Crea sito

La terra veneta nel Paradiso di Dante

I luoghi e i protagonisti della terra veneta che si trovano nel Paradiso di Dante. Ultima parte del libro del nostro concittadino F. Marchioro Il Veneto nella Commedia di Dante.

PARADISO

Philipp Veit, Paradiso, Stanza di Dante (particolare).

Philipp Veit, Paradiso, Stanza di Dante (part.). Affresco, Roma, Villa Massimo.

Sailko [CC BY 3.0], da Wikimedia Commons con modifiche.


20 CANTO IX, 25-60
21 CANTO XVII, 70-93

20

CANTO IX, 25-60

In quella parte de la terra prava
italica che siede tra Rïalto
e le fontane di Brenta e di Piava,

si leva un colle, e non surge molt’alto,
là onde scese già una facella
che fece a la contrada un grande assalto.

D’una radice nacqui e io ed ella:
Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
perché mi vinse il lume d’esta stella;

ma lietamente a me medesma indulgo
la cagion di mia sorte, e non mi noia;
che parria forse forte al vostro vulgo.

Di questa luculenta e cara gioia
del nostro cielo che più m’è propinqua,
grande fama rimase; e pria che moia,

questo centesimo anno ancor s’incinqua:
vedi se far si dee l’omo eccellente,
sì ch’altra vita la prima relinqua.

E ciò non pensa la turba presente
che Tagliamento e Adice richiude,
né per esser battuta ancor si pente;

ma tosto fia che Padova al palude
cangerà l’acqua che Vincenza bagna,
per essere al dover le genti crude;

e dove Sile e Cagnan s’accompagna,
tal signoreggia e va con la testa alta,
Che già per lui carpir si fa la ragna.

Piangerà Feltro ancora la difalta
de l’empio suo pastor, che sarà sconcia
sì, che per simil non s’entrò in malta.

Troppo sarebbe larga la bigoncia
che ricevesse il sangue ferrarese,
e stanco chi ‘l pesasse a oncia a oncia,

che donerà questo prete cortese
per mostrarsi di parte; e cotai doni
conformi fieno al viver del paese.

[In quella parte della corrotta terra italica che si estende tra l’isola di Rialto e le sorgenti del Brenta e del Piave, si innalza il colle di Romano, ma non si eleva di molto, da dove discese già Ezzelino che, come torcia ardente, assalì con impeto la regione. Nacqui dagli stessi genitori di Ezzelino; fui chiamata Cunizza e qui risplendo perché fui dominata dal luminoso influsso di questa stella; ma con letizia perdono a me stessa il motivo della mia condizione e non mi addolora, il che sembrerà arduo ad intendersi da parte degli uomini volgari. Di questo luminoso e prezioso gioiello del nostro cielo, che più mi è vicino, rimase nel mondo grande fama; e prima che essa si dissolva, questo secolo si moltiplicherà per cinque: vedi se l’uomo deve diventare eccellente in modo che la vita terrena lasci dietro a sé la vita della fama. A questo non pensa oggi il popolo che vive tra il Tagliamento e l’Adige, né si pente nonostante i castighi ricevuti; ma presto accadrà che, per essere questa gente restia al proprio dovere, Padova trasformerà in sangue l’acqua delle paludi che bagnano Vicenza; e a Treviso, dove si congiungono le acque del Sile e del Cagnano, signoreggia e va a testa alta un tale contro il quale già si prepara la rete per catturarlo. Anche Feltre piangerà la colpa del suo empio vescovo, che sarà così mostruosa che mai per una simile si entrò in prigione. Troppo capace sarebbe la botte che riceve il sangue dei Ferraresi e si stancherebbe chi lo volesse pesare oncia ad oncia, sangue che offrirà questo prete generoso per mostrarsi fedele ai guelfi; e tali doni saranno conformi ai costumi di tutto il paese.]

Territorio Trevigiano, opera del cartografo olandese Joan Blaeu.

Territorio Trevigiano, opera del cartografo olandese Joan Blaeu. La carta è stata pubblicata nell’Atlas Major, completato nel 1659.

Fondo Antiguo de la Biblioteca de la Universidad de Sevilla from Sevilla, España [CC BY 2.0], attraverso Wikimedia Commons con modifiche.

Dante e Beatrice sono immersi nella luce del cielo di Venere nel quale gli spiriti amanti si rivelano come splendori roteanti che, cantando Osanna, si precipitano loro incontro con la velocità del vento. Tra costoro si trova Cunizza da Romano.
Figlia di Ezzelino II e perciò sorella del più celebre dei Romano, Ezzelino III, e di Alberico, signore di Treviso, nasce intorno al 1198. Dopo aver sposato nel 1222 Rizzardo di San Bonifacio, signore di Verona, allaccia una relazione amorosa col trovatore Sordello da cui viene rapita. Fugge quindi di casa con un altro amante, il trevigiano Enrico da Bovio. Tomata a Treviso, dopo la morte violenta di Enrico, avrebbe contratto altri due matrimoni. Il crollo della potenza dei da Romano la costringe a lasciare la Marca Trevigiana. Dal 1265 figura presente a Firenze dedita a opere di pietà. Quando muore nel 1279 Dante ha quattordici anni e nulla vieta di pensare che egli abbia potuto ascoltare la vecchia signora mentre parlava dei tempi andati e di quelli futuri.
Cunizza si presenta a Dante definendo in termini geografici la Marca Trevigiana e il luogo che ha dato il nome alla sua famiglia: il piccolo colle (circa 80 metri) di Romano, a pochi chilometri da Bassano del Grappa su cui sorge il castello degli Ezzelini, che si innalza tra l’isola di Rialto, ovvero la Repubblica di Venezia, e le sorgenti del Brenta e del Piave, ovvero i laghi di Levico e Caldonazzo nelle Alpi della Valsugana e il Monte Perabba nelle Alpi Carniche.

Il Colle Bastia o di Dante a Romano d’Ezzelino (Vicenza).

Foto di sinistra: Roberto frison [Public domain], da Wikimedia Commons

Sempre da quel colle era scesa una facella, una torcia che aveva incendiato l’intera Marca e fors’anche tutto il territorio circostante. L’ allusione a Ezzelino III è evidente. Pietro di Dante ricorda, a questa proposito, una diffusa leggenda riguardante la madre del tiranno: mater cuius, dum partui eius esset vicina, somniabat quod parturiebat unam facem igneam, quae comburebat totam Marchiam Trevisanam.
Dopo essersi compiaciuta della buona fama che sulla terra ha lasciato il vescovo trovatore Folchetto da Marsiglia che le splende accanto, Cunizza si rammarica che a lasciare buona fama non pensano di sicuro gli abitanti odierni della marca, delimitata ad ovest dall’Adige e ad est dal Tagliamento, e profetizza che i Padovani, per essere restii nel compiere il proprio dovere, in quanto non accettano l’autorità dell’imperatore e del suo vicario Cangrande della Scala, arrosseranno con il loro sangue le paludi formate dal Bacchiglione presso Vicenza. La profezia si avvera. Il 17 dicembre 1314 i guelfi padovani vengono sanguinosamente sconfitti ad opera dei ghibellini vicentini spalleggiati da Cangrande. Il palude, cioè il luogo dello scontro non è rintracciabile a causa dei frequenti cambiamenti idrografici avvenuti durante il corso dei secoli.
Ma le profezie di Cunizza non sono terminate. A Treviso, dove si uniscono i fiumi Sile e Cagnano, oggi Botteniga, sta governando un Signore così superbo che già si prepara una congiura per abbatterlo. Si tratta di Rizzardo da Camino che, diventato 5ignore dl Treviso nel 1306, governa in modo così dispotico che contro di lui si ordisce nel 1312 la congiura che lo vede assassinato a colpi di roncola mentre gioca a scacchi.

Cippo sul ponte di Dante a Treviso che ricorda il verso 25 del Canto IX del Paradiso.

Cippo sul ponte di Dante a Treviso a ricordo del v. 25 del Canto IX.

L’ultima profezia riguarda la città di Feltre in cui si piangerà per lo sconcio tradimento del suo pastore. Alessandro Novello di Treviso, vescovo di Feltre, consegna nel 1314 nelle mani di Pino della Tosa, vicario degli Angiò e del papa a Ferrara, tre fuorusciti ferraresi che si sono rifugiati a Feltre sotto la protezione del vescovo. Con il termine malta o Malta si indicano al tempo di Dante numerose prigioni; una di queste si trova a Cittadella, voluta e costruita da Ezzelino III.

 La Torre di Malta a Cittadella, altro luogo della terra veneta.

La Torre di Malta a Cittadella.

Nessun autore leggibile automaticamente. Semolo75 presunto (secondo quanto affermano i diritti d’autore). [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Le ultime due terzine sono impregnate di macabro e feroce sarcasmo: il vescovo Novello è il degno rappresentante della costumatezza della sua patria dove ormai non dominano che malvagità ed empietà.

I versi 52-54 del Canto IX sulla Torre di Malta.

I versi 52-54 del Canto IX sulla Torre di Malta.

Torna all’indice

21

CANTO XVII, 70-93

Lo primo tuo refugio e ‘l primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che ‘n su la scala porta il santo uccello;

ch’in te avrà sì benigno riguardo,
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri è più tardo.

Con lui vedrai colui che ‘mpresso fue,
nascendo, sì da questa stella forte,
che notabili fier l’opere sue.

Non se ne son le genti ancora accorte
per la novella età, ché pur nove anni
son queste rote intorno di lui torte;

ma pria che ‘l Guasco l’alto Arrigo inganni,
parran faville de la sua virtute
in non curar d’argento né d’affanni.

Le sue magnificenze conosciute
saranno ancora, si che’ suoi nemici
non ne potran tener le lingue mute.

A lui t’aspetta e a’ suoi benefici;
per lui fia trasmutata molta gente,
cambiando condizion ricchi e mendici;

e portera’ne scritto ne la mente
di lui, e nol dirai – e disse cose
incredibili a quei che fier presente.

[Il tuo primo rifugio e la prima dimora saranno la generosità di quel nobile veronese sul cui stemma campeggia la santa aquila imperiale sopra una scala, il quale avrà verso di te un riguardo cosi affettuoso che tra voi due, tra il chiedere e il fare, sarà primo quello che tra gli altri viene per ultimo. Insieme con lui vedrai colui che, fin dalla nascita, ha ricevuto un così forte influsso dal pianeta Marte, che le sue imprese saranno degne di nota. Non se ne sono gli uomini ancora accorti per la sua giovane età, perché questi cieli rotanti hanno girato attorno a lui solo nove anni; ma prima che il papa guascone inganni il nobile imperatore Arrigo VII, si manifesteranno i primi segni luminosi delle sue virtù, perché disprezzerà le ricchezze e fatiche militari. La sua grandezza d’animo sarà allora conosciuta a tal punto che perfino i suoi nemici non potranno non lodarla. In lui riponi la tua fiducia e ai suoi benefici; per opera sua molti uomini saranno trasformati, cambiando le loro condizioni di ricchi e di poveri. E porterai impresse nella memoria queste cose di lui, ma non le dirai, e mi disse cose che parranno incredibili anche a quelli che le vedranno!]

Gustave Doré, La Croce con Cristo.

Gustave Doré, La Croce con Cristo (Paradiso Canto XIV, 82-139).

Gustave Doré [Public domain] attraverso Wikimedia Commons

Nel cielo di Marte gli spiriti militanti si rivelano come splendori rosseggianti che si muovono danzando e cantando all’interno di una costellazione a forma di croce nella quale lampeggia Cristo. Una di queste anime sante è Cacciaguida (1091-1147 ca.), il trisavolo del poeta di cui non si hanno altre notizie al di fuori di quelle che ci comunica Dante stesso.
Dopo aver lodato i costumi della Firenze del buon tempo antico, Cacciaguida parla della sua morte avvenuta mentre combatteva, al seguito dell’imperatore Corrado III, contro i musulmani durante la Seconda Crociata. Quindi, ricordate ed elogiate le più importanti famiglie fiorentine del suo tempo, su precisa domanda di Dante, gli predice il futuro e l’esilio che lo attende.
Il gran Lombardo, ovvero colui che per primo lo accoglierà e lo ospiterà con affettuosa liberalità al punto da prevenire i suoi desideri, evitandogli l’umiliazione del chiedere, sarà Bartolomeo della Scala, signore di Verona dal 1301 al 1304.
Alla corte di Bartolomeo Dante potrà conoscere colui, Cangrande della Scala fratello minore di Bartolomeo, che è destinato a compiere grandi imprese anche se, avendo solamente nove anni, non ha ancora avuto l’occasione di mostrare il suo valore. Cangrande, infatti, nasce nel 1291. Ma prima del 1312, ovvero prima che papa Clemente V tradisca l’imperatore Arrigo VII, si potranno notare le prime manifestazioni del suo animo virtuoso perché non solo disprezzerà ricchezze e onori, ma mostrerà tanta magnificenza che sarà lodato perfino dai nemici.

Tomba di Cangrande della Scala. Arche scaligere, Verona.

Tomba di Cangrande della Scala. Arche scaligere, Verona.

Lo Scaligero [CC BY-SA 3.0], da Wikimedia Commons con modifiche.

Si è già ricordato (vedi il n.1) che alcuni commentatori rilevano una qualche analogia tra le caratteristiche di Cangrande espresse in queste terzine e quelle del Veltro del I Canto dell’Inferno per cui giungono alla identificazione del Veltro con il Signore di Verona.
Le ultime due terzine, talmente elogiative e profetiche da assumere toni deliberatamente messianici (deposuit potentes de sede et exaltavit humiles), non si riferiscono ad alcun episodio specifico e stanno a testimoniare la grande stima ed il riverente affetto che il poeta esule ebbe sempre per il suo illustre protettore.

Torna all’indice

BIBLIOGRAFIA

– Vari, Dante e Padova, Padova, 1865.
– A.Gloria, Sulla dimora di Dante in Padova, in: Dante e Padova, op.cit.
– N. Barozzi, Accenni a cose venete nel poema di Dante, in: Dante e il suo secolo, Firenze 1865.
– G.Da Re, Dantinus, in “Giornale storico della letteratura italiana”, XVI, 1890.
– G. Trenta, L’esilio di Dante nella Divina Commedia, Pisa 1892.
– A.Bassermann, Orme di Dante in Italia, trad. di E.Gorra, Bologna, 1902.
– M.Cevolotto, Dante e la Marca trevigiana, Treviso, 1906.
– G.Biscaro, Il delitto di Gherardo e di Rizzardo da Camino, in “Nuovo Archivio Veneto”, XXVIII, 1914.
– P. Villari, Dante e l’Italia, Firenze 1914.
– A.Serena, Dante a Treviso ?, in “Nuovo Archivio Veneto“, XLI, 1921.
– A.Belloni, Nuove osservazioni su la dimora di Dante in Padova, in “Nuovo Archivio Veneto”, XLI, 1921.
– N. Di Lenna, Personaggi e luoghi del Veneto nella Divina Commedia, Padova 1921.
– Vari, Dante e il Fiuli, Udine, 1922.
– G.Biscaro, Dante e il buon Gherardo, in “Studi medioevali”, I, 1928.
– C. Pedrazzini, Le peregrinazioni di Dante, Torino 1939.
– A. Sacchetto, Con Dante attraverso le terre d’Italia, Firenze 1955.
– F. Cibele, Il paesaggio italico nella Divina Commedia, Vicenza 1957.
– F.Semi, Il soggiorno di Dante in Istria, in “Pagine istriane”, IX, 1959.
– A Parronchi, Il più vero ritratto di Dante, in “Bollettino del Museo civico di Padova“, LII, 1963, n.1-2.
– C. Marchi, Dante in esilio, Milano 1964.
– Vari, Dante e Verona, Verona, 1965.
– C.Semenzato, Giotto: la cappella degli Scrovegni, Firenze, Sadea-Sansoni, 1965.
– F.Coletti, Il canto IX del Paradiso, Firenze, Le Monnier, 1965.
Dante e la cultura veneta, Atti del Convegno di Studi a cura di V.Branca e G.Padoan, Firenze, Olschki, 1966.
– E.Raimondi, Dante e il mondo ezzeliniano, in Dante e la cultura veneta, op.cit.
– G.Fasoli, Veneti e Veneziani fra Dante e i primi commentatori, in Dante e la cultura veneta, op.cit.
– G.Petrocchi, La vicenda biografica di Dante nel Veneto, in Dante e la cultura veneta, op.cit.
– E.Caccia, L’accenno di Dante al Garda e i versi 67-69 nel Canto XX dell’Inferno, in Dante e la cultura veneta, op.cit.
– G. Arnaldi, La Marca Trevigiana “prima che Federico avesse briga”, in Dante e la cultura veneta, op.cit.
– L.Magagnato, La città e le arti a Verona al tempo di Dante, in Dante e la cultura veneta, op.cit.
– J.K.Hyde, Padua in the age of Dante, Manchester, University Press, 1966.
– C.Gasparotto, Giotto in Dante, in “Padova e la sua provincia”, 1966.
– V.Zaccaria, Dante e il Veneto, in “Ateneo Veneto“, VI, 1968.
– G.Folena, La presenza di Dante nel Veneto, in: Culture e lingue nel Veneto medievale, Padova, Editoriale Programma, 1990.

Franco Marchioro

La copertina del libro "Il Veneto nella Commedia di Dante".

Franco Marchioro, Il Veneto nella Commedia di Dante, Grafiche RGM, Monselice, per conto della CRDSL – Battaglia Terme, 2017 – pagine 53-62 e 68-69.

CRDSL: Centro per la Ricerca e la Documentazione sulla Storia Locale.
In questa versione digitale del testo sono state aggiunte delle immagini.
Ringraziamo la moglie di Franco Marchioro (1941-2015), sig.ra Luciana, per averci dato il consenso alla pubblicazione.