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Stabilimenti ed acque termali di Battaglia

Nel primo capitolo di questa sua pubblicazione, stampata nel 1883, il medico-chirurgo Luigi Pezzolo tratta degli stabilimenti e delle acque termali di Battaglia, ma anche delle origini e della storia del paese.

BATTAGLIA

I SUOI DINTORNI E LE SUE TERME

Battaglia. – Oggi ed una volta. – Brevi cenni sulla sua origine e storia. – Il Carmagnola. – Massimiliano Imperatore. – Stabilimenti ed Acque Termali. – La Grotta sudorifera.

À tout seigneur tout hònneur!

Lettera L, capolettera.a Battaglia è il cuore dei Colli Euganei e ad «essa nella stagione dei bagni fluisce ogni vita ed ogni eleganza».
In tal guisa qualche anno fa scrisse il chiarissimo Professor Occioni in una erudita pubblicazione.
E chi mai potrebbe contraddirlo?
Il viaggiatore che abbia a meta Battaglia, vi giungerà attraversando vallate floride per rigogliosa vegetazione ed abbellite dagl’incantevoli paesaggi dei Colli Euganei; egli cercherà inutilmente uno dei soliti villaggi campestri e troverà invece una grossa borgata allegra, operosa, civile quasi fosse una suburbana contrada.
Vedrà eleganti fabbricati far ala al naviglio che la attraversa nella sua lunghezza; le rive unite da tre ponti ed alla metà circa del paese osserverà derivato un altro canale chiamato il «Canal di Sotto o della Cagnola» il quale serve mirabilmente ad annodare il commercio di Battaglia a quello di Venezia e di Chioggia.
E tale scopo si ottenne mediante un poderoso Sostegno Idraulico a tre luci detto Arco di Mezzo e per massima parte in macigno tolto dal grande bagno romano circolare e ritrovato negli scavi di S. Pietro Montagnone.
L’acqua del «Canale di Sopra o della Battaglia» cade in quello «di Sotto» con un salto di più che tre metri; sfugge dalle due luci laterali, incontra ed urta le ruote di due opificii; precipita dalla terza luce con fragorosa cascata.

« E balza in mille spruzzi ove lampeggia
« A più colar del sol rifratto il raggio; »

poscia si dilata in un bacino e lambe tranquilla le casette che lo attorniano.
Ad un estremo del paese si scorge il Catajo dall’architettura fantastica e chinese con le mura a merli, fiancheggiate da aeree torricelle; all’altra estremità il Colle di S. Elena con le sue acque calde medicatrici ed uno Stabilimento termale; sulla vetta del colle il magnifico palazzo del Conte Wimpffen; al piano un altro Stabilimento termale che è il maggiore ed alquanto più lungi la catena degli Euganei, simile a diadema che cinge da un lato Battaglia.


Gli stabilimenti e le acque termali di Battaglia si trovano ai piedi del Colle Sant'Elena. Sulla sommità del colle, il Palazzo Wimpffen, già Selvatico.

Questa poi alla bellezza materiale accoppia corrispondente civiltà, frutto di buone istituzioni, di commercio e di industrie bene avviate.
Anche l’agricoltura ne è fiorente e, per la sua posizione topografica, Battaglia è in grado di approfittare delle risorse che le portano tutti i circostanti paesetti e le vicine città.
In fatto essa dista da Padova poche miglia e così pure da altri centri d’importanza ai quali conducono ottime strade carrozzabili; è Stazione della ferrovia Venezia – Bologna – Milano; ha vie fluviali che ne agevolano il commercio e ne mantengono le industrie, tiene scuole pubbliche e private, un asilo infantile ed un teatrino e nel palazzo del Conte Freschi conserva dipinti pregevolissimi, quadri ad olio ed a pastello del celebre Longhi, nonchè due altri preziosi della famosa pittrice Veneta la Rosalba Carriera, rappresentanti uno «La lezione di musica» l’altro «Una partita di giuoco alle carte».
Battaglia inoltre affratella gli abitanti in un sodalizio operaio che provvede ai loro bisogni; è fornita di acque termali che soccorrono a moltissime infermità, ha uffici postali e telegrafici, ottenuti questi ultimi per merito del Signor Conte Wimpffen, mezzi, mediante i quali essa è avvinta ed immersa, dirò così nella vita dei grossi centri cittadini.
Eppure una volta le cose erano molto diverse! Il cielo avrà forse avuto il sorriso di oggi ma certo non l’aveva la terra!
Dove questa ora biondeggia di messi e s’inghirlanda di viti si stendevano le acque e tutta la coprivano ed impaludavano: il clima attualmente saluberrimo risentiva gl’influssi della morta gora e si inquinava di morbiferi miasmi.
Non di meno Battaglia, simile alla Venere antica nata dal mare, sorse essa pure dal grembo dell’infido elemento ed è anzi a questo soltanto a cui essa andò debitrice d’ogni sua vita d’ogni sua prosperità. —
La storia conferma in parte simile asserzione e dove quella non arriva suppliscono altre fonti, così le tradizioni spogliate dall’immaginario e dal favoloso lasciano trasparire sempre qualche cosa di veritiero, ed anche i nomi dei luoghi qualche volta in simili ricerche servono d’aiuto. È facile che Battaglia in antico «Baptalèa» derivi forse dal greco «Bàpto» ed è probabile indicasse un luogo dove si raccoglievano ampiamente le acque e venivano usate a qualche scopo industriale.
lo non presumo che si debba ritenere ciecamente la sopradetta etimologia; ma d’altra parte essa sta in relazione coll’origine di sicuro greca di molti nomi fra gli Euganei e mi sembra più razionale di quelle che si ritengono come vere da quasi tutti gli scrittori. Essi pensano che sia tal nome derivato a Battaglia o da ricca ed omonima famiglia, o per fatto d’arme strepitoso avvenuto all’epoca dei Carraresi, oppure per il tumultuario incontrarsi ed accavallarsi delle acque quivi accorrenti. Così ad esempio il Tassoni descrivendo le schiere

« Che fer dal piano agli ultimi arconcelli
« L’alta torre, tremar degli Asinelli »

in tal modo si esprime a proposito dei Battagliesi capitanati dal favorito di Ezzelino, Inghelfredo.

« .   .  .  .   .   .  .  .   .  .  .  .   .
« Dichiarato è Baron di Terradura
« E la Battaglia va sotto il suo impero
« Dove fa risonar le antiche mura
« L’incontro di due fiumi e il corso fiero. » (1)

La storia però non autorizza di associarsi all’opinione riassunta dallo scherzoso poeta, nonchè all’altra di nobile famiglia avente in feudo tali luoghi, ovvero di battaglie quivi avvenute e tali da lasciarne per ricordanza il nome; nome il quale già questi luoghi stessi avevano quando si narra di fazioni o di scontri combattuti prima e dopo la Carrarese dominazione.
E del pari non conosco fiumi che scagliandosi l’un contro l’altro abbiano segnato col nome di Battaglia il sito del loro cozzo tremendo.
È vero però che anche attualmente ed anzi fino dal 1189 quando Padova Repubblica scavò «Il Canale di Battaglia» onde assicurare la sua navigazione con Este, esso risultò formato dalle acque fluenti da quelle due città in modo che le une scorrono incontro alle altre; ma non sono nemiche; si cercano da lungi e si stendono dirò così la mano, per concorrere a scopi civili; si raggiungono in amichevole unione dinnanzi al Sostegno di Battaglia dove si fondono in un valido corpo che dà vita a molteplici industrie.
Qualora poi non si voglia ammettere la mia etimologia è sicuramente miglior cosa attenersi a quanto pensa un illustre scienziato, il Prof. Gloria, il quale confessa di non sapere perchè Battaglia si appelli così (2).
La grande opera della Repubblica Padovana fu seguita dalla fabbricazione del «Sostegno Idraulico»; architetto ne fu il Volpi e la spesa raggiunse le Lire 140,000; il Sostegno fu rifatto in seguito dai Signori di Carrara, ristaurato di poi dalla Repubblica di Venezia e per ultimo nell’anno 1830 da Francesco d’Austria.
Questi lavori disciplinarono le acque e dettero la spinta all’edificazione di opifici che da quelle traessero il moto, e quindi primi fra gli altri si eressero molini per la macinazione degli oggetti di prima necessità alla vita, i cereali.
Naturalmente. allora gli abitanti incominciarono a scendere dai Colli e ad abitare la pianura, ossia quella parte di essa che l’Industria umana aveva rapita alle acque, restandone però le condizioni igieniche così tristi da permetterne l’abitabilità soltanto in assai scarsa proporzione; e prova ne sia che dobbiamo discendere fino al 1332 per trovare come solamente in quest’anno siasi cominciata la fabbrica della odierna Chiesa parrocchiale di Battaglia. Prima di una tal epoca essa si ergeva modesta sul «Monte delle Croci» ove tuttora se ne veggono i poveri avanzi.
Allorquando le discordie civili e le guerre rovinarono la Repubblica di Padova, i Carraresi ne ereditarono le sorti pericolanti e le tennero con mano vigorosa.
Forti e sapienti nell’arti di guerra, furono splendidi in pace e dovunque migliorarono con opere pubbliche i loro stati; in fatto Ubertino secondo signore di Padova, la abbellisce e fortifica con opere grandiose, e fa costruire a Battaglia una Fabbrica di carta, tra le prime in Italia, una Sega meccanica ed una Ferriera. Questo avvenne nell’anno 1339 o poco dopo. Oggi del primo edificio esiste soltanto la casa malferma giacchè la cartiera, dopo aver subite tristi vicende di depredazioni e di incendi, dovette cessare da ogni lavoro fino dal 1812, in ciò diversa dagli altri due manufatti i quali vivono tuttora di vita prosperosa.
Le sopradette industrie servirono di base, di nucleo attorno a cui s’agruppò e si aumentò quella popolazione dalla quale poco per volta ebbe origine ed incremento l’odierna Battaglia.
Ad ogni modo il benessere attuale essa non lo avrebbe di sicuro raggiunto se un altro elemento non vi avesse potentemente concorso. Ed anche questa volta il genio benefico spuntò dalle acque, ma non più dalle fredde, bensì dalle termali.
Trasvolando su remotissime età e venendo in tempi relativamente recenti, sta il fatto che i principali fiumi del Veneto lo percorsero e lo devastarono molte e molte volte, prima e dopo che la mano intelligente dell’uomo potesse regolarli e redimere le pianure dalle loro inondazioni e dalle rovine consecutive, di guisa che il territorio Veneto fu in epoche alterne ora coltivabile e produttivo, ed ora una estesa e malsana palude.
Quindi anche i Colli Euganei dovevano essere ed appariscono davvero abitati per i primi e più a lungo, ed i campi del piano solo molto più tardi.
Fra i diversi colli quello chiamato di «Sant’Elena» presentava più di qualche altro condizioni di abitabilità giacchè era provvisto di acqua potabile e perchè dal suo seno sgorgavano acque termali e colonne dì vapori, mezzi di cura i quali appena conosciuti è naturale che venissero tosto adoperati contro le umane infermità.
Le antiche cronache chiamano il Colle di S. Elena il «Monte della Stufa» e narrano che fino dal 1145 colà sopra veniva adoperato il bagno a vapore: poco dopo vi si costruì una piccola chiesa dedicata a S. Elena, sulle rovine di un’altra nominata di S. Eliseo e nel 1199 la ricca e celebre Speronella morendo lasciò grossa somma di danaro al Vescovo di Padova, affinchè sul Colle medesimo fosse fabbricato un’ospizio pei poveri.
E per certo allora soltanto i poveri potevano accedervi!
Nell’anno 1230 la città di Padova emette uno statuto col quale si obbligano gli albergatori:

« qui morantur ad balneum Stuphae curare
« fontanam Aquae dulcis, quae est super montem.»

Da ciò apparisce quindi che sul colle di Sant’Elena s’era già formato un centro di popolazione e non solo, ma anche che le acque termali cominciavano ad essere conosciute curate e protette da un governo civile.
In seguito Federico II. diede in feudo ai Signori di Carrara il Colle di Sant’Elena e questi non mancarono di apportarvi utili innovazioni; ma spenta quella dinastia per mano dei Veneziani, le Terme di Sant’Elena caddero nell’obblio, molto tempo vi rimasero e si deve solamente ad un medico di vaglia, il Savonarola, se esse risorsero dalla immeritata dimenticanza e se, per suo mezzo, divennero soggiorno e luogo di cura ad un rinomato Capitano, duce supremo dei Veneti, il Carmagnola, il quale per esse risanò completamente. Egli aveva allora 48 anni ed era affetto da grave paralisi.
Questo povero pastore del Piemonte nacque nel 1390 in un’epoca in cui l’Italia era depredata dalle compagnie di ventura delle quali il Balbo scrisse che:

« Niun paragone può esprimere il disordine nuovo
« arrecato da questi pubblici ladroni da questa peste
« d’Italia. » (3)

Il Carmagnola si arruolò al soldo di Facino Cane come semplice soldato; morto quel condottiero, Filippo Maria Visconti dei Duchi di Milano ne sposò la vedova Beatrice di Tenda, la quale poi per suspetto di adulterio egli fece decapitare; ma quel matrimonio lo aveva reso padrone delle città possedute dal defunto sposo di Beatrice e con esse di tutte le soldatesche, per modo che anche il Carmagnola si trovò ai servizi del Duca di Milano. Costui «destro conoscitore e maneggiatore di uomini a suo prò» (4), si valse tosto di quel guerriero, lo creò capitano delle truppe e lo spinse sotto Milano.
Il Carmagnola la conquistò e trascorrendo di vittoria in vittoria prese Bergamo, Piacenza, Brescia, Genova ecc. in tutto ben venti città, di guisa che il povero e diseredato Filippo si elevò rapidamente fra i Signori più potenti e temuti d’Italia.
Ma Filippo ingelosì per tanta gloria del soldato di ventura da lui arricchito e fatto conte, trovò motivo di confiscarne i beni e tentò di farlo assassinare; il Carmagnola dovette fuggire a salvamento in Venezia dove quella Repubblica ne approfittò col metterlo subitamente a capo dell’esercito che essa voleva inviare contro il prepotente Visconti.
Il nuovo Duce dei Veneti non ismentì la sua fama: tolse al nemico territori e città; riprese Brescia «espugnazione in quei tempi e per quelle guerre tenuta ammirabile» (5) e venuto a giornata campale coll’esercito del Visconti, lo sconfisse a Maclodio.
Si fece tregua, e nel 1431 fu ripresa la guerra; ma questa ebbe pel Conte esito infelice.
Tratto in agguato è battuto a Soncino presso Cremona; tenta impadronirsi di questa città ma non vi riesce; tenuto forse a bada dai nemici, non può soccorrere la flottiglia Veneziana sul Po che, azzuffatasi con quella del Duca, viene dispersa.
Insospettiti i Veneti, decisero sbarazzarsi di lui.
Lo invitarono a Venezia sotto pretesto di trattare della pace; lo accolsero «con ogni pompa e rendendogli onori principeschi» (6) lo disarmarono, lo posero in prigione e, torturato con corda e fuoco, lo decapitarono fra mezzo alle colonne della Piazzetta di S. Marco dove era stato trascinato con bavaglio alla bocca.
Fu egli innocente o colpevole?
Le opinioni degli Storici non sono concordi e specialmente i Veneziani è naturale che tentino di giustificare la loro Repubblica. È assai probabile però che se non in tutto almeno in grande parte, sia giusto il severo giudizio che ne dà il Cibrario scrivendo che Carmagnola fu condannato «non come traditore, ma come sospetto di tradimento, non per la rotta fede, ma per la paura che i Veneziani avevano di lui; e questa mercede gli fu data delle due provincie che la vittoriosa sua mano aveva aggiunto ai dominii della Repubblica.» (7)
Il Carmagnola fu uno dei più famosi Capitani del suo tempo; diede sviluppo alla fanteria, mutò tattica di guerra ed inventò sistemi per la fortificazione dei campi militari (8): la sua gloria era Italiana e di questa i Piemontesi più che altri andavano superbi, che anzi la Lega Cambrài stretta a danno dei Veneziani, sembrò loro una giusta vendetta del loro misfatto (9).
Spero mi sarà condonata tale storica digressione in vista delle importanti conseguenze che il soggiorno del Carmagnola arrecò a Battaglia, giacchè allorquando egli guarì a mezzo delle acque termali di Sant’Elena, queste, le quali noi abbiamo viste quasi dimenticate, presero subitamente grande rinomanza e tanta da far sì che uomini di scienza si dessero con lena a studiarle.
In fatto verso il 1500 se ne occupò il celebre Faloppio scrivendo un pregevole trattato sulla loro virtù curativa e non esitando dire «Statim quum indigent acqua validiori relegant aegros ad balneum Beatae Helenre» (10).
Però anche a quest’epoca le condizioni igieniche di Battaglia erano assai infelici, giacchè rilevasi dal Mandruzzato, dallo Stefani e da altri che i terreni erano molto paludosi, il clima malsano, e si giungeva al «Monte della Stufa» camminando per angusto sentiero lavorato sopra un argine, elevato in mezzo all’acque (11). In questo tempo ossia nel 1509 Battaglia ospitò qualche giorno Massimiliano Imperatore che moveva all’assedio di Padova con forte esercito e numerosa artiglieria: fu però sconfitto dai Veneti e dovette levare il campo.
L’ala edace del tempo e l’incuria dell’uomo avevano intanto già rovinato la chiesetta di Sant’Elena.
Volle fortuna però che verso il 1600 la ricca famiglia dei Marchesi Selvatico d’Este acquistasse i fabbricati sul Colle; l’Arcidiacono Alvise Selvatico costruì allora sulle rovine della chiesa una cappellina a Sant’Elena: e Benedetto Selvatico medico illustre ristaurò le vecchie case, cominciò la bonifica delle terre, e nell’anno 1648 gettò le fondamenta di quel grandioso palazzo che oggi torreggia maestosamente sul colle.
Nel 1743 la Veneta Repubblica incaricò i professori dell’Università di Padova di studiare e riferire sulle virtù delle acque termali di Battaglia, ed essi le dichiararono eguali per composizione ed efficacia a tutte le altre degli Euganei. E fino d’allora si escluse l’idea che queste acque fossero solforose, opinione già divisa anche da Plinio il quale lasciò scritto «Nec decolor aeris argentive medicaminum argumentum est, quando nihil eorum in Patavinis fontibus, ne odoris quidem diferentia aliqua deprehenditur» (12), ma che non ostante seguita ad essere creduta anche ai nostri giorni e che trova forse la sua ragione nell’odore che alcune sorgenti svolgono dovuto a ben altra causa che non a quella della presenza dello zolfo, il di cui gas emana soltanto in qualcuna di Abano, ma è in così scarsa quantità da disperdersi subitamente per l’aria in guisa da non poter essere assolutamente utilizzato per gli scopi medici.
I Marchesi Selvatico, dopo il verdetto dell’Ateneo Padovano, tornarono con maggior lena all’opera; con grave dispendio condussero al piano le acque termali dal Colle di Sant’Elena e lungo il canale di Battaglia fabbricarono l’attuale nuovo Stabilimento.
Dopo di essi, le terme passarono in proprietà del Meneghini e poscia del Conte Wimpffen.
Questo generoso signore non risparmiò spese per il miglioramento dei fabbricati e delle terre; si rimodernarono e completarono gli Stabilimenti l’uno al monte l’altro al piano; la palustre regione che li separava fu convertita in giardini, in parco con lunghi viali ombreggiati da annosi platani, e l’aere malsano diventò salubre, vivificatore ed olezzante gli effluvii delle magnolie.
Oggi giorno gli Stabilimenti Termali di Battaglia sono veramente i migliori fra tutti gli altri che sorgono nella zona dei Colli Euganei.
Le stanze ne sono comode, ariose, in una parola igieniche; le sale da pranzo e le sale di lettura possedono ricca ed ottima biblioteca, quelle ad uso di caffè e l’altra per il giuoco del bigliardo sono vaste, illuminate a gas con gazometro speciale dello Stabilimento, ed adattate allo scopo; i camerini per bagni e fanghi sono provvisti di letti buonissimi e di opportune vasche di marmo; il tutto poi è ammobigliato ed arredato con buon gusto e con lusso in modo da appagare le esigenze di qualsiasi persona di difficile contentatura.
Assai bello è pure il grande porticato ad alte colonne che si apre dinanzi al giardino nello Stabilimento al piano.
In questo trovano gradito convegno i bagnanti, ed esso diviene una specie di passeggio coperto per chi non vuole o non può approfittare del giardino e dei viali.
Ma oltre ai bagni termali ed ai fanghi e ad un elegante luogo costrutto per la bibita delle acque, gli Stabilimenti di Battaglia sono provveduti di varii sistemi di docciature fredde e calde, di una sala per la inalazione dell’acqua polverizzata secondo il metodo del dott. Sales-Girons, di un altra per la pneumoterapia, e finalmente di una Grotta Sudorifera naturale tanto opportuna per quei casi che richiedono l’idrosudopatia, Grotta analoga a quella di Monsumano e dove la temperatura dell’ambiente vi è anzi maggiore, raggiungendo i 47 C.i e superando così di circa 10 gradi quella di Monsumano pur tanto celebrata.
I forestieri che ogni anno convengono numerosi a Battaglia appartengono in maggioranza alla più eletta Società italiana ed estera e tutti assicurano di partire assai soddisfatti, dei luoghi, delle abitazioni, delle cure pronunciando in tal modo il migliore elogio il quale possa esser fatto alle Terme medesime. Sarebbe soltanto desiderabile che esse venissero maggiormente conosciute ed apprezzate, ciò apporterebbe grande vantaggio all’umanità sofferente, e la massima parte di quelle ricche famiglie le quali corrono all’estero in cerca di salute, io sono certo potrebbero riacquistarla con maggiori comodi, con minori sacrifici e spese e con più sicurezza, negli Stabilimenti Termali del Veneto, e di Battaglia in modo speciale.

(1) Tassoni, Secchia rapita. Canto VIII.
(2) Prof Gloria, Il Territ. Pad. lllustr.
(3) (Balbo, Sommario della Storia d’Italia.).
(4) (Balbo, Som. St. It.).
(5) Macchiavelli, Stor. Fior.
(6) Sanuto, Rer. Ital.
(7) Cibrario, Note alle nov.
(8) Cittadella, Stor. Dom. Carr.
(9) Denina, Rivol. Ital. Libr. 20.
(10) De acq. therm. Cap. 28.
(11) Fino all’anno 1558 le paludi: «ad radices collium euganeorum ingentes adherant» (Dott. Busato Aponus ecc.).
(12) Plinio, Histor. Natur. Tom. II.

Battaglia, i suoi dintorni e le sue Terme, copertina.

Testo e immagini tratti da: Dr. Pezzolo, Battaglia. I suoi dintorni e le sue Terme, Padova, Stab. Tip. della ditta L. Penada, 1883, pagine 7-20 (capitolo I).

È stata rispettata l’ortografia che appare a stampa.
L’illustrazione è stata eseguita nel 1881 dall’artista austriaco Ladislaus Eugen Petrovits (Vienna, 1839-1907).

2 Risposte a “Stabilimenti ed acque termali di Battaglia”

  1. Un vero piacere leggere questa storica pubblicazione sull’evoluzione di Battaglia Terme e delle sue fonti termali. Questo documento è tanto ricco di contenuti e ben scritto da farmi sentire ancor oggi orgoglioso delle mie origini.
    Il mio cuore piange per le traversie in cui il paese e le attività termali sono incorsi. Quanta nostalgia per come l’ho lasciato… non so cosa farei per vederlo ritornare all’importanza e ai fasti di allora.
    Grazie!
    Lino Battan

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