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Battaglia, dal 1921 all’avvento del fascismo

Le vicende storiche, politiche, amministrative, sociali e religiose di Battaglia, dalla definitiva separazione di S. Pietro Montagnon del 1921 all’avvento del fascismo. Capitolo 3 del libro di Enrico Grandis Battaglia Terme tra le due guerre: territorio, economia, chiesa e società.

I precedenti capitoli: Introd. e Cap. 1Cap. 2

DALLA DIVISIONE AMMINISTRATIVA
ALL’AVVENTO DEL FASCISMO

SOMMARIO: Il censimento del 1921 – La visita pastorale del vescovo di Padova Luigi Pellizzo e la parrocchia – Le elezioni del dicembre 1921 – La relazione del commissario prefettizio Celso Carturan al nuovo consiglio comunale – Le dimissioni del sindaco e lo scioglimento del consiglio comunale – Le elezioni amministrative del novembre 1922 – Il Podestà Leopoldo Corinaldi e i suoi successori

Il censimento del 1921

Nel 1921 si svolse in tutta Italia il VI° Censimento Generale della Popolazione del Regno ed il 1° Censimento degli Opifici e delle Imprese Industriali.
Il riepilogo delle notizie e dei dati rilevati nel territorio del comune di Battaglia al primo dicembre 1921 dà i seguenti risultati 1 :

Battaglia, Censimento 1921: numero delle famiglie.Battaglia, Censimento 1921: popolazione residente.Battaglia, Censimento 1921: popolazione presente.Battaglia, Censimento 1921: assenti temporaneamente dal comune.Battaglia, Censimento 1921: locali occupati ad uso abitazione.Battaglia, Censimento 1921: luoghi con denominazione propria.

Note
1 Archivio Comunale di Battaglia Terme (A.C.B.), cart. Archivio dalla cat. XII alla XV – 1921, fasc. Censimento della popolazione – anno 1921.

La visita pastorale del vescovo di Padova Luigi Pellizzo e la parrocchia

Don Angelo Guazzo era diventato parroco a Battaglia nel 1885, dopo essere stato cooperatore prima a Cittadella e poi a Pernumia. Nato a Cittadella nel 1856, fu ordinato sacerdote nel 1880 2.
La struttura formale della parrocchia comprendeva nel territorio: la chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo, l’oratorio di S. Michele Arcangelo nel castello del Cataio, l’oratorio di S. Elena nella tenuta Emo Capodilista, l’oratorio privato nella villa del comm. Bisi, un cimitero ed un archivio con registri che risalevano all’anno 1600 3.
Il 27 marzo 1921 il vescovo di Padova Luigi Pellizzo annunciava l’inizio della sua seconda visita pastorale nella diocesi, durante una cerimonia nella cattedrale di Padova. Questa seguiva di pochi mesi la conclusione della prima terminata il 31 gennaio 1921. La fine del primo conflitto mondiale aveva lasciato profondi segni nella vita delle parrocchie e forti erano le tensioni sociali, politiche ed economiche. Per monsignor Pellizzo era quindi importante verificare la situazione nel dettaglio, dare un forte sostegno al clero ed un segnale di unità ai fedeli 4.
Egli aveva deciso di seguire con tenacia le tendenze dell’epoca: una dilatata attenzione ai problemi sociali, una lotta alla modernità che a detta del clero portava ad una devastante perdita di fede delle masse, una pastoralità a tutto campo e tendente alla riconquista della società. Per far questo i parroci dovevano conoscere bene la realtà nella quale erano chiamati ad operare e con questo scopo erano richieste analisi e riflessioni proprio durante le periodiche visite pastorali 5.
Don Angelo aveva nel 1921 sessantacinque anni e dal 1885 era al governo della parrocchia di S. Giacomo. La sua lunga permanenza in loco e la sua esperienza gli consentivano di essere particolarmente preciso nel descriverne le peculiarità, non mancando di sottolineare gli aspetti critici che emergevano nitidamente dall’originalità delle condizioni economiche e sociali del paese rispetto a quelle dei paesi vicini.
Monsignor Luigi Pellizzo venne per la seconda volta a Battaglia il 29 novembre 1921 effettuando una puntuale ricognizione; quest’ultima era stata preceduta da un vasto repertorio di documenti inviato da Don Angelo come risposte ad un questionario composto da più di 300 quesiti, tabelle e quadri riassuntivi che non escludeva dall’indagine nessun aspetto della vita religiosa e sociale della comunità termale.
Battaglia era un centro urbano, concentrato attorno ad un unico nucleo e privo di attività contadina. Tali caratteristiche emergevano chiaramente dalla documentazione risultato della visita e rendevano il paese originale rispetto a quelli vicini.
Riassumiamo le parti che si ritengono più rilevanti per l’oggetto della nostra trattazione:
territorio poco esteso e raccolto nel centro, diviso dal canale di Battaglia; positiva dotazione di vie di comunicazione con la strada provinciale che porta a Padova distante 14 km e strade “brevi e buone” che portavano alla chiesa;
2300 abitanti divisi in 550 famiglie; media quinquennio 1911-1915 di 76 nati, 40 morti e 11 matrimoni;
composizione sociale dove “prevale il ceto operaio”;
condizioni morali “abbastanza buone”, pur con vizi e scandali tipici del periodo come l’ubriachezza, la bestemmia, la moda femminile e il parlare sconcio;
era presente un generale sentimento religioso ma che non veniva messo in pratica, specialmente dagli uomini; dai genitori era curata l’istruzione religiosa e l’educazione morale dei figli che mandavano a scuola e in chiesa;
tutti erano battezzati, tutti morivano cristianamente e avevano un funerale religioso e i sacramenti erano “frequentati più da donne e fanciulli”;
vi erano alcune unioni matrimoniali fatte senza il rito della Chiesa ma principalmente tra persone immigrate per motivi di lavoro; era “rarissimo il caso” di matrimoni tra parenti e si protraeva a lungo “il far all’amore”;
la Dottrina cristiana era tenuta in tutte le feste ed era “abbastanza frequentata”; “la popolazione e’ in generale di cuore buono, sincera ed abbastanza istruita” e gli analfabeti “non giungono al 5%”; le scuole erano “molto frequentate”;
la ricchezza del paese stava nelle diverse industrie esistenti (officine meccaniche, un stabilimento di macinazione, officina elettrica, navigazione fluviale, etc.), dove vi lavoravano solo gli uomini, e nei negozianti – esercenti; le donne di norma attendevano a casa e alcune di loro frequentavano una scuola di merletti presente in loco;
quasi nullo il fenomeno dell’emigrazione; immigrazione presente per la facilità di trovare un lavoro;
erano presenti una Confraternita della santissima Trinità, che abbisognava di essere ricostituita in quanto esisteva ai minimi termini, e le pie unioni e congregazioni, il Terz’ordine francescano e le Madri cristiane, che “hanno bisogno di riforma ed incremento”;
non si era riusciti ad istituire alcuna associazione cattolica, “data – secondo il parroco – la natura del paese e la pusillanimità anche dei ben pensanti più buoni”; una società operaia era presente da più di 60 anni e ad essa “si e’ iscritta la massima parte degli operai”;
“il parroco vecchio è amato, ma abbisogna di un aiuto” e “non ha questioni con nessuno” 6.
La suddetta sintesi evidenzia chiaramente il fatto che l’economia di Battaglia si fondava quasi totalmente sull’industria. Questa caratteristica “porta inequivocabilmente alla configurazione di una pratica culturale scevra di tutti quelli che sono tradizionalmente gli apparati della religiosità popolare rurale” 7 e preoccupava sensibilmente i rappresentanti del clero, sia locali che della diocesi.
Non erano riscontrabili a Battaglia oratori sparsi nel territorio, alberi consacrati o capitelli con funzioni protettive e propiziatorie tipici delle zone contadine. Anche l’unica eccezione, la statua di S. Giovanni Nepomuceno situata lungo il canale Battaglia, veniva invocata generalmente contro i pericoli delle acque. Emergeva inoltre il generale sentimento religioso non accompagnato da una pratica costante del culto, soprattutto da parte degli uomini. Era infatti significativo che la Parrocchia non riuscisse ad istituire alcuna associazione cattolica e che le confraternite, le congregazioni e le pie unioni dovessero essere ricostituite e riformate mentre un’associazione operaia era attiva da più di 60 anni. In compenso, il sostanziale benessere dato dalla facilità di trovare lavoro consentiva un’elevata alfabetizzazione ed un’emigrazione di fatto assente.
Così si esprimeva il vescovo nelle Osservazioni, datate 10 marzo 1922, che concludevano l’iter formale della visita:
“Dichiariamo di essere rimasti soddisfatti dello stato materiale in cui abbiamo trovato questa chiesa […].
Nei riguardi poi dello stato morale e religioso della parrocchia, noi nutriamo la ferma fiducia che, nonostante l’apatia per la religione di alcuni abitanti, qualora non manchi l’assistenza religiosa e quell’interessamento per il bene delle anime di cui parla S. Paolo […], anche in questa parrocchia si risveglierà lo spirito cristiano e prospereranno tutte quelle opere ed istituzioni che ora mancano e che manifestano la vitalità di una parrocchia […]” 8.

Dichiarazione del vescovo di Padova mons. Pellizzo sulla visita pastorale svoltasi a Battaglia il 29 novembre 1921.

Dichiarazione di Mons. Pellizzo, datata 1 marzo 1922, relativa alla visita pastorale svoltasi a Battaglia il 29 novembre 1921.

Note
2 Cfr, DON GUIDO BELTRAME, La parrocchia di S. Giacomo e il paese di Battaglia, Battaglia Terme, 1997, p.48.
3 Cfr, La seconda visita pastorale di Luigi Pellizzo nella diocesi di Padova (1921 – 1923), I, a cura di LILIANA BILLANOVICH VITALE, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1981, pp. 484-485.
4 Cfr, La seconda visita pastorale di Luigi Pellizzo nella diocesi di Padova (1921 – 1923), I, a cura di LILIANA BILLANOVICH VITALE, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1981, p. I (introduzione).
5 T. GROSSI, L’originalità di una parrocchia non contadina, in Battaglia Terme. Originalità e passato di un paese del Padovano, p. 115.
6 Cfr, La seconda visita pastorale di Luigi Pellizzo nella diocesi di Padova (1921 – 1923), I, a cura di LILIANA BILLANOVICH VITALE, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1981, pp. 481-487.
7 T. GROSSI, L’originalità di una parrocchia non contadina, in Battaglia Terme. Originalità, cit., p.116.
8 A.C.B. (Archivio Comunale di Battaglia Terme), Osservazioni del Vescovo del 1 marzo 1922, cart. Visite pastorali.

Le elezioni del dicembre 1921

Le elezioni politiche nazionali del maggio 1921 (vedi) rappresentarono una tappa fondamentale nell’ascesa del fascismo. In quell’occasione la classe dirigente liberale scelse per la prima volta in modo esplicito di allearsi con il movimento di Mussolini. I candidati fascisti furono inseriti nei blocchi nazionali creati per fronteggiare i due grandi partiti di massa (socialisti e cattolici). I risultati videro una flessione dei socialisti, un limitato aumento del partito popolare e un miglioramento nelle posizioni dei gruppi uniti nel blocco nazionale. L’altro avvenimento fondamentale di quella tornata elettorale furono i 16 seggi ottenuti dai comunisti, il nuovo partito nato nel Congresso di Livorno del gennaio 1921 da una scissione a sinistra del partito socialista.
I fascisti ottennero l’elezione in Parlamento di 35 deputati, tra cui Mussolini, e si presentarono come baluardo contro il pericolo rosso proveniente da est.
Nel giugno 1921 Giolitti diede le dimissioni dalla presidenza del Consiglio in una situazione di crescenti scontri di piazza, illegalità e violenze squadristiche. Il successore di Giolitti, l’ex socialista lvanoe Bonomi, a capo di una coalizione di liberali, cattolici popolari e socialriformisti, tentò di promuovere una tregua tra le diverse parti in conflitto (fascisti e socialisti).
Il patto di pacificazione promosso ad agosto non ebbe successo. Le violenze e le illegalità ripresero in tutto il paese, soprattutto da parte dei fascisti, che godevano di una sempre più aperta connivenza con parte delle pubbliche autorità.
Il movimento fascista, forte di 2200 fasci e di oltre 300.000 iscritti, si trasformò nel novembre 1921 in Partito Nazionale Fascista.
In questo clima, il 18 dicembre 1921, si svolsero a Battaglia e San Piero Montagnon le elezioni amministrative per nominare i nuovi consiglieri comunali dei due centri recentemente divisisi. Tale appuntamento era molto importante in quanto dotava Battaglia di una rappresentanza e di un sindaco eletto dalla popolazione e, dopo anni di reggenza da parte di un commissario prefettizio concentrato principalmente nel lodo della divisione patrimoniale e territoriale fra capoluogo e frazione, si potevano finalmente programmare le azioni necessarie allo sviluppo del paese.
Gli elettori erano 676, di cui 7 emigrati all’estero, e l’esito della votazione fu il seguente:

CONSIGLIERI
COMUNALI ELETTI
VOTI
Ceresoli Giacinto 238
Lucchiari Giuseppe 234
Zaramella Giovanni 233
Zanardi Giuseppe 230
Perin Antonio 229
Liva Giovanni 229
Milan Giuseppe 228
Pistore Riccardo 228
Zabai Eugenio 228
Manfioletti Antonio 226
Bottin Urbano 225
Bertin Luigi 224
Kainich Martino 199
Muneratti Odoardo 199
Milani Giuseppe 198

A Battaglia l’assemblea risultò composta di 15 membri: i primi 12 della maggioranza e gli ultimi tre dell’opposizione.
I consiglieri eletti erano chiamati ad una prova di alfabetismo, che comprovasse la loro capacità di leggere e di scrivere, e dovevano fornire la documentazione del loro titolo di studio che veniva messa agli atti 9.
La carica di sindaco venne affidata a Riccardo Pistore con 11 voti a favore e 4 schede bianche.

Foto di Pistore Riccardo scattata durante la II° Guerra Mondiale.

Foto di Pistore Riccardo durante la II° Guerra Mondiale.

Nella seduta pubblica del 15 gennaio 1922 vennero altresì nominati due assessori effettivi, Ceresoli Giacinto con 12 voti e Lucchiari Giuseppe con 11 voti, e due assessori supplenti, Bertin Luigi e Perin Antonio con 11 voti 10.
Di fatto ci fu la vittoria della lista operaia sulla lista partito d’ordine con 238 voti su 199. Nelle informazioni sul nuovo sindaco inviate al Prefetto Vittorio Serra Caracciolo dalla Legione Territoriale dei Carabinieri di Verona, Riccardo Pistore veniva definito di “idee spiccatamente leniniste” capace di “attiva propaganda limitatamente tra i lavoratori di quel comune ed in special modo tra i metallurgici”. Aveva un diploma di III Elementare, era falegname modellista delle Officine di Battaglia, ex socialista e poi comunista 11.
Nel 1926 egli dovette subire un periodo di confino in provincia di Potenza, come misura di pubblica sicurezza in quanto avversario politico del regime fascista 12.
Con l’insediamento del consiglio comunale (15 gennaio 1922) avvenne il passaggio di poteri dal commissario Carturan all’assemblea democraticamente eletta (12 febbraio 1922 13).

Frontespizio del Foglio di permanenza in provincia di Potenza di Pistore Riccardo, datato 12 dicembre 1926.

Frontespizio del Foglio di permanenza di Pistore Riccardo in provincia di Potenza (12.12.1926).

Note
9 A.C.B., Protocollo, fasc. Carteggio Relativo Elezioni Amministrative Anno 1921, cart. Archivio dalla cat. I alla IV – 1921.
10 A.C.B., Verbale di deliberazione consigliare del 15 gennaio 1922, cart. Archivio dalla cat. I alla IV -1922, fase. Pratiche di gabinetto dell’amministrazione comunale – Deliberazioni del consiglio e della G.M. portanti il visto della regia prefettura – Pratica elezioni amministrative 1922.
11 A. NAPOLI, Mondo operaio della Galileo, in Battaglia Terme. Originalità, cit. p.212.
12 Nel Foglio di permanenza dell’Amministrazione di Sicurezza Pubblica di Potenza, datato 12.12.1926, venivano emesse a carico di Pistore Riccardo le seguenti prescrizioni: “di darsi a stabile occupazione consentanea alle sue attitudini; di non allontanarsi dall’abitazione scelta senza preventivo avviso all’autorità locale di P.S.; di non ritirarsi la sera più tardi del tramonto del sole e di non uscire la mattina prima della levata di esso; di non detenere e né portare armi proprie o altri strumenti atti ad offendere; di non frequentare postriboli, ne osterie, ne altri esercizi pubblici; di non frequentare pubbliche riunioni, spettacoli o avvenimenti pubblici; di tenere buona condotta e di non dare luogo a sospetti; di presentarsi alla locale autorità di P.S. il giovedì di ogni settimana alle ore 9 antimeridiane; di portare sempre in dosso la presente carta di permanenza e di esibirla ad ogni richiesta degli Ufficiali od Agenti di P.S.; di non accompagnarsi con altri confinati.” Archivio privato Savin Bruno, Battaglia Terme.
13 A.C.B., Verbale di consegna dell’Ufficio comunale dal Commissario Prefettizio alla nuova amministrazione comunale del 12 febbraio 1922, cit. cart. Archivio dalla categoria I alla IV – 1922.

La relazione del commissario prefettizio Celso Carturan al nuovo consiglio comunale

Dopo un decennio travagliato in cui Battaglia dovette fare i conti con un conflitto mondiale, con la crisi interna che portò al commissariamento del comune e con la drammatica divisione territoriale tra il paese e San Pietro Montagnon, nel gennaio 1922 si insediava finalmente un consiglio comunale eletto dai cittadini.
In tale occasione il cav. Celso Carturan, ultimo commissario prefettizio e personaggio chiave nei principali avvenimenti sopra narrati, preparò una relazione nella quale emerge, con dovizia di dettagli, lo stato dell’amministrazione comunale e dei lavori in corso della stessa. Non mancavano inoltre importanti commenti sulle caratteristiche principali del luogo e della vita sociale. Dopo aver visto Battaglia nei numeri (il censimento) e nella visione del clero (la visita pastorale), la relazione di Carturan è un ulteriore prezioso documento che ci permette di fotografare la situazione del paese.
Per la chiarezza espositiva del Carturan e per le sue suggestive descrizioni verranno di seguito riportati sia riassunti di alcune sue parti che parti integrali della stessa. Verranno naturalmente inseriti commenti e spiegazioni dove necessario e la presentazione sarà suddivisa per argomenti.
Carturan esordiva descrivendo il paese 14:
“Battaglia, piccolo ma ridente centro urbano, colle sue storiche terme, la cui fama batte le più lontane contrade, coi suoi opifici, ove pulsa e ferve ogni industre attività, con la sua Conca di navigazione che in breve avvicinerà e faciliterà fervide opere di commercio, a buon diritto può nomarsi, dopo Piazzola, la Manchester della nostra Provincia 15. Battaglia quindi, per queste sue peculiari condizioni, non può essere retta e governata con criteri di ambiente rurale ma come centro cittadino con tutte le esigenze di ambiente industriale ed operaio” 16.
AI relatore premeva evidenziare fin da subito le peculiarità industriali di Battaglia, la Manchester della nostra provincia, e quanto si stava facendo per dare ulteriore espansione a tale caratteristica (la Conca di navigazione). Egli, inoltre, non mancava di richiedere ai futuri amministratori un’attenzione particolare affinché il paese fosse dotato della struttura adeguata alla sua importanza. A tal proposito viene naturale ricordare che, in quel periodo, era ancora proposto il ricorso contro i criteri di riparto patrimoniale e territoriale della divisione tra capoluogo e frazione e che i cittadini di Battaglia nulla avevano fatto per cercare di ottenere maggiore considerazione in quella sede. La preoccupazione per un migliore trattamento dalle autorità superiori emergeva anche nel commento sui servizi amministrativi:
“Alla mia venuta l’Ufficio Comunale di Battaglia era retto dai funzionari provvisori Pizzo Cesare Segretario, Belluco Giuseppe Applicato, Caffini Lamberto Impiegato straordinario, nonché dai funzionari in pianta stabile Papagni Vincenzo scrivano – portiere e Borile Vincenzo cursore.
Il Pizzo funse da segretario per poco tempo. Ad esso, in seguito a regolare concorso, successe dal 1 gennaio 1921 nell’Ufficio di Segretario il Rag. Fraccon Egidio, come da nomina 3 Ottobre 1920.
Giuseppe Belluco, il veterano, il glorioso veterano di questi impiegati comunali che nel periodo bellico accettò di abbandonare il suo stato di quiescenza per tornare nel suo vecchio ufficio dove le leggi normali ed eccezionali affastellavano con rapido crescendo un turbinio di pratiche, venne, in seguito a concorso, sostituito definitivamente dal figlio Belluco rag. Egidio, il quale, nominato il 25 marzo 1921, in pochi mesi di suo servizio ha mostrato di sapere e volere essere all’altezza del suo delicato ufficio.
Lo scrivano portiere Papagni Vincenzo, nominato provvisorio prima, in pianta stabile poi fino dal 30 ottobre 1912, in seguito al nuovo organico, che non contempla tale posto, avrebbe dovuto ora, coll’avvenuta separazione del Comune di Battaglia da San Piero Montagnon, venire licenziato. lo però ho ritenuto, come pure il mio predecessore l’aveva sanzionato con sua deliberazione che per ragioni di intempestività non poté divenire definitiva, che l’Ufficio Comunale di Battaglia non possa anche in fatto di impiegati essere trattato alla stregua di un ambiente rurale. In Battaglia le esigenze della popolazione devono, per le specialissime condizioni create dall’industria, dall’accentramento delle abitazioni, dallo spiccato carattere urbano delle sue manifestazioni, essere di gran lunga superiori quelle dei centri rurali e di conseguenza l’organico tipo che erroneamente e’ stato adottato per Battaglia, non poteva e non può a questo comune, come per tanti altri, adattarsi che con quelle dovute modifiche che valgano a rispecchiare le vere necessità dell’ambiente.
Sarebbe stato perciò non confacente ai sentimenti di vera equità se non avessi con mia delibera 16 dicembre 1921 N. 184 chiesta la riforma della pianta nel senso di mantenere il posto di scrivano – portiere. Il Papagni, come ben meritava anche per il suo elogiabile servizio, ha avuto la dovuta sua sistemazione.
Il cursore Borile Vincenzo ha coperto e copre le sue mansioni con piena e doverosa fiducia.” 17

Note
14 COMUNE DI BATTAGLIA TERME, Relazione del Commissario Avv. Cav. Uff. Celso Carturan al Consiglio Comunale, Monselice, Tipografia F.lli Caldiron, 1922.
15 All’indomani del primo conflitto mondiale la maggior parte della manodopera risultava concentrata a Padova (40% circa), a Cittadella, Piazzola sul Brenta, Battaglia, Este e Montagnana. Una prevalenza che nel ventennio successivo non doveva mutare. A. ROVERATO, L’industria nel veneto: storia economica di un “caso” regionale, Padova, Esedra Editrice, 1996, p. 191.
16 COMUNE DI BATTAGLIA TERME, Relazione del Commissario Avv. Cav. Uff. Celso Carturan al Consiglio Comunale, Monselice, Tipografia F.lli Caldiron, 1922.
17 Ivi.