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Nome, sito e antichità di Battaglia

In questo articolo vengono pubblicate le pagine iniziali di un testo scritto da don Guido Beltrame († 2002) per la Parrocchia di S. Giacomo maggiore di Battaglia Terme. Queste pagine riguardano il nome del paese, la descrizione della località, le testimonianze significative e le antichità del luogo.

LE ORIGINI

Il Toponimo

Andrea Cittadella 1 fu forse il primo a preoccuparsi di dare una spiegazione al nome di Battaglia: «Battaglia o Battaja dove incontrandosi l’acque [che] vengono da Padova e d’Este quasi combattono.»
Ma il Gloria 2 nel 1862 afferma che

non pare ammissibile che tale nome derivi dall’urtarsi che fanno in quel luogo il Frassine, che viene da Este e Monselice, ed il Bacchiglione che scende da Padova, componente il Canale di Battaglia, per riversarsi uniti nel Canale di Sotto.

E continua:

Quello statuto [del 1235] e l’altro intorno ai molini, che si dirà, mostrano ad un tempo  come sia erronea la tradizione  che fa provenire il nome Battaglia da un conflitto tra i principi da Carrara ed i Veneziani avvenuto al Catajo presso la Chiesetta del Pigozzo mercecché i da Carrara non signoreggiarono Padova innanzi il 1318. Né in fine credo ciò che altri asseriscono, aver originato quel nome dalla famiglia Battaja, essendo più proprio dell’Età di Mezzo, che le famiglie si nomassero dai luoghi, non i luoghi da esse, tanto più che non era allora comune l’uso dei cognomi. Onde non so dire da che Battaglia si appelli così.

Nemmeno l’Olivieri 3 convince quando dice «Credo si riferiscano tutti questi nomi [Bastia, Battaglia] a qualche fatto d’arme avvenuto in quei luoghi.» Contradditoria addirittura sembra essere l’affermazione 4: «La storia di Battaglia [il cui nome deriva probabilmente da Baptaleria, cioè dai mulini dove si battevano i panni] risale sicuramente a prima ancora del Mille…»; ma prima del Mille, quando esisteva già la località di Battaglia, non esistevano certo nella zona mulini dove si potessero battere i panni! Il recentissimo G.B. Pellegrini 5 infine non tenta nemmeno di offrire una qualche spiegazione del toponimo in questione.
Non dovrebbe invece essere troppo lontano dal vero chi ragionasse così: l’odierno italianizzato Battaglia era per i latini Baptalea che porta con sé la radice del verbo greco BAPTO – da cui anche BAPTISO – che vuol dire immergo, bagno, lavo.
Baptalea dunque significherebbe semplicemente luogo delle abluzioni, dei bagni. 6

Mi accorgo ora che già nel Numero Unico stampato in occasione del VI° Centenario della Chiesa di S. Giacomo, il 13 novembre 1932, c’è stato chi ha pensato al verbo greco bapto per spiegare l’origine del nome Battaglia: « […] Altri la fanno venire dal verbo greco  bapto che significa  lavare, quasicché ci fossero qui una o più lavanderie date le sorgenti termali che si prestavano al bucato […] » Chi pensava così era assai vicino alla soluzione; bastava riflettere  solo che il verbo greco  bapto non significa soltanto lavo i panni, ma anche lavo me stesso, cioè faccio il bagno…

Battaglia Terme vista dal "ponte dei cavalanti".

Battaglia Terme vista dal Ponte dei cavalanti (= tiradori di barca). Il paese si è sviluppato lungo le sponde dell’omonimo canale, che scorre parallelamente all’antica strada. Grazie al suo canale, oltre che zona agricola e termale, Battaglia è potuta divenire anche centro industriale e commerciale.

Foto: Alessandra Lanza.

IL SITO

Nel 1921 S. Pietro Montagnon, che dal 1838 sotto l’Austria era stata frazione del comune di Battaglia, ottenne l’autonomia comunale e nel 1927 divenne Montegrotto Terme; già nel 1925 Battaglia aveva potuto aggiungere Terme al suo toponimo. Per questa scissione Battaglia Terme è ora, per superficie, uno dei più piccoli Comuni della Provincia di Padova; nello stesso tempo è uno dei più ricchi di attività fin dall’antichità più remota. Il centro storico di Battaglia Terme, con le sue viuzze strette come calli, con le sue corti molto simili ai campielli, con il suo canal grande che l’attraversa tutta, con i suoi ponti, con il Vigenzone e la canaletta ha fortissime rassomiglianze con Venezia. All’abitato, che si stende lungo il canale in cui confluiscono le acque del Bacchiglione e del Frassine, attraversato da quattro ponti di cui uno alla veneziana, fanno da meravigliosa cornice i Colli Euganei. Alle spalle infatti di Battaglia Terme s’innalza una dorsale a ferro di cavallo formata dalla suggestiva collina del Cataio, dalle due aspre cime  del Monte Ceva e degli articolati gioghi del  Castellone, Spinefrasse, Montenovo e delle Croci che, scendendo, chiudono l’arco verso la ridente cittadina.

Rilievi che circondano Battaglia Terme. Per la loro disposizione prendono il nome di Ferro di Cavallo.

Panoramica dei rilievi che circondano il paese di Battaglia Terme. La loro disposizione è ad arco: proprio per questo, l’area prende il nome di Ferro di cavallo. La foto è stata scattata in prossimità del monte Croce. Sulla destra si può scorgere l’imponente castello del Catajo.

Foto: Carmelo Donà.

I Colli Euganei, sacri alla memoria del Petrarca, sono (la geologia c’insegna) i resti di un gruppo vulcanico dell’era cenozoica. Quel che sia avvenuto all’inizio dell’era cenozoica, o se preferite terziaria, è presto detto. Avvenne che la crosta terreste, fino a quel momento uniforme e pianeggiante, prese a buttar fuori montagne  e si spalancò in baratri profondissimi, subito colmati dalle acque catarattanti da ogni dove. I vulcani, che dal Trias in poi dormivano come sassi, si riscossero d’un tratto: ed ecco levarsi, tra un incessante vampeggiare di incendi, le catene e le cordigliere rocciose e dilatarsi all’infinito le fluttuanti distese dei mari e degli oceani. La terra cominciava a prendere le forme che conosciamo; dal delirio universale usciva, fresco fresco, il nostro mondo. I Colli Euganei ebbero la stessa origine dell’Himalaia, anzi nacquero da un parto con esso. Ma è certo che poco gli assomigliano. La loro cima più eccelsa, quella del monte Venda, supera appena i seicento metri. Le loro masse non hanno nulla di massiccio: i loro profili si configurano in un lento sviluppo di curve morbidissime, e il loro respiro è calmo e leggero come quello d’un bimbo che dorme. Alzandosi isolati e come improvvisi sulla pianura padovana, così vasta e tranquilla, hanno l’aspetto e il senso di episodio bizzarro, di un’estrosa variazione, di un gentile ludus naturae. Di qua c’è il Brenta e Padova, di là c’è l’Adige e il Polesine di Rovigo e in mezzo ci stan loro. I Berici di Vicenza cominciano, a occidente, proprio nel punto dove gli Euganei finiscono. I Berici sono già monti, fanno già parte geneticamente  del sistema prealpino, e del vulcano padre non si ricordano più (appunto come le Alpi e gli altri colossi che fanno paura al mondo). Mentre essi, gli Euganei, con tutta la loro modestia, sono ancora un vulcano in attività di servizio. Un vulcano sì, ma, bisogna subito precisare, un gran buon diavolo di vulcano.

Filippo Pigafetta, particolare della Mappa del territorio vicentino del 1608 in cui sono raffigurati i Colli Euganei e i Monti Berici.Colli Euganei e Monti Berici. L’immagine è tratta dalla mappa Novam hanc et accuratissimam Territorii Vicentini descriptionem del vicentino  Filippo Pigafetta, pubblicata nel 1608. Il nostro territorio è indicato come Labataia.

Di Filippo Pigafetta [Public domain o Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Passata la prima giovinezza, tonitruante e catastrofica, il mostro di cui si parla s’è messo a lavorare quietamente, seriamente, oserei dire santamente, a beneficio della povera umanità artritica e reumatizzata, tant’è vero che non tutti i vulcani vengono per nuocere. Da allora in poi, e son millenni, quel che gli resta in corpo dei bollenti spiriti primitivi esso lo sfoga nella bollitura delle acque e dei fanghi salutari di Abano e dintorni; e in quel suo gran lavorare, di giorno e di notte, segue a puntino, questo è il bello, le prescrizioni mediche che richiedono tanti gradi di temperatura, non uno di più non uno di meno. Si può immaginare un bestione più intelligente e servizievole? No! In verità le cose non stanno proprio così; anzi stanno proprio all’incontrario. Non è lui che obbedisce ai medici; sono i medici che obbediscono a lui. Perché, per bestione che sia, il gran primario è lui, il protofisico e protochimico non è altri che lui. Medico e chimico e cuoco ad un tempo; meglio di Paracelso. È lui che compone, secondo una sua ricetta segreta, la pasta miracolosa; lui che la mantiene attiva e anche, se non sbaglio, radio-attiva; lui che la cuoce a fuoco lento e continuo: un tesoro di vulcano! Tutto il suo orgoglio egli lo pone nel fare a regola d’arte quel che il  suo geologico destino gli ha imposto di fare; senza stanchezze né bizze, senza vacanze né scioperi. Ad altri la gloria dei rovinosi sconquassi; a lui la semplice soddisfazione del dovere compiuto. Per sé, per il suo proprio gusto e spasso, egli non si concede che il fumo, vizio innocente; che fa del resto uno strano e bel vedere  lì, tra piano e monte, dietro le siepi di robinie, a piè delle case coloniche e dei pagliai, tra campi di granoturco e vigne basse. Poi sta il fatto su cui giova insistere: che se i Colli Euganei son lì, ad imporre un così dolce orizzonte meridionale alla laguna di Venezia e alla pianura di Padova, il merito è tutto suo, del buon vulcano; il quale, dopo averli spinti su e gonfiati col suo infiammato respiro, li ha lasciati raffreddare, composti ormai nei loro contorni ondulati, così nitidi, così armoniosi e così fini. Alla fine, anche questo suo operare da maestro costruttore s’è risolto in un grazioso beneficio per gli uomini; vero essendo, platonicamente vero, che il bello e il buono non possono andare disgiunti e che  la bellezza è già per se stessa un supremo bene. Belle sono, infatti, queste montagnette, queste Alpi alla misura dei fanciulli: belle di chiaro disegno e di proporzioni perfette; più belle perché, sole in mezzo alla pianura infinitamente uguale, vi rappresentano la sorprendente varietà e diversità del mondo, vi portano una nota di delicata fantasia e il riposo di una forma conclusa tra il fuggire vertiginoso degli orizzonti rettilinei. Chi sale e scende per le placide strade che ne cingono le basi e ne solcano i versanti, non sa se ciò che più lo tocca sia la molle ubertà dei verdi seni o l’aspra aridità dei cocuzzoli; la soavità che si esprime dalle linee femminilmente arrotondate o una certa amarezza di solitudine che traspira da ogni zolla. Ma chi le vede da giù e un po’ più da lontano, si sente invadere da una commozione più grande, come davanti a un miracolo semplice, a un mistero in piena luce. I dolci colli  son là, come un “divinum munus”, tra le pianure del cielo e della terra, azzurri e verdi, senza più corpo, lievi come nuvola: aerea siepe dell’infinito. 7

John Robert Cozens, I Colli Euganei, matita su carta.

Disegno dell’artista inglese John Robert Cozens (1752-1797), realizzato a matita su carta, in cui sono raffigurati i dolci declivi dei rigogliosi Colli Euganei.

John Robert Cozens [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

I mezzi di cura, per cui Battaglia è tanto rinomata, sono quattro: il fango, le acque termali, la grotta naturale sudorifera, la labilità dell’acqua di S. Elena. L’applicazione del fango a scopo terapeutico era già conosciuta dai Romani col nome Lutatio da non confondersi coll’Arenatio (sabbiatura) pure in grande uso in quell’epoca. Il fango di Battaglia, in continua eruzione nei laghetti circostanti al castello, è di origine vulcanica e perciò è naturale, a differenza di altri che provengono da imbibizione. Ma la incontestabile eccellenza del fango di Battaglia viene accresciuta da certe particolarità quali, per esempio, la lunga durata del calore, che ha permesso la formazione naturale di un’alga bellissima di un colore verde smeraldo che vive nell’acqua caldissima assieme ai comuni batteri termofili. In questo fango si osservano numerose conchiglie fossili. Una di queste, piacevolissima, ma visibile ad occhio nudo, è l’Hidrobia Thermalis Paludina. Oltre a questa nel fango di Battaglia si osservano altre due conchigliette microscopiche, secondo gli accurati studi dello scienziato e letterato vicentino Paolo Lioy. Una è più comune e bivalve, ma abbisogna di un forte ingrandimento per essere riconosciuta; l’altra invece trovasi in minor quantità. Queste due specie sono assolutamente nuove. Inoltre la conchiglia più visibile ed abbondante non è la già conosciuta Hydrobia Thermalis Paludina, ma un’ altra specie studiata dal Di Gregorio e da lui chiamata “Hydrobia Battagliensis”. Non possiamo neppure passare sotto silenzio la grotta sudorifera, scavata da tempo immemorabile nella trachite del colle di S. Elena […] Dalle pareti coperte di incrostazioni saline e di una muffa speciale […] gocciola, ed in certi punti sgorga, con vena abbondante ed impetuosa, l’acqua di S. Elena che l’analisi dello Schneider pone tra le acque saline  e che per la sua composizione chimica è giustamente assomigliata a quella di Baden-Baden. 8

NOTE

1) Andrea CITTADELLA, Descrittione di Padoa e suo territorio con l’inventario ecclesiastico brevemente fatta l’anno salutifero 1605 et in nove trattati compartita con tavola copiosa, 1605. Museo civico di Padova n. 214 p. 248.
2) Andrea GLORIA, Il territorio padovano illustrato, Padova, 1862, Prem. Stab. Prosperini, III, p. 108.
3) Dante OLIVIERI, Toponomastica veneta, Città di Castello, 1915, p. 309.
4) Claudio BELLINATI e altri, La Chiesa di S. Giacomo: arte e storia, Battaglia Terme, La Galiverna,1982.
5) Giovanni Battista PELLEGRINI, Ricerche di toponomastica veneta, Padova, Clesp, 1987.
6) Non meravigli la radice greca del toponimo perché i Colli Euganei sono pieni di nomi di origine greca: Apono, Egea, Gerione, ecc.
7) Diego VALERI, Invito al Veneto, Bologna, M. Boni Editore, 1976, p. 51 e ss.
8) Bona BENVENISTI VITERBI, I Colli Euganei nella storia e nella leggenda, Bergamo, Istituto italiano d’arti grafiche, 1911, pp. 39-41.