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Battaglia Terme, il castello del Catajo

La costruzione del monumentale castello del Catajo, che si trova presso Battaglia Terme, iniziò nel XVI secolo e fu voluta da Pio Enea I degli Obizzi. Diversi furono i passaggi di proprietà del castello. Le opere che costituivano il ricchissimo museo sono state purtroppo portate altrove.

Due immagini del Castello del Catajo, che si trova a Battaglia Terme.

Foto: Alessandra Lanza

Cenni storici sul Castello del Catajo

Il Castello detto del Catajo è una imponente e massiccia costruzione di forma strana, un edificio grandioso che apparteneva alla famiglia degli Obizzi. Fu costruito nel secolo XVI° secondo disegni e piani portati dai suoi viaggi dal famoso esploratore veneziano Marco Polo. Dev’essere stato fabbricato a imitazione del Castello di Katay in Tartaria, e ciò spiegherebbe il suo nome e la stranezza della sua forma.
La famiglia degli Obizzi sembra fosse originaria della Borgogna. Alcuni suoi membri calarono in Italia al tempo di Enrico II°, ed uno fra essi, di nome Obicione, rimase in Toscana e divenne il capostipite della famiglia.
Più tardi, un Tommaso degli Obizzi, dopo avere strenuamente pugnato sotto Edoardo III° d’Inghilterra ritornò in Italia e finì la sua carriera sotto gli ordini di Casa d’Este in Ferrara.
Questa nobile famiglia si stabilì poscia a Padova perchè Antonio II° degli Obizzi sposò nel 1422 Negra dei Negri, unica erede di ricca famiglia padovana.
Una Beatrice degli Obizzi, innamorata del sito ameno, di tratto in tratto per suo diporto abitava un’elegante casuccia Sul colle ove adesso sorge il Castello, e vi si trovava così bene, che suo figlio Pio Enea, invaghito a sua volta della bellezza del sito e attratto dalla salubrità dell’aria, vi fece costruire il magnifico edificio che ancora oggi si ammira.

Battaglia - Terme, Castello del Catajo (1925).

Castello del Catajo

L’architettura solida e svelta, semplice eppure grandiosa, deviando dalle norme comuni, conseguì una originalità che di rado è dato vedere. Quel magnifico arco che serve di ingresso, quell’ampia via che corre fra il giardino e il palazzo, il lungo ordine del fabbricato, i molti cortili, le aperte loggie, l’interna sapiente distribuzione delle sale, delle stanze, additano l’opera di una mano perita e di un animo coraggioso.
Le camere principali del palazzo furono dipinte a buon fresco dal pittore veronese Zelotti, che vi rappresentò in parte fatti mitologici e in parte fatti storici della famiglia Obizzi. Questi affreschi rimangono ancora a testimoniare delle passate grandezze, ma i ritratti di famiglia che pendevano dalle pareti non ci sono più.
Il Museo, iniziato fino dal secolo XVII° a cura di Pio Enea II° ed incrementato senza posa per merito del Marchese Tommaso, ultimo discendente di Casa Obizzi, era ricchissimo: contava più di 100 statue; 182 busti; 64 bassorilievi; eravi un medagliere che conteneva 14600 pezzi; v’erano circa 3100 statuette e innumerevoli altri oggetti fra cui, ciò che più ammiravasi dai visitatori una pietra, gelosamente ricoperta di vetro, che dicesi portasse ancora tracce di macchie di sangue. (1)
Le collezioni artistiche ed archeologiche che costituivano il Museo, vennero un po’ per volta trasportate a Vienna ed altrove.
Le spogliazioni più gravi furono compiute specialmente nel 1866 e nel 1896. Quest’ultima fu vivamente deplorata nel “Corriere della Sera”, in un articolo di Ottone Brentari, il quale si rammaricava che passassero le Alpi numerosi vagoni ferroviari carichi dei tesori artistici del Catajo.
Altre esportazioni di oggetti d’arte si effettuarono anche più tardi; in tal modo si lasciarono partire dall’Italia iscrizioni euganee, urne cinerarie etrusche, edicole funerarie, statue e bassorilievi romani, colonne di pregevole marmo, monete antiche, opere scultorie e plastiche medioevali e moderne, armi d’ogni tempo e d’ogni specie, bronzi, istrumenti musicali, codici manoscritti, incunaboli ed edizioni rare, arredi sacri, disegni, dipinti su tavola e su tela dei secoli XIV° e XVIII°, il tutto di valore inestimabile.
Così dicasi dell’armeria che poteva considerarsi fra le migliori che esistessero e che possedeva in mezzo a tante cose belle e preziose parecchi “Obici” inventati, a quanto dicesi, da Pio Enea I° e, appunto dal suo nome, chiamati Obizzi od Obici.
Pio Enea II° alla sua morte lasciò al figlio Roberto il principesco Castello del Catajo che a sua volta lo lasciò all’erede Tommaso.

 Battaglia - Terme, Castello del Catajo, Scala dei Giganti (1925).

Castello Catajo – Scala dei Giganti

L’atto di ultima volontà del Marchese Tommaso, steso nella notte tra il 2 e 3 Giugno del 1803 dal notaio Giuseppe Bozza ed alla presenza di sette testimoni, istituì erede dell’intera sostanza Obizzi l’ex Duca di Modena Ercole III° ed in luogo di lui, qualora questi fosse venuto a mancare, l’ultimo figlio dell’Arciduca Ferdinando d’Austria, il quale aveva sposato Maria Beatrice figlia di Ercole III° ed unica erede di Casa d’Este. Volle il destino che pochi mesi dopo la morte dell’0bizzi, e precisamente il 14 Ottobre 1803, cessasse di vivere in Treviso, vecchio di 76 anni, anche Ercole III°. Ne conseguì che l’eredità pervenutagli dal Marchese Tommaso passò legittimamente all’Arciduca Carlo Ambrogio il quale era appunto l’ultimo figlio dell’Arciduca Ferdinando d’Austria e di Maria Beatrice d’Este, designato suo erede dallo stesso Obizzi. (2)
Morto poco tempo appresso anche Carlo Ambrogio, a termini delle leggi allora vigenti, il patrimonio di cui egli era divenuto possessore, avrebbe dovuto ripartirsi in modo che una quarta parte fosse rimasta in proprietà della Principessa Maria Beatrice madre del defunto Arciduca ed il restante fosse passato ai fratelli e alle sorelle di lui. Maria Beatrice però cedette i suoi diritti d’eredità relativi alla sostanza Obizzi ai figli Arciduchi Francesco, Ferdinando, Massimiliano, Maria Ludovica Imperatrice d’Austria, Maria Teresa Regina di Sardegna e Maria Leopoldina vedova Elettrice di Baviera.
Avendo poi rinunciato alle loro ragioni ereditarie in favore degli altri fratelli anche l’Imperatrice d’Austria e la Regina di Sardegna, rimasero soli eredi della sostanza Obizzi gli Arciduchi Francesco, Ferdinando, Massimiliano e Maria Leopoldina. Ma non essendo riuscita facile una equa ripartizione tra questi dell’eredità, per la natura stessa degli effetti che la costituivano, fu allora convenuto che soltanto il primogenito Arciduca Francesco, il quale nel 1814 aveva ricuperato il Ducato di Modena, Reggio e Mirandola, precedentemehte incorporato nella Repubblica Cisalpina, nella Cispadana e nel Regno Italico, fosse entrato in possesso di tutta l’eredità a patto però che egli avesse corrisposto ai fratelli, che ne avevano consentita la cessione in favore di lui, un adeguato conpenso in danaro sulla base di ital. L. 414000; valore di stima assegnato all’intera sostanza.
In seguito a tale rinuncia e convenzione, divenne unico ed effettivo proprietario del Castello Catajo e dei terreni appartenenti, il Duca Francesco IV° di Modena.

 Battaglia - Terme, Veduta generale del castello Catajo (1925).

Veduta generale del castello Catajo

Morto Francesco IV° nel 1846, gli successe nel governo del Ducato, con tutti i diritti anche sulla sostanza proveniente dagli Obizzi, il figlio Francesco V° che fu spodestato nel 1859 e morì senza prole nel 1875.
Erede testamentario di lui l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria d’Este (nato a Gratz il 18 Dicembre 1863) figlio dell’Arciduca Carlo Lodovico fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe I° e della Principessa Annunziata di Borbone-Sicilia.
Francesco Ferdinando, al quale spettava la successione al trono d’Austria Ungheria, fu, com’è noto, assassinato assieme alla consorte a Serajevo il 28 Giugno 1914. Divenuto allora erede del trono dgli Asburgo l’Arciduca Carlo (nato a Persenberg il 17 Agosto 1887) figlio dell’Arciduca Ottone Francesco Giuseppe, fratello dell’ucciso Francesco Ferdinando, egli che aveva ottenuta l’autorizzazione austriaca di usare il nome e le armi gentilizie d’Austria – d’Este si ritenne anche legittimo erede dei beni abbandonati in Italia dagli Austro Estensi. (3)
Alla morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe, l’Arciduca Carlo nel 1916 cinse, col nome di Carlo I° la corona imperiale, che le vicende della recentissima guerra gli strapparono poco dopo costringendolo a ritirarsi in esilio, dove in breve si spense per malattia (Funchal nell’isola di Madeira, 1 Aprile 1922).
Ora, la vittoria ha ridato alla Nazione Italiana le sue ricchezze e le sue bellezze interamente affrancate da ogni residuo di dominazione straniera.
La tenuta Catajo è ricca di 400 ettari di terreno, di essi 130 circa sono di bosco, in collina, ed i rimanenti paludosi, soggetti all’ acqua per gran parte dell’anno. Ma il Consorzio di Bonifica delle Palù Catajo, d’accordo con l’attuale Amministrazione Comunale ha studiato e preparato un piano di bonifica che è stato approvato con R. D. 8 Agosto 1924 N. 1362.
Con la classifica in prima categoria delle opere di bonifica, il Governo ha esaudito un vivo desiderio di questa popolazione che da oltre un sessantennio faceva voti perchè il Consorzio di questa bonifica decidesse a risanare tutta la plaga e rendere perfettamente salubre questa magnifica posizione degli Euganei.
Sulla questione della cessione e sul destino della principesca proprietà del Catajo fervono studi e trattative con il R. Governo. Non dubitiamo, però, che lo Stato, vorrà innanzi tutto favorire, sorreggere, ed aiutare questa laboriosa popolazione con la cessione della tenuta Catajo al Comune, atto quanto mai assennato ed apprezzato che renderebbe non solo più facile e meno cara la vita in Battaglia, ma sarebbe un vantaggio non trascurabile per le industrie del luogo che potrebbero estendersi maggiormente, influendo così sullo sviluppo massimo di questo Industre Paese.

 Battaglia - Terme, Conca di Navigazione (1925).

Conca di Navigazione

Invece, il Castello e le adiacenze potrebbero essere destinati ad altri scopi, secondo i preveggenti divisamenti del Governo stesso; ad esempio, qui potrebbero trovare adattissima sede un grande istituto d’osservazioni astronomiche, o di educazione; scuole professionali, scuole di agricoltura, oppure Società Industriali ecc.

(1) La tradizione narra che su quella pietra giacesse il cadavere di Lucrezia degli Obizzi, la notte fatale che venne uccisa nel suo palazzo in Padova. e che la pietra medesima venisse poi dai di lei figli pietosamente collocata nel museo di famiglia. La storia di Lucrezia degli Obizzi è una delle pagine più interessanti della storia di Padova. La fine tragica di questa Lucrezia, venne rassomigliata a’ quella di Lucrezia Romana, benchè la sua morte non sia stata segnacolo di libertà per la Patria sua. Ma la storia di una gentildonna di costumi irreprensibili, dedita totalmente alle cure della famiglia, alla religione ed alla carità, che muore sotto i colpi di un brutale aggressore, amico intimo di casa, e coetaneo dei figli di lei, era naturalmente destinata a giusta celebrità.
(2) Vedi Prof. Rizzoli.
(3) Prof. Rizzoli: «Il Castello del Catajo nel Padovano e il Testamento del Marchese Tommaso degli Obizzi (8 – 6 – 1803). »

Battaglia-Terme Storia - Industrie e Problemi, copertina.

Testo e fotografie tratti da: Primo Cattani, Battaglia-Terme. Storia – Industrie e Problemi : dal 1100 al 1925 – III. anno dell’Era Fascista, Editrice La Galiverna, 2009, pp. 25-34 – Ristampa anastatica.

La ristampa anastatica del volume stampato nel 1925 dalla Tip. L. Penada di Padova è stata realizzata a cura del Centro per la Ricerca e la Documentazione sulla Storia Locale – Battaglia Terme.
È stata rispettata l’ortografia che appare a stampa.
Immagini a colori: BATTAGLIATERMESTORIA.