo del fiume, che presso loro ha tre rami concentrici, coi quali tanti altri comunicano e metton foce; ond’è che da ogni parte provenendo può l’infermo evitare i danni e disagj del viaggio per terra con tanto risparmio d’ incommodi, e può seco trasportare famiglia ed equipaggio con molto minore dispendio. Può poi per il selciato argine del fiume della Battaglia al Castello di Monselice, viaggio di tre miglia, in qualunque stagione per quanto altrove fangosa provvedere agli oggetti di divertimento e piacere e ai bisogni e vantaggi di sua salute col ginnastico esercizio della vettura: beni questi a chi sa calcolarli di molta importanza, che sono bensì desiderati, e a ragione, ma che sfortunatamente mancano alle altre terme.
Ma se più a lungo mi trattengo sull’amenità sembrerò occupato di un oggetto dappoco e del meno conseguente, o qual s’io, come fu ad altri rinfacciato, presumessi ch’essa supplisse alla salubrità e che questa fluisse da quella.
Scaglino a talento gli antichi scrittori contro la imaginata insalubrità di questo luogo le loro maldicenze, e sia loro antesignano il Prof. Padovano Savonarola, al quale si potrà per liberalità concedere che non ne avesse tutto il torto ai tempi del suo famoso Carmignula; laddove neppure per eccesso di liberalità potrebbe accordarsi altrettanto a chi oggidì si soscrivesse a lui contro l’evidenza, e il fatto. Salubre per ogni ragione e riguardo è la località dei bagni di S. Elena al pari, se non più, di quella di tutti gli altri; e gli si aggiunge l’amenità, che non è già della salubrità di quella la cagione, bensì un natural effetto, e ordinaria colleganza: avvegnachè l’amenità è un complesso di oggetti che feriscono i nostri organi piacevolmente, ch’è quanto dire con modi conformi alla preordinata loro suscettibilità, e però omogenei, quali non sono i contrarj che loro ripugnano per i caratteri sensibili che portano per lo più anche al di fuori, e che difficilmente evitano i nostri organi e li eludono: non essendo sì perfida natura come gli uomini che porgono i veleni in contraffatte tazze dorate ed eleganti. Per esempio, una morbosa atmosfera perchè pregna di paludose esalazioni è torbida e vaporosa, e come tale è tetra a vedersi; contiene delle particelle fetide, ed è molesta all’odorato; è troppo crassa o vappida, e rende grave e difficile la respirazione; è troppo umida e rarefatta, e ci porta il mal umore, la renitenza al moto: laddove s’è pura, brilla agli occhi e li esilara, rinfranca la funzione de’ polmoni, ci fa agili e vivaci. La solitudine romita, gli oggetti spiranti orrore o schivo, o anche solamente tetri ci recano noja e tristezza, a differenza della gioconda società, e della vista di cose che ci riescono aggradevoli e liete perchè hanno con noi un armonico rapporto, e perchè si conformano a que’ principj, dai quali siamo naturalmente determinati, o abbiamo appreso a conoscerne la convenienza o sconvenienza a noi. Pertanto l’effetto di quella sensazione che ci viene da ciò che diciamo ameno, è ben diverso da quella che ci viene da ciò che diciamo orrido o tetro; e non è già tanto indifferente in riguardo a noi questo effetto da potersi trascurare bonariamente; giacchè si riferisce l’uno a quel dolce patema di animo che appellasi allegrezza, e l’altro a quello ch’è detto tristezza o melancolia. Dall’esame in grande degli effetti operati nell’uomo dall’una, o dall’altra di queste tra loro opposte affezioni apparirà più manifestamente la importanza di preferire l’amena alla tetra località, spezialmente ne’ corpi ammalati, e molto più negli ammalati di malattie, alle quali si giudicano utili le medicature termali.
E’ dalla sperienza autenticata la utilità di tali medicature alle malattie dipendenti da intasamenti di umori, e da torpore dei solidi. Ora si sa che la tristezza affievolisce e ottunde l’azione delle fibre, e che rallenta il movimento de’ fluidi, e asseconda la loro tendenza a farsi viscidi e pigri; laddove l’allegrezza imprime nei solidi dei vivi e dolci moti, e libero rende, più spedito, più celere il circolo de’ fluidi; ch’è appunto ciò che di ottenere si cerca colle medicature termali. E’ vano il diffondersi a dar pruove di questo fatto evidente, e, ch’ io il sappia, non contraddetto da veruno. Dunque si devenga tosto all’applicazione ovvia essa pure, e di tanta evidenza che bast’accennarla perchè sii convincente. Eccola. E’ dunque preferibile la località amena alla tetra, perchè questa si oppone, mentre quella asseconda la contemplata azione della medicatura termale. Oltredichè farebb’essa sempre da anteporsi come amica degli uomini, laddove la terra gli è ripugnante e nemica, e segnatamente in tempo di malattie, delle quali la melancolia è compagna pur troppo fida, e venefico perenne alimento.
Nè se dell’amenità dichiarai indivisa compagna la salubrità, siavi chi pensi che in mancanza di pruove più dirette ed evidenti della salubrità del luogo di S. Elena, io mi studii con ciò di adescare a fior d’ingegno l’altrui credulità, o d’imporre all’altrui persuasione; sensibili essendo i caratteri più comuni e più certi della di lui salubrità, come intraprendo di rimarcare.
Mi contenterò di prendere in esame la base, su cui viene fondata la taccia d’ insalubrità di questo luogo. Essa è lo stagnarvi di ogni sorta di acqua; il chè non è poi vero tanto assolutamente; sebbene io non neghi che in poca distanza dal monte il terreno siccome relativamente più basso raccolga e trattenghi le acque o discese dai colli, o piovute, o portatevi dalle rotte del fiume. Ciò per altro non accade se non in qualche inverno, o se straordinariamente cadano strabocchevoli pioggie, o straripi il fiume: ed è poi vicino il Pontecanale della Rivela, per cui presto si scaricano le acque che si fossero accumulate. Indi si avrà forse argomento di dire che questa località non va immune affatto dal infortunio delle altre; come con ingenuità il confessano gli stessi scrittori delle predilette lor terme di Abano, e però tutto al più sarebbe pari e comune la loro condizione. Conviene per altro aver sott’occhio le differenze, per le quali il luogo di S. Elena da sifatto infortunio o non soffre, o assai meno di scapito di quello delle altre terme. Voglio che quelle differenze, e questo vantaggio risulti semplicemente dalle circostanze della località di S. Elena ragguagliate a quelle, che delle terme di Abano ci presenta il dotto Prof. Sig. Mandruzzato nella Sez. V. della prima parte del suo trattato dei bagni.

Sommità del ponte-canale della Rivella.

La sommità del ponte-canale che si trova in località Rivella, poco lontano dal ponte sollevabile. Proveniendo da Battaglia Terme, ci si può arrivare seguendo l’argine del canale Bisatto.

Foto: Carmelo Donà.

Tabella turistica sul ponte-canale della Rivella, chiamato Ponte-canale del Montaigne.

La tabella turistica che si trova sulla sommità del ponte-canale, costruito nel 1557, nell’ambito della bonifica del “Retratto di Monselice“. Il ponte-canale fu ricostruito nel 1634 e nel 1752, ed è stato restaurato nel 2005. L’opera colpì lo scrittore e viaggiatore francese Michel de Montaigne, che nel suo Journal de voyage en Italie, pubblicato nel 1580, scrisse: «Poichè sul canale passano di continuo altri navigli, mentre sulla sommità del ponte transitano veicoli, si hanno tre strade l’una sull’altra.»

Foto: Carmelo Donà.

Tra i mezzi, ch’egli saggiamente propone, per migliorare l’aria e il luogo di Abano, quello è il primo di togliere dalla superficie del suolo fino a qualche notabil distanza dalle fabbriche destinate ai bagni qualche ristagno d”acqua minerale e non minerale, e qualunque ammucchiamento di materie fetide e corrotte. Egli dichiara così che vi sono questi ristagni, e queste materie fetide e corrotte, e implicitamente e per conseguenza necessaria che vi è insalubrità, di cui suggerisce il rimedio, ch’è quello da tanto tempo messo in opera al luogo di S. Elena, ove appunto per molto tratto fra il suolo basso, e i bagni, frapponesi alta ridente campagna ovunque seminata simetricamente di felici viti, e di fronzuti arbori rigogliosi, che come attivissimi depuratorj dell’atmosfera il saggio Prof. suggerisce qual secondo rimedio dei ristagni di acqua, e dell’ammucchiamento di fetida corrotta materia ai dintorni dei bagni di Abano, ove vorrebbe che ne venissero piantati e coltivati, ed energicamente il consiglia e lo inculca. Il terzo rimedio da lui dottamente dettato è un canale che da Padova conduce ai bagni …. sapendosi che l’acqua, e l’acqua che si muove è uno dei naturali strumenti di depurazione dell’aria dal gaz acido aereo. Anche questo rimedio contro la temuta insalubrità è da secoli preordinato a S. Elena con particolar giuoco vieppiù a tal fine accomodato: e questo fiume fornisce l’acqua potabile, ancorchè non manchino, ma bensì abbondino nella Battaglia le acque pure grate a bersi, che si richiedono alla salubrità di un luogo, e sfortunatamente mancano alle altre terme, alle quali fa d’uopo di procacciarle da non picciole distanze. Quindi per quanto vera fosse la cagione, per cui d’insalubre tacciasi il luogo di S. Elena, nol sarebbe che al pari delle altre terme Aponesi, e in generale dello spazio compreso tra le falde de’ colli euganei, e l’argine del Bacchiglione, in cui qua e là riscontrasi qualche ineguaglianza di terreno; essa per altro cessarebbe di esser dannosa mercè i naturali preservativi che ivi si hanno, e che tanto, con tutta ragione, si giudicano acconcj ed efficaci, che si bramarebbero anche colà ove mancano, e ove li esigerebbe circostanza non già solamente pari, ma tanto maggiore, quanto priva di tali presidj che ne prevengono i danni, o piuttosto non la lasciano essere e coesistere insieme. Intanto avrò indi la più fondata ed evidente ragione di conchiudere che se questi preservativi sono voluti dal bisogno, e non vi sono, quantunque pari fosse il bisogno, la condizione del luogo, in cui essi vi sono, sarà incomparabilmente migliore dei luoghi, in cui non vi sono: dunque più salubre delle altre è la località dei bagni di S. Elena.
E quanto al predominio de’ venti, se i più dannosi sono quelli che spirano da Ponente siccome caldi e insieme umidi, da questi è garantito il luogo di S. Elena pel semicerchio de’ colli, di cui quasi nel centro è desso situato. Al contrario se i provenienti da Levante sono i più salubri, dinanzi aperto estesamente e senza inciampi gli è di questa plaga felice un immenso orizzonte.
In pruova superiore ad ogni altra della salubrità di questo luogo basti l’addurre che ivi non serpeggiano malattie endemiche; che sono relativamente poche le stesse febbri periodiche; che non s’incontrano lienosi od ostrutti; che bensì la vivacità, l’atlettica robustezza, la bella tinta di cute, la longevità sono il retaggio di que’ fortunati abitanti.
Ho compiuto il mio disegno limitato a raccogliere e ad accennare soltanto poche nozioni generali e compendiose, che smentissero l’errore di chi giudica poco efficaci le terme e fanghi di S. Elena, e poco salubre la loro località. Versando fu tale argomento mi si presentò la occasione non solo, per quanto confido, di vendicare i bagni di S. Elena da tali calunnie, ma insieme di rimarcare i vantaggi superiori che fluiscono naturalmente dalla loro località, rapporti, e circostanze particolari. In tal modo l’apologia terminò in elogio; e ne sono ben contento s’esso è loro giustamente dovuto, come mi sembra.
Avrei voluto autenticare e suggellare tutto questo colla storia di fatti, che comprovassero e rettificassero la medica efficacia di queste terme; Ma siccome solamente da poco tempo io le conosco da Medico, così non ho ancora in pronto importanti osservazioni di mie da riferire; e delle tradizionali, benchè sappia che tali sieno da mantenere a questi bagni l’antico credito e fama, io non voglio essere malevadore nè spositore; fatalmente poi in passato non furono presieduti e amministrati questi bagni da medici ad essi espressamente addetti, e che si occupassero della compilazione delle osservazioni, le quali sono altrettanti trofei delle terme, e la migliore delle scuole per i medici. Ora io porto fidanza che quelli faranno più numerosi e affastellati, e questa più dotta e più istruttiva, quanto farà maggiore a questo tempio della salute l’affluenza de’ ricorrenti; e che questa sarà maggiore, rintuzzato che sia il motivo, che contr’ogni ragione, e contro il fatto alienava moltissimi da queste terme, le quali oltre al possedere tutt’i vantaggi in comune colle altre, ne hanno di superiori, e di segnatamente proprj, che le rendono molto più opportune e più utili alla inferma umanità.

Sono di seguito pubblicate le immagini relative a tutte le pagine del libretto. Nel testo in tondo le lettere minuscole s ed f si assomigliano molto. L’unica differenza è nel tratto orizzontale: mentre nella s questo tratto è a sinistra ed è più corto, nella f taglia l’asta verticale.

MENEGAZZI Giuseppe 1

MENEGAZZI (Giuseppe), poeta, dotto medico, e pratico eccellente, nacque in Conselve, terra del Padovano, intorno all’anno 1764. Il padre suo, che Angelo appellavasi, gli apprestò tutti i mezzi onde coltivare con riuscita l‘ingegno; e il figliuolo pienamente vi corrispose. Alla medica scienza, da lui coltivata nella nostra Università, non volle disgiunta la poesia, e sì nell’una che nell’altra messe si fece con onore conoscere nel colto mondo. In patria precipuamente esercitò il Menegazzi la scienza d’Esculapio, ove guadagnossi l’amore e la stima di tutti, che ne piansero la dipartita da questa valle d’affanni, avvenuta nel giorno 14 maggio dell’anno 1823. Una durevole testimonianza del suo sapere ci lasciò il nostro scrittore nelle cose per lui pubblicate, che sono le seguenti:

I. Lettera del signor dott. Giuseppe Menegazzi al signor ab. Alberto Fortis sul metodo di curare le malattie putride. − Questa dotta lettera sta nel Giornale enciclopedico di Vicenza, Febbraio 1787, pagina 88 e seg.
II. Bacco in mare. Ditirambo. In Padova, a san Fermo, per Gio. Antonio Conzatti, 1788, in 8.° − Il nome del poeta sta in fine della dedicatoria al signor N. N.
III. Adversaria medica in doctrinam Joannis Brunonis. lbid., typis Penadae, 1800, in 8.°
IV. Pars altera eorundem adversariorum. lbid., typis Seminarii, 1802, in 8.°
V. Della efficacia delle acque termali di sant’Elena. Ivi 1804, in 8.°
VI. Antipictologia, o nuova idea delle febbri. Memoria del dottor Giuseppe Menegazzi, medico di Conselve. Ivi 1807, in 8.°
VII. Lettera all’ornatissimo signor dottore Jacopo Penada sulla ricorrenza binovennale delle malattie epidemiche. Sta nel Giornale da Rio ec. tom. XXIII. pag. 162, an. 1808.
VIII. A quali malattie convengano o no i bagni e i fanghi termali euganei. Saggio medico ec. Padova, tip. del Seminario, 1812, in 8.°
IX. Considerazioni del dott. Giuseppe Menegazzi sull’eccitamento e sulla diatesi irritativa (articolo originale). Giornale citato, tomo XLIII. pag. 3.
X. Ricerche sulla convenienza del titolo di tifo alle malattie tra noi dominanti nell’inverno e nella primavera dell’anno 1814, e sulla loro indole contagiosa, e provenienza dalle truppe. Vedi Giornale suddetto, Serie II. tom. VIII. pag. 85.
XI. Storia di una straordinaria produzione e separazione di ossa. Lettera ad un amico. Padova 1817, in 8.° − Si legge ancora in varie puntate del Giornale sopra indicato.

1) Giuseppe VEDOVA, Biografia degli scrittori padovani, vol. 1 [-2], 1832, Padova, coi tipi della Minerva, p. 594-595. Download: books.google.it

Della efficacia delle Acque termali di S. Elena presso alla Battaglia, copertina.Il testo è tratto da: Giuseppe Menegazzi, Della efficacia delle Acque termali di S. Elena presso alla Battaglia, Padova 1804 – Ristampa anastatica a cura del Centro per la ricerca e documentazione sulla storia locale, Editrice La Galiverna, 1990.
Le immagini e le relative didascalie sono a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.