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Ricordi di guerra dei soldati battagliensi (3)

Terza parte delle interviste effettuate da Bruno Savin ai soldati battagliensi che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale. Le interviste qui pubblicate riguardano i soldati nati nel 1920. Insieme a ogni intervista, la scheda relativa al servizio militare prestato da ciascun soldato.

Vai alla prima parte – alla seconda parte.

Agostini Italo
Burattin Armando
Gallana Mario
Meggiorin Guido
Venturin Arturo

Sigle e abbreviazioni
Alp. Alpina; B.T. Bombardamento Terrestre; Btg Battaglione; C.R.I. Croce Rossa Italiana; Comp. Compagnia; D.M. Distretto Militare; Div. Divisione; FF.AA. Forze Armate; Ftr Fanteria; Lic licenza; O.M. Ospedale Militare; PM Posta Militare; Q.M. ? ; Rgt Reggimento; TRT Telegrafisti e Radiotelegrafisti; Z.A.T. Zona Aerea Territoriale.

AGOSTINI ITALO

Intervista al Geniere Alpino AGOSTINI ITALO, classe 1920 – 12 febbraio 2004

Agostini Italo e il padre Gaetano.

Agostini Italo e il padre Gaetano.

Quale lavoro faceva prima di essere chiamato al servizio di leva?

Cominciai a lavorare presso le Officine Galileo di Battaglia Terme dall’età di 15 anni. Sapevo usare il tornio. Praticamente lavoravo in casa, perché mio padre prestava servizio già da parecchi anni come guardiano all’entrata delle officine, dove avevamo anche l’abitazione. Infatti dai documenti del tempo io risultavo residente in Via Sega, dove c’è ancora oggi la vecchia entrata dello stabilimento.

Come mai fu assegnato al Genio?

Non saprei darle una risposta precisa. Fui mandato al Reggimento Genio di Udine e fui subito assegnato alla Compagnia Radiotelegrafisti per la divisione “Julia”. Io aveva frequentato anche la scuola di avviamento professionale che negli anni ’30 a Battaglia Terme aveva solo le prime due classi. Penso che sia stato per il fatto che qualcosa capivo di radio e telefoni. Comunque ricordo che avevo sempre desiderato essere inquadrato in un reparto alpino, al contrario di mio fratello Armando che partì volontario in Marina.

Il Geniere Alpino Agostini Italo a Udine nel 1940.

Il Geniere Alpino Agostini Italo a Udine nel 1940.

Come visse il periodo di servizio in Albania?

Direi che fu il periodo più difficile e doloroso per vari motivi. Allo scoppio della guerra mi trovavo già in Albania, da dove era stato cacciato il Re Zog. Ero nella zona del lago di Scutari, al confine col Montenegro, e fummo impiegati nella costruzione di linee telefoniche. Era la normale attività del soldato del genio radiotelegrafisti e telefonisti. Dopo alcuni mesi purtroppo fui informato della sorte accaduta a mio fratello Armando. Fu il primo dei caduti in guerra di Battaglia Terme. Il mas (sommergibile tascabile), sul quale era in servizio, era stato affondato nel mare Egeo. Mi riferirono che risultava disperso: ma si sapeva che uno, dato per disperso in mare, era da considerare sicuramente morto. Mi fu concessa una licenza e tornai a casa per una ventina di giorni. Lascio immaginare il mio stato d’animo.
Al mio rientro alla 113^ Compagnia TRT Genio Alpino fui mandato in zona di guerra, a Corizza e Konitza, al confine con la Grecia. Dopo poco giungemmo nella zona di Tepeleni, fra le montagne del Tomori, nelle valli del fiume Vojussa. Si era nel mese di novembre e dicembre del 1940. Il nostro equipaggiamento era del tutto inadeguato: le fasce gambiere continuamente bagnate, gli scarponi che diventavano di carta assorbente, i cappotti non foderati. Per terra c’era fango, neve e gelo. Per giorni e giorni, prima in avanzata contro i Greci e poi in ritirata verso il confine che avevamo superato un mese prima, non trovammo riposo e ristoro per i nostri piedi. Di notte, sotto le tende o sotto i ripari improvvisati, gelavano assieme alla neve attaccata agli scarponi. Alla fine di dicembre non ce la feci più a camminare: mi si erano congelate le dita del piede sinistro. Dovetti con dolore abbandonare i miei amici, con i quali avevo superato tanti pericoli.
Cominciò così il lungo periodo negli ospedali. Nel frattempo la mia Compagnia fu tolta dal fronte greco e spedita sul fronte russo, assieme alla Divisione “Julia”. Ho vivi ricordi del periodo passato in Albania, soprattutto perché ebbi la prova di quanto vale un’amicizia: insieme agli amici riesci a superare difficoltà che non avresti mai immaginato! Durante la convalescenza, ed anche in seguito, pensai spesso ai miei compagni della 113^ Compagnia, in guerra nell’inferno dell’inverno russo.

Cosa ricorda della data dell’8 settembre 1943?

Voglio prima raccontare un fatto: quando rientrai a Udine, fui scelto per frequentare il corso guastatori del Genio a Trieste. Il mio desiderio invece era di restare nel Genio Alpino. Così fui aggregato al Btg “Vicenza” del 9° Reggimento Alpini e mi mandarono nella zona di Aidussina. Fui impiegato nel servizio di controllo del territorio e di ordine pubblico. Ricordo che un giorno, verso la fine di luglio del 1943, il mio battaglione fu spedito in tutta fretta nella zona della Selva di Tarnova. C’era un nostro reparto di fanteria che era stato accerchiato da un folto gruppo di partigiani titini, che ormai stavano per avere la meglio. Combattemmo per due giorni per liberare i nostri fanti. E proprio nel momento degli “evviva” riconobbi, fra i nostri soldati liberati dall’accerchiamento, il mio amico Bruno Bottin. Non posso descrivere la gioia che si prova in quei momenti, nel ritrovare uno del tuo paese!
La mattina dell’8 settembre del ’43 ero sempre in servizio nella stessa zona, in provincia di Gorizia. Noi stavamo rastrellando una zona insieme ad un battaglione di soldati tedeschi. Al mattino del giorno nove i Tedeschi ci comunicarono che per noi la guerra era finita. Ci consigliarono, anzi poi ci ordinarono, di consegnare le armi: poi ci avrebbero accompagnati con una tradotta verso Trieste. Da lì avremmo potuto raggiungere le nostre case liberamente. A me sembrò un disonore consegnare il mio moschetto e così lo nascosi sotto terra, nel cortile della scuola dove era alloggiato il nostro Comando. Fummo poi caricati sulla tradotta, ma il treno non si diresse verso Trieste. Ci scaricò, dopo dieci giorni, al lager IX A di Ziegenein. Ci portarono a lavorare in una officina meccanica.

Vuole raccontare qualche ricordo della sua prigionia?

La vita del lager non fu per nessuno un lieto soggiorno. Io fui mandato in un’officina perché sapevo usare il tornio. Ci rimasi per cinque mesi, poi l’officina fu bombardata. Riuscimmo a scappare in un rifugio; purtroppo, lo scoppio di una bomba d’aereo a poco distanza, mi fece sobbalzare; il rumore e lo spostamento d’aria mi ruppero la membrana del timpano. Per venti giorni fui ricoverato all’infermeria del lager. Ma il mio udito non fu più quello di prima; mi sono rimasti degli strani ronzii.
A seguito del bombardamento, ci trasferirono a Hersfeld, in un’altra fabbrica, dove si costruivano motori per aereo. Il vitto era sempre limitato. Ricordo che per un certo tempo ci mandarono a lavorare in campagna per zappare le barbabietole. Mi trovai in compagnia di un certo Guolo, che abitava in Via Mincana di Carrara S. Giorgio. Lui aveva una scorta di riso e assieme preparammo per diversi giorno il risotto con le foglie di barbabietola. Aveva proprio un sapore prelibato, a confronto con la sbobba che ci portavano nelle baracche. È proprio vero che le difficoltà aguzzano l’ingegno!
Finalmente arrivarono le truppe americane e i Tedeschi si dileguarono: era il 31 marzo del 1945. A proposito del moschetto che nascosi a Cracova Serravalle, dove i Tedeschi mi fecero prigioniero: provai per tre volte il suo recupero. Durante delle gite deviai dal percorso e passai per quel paesino; ma non trovai tracce del cortile della scuola. Poi venni a sapere che sul terreno della scuola avevano costruito un caseggiato ed una piazza. Il mio moschetto sarà ancora là sotto il cemento; aspetta il suo legittimo proprietario. Però lo lascio volentieri a chi lo recupererà.

AGOSTINI ITALO di Gaetano e di Fasolato Amalia nato il 26-7-1920, a Battaglia Terme ed ivi residente in Via Sega -Matricola n.19472- Lavoro: meccanico tornitore – Scuola: 2^ cl. Avviamento professionale.
Altezza cm 169 Torace cm 87 – Capelli castani lisci – Occhi castani.
Visita di leva il 24-1-1939.
Chiamato alle armi il 2-2-1940, giunge all’11° Rgt Genio Comp. Genio Alpino in Udine.

I genieri Pregnolato Giacomo e Agostini Italo a Udine.

I genieri Pregnolato Giacomo e Agostini Italo a Udine.
Parte il 28 febbraio per l’Albania; si imbarca a Bari con la 3^ Comp. Mista per la Div. Alp. “Julia” e sbarca a Durazzo il giorno dopo. Raggiunge la zona di Scutari. Il 10 giugno viene mobilitato con la 113^ Comp. T.R.T. (trasmissioni) del III Btg Misto del Genio per div. alp. “Julia”. Il 22 settembre va in licenza di gg. 18+6 in occasione della morte del fratello Armando, avvenuta nei pressi di Rodi. Entra in zona di guerra il 28 ottobre; viene trasferito verso il confine con la Grecia nella zona di Tepeleni fra il fiume Vojussa e la catena montuosa del Tomori. Il 29 dicembre entra all’O.M. n.503 di Berati per congelamento ai piedi.
Rientra in Italia il 9-1-1941: viene traslocato per via aerea da Berati a Tirana e, da qui, all’O.M. di Foggia. Passa poi all’Osp. Civile di Foggia. Il 13 gennaio è trasferito all’O.M. di riserva “Vittorio Emanuele III” di Trieste col Treno Ospedale n.6. Esce dall’O.M. il 17 febbraio e va in lic. di conval. di gg. 70 per congelamento di II grado al piede sinistro, dipendente da causa di servizio. Il 30 aprile rientra al deposito dell’11° Rgt Genio in zona di guerra. L’8-1-1942 è mandato in congedo per avere il padre alle armi e un fratello disperso in guerra. Viene richiamato alle armi il 23-2-1943 e si presenta al deposito del 14° Rgt Genio in Belluno 1^ Compagnia telegrafisti. Il 15 maggio è trasferito al 5° Rgt Genio in Banne (Trieste) per la frequenza del Corso Guastatori. Rientra il 12 giugno, interrompendo il corso per guastatori e viene rimandato all’11° Rgt Genio III Btg Genio Alpino per la Divisione “Julia” PM202A. Il 5 luglio è aggregato al 9° Rgt Alpini Btg “Vicenza” a Gorizia Comp. Comando a S. Vito di Vipacco (Go) e Aidussina. L’8 settembre viene catturato dalle truppe tedesche mentre si trova presso il Btg “Vicenza” a Cracova Serravalle (Go). È condotto in Germania al lager IX A di Ziegenein; Matric. di prigioniero n.77589. Il 15 ottobre è mandato a lavorare a Kassel e poi a Hersfeld. È liberato dalle truppe americane il 31-3-45. Il 29 agosto rientra dalla prigionia e va in licenza di rimpatrio di gg. 60 con assegni. Il 15 novembre è ricollocato in congedo.
Operazioni di guerra: dal 28-10 al 28-12-40 alla frontiera greco-albanese con il III Btg Misto Genio per la Divisione Alpina “Julia”. Campagne di guerra: 1943-1944-1945. Croce al Merito di Guerra n.9272 il 24/6/1967. Ha titolo all’attribuzione dei benefici di legge per essere stato prigioniero dei Tedeschi dall’8/9/43 all’8/5/45 e trattenuto dalle FF.AA. Alleate fino al 29/8/45.

BURATTIN ARMANDO

Intervista all’Aiutante di Sanità BURATTIN ARMANDO, classe 1920 – 18 aprile 2003

Burattin Armando con il suo violino nel 1941.

1941 – Burattin Armando e il violino.

Quando fu chiamato alle armi quale lavoro svolgeva?

Riuscii ad avere il ritardo nella chiamata alle armi perché ero iscritto al IX anno del Corso presso l’Istituto Musicale “Cesare Pollini” di Padova. Nel 1942 non concessero più ritardi e dovetti presentarmi al Distretto Militare di Padova. Fui assegnato all’Ospedale Militare come aiutante di sanità e mandato al distaccamento di Este. Così potei continuare, seppure con difficoltà, a studiare musica per conseguire il diploma in viola e violino.

Burattin Armando in una foto del 1942.

1942 – Burattin Armando.

Ci furono dei momenti in cui la sua vita fu in pericolo ed ebbe paura?

In tempo di guerra si è sempre in pericolo. Comunque ricordo tre fatti in cui ebbi particolarmente paura.
Il primo mi capitò mentre mi recavo al Conservatorio di Padova. Avevo avuto un giorno di permesso per sostenere un esame. A quei tempi non c’era il traffico di oggi; qualche mezzo motorizzato però passava. Riuscii ad ottenere un passaggio dal guidatore di un camioncino che trasportava forme di formaggio grana. All’altezza del Cataio vedemmo arrivare due aerei alleati che cominciarono a mitragliarci. Subito ci fermammo e trovammo rifugio sotto l’automezzo. Vedemmo i colpi cadere tutto intorno a noi. Quando gli aerei se ne andarono ci accorgemmo che le forme di grana avevano preso fuoco. Allora cominciammo a farle rotolare lungo la scarpata dell’argine della strada per far spegnere il fuoco. In compenso alla fine l’autista me ne regalò una. All’entrata del paese incontrai un soldato tedesco che mi requisì il formaggio. Nel frattempo le altre forme erano già sparite, raccolte dalla gente del luogo e dai passanti. Quella volta, oltre a farmi passare la paura, dovetti farmi passare anche un po’ di rabbia.
Un altro grosso pericolo lo corsi la vigilia di Natale del 1944. Ero stato chiamato da un cappellano militare cattolico e da uno protestante a suonare durante un concerto per la notte di Natale a favore dei soldati che erano al fronte. Ormai gli Alleati erano a Ravenna. Il concerto doveva tenersi a Bagnocavallo. Partimmo con una ambulanza. Giunti al Po, vedemmo arrivare un aereo americano che cominciò ad abbassarsi verso di noi. Ci trovavamo sul traghetto militare e non potevamo avere scampo. Per nostra fortuna il pilota si accorse della grande croce rossa dipinta sull’ambulanza; fece una piccola cabrata, ci salutò con la mano e se ne andò. Ci andò liscia. Così la mia musica poté rasserenare per qualche ora gli animi dei soldati al fronte, nella notte di Natale.
Un altro episodio in cui rischiai la pelle si verificò durante i bombardamenti sulla ferrovia e sulla galleria di Battaglia Terme. Ero in servizio presso l’ospedale “Italo Balbo” dell’INPS dove erano ricoverati moltissimi soldati provenienti da tutti i fronti ed ammalati di tbc. Sopra lo Stabilimento era disegnata una grande croce rossa e quindi io pensavo di essere certamente al sicuro. All’inizio di un bombardamento mi recai sul tetto dell’ospedale per osservare i movimenti degli aerei. All’improvviso una bomba fu sganciata sulla linea ferroviaria e sentii uno scoppio fragoroso. Subito sentii dei sibili assordanti e mi vidi il giubbetto della divisa aprirsi. Mi osservai e vidi che mi mancavano i bottoni: una scheggia me li aveva staccati tutti. Quella volta avevo commesso un’imprudenza; mi salvai per miracolo e non mi tornò più la voglia di ripetere l’esperienza.

BURATTIN ARMANDO di Antonio e di Trentin Natalia nato il 23-12-1920 a Battaglia T. ed ivi residente in Via Roma 330 -Matricola n. 19474- Lavoro: studente – Scuola: 6°corso Istituto Musicale superiore.
Altezza cm.173 Torace cm.83 – Capelli castano chiari ondulati – Occhi celesti.
Visita leva: 24-1-1939.
Chiamato alle armi il 16-1-1942, giunge al D.M. di Padova che lo ricovera all’O.M. per compressione vestibolare sinistra post traumatica. Viene dimesso dall’O.M. il giorno 27 ed è assegnato alla 4^ Comp. di Sanità di Padova – Distacc.to di Este presso il Comando Presidio Sanità.

1942, Burattin Armando (al centro della foto) al Distaccamento della 4^ Compagnia di Sanità a Este.

1942 – Burattin Armando (al centro) al Distaccamento della 4^ Compagnia di Sanità a Este.
Il 7 marzo è autorizzato a far uso del bracciale internazionale di neutralità, ai termini dell’art.21 della Convenzione Internazionale di Ginevra del 27-7-1929.
Certificato d'identità rilasciato a Burattin Armando.
L’8-9-1943 sbanda per gli eventi seguiti all’armistizio e rientra in famiglia. Il 9-10-1943 è richiamato in servizio dall’O.M. di Padova in quanto, avendo l’incarico di aiutante di sanità, è soggetto alla Convenzione di Ginevra. È inviato alla 4^ Comp. Di Sanità in Baone (Pd). Il 7 novembre è aggregato all’ospedale-sanatorio di Battaglia Terme per militari italiani malati provenienti da tutti i fronti con sede nello Stabilimento Termale INPS requisito. Nel luglio del 1944 questo ospedale viene occupato dalle truppe tedesche e diventa Feldlazaret. Continua la sua opera di infermiere fino alla fine della guerra. Il 28-4-1945 è congedato.
Raggiunge la zona di guerra e la linea del fronte in occasione dei concerti eseguiti per le forze armate, specialmente in occasione delle festività natalizie e pasquali.

GALLANA MARIO

Intervista al Caporale Maggiore GALLANA cav. MARIO, classe 1920 – 2 maggio 2003

Foto di Mario Gallana durante la guerra.

Mario Gallana.

Durante il suo servizio militare ha avuto molti amici e molti nemici: se li ricorda?

Ricordo molti amici, specialmente quelli della mia squadra. Ma voglio precisare che quando cominciò la guerra i nostri nemici erano i Francesi, gli Inglesi, i Russi e più tardi anche gli Americani; i nostri amici erano i Tedeschi e i Giapponesi. Con l’armistizio dell’ 8 settembre 1943 le cose si capovolsero: i nemici diventarono amici e quelli con i quali avevamo combattuto fino a quel giorno divennero nostri nemici.
Certamente è difficile, per chi non ha vissuto quei momenti, capire quale fu il nostro stato d’animo, quale fu il dilemma e quanto difficili furono le scelte che dovemmo fare noi soldati, specie in mancanza di indicazioni dai nostri Superiori. In ogni modo io mi comportai secondo quanto mi diceva la mia coscienza e il mio senso del dovere.

Cosa ricorda di quei giorni dell’armistizio?

Come dicevo prima, ci fu una grande confusione. Io mi trovavo con l’incarico di Comandante di Squadra Guastatori in Corsica. Ebbi l’ordine di minare la polveriera e il ponte di accesso prima dell’arrivo delle truppe tedesche che stavano cercando di prenderci prigionieri. Eseguito l’ordine, durante il ritorno al Reparto, fui catturato dai Tedeschi che si stavano dirigendo verso la località di Barchetta dove c’erano i più grandi magazzini viveri della Corsica. Fui caricato su un camion e portato in un vicino campo di raccolta, sorvegliato a vista dalle SS, in attesa di essere portato in Germania. Ormai non vedevo più via di scampo. Stava nel frattempo transitando nelle vicinanze l’autocolonna tedesca che si dirigeva verso Barchetta, proveniente da S. Bonifacio. Con un balzo scavalcai la recinzione e mi intrufolai nella fila di automezzi. Fui preso e riempito di calci e botte, ma alla fine un sergente maggiore tedesco, nato in Italia ma abitante in Germania, mi fece salire su un camion per portarmi a Bastia e imbarcarmi per Genova. Certo che la destinazione era sempre un campo di concentramento. Ad un certo momento l’autocolonna fu attaccata da aerei alleati e vi fu un fuggi fuggi generale. Io ne approfittai e scappai in mezzo ai monti. I Tedeschi cercarono di inseguirmi, ma io mi dileguai nella boscaglia. Ma non era ancora finita. Mentre cercavo di orientarmi, fui attaccato da un branco di cinghiali che mi costrinsero a trovare rifugio sopra un albero. Intanto mi sentivo la febbre alta addosso. Mi legai ai rami con la cinghia dei pantaloni e rimasi su quella pianta per un giorno e una notte.
Poi scesi e riuscii a rintracciare il Comando italiano che si trovava a Calvi. Fui soccorso e curato. Nel frattempo erano arrivati gli Anglo-americani che ci trasferirono in Sardegna.

Quali furono i rapporti con le forze alleate?

Quando arrivarono gli Alleati ci divisero in vari gruppi: alcuni furono mandati in Inghilterra, altri in America; a me fu detto:” Tu vieni a combattere con noi in Italia!” E così è stato. Mi portarono a Napoli e mi inquadrarono nel Gruppo da combattimento “Friuli”. Partecipai alla guerra di liberazione della nostra martoriata Patria e tanti nostri soldati compirono atti di valore e sacrificarono la vita per l’Italia, scrivendo così vere pagine di gloria. Io sono ancora fiero del dovere compiuto per la conquista della libertà e della democrazia di tutti gli Italiani. E queste cose è giusto che non vengano dimenticate dalle future generazioni, che forse non crederanno a quanto ho raccontato. Ma sono tutti fatti veri.

GALLANA MARIO di Giuseppe Natale e di Santi Teresina nato il 24-6-1920 a Vescovana ed ivi residente e poi Battaglia T. -Matricola n.22186- Lavoro: bracciante – Scuola: cl. 5^ elementare.
Altezza cm.165 Torace cm 86 – Capelli neri lisci – Occhi castani.
Visita di leva il 1°-5-1939.
Chiamato alle armi il 21-3-1940 giunge all’87° Rgt Ftr “Friuli” in Siena. Il 30 aprile diventa Soldato scelto. Il 10 giugno viene mandato sul fronte alpino occidentale ed entra in zona di guerra. Il 6 settembre è aggregato al 128° Rgt Ftr in Susegana perché facente parte della Squadra d’assalto contro opere fortificate (guastatori). Diventa Caporale il 15 settembre. Il 31 ottobre passa al Reparto Attacco Ravvicinato Opere fortificate (primi nuclei guastatori-incursori). Ritorna all’87° Rgt Ftr il 13-3-1941, destinato al fronte giulio. Segue il Rgt nelle operazioni fino a Lubiana. Il 31 dicembre è promosso Caporale Maggiore. Parte per la Corsica il 18-11-’42: si imbarca a Livorno e sbarca a Bastia (Belvedere) il giorno dopo, in zona di guerra. Il 17-7-’43 è trasferito al 551° Btg Costiero. Il 1° ottobre viene preso dalle truppe alleate a Fontanone di Barchetta (Corsica). Dall’1-1-1944 è impiegato dalle autorità alleate quale cooperatore per esigenze di guerra ed è assegnato al II Btg Ftr d’occupazione. Il 20 febbraio è inquadrato nella Divisione “Friuli” II Btg provvisorio approntato ad Olbia. Dopo 10 giorni il Btg passa al 590° Rgt Ftr e dal 2 maggio al 34° Btg Servizi Q.M. Il 25 agosto entra all’O.M. da campo n.152 nei pressi di Roma (PM181) per malaria. Rientra al Corpo il 5 settembre. Ottiene 5 gg. di riposo. Dopo una settimana assume l’incarico di Comandante di squadra fucilieri. Il 28-1-1945 è ricoverato all’Osped. Territ. della C.R.I. n.29 ad Antignano (Livorno). Il 29 marzo rientra al Corpo. Entra all’O.M. di Lucca il 6 aprile; esce il giorno dopo e va in licenza di conval. di gg. 60. Il 7 giugno entra all’O.M. di Treviso per controllo. Dopo 20 giorni è dimesso e mandato in licenza di conval. di gg. 20. Il 17-7-1945 entra all’O.M. di Padova; il giorno dopo va in lic. di conval. di gg. 60. Il 17 settembre ritorna all’O.M. di Padova. Dopo dieci giorni è mandato al Corpo con gg. 15 di riposo. Il 27 settembre si trova alla Scuola di Fanteria di Cesano. Il 15 ottobre passa all’88° Rgt Ftr “Friuli” I Gruppo Combattimento. Il 15-11-1945 va in congedo. È promosso Sergente a titolo onorifico con Decreto Ministeriale n.III/8/325/0235 del 7-7-2005.
Operazioni di guerra: con l’87° Rgt Ftr: dall’11 al 25/6/40 alla frontiera alpina occidentale; dall’8 al 18/4/41 alla frontiera italo-jugos.; dal 19/11/42 all’8/9/43 in Corsica; dal 9/9 al 4/10/43 in Corsica -guerra di liberazione-; dal 10/10/44 al 28/1/45 in Italia-guerra di liberazione- con il 34° Btg Servizi. Campagne di guerra: 1941-1942-1943-1944-1945.
Croci al Merito di Guerra n. 9814 il 24/6/67, n.23588 il 5/4/80 e n.68 il 10/10/91.
Conferito diploma d’onore dei combattenti della libertà n.075/218 il 19/6/84.

Decorazioni assegnate al Sergente Gallana Mario per essersi distinto nelle operazioni di guerra.

Decorazioni assegnate al Sergente Gallana Mario: n.3 Croci di Guerra; n.3 stelle per le campagne 1941-1942-1943; n.2 stelle per la Guerra di Liberazione 1944-1945; decorazioni della Divisione “Friuli”; Croce di Cavaliere della Repubblica.

MEGGIORIN GUIDO

Intervista all’Artigliere MEGGIORIN GUIDO, classe 1920 – 13 novembre 2002

1940, L'artigliere Meggiorin Guido al campo.

1940: L’artigliere Meggiorin Guido al campo.

Quale lavoro faceva all’atto della chiamata alle armi?

Fui chiamato nel marzo del 1940 e la guerra per noi non era ancora cominciata, anche se si sapeva che la Germania già combatteva in mezza Europa. Io lavoravo in Officina Galileo come carpentiere e dove rientrerò alla fine della guerra.

Ci furono dei momenti in cui ebbe molta paura?

Quando si è in guerra c’è da avere sempre paura, anche quando non sei al fronte. Gli aerei ci sorvolavano spesso e bombardavano. Racconterò un episodio in cui ebbi paura, non del nemico, ma di finire in prigione. Nel maggio del 1941 mi trovavo in servizio a Treviso e un sabato pensai di arrivare fino a casa. Allora i soldati potevano viaggiare solo in tradotta; per salire sugli altri treni occorreva una speciale autorizzazione. Ma non avevo molte ore a disposizione e tradotte non ce n’erano. Così presi un treno normale. Ma fui pescato dalla ronda che allora saliva anche sui treni e così, invece di scendere a Battaglia, fui portato fino a Monselice e consegnato ai Carabinieri perché mi riaccompagnassero in caserma. Cercai di approfittare di un loro momento di distrazione e scappai dalla stazione ferroviaria, incamminandomi verso casa. Purtroppo sulla strada verso Battaglia fui fermato da una pattuglia che mi condusse alla Stazione Carabinieri del mio paese. Implorai e supplicai il Maresciallo di lasciarmi libero e promisi che sarei subito rientrato a Treviso. Fui lasciato andare e rientrai in caserma. Quella volta me la cavai con 5 giorni di camera di punizione semplice. Ma le paure più terribili furono quelle che passai durante il servizio in contraerea. Infatti, quando suonava l’allarme aereo, tutti correvano ai rifugi; ma noi dovevamo invece far funzionare i cannoncini di difesa dell’aeroporto. Perciò eravamo i più esposti al pericolo. Quei quarti d’ora erano proprio un inferno!

Cosa avvenne per lei l’8 settembre 1943?

Alle sei di sera di quel giorno ricevemmo l’ordine di danneggiare la pista di atterraggio dell’aeroporto di Manduria dove mi trovavo, di chiudere i nostri aerei negli hangar e sabotarli. Riuscimmo ad arare un tratto di pista e poi molti di noi cercarono di nascondersi nei paraggi in attesa degli avvenimenti. La 5^ armata alleata arrivò con gli aerei e occupò l’aeroporto. Noi cercammo di restare nascosti cibandoci di quello che trovavamo nelle campagne, dormendo nei fossi. Ma dopo una settimana ci arrendemmo perché stavamo morendo di fame. Da allora fui impiegato subito come soldato del Corpo Italiano di Liberazione e seguii le truppe alleate con l’incarico di autista per rifornire le linee del fronte con viveri e materiali.

MEGGIORIN GUIDO di Luigi e di Fasolo Cesira nato il 28-10-1920 a Montegrotto T. e residente
a Battaglia T. in Via Maggiore -Matricola n.24773- Lavoro: carpentiere pesante – Scuola:5^ elementare.
Altezza cm 165 Torace cm 89 – Capelli castani lisci – Occhi castani.
Visita di leva il 19-12-1939.
Chiamato alle armi il 17-3-1940, giunge al 6° Rgt Art. ippotrainata 3^ Btr in Gorizia. Il 23 giugno passa al 32° Rgt Art. Divisione “Marche” I Gruppo 3^ Btr obici da 100/17 in Mestre con l’incarico di puntatore; è mobilitato a Roncegno. PM 32.
Il 25 dicembre è trasferito al 27° Rgt Art Divisione “Cuneo” I Gruppo obici da 100/17. Il 30 dicembre ritorna al 32° Rgt Art Deposito in Treviso come autista. Il 16-9-1941 è trattenuto alle armi. Il 29 settembre va in licenza straordinaria di gg. 30.
Il 20 ottobre passa al 5° Rgt Art c/a in Padova. Il 10-1-1942 è assegnato quale puntatore alla Sezione cannoni da 20 m/m Scotti Oerlikon mobilitata e aggregata al R. Aeroporto del Littorio in Roma, in zona di guerra. Il 14 luglio è aggregato con la stessa Sezione mobilitata al R. Aeroporto n.466 di Manduria (Brindisi), sempre in zona di guerra (PM 3450). Il 24-2-1943 va in licenza straordinaria di gg. 15+4. Alla data dell’8-9-1943 si trova sempre in Puglia presso la Sezione cannoni da 20m/m a Lecce, continua il suo servizio e successivamente non venne mai a trovarsi in territorio occupato dai nazifascisti. Il 15 settembre è assegnato alla 228^ Comp. Autotrasporti, dipendente dal C.I.L. – Corpo Italiano di Liberazione quale autista e motociclista. Viene smobilitato l’8-5-1945. In data 1-10-1945 risulta in servizio al seguito delle truppe americane; arriva a Mira (Ve) col Quartier Generale del C.I.L. con l’incarico di autista del gen. Tommaselli. È congedato il 1° novembre 1945.
Operazioni di guerra: dal 18/11/1942 all’08/09/1943 in territorio nazionale per la difesa degli aeroporti con il 5°Rgt Art c/a. Ha fatto parte dal 15-9-1943 all’8-5-1945 della 228^ Comp. Trasporti, in zona di operazioni (periodo valido per l’attribuzione delle campagne di guerra). Campagne di guerra: 1943-1944-1945. Croce al merito di guerra n.666/2002 l’11/11/2002. Gli viene rilasciata l’idoneità alla guida di autoveicoli a motore a scoppio dal Comando della 228^ Compagnia Trasporti (PM16) il 30-6-1945.

VENTURIN ARTURO

Intervista al Primo Aviere VENTURIN ARTURO, classe 1920 – 21 giugno 2004

1940 – L’allievo specialista dell’Aeronautica Venturin Arturo a Torino (terzo da sinistra a terra).

1940 – L’allievo specialista dell’Aeronautica Venturin Arturo a Torino (terzo da sinistra a terra).

Come capitò a tanti soldati italiani, la data dell’8 settembre 1943 costituì una giornata dolorosa e tragica. Ci fu chi ebbe fortuna e chi invece, in quel giorno, iniziò una serie interminabile di paure, di dolori e di incredibili sofferenze. A lei come andò?

Io fui alquanto fortunato, ma feci di tutto per aiutare la fortuna, correndo pericoli e superando ostacoli sempre nuovi ed imprevisti. Anche per me la data dell’armistizio segnò un periodo di paura e di sofferenze. Ma vorrei cominciare dall’inizio a raccontare la mia “odissea”. Si trattò proprio di una lunga rincorsa verso la salvezza che sembrava sfuggirmi sempre. Insieme con me c’erano altri due amici: De Vinch Francesco di Battaglia Terme e Ravanello Dino di Pernumia. Aiutandoci tutti e tre, riuscimmo a salvare la pelle.
La mattina del 9 settembre 1943, uscito dalla camerata, osservai incuriosito l’assoluta calma che regnava in tutta l’aerea dell’aeroporto di Forlì: nessun movimento di automezzi, nessun aviere sul campo, nessun aereo sulla pista; cosa era successo? Nessuno sapeva niente. Dopo poco però vedemmo dei nostri amici avieri correre verso l’uscita con gli zaini e le armi. Gridavano: “Via,via; i Tedeschi stanno arrivando per prenderci tutti!” Io e gli altri due amici fummo subito informati di quello che stava capitando; ordini non ce n’erano e decidemmo di fare quello che tutti stavano facendo. Io avevo in consegna un carro attrezzi e lo usammo tutti e tre per allontanarci in tutta fretta. Ci dirigemmo verso il Passo della Futa. Avemmo il primo colpo di fortuna quando restammo senza gasolio proprio sulla cima del passo; così riuscimmo a fare tutta la discesa verso Rieti anche se nel serbatoio con c’era un goccio di carburante. Giunti nei pressi di Rieti fummo avvicinati da un signore alquanto distinto, penso che fosse stato un ingegnere o un professore. Ci raccomandò di non sparare nemmeno un colpo perché i dintorni erano pieni di pattuglie tedesche alla ricerca di soldati fuggiaschi ed anche perché voleva evitare rappresaglie al suo paese. Allora caricammo le armi sul carro attrezzi e, dopo averlo spinto sull’orlo della strada, lo facemmo precipitare in un dirupo.
Gli abitanti del luogo ci fornirono alcuni abiti civili e ci dirigemmo verso Firenze. Infatti riuscimmo a raggiungere un autobus in partenza per quella città. L’autista dell’autobus consegnò a me una borsa a tracolla con tutti i blocchetti dei biglietti e agli altri un giubbotto della società dei trasporti e un berretto. Insomma mi trasformai in bigliettaio. Fu un altro colpo di fortuna per noi. Infatti fummo fermati da una pattuglia tedesca a metà strada: io aprii subito la porta e feci salire il soldato che controllò i passeggeri. Gli altri due amici furono scambiati per addetti della società di autobus. Così ce la cavammo in quella pericolosa situazione. A Firenze riuscimmo a salire su un treno in partenza per Bologna; c’erano poliziotti tedeschi dappertutto.
Finalmente il treno partì strapieno in ogni posto, nei corridoi, nei gabinetti; qualcuno era salito perfino sui tetti dei vagoni. Ricordo che all’uscita dalla galleria sotto gli Appennini, che era lunga una quindicina di chilometri, rimasero gran poche persone sopra le vetture; credo che la maggior parte sia stata soffocata dal fumo della ciminiera della macchina del treno. Il treno proseguì fino a Monselice. Quando vidi i Colli Euganei in lontananza mi si strinse il cuore dalla gioia. Però non era ancora finita. Durante il viaggio avevamo visto in ogni stazione gruppi di soldati tedeschi che controllavano tutti i giovani che scendevano dal treno. Noi ci portammo verso la coda del convoglio e scendemmo quando il treno, che aveva rallentato, era ancora fuori dalla stazione. Così riuscimmo ad eludere la sorveglianza e a raggiungere le nostre case.
Però la vita non era affatto tranquilla. Giunse l’ordine di presentazione fatto dalla Repubblica Sociale. Allora mio padre scavò un grossa buca nella campagna e vi seppellì una vecchia botte che era servita per tanti anni per annaffiare le viti. Quello fu il mio rifugio dove passai tante notti e tante ore di preoccupazione e paura. Fui ancora una volta fortunato perché nessuno mi tradì. Ad un certo punto si seppe che occorrevano lavoratori per la compagnia Todt di Speer che stava costruendo fossati anticarro su una lunga linea al di qua del Po per cercare di frenare l’avanzata delle truppe alleate. Dissero che chi lavorava per la Todt era esonerato dalla chiamata alle armi. Non c’era molto da fidarsi; però tutti cercavano un modo per evitare di essere mandati al fronte. Così mi presentai; assieme ad altri di Pernumia, mi portarono a Peschiera. Dopo qualche settimana si sparse la voce che una parte di noi sarebbe partita per lavorare in Germania: questa notizia allarmò tutti. Ma come fare per sfuggire? Io mi ero fatto amico di un ragazzo che era stato incaricato di fare la guardia alla stalla del Comandante del presidio tedesco. Siccome qualcosa di mucche sapevo, mi aggregai a questo ragazzo ed evitai di partire per la Germania. Fu un altro colpo di fortuna. Pensai di farmi mandare a Pernumia perché i lavori di scavo erano cominciati anche nella zona fra Pozzonovo e i Colli Euganei. Fui incaricato di guidare un camion che trasportava i lavoratori dai vari paesi fino alle campagne dove si stava scavando questo vallo di difesa che si dimostrò un’opera inutile perché gli Alleati lo oltrepassarono senza alcuna difficoltà.
Ecco: riuscii a salvare la pelle, ma non fu facile. La mia “odissea” era terminata. Seppi in seguito quale triste e dolorosa sorte era capitata a tanti miei amici. Ebbi anche fortuna.

VENTURIN ARTURO di Giovanni e di Vascon Emilia nato il 1°-3-1920 a Pernumia, ivi residente e poi a Battaglia T. -Matricola n.19588/100525- Lavoro: contadino – Scuola: cl. 5^ elementare.
Altezza cm.166 Torace cm.84 Capelli castani lisci – Occhi castani.
Visita di leva il 27-1-1939.
Viene chiamato il 14-1-1940 e giunge quale aviere volontario Arma Aeronautica al Centro Leva e Reclutamento della 1^ Z.A.T. in qualità di allievo montatore con la ferma di mesi 30 e con l’obbligo continuativo di volo. È subito avviato alla Scuola Specialisti “Dalmazio Birago” di Torino – Reparto Presidiario Aeronautico, in zona di guerra. Frequenta il 20° Corso Montatori. Il 19 luglio risulta idoneo al corso (52° su 70) e viene trasferito alla Scuola Specialisti della R. Aeronautica di Capua per il Corso Strumentisti. Il 4 settembre è assegnato al 46° Stormo B.T. in Catania 254^ Squadriglia 105° Gruppo Autonomo. Parte per l’Albania il 28 ottobre e giunge all’aeroporto di Tirana. Viene impiegato sul fronte greco-albanese. Il 16 dicembre è nominato “montatore”. Rientra in Italia il 18-4-1941 all’aeroporto di Bari. Il 25 maggio è nominato Aviere scelto. Il 12 luglio va all’aeroporto di Pisa. Il 10-10-1942 passa all’aeroporto di Cagliari Elmas con gli aerosiluranti. È trasferito ancora il 25-4-1943 all’aeroporto di Forlì con gli Junkers 88. Il 9 settembre sbanda in seguito agli avvenimenti verificatisi successivamente all’armistizio ed è considerato in licenza illimitata senza assegni. Durante questo periodo è impiegato come autista di camion nei lavori obbligatori della Todt per lo scavo di trincee anticarro. Il 25-4-1945 rientra in servizio all’Aeroporto di Lecce – Scuola di pilotaggio. È promosso Primo Aviere ed impiegato nell’addestramento dei piloti ai voli notturni con le forze alleate.

L’aereo in manutenzione al motorista I° Aviere Venturin Arturo durante la guerra.

L’aereo in manutenzione al motorista I° Aviere Venturin Arturo.
È congedato il 14-4-1946. È promosso Sergente dell’Aeronautica a titolo onorifico con Decreto del Ministero della Difesa n.8/325/223 del 12-4-2005.
Operazioni di guerra: dal 4-9-40 all’8-9-43 nel Mediterraneo. Campagne di guerra: 1940-1941-1942-1943.

Interviste di Bruno Savin

E noi... chi siamo!? 1939-1946, Battaglia Terme nella 2a Guerra Mondiale, copertina.

Le interviste ai soldati e le schede relative al loro servizio militare sono tratte da: Bruno Savin, “E noi… chi siamo!?” 1939-1946, Battaglia Terme nella 2a Guerra Mondiale, Battaglia Terme, 2006, alle pagine 250-252, 260-264, 279-281 e 401-402. Sono inoltre qui pubblicate le relative immagini.