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Il Cristianesimo e la Chiesa a Battaglia

IL CRISTIANESIMO A BATTAGLIA

È molto probabile che a Battaglia, sulla via romana per Bologna, come a Padova, municipio romano, si siano stabiliti dei cristiani isolati fin dai primissimi tempi del Cristianesimo; ma soltanto nella seconda metà del secolo III fu costituita la Chiesa Padovana. Allora Padova era un’unica entità ecclesiale, comprendeva cioè potenzialmente sia la Città che l’intero suo territorio. Padova era allora costituita: dalla Città, delimitata dal fiume e circondata dalle mura, dai “Termini”, formati dai sobborghi cittadini (suburbio) corrispondenti in qualche modo all’attuale Comune, dall’”Agro” (campagna) corrispondente grosso modo all’attuale Provincia.

Andrea Mantegna, San Prosdocimo. Scomparto del Polittico di San Luca, 1453-1454. Pinacoteca di Brera, Milano.

San Prosdocimo in un dipinto di Andrea Mantegna, il grande pittore rinascimentale di origine padovana. Il Santo, considerato il primo vescovo di Padova, visse nel I secolo. Viene qui raffigurato con il pastorale, simbolo della cura delle anime a lui affidate, e una brocca, che rappresenta la sua infaticabile attività di battezzatore. Prosdocimo convertì Giustina, la padovana che, rifiutando il paganesimo, affrontò il martirio. Questa immagine di San Prosdocimo fa parte del Polittico di San Luca che si trovava nell’Abbazia di Santa Giustina, a Padova; ora si trova a Milano, nella Pinacoteca di Brera. San Prosdocimo e Santa Giustina sono patroni di Padova, insieme a Sant’Antonio e San Daniele.

Andrea Mantegna [Public domain o Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Il Vescovo, coadiuvato dai suoi presbiteri, aveva la giurisdizione generale e la cura d’anime immediata sia sulla città e sia sul suo territorio. Man mano però che il Cristianesimo si estendeva nell’Agro, cioè nella campagna padovana, vi sorgevano le Pievi che, pur restando sotto la giurisdizione generale del vescovo, avevano Chiesa, confini e beneficio propri ed anche sacerdoti che vi esercitavano la cura d’anime immediata. Un po’ per volta poi il vasto territorio delle Pievi andò popolandosi di Oratori e Cappelle, molto spesso fondati dalle Pievi stesse, ma anche da signorotti del luogo o da monasteri per andare incontro alle necessità spirituali di quanti abitavano nelle corti e nei pagi. Anche molte di queste piccole chiese un po’ per volta finirono per avere territorio, beneficio e sacerdote propri; ma soltanto quando anch’esse ebbero il fonte battesimale, divennero cioè ecclesiae baptesimales allora soltanto furono parrocchie vere e proprie, per lo più sotto l’immediata direzione dell’arciprete della Pieve o della Chiesa matrice. Questo processo, per così dire, di riproduzione cellulare finì col restringere i confini della Pieve originaria, cioè la Cattedrale, alla sola città e ai suoi termini, cioè al territorio circostante. E come il Vescovo aveva mandato suoi presbiteri per la cura spirituale dei nuovi cristiani nei quartieri della città e del suo circondario, così provvide ad inviare suoi sacerdoti nelle principali regioni della campagna padovana. Questi sacerdoti dapprima si trattenevano presso le famiglie dei nuovi cristiani per amministrare loro i Sacramenti; poi essi vennero collocati stabilmente in case forse prese in affitto e in seguito acquistate. Vicino alle abitazioni di questi sacerdoti, di quartiere o di regione, la pietà dei fedeli, animata dallo zelo dei loro pastori, cominciò a costruire Oratori, chiamati in seguito Cappelle, in cui si celebrava la Messa per maggior comodità dei fedeli. L’Oratorio era una piccola chiesa intitolata a un Santo, senza ancora un sacerdote stabile, con patrimonio e confini ben delimitati ed era edificio di culto privato; la Cappella era una Chiesa che aveva già confini, beneficio e sacerdote propri, ma non era ancora parrocchia perché priva del Fonte Battesimale. Gli Oratori erano piccole Chiese edificate in luogo pubblico in cui privatamente si celebrava la Messa e si recitavano i divini Uffici. Solo la Chiesa Cattedrale in un primo tempo, e in seguito anche la Pieve, era considerata luogo di culto pubblico; in essa soltanto si custodiva l’Eucaristia, si trovava il Fonte Battesimale e si celebrava pubblicamente e solennemente la Messa.

Il Duomo e il Battistero di Padova in una mappa pubblicata nel 1623.

La cattedrale e il battistero di Padova in una mappa della città disegnata da Vincenzo Dotto e pubblicata nel 1623. Ambedue le costruzioni appaiono in stile romanico. Nel XVI secolo la cattedrale subì delle significative modifiche, che hanno avuto seguito nei due secoli successivi.

Guarda la pagina per l’autore [CC BY 4.0], attraverso Wikimedia Commons con modifiche.

Negli Oratori e nelle Cappelle c’era un solo altare e questo portatile, cioè non fisso; gli Oratori inoltre non erano consacrati dal Vescovo, ma erano semplicemente benedetti e dedicati al culto divino con rito semplice per opera dei sacerdoti del luogo. I sacerdoti addetti al culto ed alla cura d’anime nelle Pievi erano chiamati arcipreti, mentre i rettori degli Oratori o Cappelle erano detti Cappellani. Compito dei Cappellani regionali, oltre l’impegno spirituale, era anche quello di raccogliere le decime, le oblazioni e le primizie che costituirono le rendite degli ecclesiastici per molti secoli. Ad un certo momento però, per motivi disciplinari e di equità, la Chiesa dovette intervenire per una giusta ripartizione di questi beni. Secondo alcuni ciò si sarebbe verificato sotto papa Simplicio l’anno 483. Tutti i beni ecclesiastici venivano divisi in quattro parti: per alimentare i poveri, per mantenere i Sacerdoti, a vantaggio del Vescovo (cui però incombeva  l’obbligo d’istituire ospizi per i poveri ed i pellegrini), per la costruzione ed il restauro delle Chiese. Tale disciplina andò in vigore anche nella Diocesi di Padova entro il secolo IX e da questa divisione e consegna dei beni in amministrazione ebbe inizio il titolo di Rettore, ossia Parroco perpetuo, mentre prima in ciascuna Cappella il sacerdote era semplice ministro: «dove per l’addietro i sacerdoti amovibili e provvisoriamente si collocavano, cominciarono a restarvi fissi, incardinati e perpetui» 1.

San Simplicio papa.San Simplicio papa. Eletto il 3 marzo 468, morì il 10 marzo 483. E’ sepolto nella Basilica di San Pietro. San Simplicio introdusse il cosiddetto sistema della quadripartizione, con cui vennero introdotte delle norme per l’amministrazione del patrimonio delle diverse diocesi.

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Ed ecco ancora un opportuno ragguaglio sulla lenta evoluzione verificatasi nella cura d’anime in città e in campagna. In Città, la Cattedrale, Pieve Originaria, restò unica fin dopo il Mille. Di diritto, ne era parroco  il vescovo che di fatto si faceva aiutare o sostituire nel servizio divino, nell’amministrazione dei Sacramenti e nella direzione dei sacerdoti addetti alla Cattedrale dall’arciprete e dai canonici; donde il nome di Canonica dato alla pieve cittadina. In seguito però all’estendersi della popolazione cittadina oltre le antiche mura, quegli Oratori che nei secoli precedenti la pietà dei fedeli aveva eretto qua e là ed erano stati affidati come tituli senza diritto di funzioni liturgiche a sacerdoti de Cardine, (della cattedrale), dopo il Mille divennero cappelle con circoscrizione, popolo e patrimonio propri, ma dipendenti dalla matrice che ne limitava l’autonomia. Questa però, da Parrocchia unica, diveniva allora Parrocchia preminente. I Sacerdoti che reggevano le Cappelle, detti appunto Cappellani,  vi celebravano la Messa, amministravano ai “propri fedeli”, ad essi soltanto, l’Eucaristia, l’Estrema Unzione e il Battesimo solo in caso di necessità, cioè in pericolo di morte. Le Cappelle non erano ancora “ecclesiae baptisiimales”, cioè parrocchie nel senso completo e attuale della parola, ma lo stavano diventando. Solo tra la fine del secolo XIII e l’inizio del secolo seguente, continuando la progressiva evoluzione, le Cappelle urbane divennero baptisimales e quindi parrocchie “pleno jure”, con pieno diritto. La Cattedrale, pieve originaria, passava allora da uno stato di preminenza effettiva ad uno stato di preminenza onoraria, attestata dal perdurare qua e là di alcune riverenze verso la matrice talvolta fin quasi ai nostri giorni. A Padova, ad esempio, non si poteva battezzare nelle parrocchie cittadine dal Sabato Santo fino all’ottava di Pasqua, se non in caso di necessità, cioè in pericolo di morte. In quei giorni i bambini per il battesimo dovevano essere portati in Cattedrale. Tale consuetudine venne abolita appena nel 1927. Anche nella campagna padovana si passò attraverso la lunga progressiva evoluzione analoga a quella cittadina: da Oratori a Cappelle, da Cappelle  a Parrocchie. Ciò che la Cattedrale fu per gli Oratori e le Cappelle della città e del suburbio, lo fu la Pieve o la Matrice per gli Oratori e le Cappelle dell’Agro Padovano, con la sola differenza che le Pievi ed anche alcune loro Cappelle divennero chiese battesimali, cioè autonome dalla Cattedrale, molto tempo prima del 1308 quando le cappelle urbane divennero Parrocchie. Ciò è dimostrato da un documento dell’8 dicembre 855 in cui Lodovico II, re franco, concede protezione e immunità a Rosio (Rojer, vescovo francese di Padova, per la Chiesa Padovana) «cum Aecclesiis baptisimalibus et Oratoris ad eam juste et legaliter aspicientibus.» 2 Le Chiese battesimali sono, in questo caso, le Pievi; e gli Oratori sono le Chiese che, pur non avendo ancora il fonte battesimale, sono destinate alla cura d’anime. Non sono cioè né chiese di monasteri né chiese campestri come le mansionerie dei signorotti.

LA CHIESA DI S. GIACOMO A BATTAGLIA

Detto questo è il caso di venire a parlare di Battaglia.
La Chiesa di S. Giacomo di Battaglia, costruita nel 1332, appare come capella dipendente dalla Pieve di Pernumia. Quella di Pernumia è una della più antiche pievi della Chiesa padovana, sorta, con quella di Torre, e poche altre, in epoca bizantino-longobarda, se non addirittura in epoca romana, come pensa il Barzon 3, ed era estesissima. Nessuna difficoltà pertanto ad ammettere che Pernumia, come pieve, sia stata matrice della chiesa di Battaglia; come nessuno mette in dubbio che la contrada di Battaglia sia appartenuta alla curia, “comitatus districtus” di Pernumia fino al 1311, come vuole il Ceoldo 4.  Ma non è pensabile che solamente nel 1332, cioè oltre 130 anni dopo lo scavo del suo canale, Battaglia abbia avuto il suo primo edificio di culto per la cura d’anime della località. È logico pensare invece che anche Battaglia, come si è constatato nella progressiva evoluzione delle parrocchie di città e di campagna, sia stata Oratorio prima di essere Cappella anche se non necessariamente nello stesso luogo e con lo stesso titolo. E qui occorre procedere con somma circospezione ed anche per eliminazione. Esclusa la chiesa campestre di S. Maria Annunziata del Pigozzo, in pianura lungo la via verso il Catajo, perché troppo lontana sia dal centro antico di Battaglia e sia da quello moderno, non resta da prendere in considerazione che la Chiesa del monastero di S. Maria Assunta del Monte delle Croci e l’Oratorio sopra il Colle della Stufa. 5 Il Gloria afferma che «La chiesetta dell’Assunta in vetta al Colle della Croce era l’antichissima parrocchiale di quei dintorni. Poscia fu unita ad un monastero, ch’esisteva nel 1216 e nel 1257 […]» 6

La chiesa Arcipretale di Pernumia, dedicata a Santa Giustina.La chiesa Arcipretale di Pernumia, dedicata a Santa Giustina Vergine e Martire, con il suo ampio sagrato. La chiesa è stata ricostruita nella seconda metà del XVIII secolo. Nel 1998, nel corso della ristrutturazione pavimentale, sono stati ritrovati i resti della costruzione risalente a circa il 1150.

Foto: Carmelo Donà.

Dello stesso avviso sono anche il Sartori 7 ed altri; e questo avvalora la nostra tesi che la località Battaglia esisteva prima dell’escavazione del canale che da essa prende nome. Altrettanto categoricamente mons. Bellinati 8 esclude «che questo monastero fosse stato l’antica chiesa parrocchiale di Battaglia […]» (come sembrano attestare il Sartori ed altri); non porta ragioni, ma è chiaro che egli si richiama al fatto che in antico nessun monastero, specialmente benedettino, ebbe mai la funzione di parrocchia. E qui siamo d’accordo, anche se il Gloria parla di cura d’anime in quel luogo prima della fondazione del monastero. Un’altra ragione potrebbe essere quella che deriva dalla Descrittione… del Cittadella  riportata sopra: Il Monte della Croce era boscoso; il monastero benedettino albo era attorniato da 300 campi di fitto bosco e soltanto una volta all’anno, l’Ottava di Pasqua, il popolo saliva per devozione alla sua chiesa. Non resta pertanto che puntare la nostra attenzione sul Colle della Stufa per proporre questa ipotesi: anche la chiesa di Battaglia fu progressivamente Oratorio, poi Cappella, poi Parrocchia. Fu Oratorio con la chiesetta di S. Eliseo, chiamata poi S. Elena, dalle origini all’anno 1200 circa; Cappella dal 1200 circa al 1332 in S. Elena e dal 1332 al 1450 circa in S. Giacomo; Parrocchia dal 1450-54 in poi. Battaglia anticamente confinava con tre Pievi: S. Giustina di Pernumia, S. Giustina di Monselice, le più antiche, e la più recente dei Santi Pietro ed Eliseo di Montegrotto. Pernumia era la più vicina a Battaglia dal lato orientale e Montegrotto da quello nord-occidentale. Se Pernumia, come Pieve matrice, ha fornito un luogo di culto ai fedeli della località di Battaglia, Montegrotto ha in qualche modo indicato il titolare nel profeta S. Eliseo.

Mappa della diocesi di Padova.

Mappa della diocesi di Padova, che fa parte della Regione ecclesiastica Triveneto. Il suo territorio, suddiviso in 459 parrocchie, si estende su ben cinque provincie: Padova, Vicenza, Venezia, Treviso e Belluno. La parrocchia di Battaglia (qui contrassegnata con il n. 10) è contigua a quella di Pernumia, una delle più antiche pievi della Chiesa padovana e pieve matrice della chiesa di Battaglia.

Di Paolo3577 (Opera propria) [CC BY-SA 4.0], attraverso Wikimedia Commons con modifiche.

Da circa l’anno Mille infatti sopra il Colle della Stufa esisteva un Oratorio dedicato a S. Eliseo profeta; ma il primo documento che ne parla è del 6 ottobre 1150. In esso si dice che Giovanni vescovo di Padova dona alla chiesa di S. Eliseo del Monte della Stufa la decima del terreno da S. Eliseo al prato di Regasone. Il documento è breve ma molto importante; è utile quindi riprodurlo integralmente qui nella sua traduzione e, in appendice come docum. A  nella sua stesura originale 9.

Testimoni: Aldigerio, Giovanni da Bottolana, prete Viviano, Gerardino da Marostica, Valentino Bernardo, canonico Montanaro. In presenza di costoro Giovanni per grazia di Dio vescovo di Padova per il bene dell’anima sua e dei suoi predecessori donò alla chiesa di S. Eliseo, che è costruita nel monte dove c’è una stufa, la decima di tutta la terra posta tra S. Eliseo fino al prato di Regasone, sia che sia ora coltivata e sia che venga coltivata in seguito. E pertanto pose l’investitura nelle mani di Talia che ivi risiede con il suo marito Gislero, perché essa e i suoi successori, che stanno là in servizio di S. Eliseo, abbiano e tengano questa decima finché qualcuno a diritto non provi aver diritti sulla già detta decima. Fatto in Padova felicemente presso la cappella vescovile di S. Marco nell’anno 1150 nel giorno 6 ottobre. Indizione III. Io Feletro notaio fui presente, e per ordine del vescovo ho scritto ciò. Io Eleazario notaio del signor imperatore Federico questa copia (ho ricavato) dall’autentico originale del notaio Feletro nel corrente anno del Signore 1207. Indizione X.

Tintoretto, Eliseo moltiplica i pani. 1577-78, Scuola Grande di San Rocco, Venezia.Sant’Eliseo profeta. Discepolo del profeta Elia, per ordine di Jahvé fu consacrato dallo stesso maestro come suo successore. Sant’Eliseo operò molti miracoli. La sua missione si svolse sotto quattro diversi regni. Morì verso il 790 a.C. Il dipinto ad olio su tela, eseguito tra il 1577 e il 1578 dal grande pittore veneziano Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, ha per titolo: Eliseo moltiplica i pani. L’opera si trova nella Scuola Grande di San Rocco, a Venezia.

Tintoretto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Questo documento sembra avere un’eccezionale importanza per le seguenti ragioni:
1- La stufa

è la grotta sudorifera, scavata da tempo immemorabile nella trachite del colle; essa misura 23 metri di lunghezza sopra una larghezza che varia dai 3 ai 9 metri. Dalle pareti coperte di incrostazioni saline e di una muffa speciale, comune nelle rocce delle Terme Euganee, gocciola, ed in certi punti sgorga con vena abbondante ed impetuosa, l’acqua di S. Elena, che l’analisi dello Schneider pone tra le acque saline e, per la sua composizione chimica, è giustamente assomigliata a quella di Baden Baden. 10

Questi bagni a vapore, dice sempre la Viterbi, esistevano fin dal 1145.

2- Sopra la collina, è presumibile da circa l’anno Mille, era stata edificata una chiesa, detta in seguito Oratorio, dedicata al profeta S. Eliseo. Questo “titulus” che ricorda il contitolare della Pieve dei Santi Pietro ed Eliseo in Montegrotto, come s’è detto, è a sua volta ricordato dall’attuale via Elisea di Battaglia nelle vicinanze del Cimitero.

Battaglia Terme, imbocco di via Elisea da via Maggiore.

L’imbocco di via Elisea da via Maggiore (già via Centro). Quest’ultima via coincide con la Statale 16 Adriatica, che attraversa Battaglia Terme costeggiando i canali Bisatto e Battaglia. In questo senso di marcia la via Elisea è chiusa al traffico. In lontananza si possono scorgere i capannoni delle ex Officine Galileo.

Foto: Carmelo Donà.

3- Se c’era un Oratorio pubblico, ci doveva essere anche un sacerdote officiante mandato dalla Pieve di Pernumia. All’epoca del documento però questo sacerdote non risiedeva ancora stabilmente presso la Chiesa di S. Eliseo; veniva periodicamente e nulla ci vieta di pensare che fosse proprio quel prete Viviano ch’era stato testimone alla stesura dell’atto.

4- Talia e Gislero, coniugi, erano allora i custodi dell’Oratorio. Perché il Vescovo fa la sua donazione a Talia e poi… anche al suo uomo Gislero? Molto probabilmente perché era Talia la proprietaria del poderetto e della casa in cui abitavano, mentre Gislero faceva funzionare la Stufa.

5- Per il loro servizio di custodi dell’Oratorio Talia e Gislero ricevono in dono la decima dal vescovo. È chiaro che tale decima nella mente del vescovo doveva servire come primo contributo perché l’Oratorio di S. Eliseo diventasse Cappella; la Cappella infatti doveva già avere tre elementi costitutivi oltre la chiesa: il sacerdote stabile, i confini ben determinati e un minimo di patrimonio proprio. Talia e Gislero, oltre che custodi della Chiesetta, dovevano essere anche collectores i riscuotitori della decima.

6- Il dono vescovile riguardava la decima di tutta la terra dalla Chiesa di S. Eliseo fino al prato di Regasone, cioè di tutte le famiglie che abitavano sulla collina ed in pianura. Ciò dimostra ed evidenzia che mentre il Monte delle Croci era allora tutto boscoso, il Colle della Stufa era coltivato o coltivabile e quindi abitato o abitabile. È ciò che si voleva dimostrare. Un documento di neanche un anno dopo (26 agosto 1157) parla «di Pace e determinazione di confini tra gli abitanti di Monselice e quelli di Pernumia.» I confini riguardavano «la palude del bagno ed il bagno di S. Eliseo» e si afferma che «populus Montissilicis retinuit sibi montem Balnei cum balneo ibi posito»: il popolo di Monselice tenne per sé il monte del Bagno con il rispettivo bagno 11. Evidentemente qui si tratta di compromessi civili che non intaccano per nulla la giurisdizione ecclesiastica. In un altro  documento di circa quarant’anni dopo, nel 1192 12, la chiesetta sul Colle della Stufa è chiamata ora oratorio di S. Eliseo ed ora oratorio di S. Elena; poi sempre e solo di S. Elena.
Dal 1189 era iniziata la escavazione del canale di Battaglia che verrà ultimata nel 1201; da allora iniziò il trasferimento della popolazione dal colle al piano lungo le rive del canale. Intanto però il centro ecclesiale continuava ad essere l’oratorio di Sant’Elena trasformatosi ormai in Cappella e lì rimase finché l’abitato non fu tutto o quasi in pianura. Allora, nel 1332 come sappiamo, fu costruita la 2a Chiesa di Battaglia in onore di S. Giacomo apostolo che restò in piedi per circa 370 anni fin quando, nel 1703, fu edificata la splendida 3a Chiesa di Battaglia che restò parrocchiale fino al 1973. In quell’anno infatti, a causa della pericolosità del traffico fu chiusa al culto e cominciò a funzionare la cripta della 4a Chiesa parrocchiale di Battaglia in pieno centro della cittadina. Queste quattro chiese verranno descritte nel capitolo seguente. Ora ci limitiamo a dire che  la 2a Chiesa di Battaglia continuò ad essere Cappella soggetta alla Pieve di Pernumia ancora per circa 120 anni. Cartura ottenne l’indipendenza ecclesiastica dalla stessa Pernumia nel 1430, Battaglia circa 20 anni dopo nel 1450-54.  Si è  detto indipendenza ecclesiastica perché l’autonomia civile da Pernumia Battaglia l’ebbe circa 80 anni prima, verso il 1370-80. Battaglia forse per il nuovo ruolo assunto nel commercio della carta, fu considerata Villa a tutti gli effetti 13.

Doc. A

Andrea Gloria. Codice diplomatico Padovano – Venezia 1877 – Vol. III doc. n. 667 pp. 13-14
1156, 11 ottobre-Giovanni, vescovo di Padova dona alla chiesa di S.Eliseo del Monte della Stufa la decima del terreno da S.Eliseo al prato di Regasone.
Testes Aldigerius, Johannes de Botalana, presbiter Vivianus, Girardinus de Marostica, Valentinus Bernardus canonicus Montenarius. In istorum presentia Johannes Dei gratia Paduanus episcopus pro remedio anime sue et antecessorum suorum donavit ecclesie sancti Elisei que est edificata in monte ubi stuva est, decimam tocius terre que est a sancto Eliseo usque ad pratum de Regasone, sive sit laborata, sive amodo laborabitur. Et inde posuit investituram in manu Talie que ibi moratur cun viro suo Gislero, ut ipsa et successores eorum qui ibi in servicio santi Elisei steterint, habeant et teneant istam decimam, nisi aliquis jure probaverit ius in iam dictam decimam habere. Actum in Padua in episcopali capella sancti Marci feliciter. Mill.C.L.sexto die octobris Indictione III. Ego Feletrus notarius interfeci, et iussu episcopi hoc scripsi. Ego Eleazarius domini Federici imperatoris notarius hoc exemplum ex autentico Feletri notarii exemplari currente anno Domini MCCVII indictione X.

Abbreviazioni

ASP Archivio di Stato di Padova
Ms.  Manoscritto

Note

1) Adamo PIVATI, Memorie della congregazione dei parroci – Cap. I.
2) Giovanni BRUNACCI, Codice Diplomatico Padovano, 8 febbraio 855.
3) Antonio BARZON, Padova Cristiana: dalle origini all’anno 800, Padova, Tipografia Antoniana, 1955, p. 117 e ss.
4) Pietro CEOLDO, Albero della famiglia Papafava: nobile di Padova, Venezia, Stampe di Zatta, 1801, p. 19.  Download: books.google.it
5) Di queste chiese si riparlerà quando il discorso cadrà su Battaglia ecclesiastica; qui se ne accenna quel tanto ch’è richiesto dall’argomento che stiamo trattando.
6) Andrea GLORIA, Il territorio padovano illustrato, Padova 1862, Prem. Stab. Prosperini, III, p. 112.
7) Francesco SARTORI, Guida storica delle chiese parrocchiali ed oratori della città e diocesi di Padova, Padova, 1884.
8) Anna Maria SPIAZZI, La Chiesa di S. Giacomo: arte e storia, ED. La Galiverna, 1982, p. 9.
9) Andrea GLORIA, Codice Diplomatico Padovano dal secolo sesto a tutto l’undicesimo, Venezia, 1877 e ss. Vol. III doc. 667 pp. 13-14.
10) Bona BENVENISTI VITERBI, I Colli Euganei nella storia e nella leggenda, Bergamo, Istituto italiano d’arti grafiche, 1911, pp. 40-41.
11) Andrea GLORIA, Codice…, Vol. III Doc. n. 685 pp. 24 e ss.
12) Giovanni BRUNACCI,  Storia Ecclesiastica di Padova Ms. c. 1152.
13) Sante BORTOLAMI, Pernumia e i suoi statuti, Venezia, 1978, pp. 72-73. Per l’affermazione contenuta nell’ultimo capoverso l’autore si appoggia a: ASP Notarile Tomo 457 ff. 101 v. 102 r.104 r. Tomo 171, ff 16 v. 18 r.

Parrocchia e paese di Battaglia, copertina.Il testo è tratto da: sac. Guido Beltrame, La parrocchia di S. Giacomo e il paese di Battaglia, Parrocchia di S. Giacomo, 1997, pp. 13-19.
Le immagini e le relative didascalie sono a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.
Ringraziamo il parroco della parrocchia di San Giacomo di Battaglia Terme, don Edoardo Bregolin, per averci dato il consenso alla pubblicazione.