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Vocaboli di idraulica e molinari del padovano

In questo glossario Claudio Grandis raccoglie, a completamento dello studio sui mulini ad acqua dei Colli Euganei, i vocaboli di idraulica e molinari dell’area padovana. A conclusione, una nota sulle unità di misura padovane.

I precedenti capitoli: Premessa e Cap. ICap. IICap. III

GLOSSARIO

Ho qui raccolto i tanti vocaboli idraulici e molinari incontrati nelle carte d’archivio e nei libri, antichi e recenti, consultati per questa ricerca. Molti sono accompagnati dal contesto che ne spiega direttamente il significato, così da consentirne una migliore comprensione. Con vedi, rinvio ad altri vocaboli del glossario, mentre i termini in grassetto non hanno ulteriore riscontro nell’elenco.

Claudio Grandis

ABCDEFGILMNOPQRSTVZ

A

ABBONITO, imbonito, alveo del corso d’acqua parzialmente interrato per cause naturali, sovente dovute al lento defluire delle acque.

ABBURATTARE, la cernita della farina dalla crusca.

ACCOMODATO, riparato, sistemato, riferito alle riparazioni eseguite nei mulini e nelle strutture circostanti.

ACOARÒLO, lunga barra in legno impiegata nei mulini galleggianti per bloccare la rotazione della ruota idraulica.

ACQUA, nell’Alto Padovano è sinonimo di canale, collettore, roggia (vedi), seriòla (vedi) e si riferisce a tutti i corsi d’acqua minori alimentati dalle fontane delle risorgive. In uso anche il diminutivo aqueta, attestato nella documentazione veneziana del XVI secolo (B.I. Pr., b. 51, fasc. “Malfatti”: 1571, 31 luglio “una aqueta larga piedi cinque in sei incomincia a Camignano, villa di Vesentina, et viene a l’Hospedale et puoi per li pradi horto et brolo di noi Malfatti″). Le acque sono considerate beni immobili; esse prendono diversi nomi secondo l’origine: sono pubbliche e private, patrimoniali, demaniali e comunali, sorgenti, accidentali, vicinali, rigettate, sfuggite, morte, perdute, pluviali, colaticcie, sovrabbondanti, correnti, ecc.

ACQUA MORTA, acqua ferma, stagnante, e in ogni caso l’acqua priva di corrente che ristagna a valle del mulino quando ostacoli artificiali ne impediscono il regolare deflusso.

ACQUEDOTTO, conduttura, tubazione d’acqua. Più spesso, oggi, identifica l’insieme della rete di serbatoi, tubazioni, condotte che distribuisce l’acqua potabile. Può essere chiuso, come nel caso delle tubazioni che distribuiscono l’acqua potabile, o anche aperto nella sommità: in questo caso è più frequente l’uso del termine doccia, doccione, gorna. Ad Abano il condottamento delle acque del Montirone sul mulino della Fontega è detto anche giozza (“La nostra giozza di Bagni” – A.S.P. San Daniele, vol. 23, c. 37, contratto del 24 agosto 1626).

Abano Terme, 1940. La condotta dell’acqua termale che dal Montirone raggiunge l’albergo Molino.

Abano Terme, 1940. La condotta dell’acqua termale che dal Montirone raggiunge l’albergo Molino.

Foto: raccolta Claudio Grandis (p. 100).

ACQUIMOLO, mulino a marea, alimentato dal saliscendi dell’acqua marina, documentato a Venezia già nel IX sec. “L’edificio normalmente si trova all’interno della laguna in una palude, o lacus, che viene in parte bonificato per costruirvi l’abitazione; lo specchio d’acqua viene poi recintato lasciandovi solo due aperture, in modo da creare un bacino nel quale l’acqua viene forzosamente incanalata per potenziare il movimento provocato dalla marea” (SAMBO, p. 26, n. 3). È anche condotto di alimentazione: aquimulos autem rotas duas quas habere visus sum de Petro tribuno genero quidem Rosaly tribuno” (C.D.P. I, doc. 7, pag. 12-16).

AGRIMENSÓRE, tecnico che misura la superficie dei terreni e ne delinea in mappa la figura, equivalente dell’odierno topografo.

AGÙCHIA, palo in legno con punta in ferro, impiegato in funzione di pilastro di sostegno solidamente piantato nel fondale, utilizzato sia per fare le stilate dei ponti sia nella costruzione di penelli (vedi).

AGUZÀRE, affilare. Ogni mulino solitamente era dotato di una mola abrasiva, collegata all’albero principale delle macine, utile al mugnaio per affilare le martelline impiegate nella rabbrigliatura delle macine.Allo scudo dentato vi è applicato altro pal di ferro orizzontale, con rocchello di legno a sette brazzole di ferro acciaiato, con quattro cerchi ferro portante una mola d’aguzzare gli attrezzi inservienti al molino, con relativa vasca di legno appoggiato sopra analoghi fulcri” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834). Anche mola da guar (vedi).

ÀLBARA, ALBARÓNA, l’albero di pioppo.

Pioppo bianco (Populus alba).

Pioppo bianco (Populus alba).

Stefan.lefnaer [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons, con modifiche.

ALBERO, nel lessico molinaro e tecnico non è riferito ad una pianta vegetale, bensì ad un elemento meccanico di forma cilindrica allungata in legno, su cui sono montati gli organi rotanti che ricevono o trasmettono lo sforzo motore.

ALBÒLLIO, àlbio, vasca, recipiente per la raccolta dell’acqua:che cadauno de loro sia obligato a tenir albolli e gorgo in aconzo” (A.N. 2890, c. 189).

ALLUVIONE, inondazione, vasto e grave allagamento dovuto allo straripamento di corsi d’acqua.

ÀLVEO, lo spazio di terreno scavato dal deflusso delle acque e dalle stesse occupato nella fase di scorrimento, durante il periodo di piena naturale.

ÀLVEO PÈNSILE, riferito ad un corso d’acqua il cui alveo o letto si trova in posizione più elevata rispetto al piano della campagna o dell’area attraversata.

ANDAÙRA, ANDADÙRA, riferita ai passaggi precari, ai ponti provvisori realizzati per l’accesso dei mulini natanti e galleggianti (Foro Civile, vol. 215, c. 111: relazione di G. Savio del 26 novembre 1754). “Le andadure da una banda e da l’altra” (AN. 2951, c. 428, stima dei mulini di Cervarese Santa Maria dell’11 novembre 1556); “Le andaure fornide come se trova” (A.S.P. Praglia, b. 117, c. 219, stima del 7 gennaio 1665). I ponti privati di accesso ai mulini del Bacchiglione, a Cervarese Santa Maria, San Martino e Selvazzano erano solitamente chiamati andaure, in quanto non erano di pubblico e gratuito transito.

ANTIPETTO, parapetto in legno che nei mulini galleggianti di Pontemolino a Padova era posto a monte della ruota e del manteletto (vedi), con funzioni di condottamento dell’acqua:construere possit unam postam sive murum seu palificatam vel ancopetum iuxta ripam dicti fluminis” (A.S.P. Corona, 8366/3002, concessione d’acqua al monastero di Santa Maria di Porciglia del 3 gennaio 1274); “l’antipetto con li suoi manteletti” (B.I. Pr., b. 38 (452), fasc. “Frigimelica Antonio”, stima del 5 gennaio 1665 di un mulino a Pontemolino).

ANZEGIÓN, inzignón, inzignóne (vedi).

APOSTOLO, APOSTOLI, pali robusti di sostegno, piantati nel fondale dei corsi d’acqua in corrispondenza delle bampadure:tre canali delli molini tute de rovere, e correnti soto et apostoli con n° 3 citelle” (MARTINELLO, p. 129, anno 1722).

APPRESTAMENTI, la dotazione esterna del mulino natante, costituita sia dagli accessi (passerelle, andaure (vedi), pedagni) che dagli oggetti a servizio dell’attività del mugnaio. Un documento del 1865 ricorda la vendita diun mulino a doppia mola con suoi apprestamenti, cioè ferro, cavo, otto martelli, pedagno, stadera e cassone da farina”. È l’equivalente del medievale fulcimenta.

ARCA, lo scafo galleggiante che nei mulini di fiume, natanti e galleggianti, sostiene l’intero corpo del mulino. Sull’arca s’erge la cassella (vedi). È anche un contenitore, il cassone della farina:Item due arche cum duobus martellis” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324).

ARCO DI MEZZO, opera idraulica costruita a Battaglia Terme con funzioni di sostegno idraulico regolatore (vedi).

Battaglia Terme, l'Arco di Mezzo, attraverso il quale le acque del canale principale si riversano nel Vigenzone.

Battaglia Terme, l’Arco di Mezzo, attraverso il quale le acque del canale principale si riversano nel Vigenzone.

Foto pubblicata in La Nuova Magrini Galileo di Battaglia Terme. Cento anni di storia di un’industria. Testimonianze di un passato e speranze per il futuro, a cura di Arrigo Pizzolon. Padova, La Garangola, 2002 – p. 11.

ÀRGANO A MANGANELLO, meccanismo in legno utilizzato per regolare il flusso dell’acqua nei calloni (vedi) dei mulini terragni, costituito da un albero orizzontale, ruotante per mezzo di manganelli, in cui si avvolge la catena collegata alla paratia mobile sottostante.

ÀRGINE, terrapieno, rialzo naturale o artificiale eretto in prossimità delle rive dei fiumi, per impedire che l’innalzamento del livello dell’acqua – o l’aumento di portata – sommerga le aree urbane o agricole adiacenti. Indipendentemente dalle loro dimensioni, generalmente varie, gli argini sono costituiti da terreni argillosi, mescolati a sabbia, tali da impedire l’infiltrazione delle acque attraverso il loro corpo. Gli argini si suddividono in maestri, quando difendono le aree esterne all’alveo e si trovano ad una certa distanza dalle rive; froldi, quando la riva del fiume lambisce il piede interno del terrapieno per l’assenza della golena, cioè di quella parte di terreno che solitamente si trova tra il piede dell’argine e la riva del fiume; traversagni, sono gli argini che si fanno di traverso nelle campagne per impedire che l’acqua di qualche rotta, o altra acqua, non passi ad inondare più in là dei siti dove sono costruiti; circondarii, sono gli argini che circondano un luogo, un paese, un abitato, di modo che le acque poste all’interno si distribuiscano a vantaggio della bonifica; soprasogli, piccoli alzamenti di terra fatti sopra la sommità degli argini maestri ad effetto che le acque per qualche piena eccezionale non sovrasti l’argine stesso; cavedoni, argini realizzati di traverso agli alvei dei corsi d’acqua per bloccarne il deflusso e consentire l’esecuzione di opere idrauliche all’interno dell’alveo stesso (si veda il recente esempio occorso nel raddoppio della botte del Pigozzo a Battaglia Terme). La sezione standard di un’argine è così denominata: lato fiume vi sono in sequenza partendo dalla golena e salendo in sommità, il parapetto, l’antipetto e il petto; lato campagna vi sono, partendo dalla sommità dell’argine e scendendo, la spalla, la banca e la sottobanca. Quando il rialzamento dell’argine occupa solo una parte della sommità questo si chiama soprasoglio. Arginatura particolare e d’emergenza è la coronella, disposta in linea curva e di norma ellittica, innalzata dietro ai froldi che non possono essere rinforzati. Gli argini, ancora, possono essere interzati, quando hanno il piano e il piede di ciascuna scarpa eguale all’altezza, o inquartati qualora il piede della scarpa dall’una e dall’altra parte è uguale ad un’altezza e mezza. Coronella è vocabolo impiegato anche per indicare un generico rialzo di terreno solido, anche di bynder, a protezione di strade e manufatti dalle acque piovane, discendenti da terreni in pendenza.

ÀRICE, legno di larice, ottimo per le costruzioni.Item viginti travoni segati per medium de arice” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324).

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Susanne Tomkovic (Suto) [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons, con modifiche.

ARSENÀLE, vasto spazio recintato riservato alla costruzione delle navi; in ambito veneziano è anche la magistratura preposta al controllo dei boschi demaniali e al taglio di particolari essenze arboree come i roveri.

ASÉGGIO, il mozzo in ferro uscente dalle estremità del melo (vedi), o albero della ruota idraulica, cioè il robusto perno cilindrico di rotazione sorreggente l’intera ruota:Item octo asigi” (BORTOLAMI 1988, p. 327); “Item expendit sol. XXXIII parv. in aptando veras et asseios de ferro positos melo et in aliis ferramenta pro dicto molendino” (A.S.P. S. Pietro, f. 20, c. 35, nota spese del 1316); “ruota esterna a sei raggi … coi due assi ed aseggi di ferro, l’esterno appoggiato sopra tagiola di masegna”; “Aseggi nuovi del peso di libbre venti” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834). Per evitare usura e surriscaldamento l’aseggio veniva fatto ruotare su un cuscinetto di pietra trachitica, opportunamento unto di grasso animale, e il suo diametro variava a seconda del peso della ruota idraulica. Dalle tagiole recuperate in luoghi diversi, il diametro dell’aseggio oscilla tra 6 e 8 centimetri.

ASEGGIÀRO, ASSEGIÓN, AXEGIÀRO, ASIEGIÀRO, robusta trave di sostegno degli aseggi, cioè dei mozzi sostenuti dalle tagiole (vedi), su cui ruotavano le estremità, i perni, della ruota idraulica: “Item octo asiaria de arice cum octo tayollis de brondo” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324); “Item cum axiiariis et uno corbacano” (Ibidem, p. 328, locazione del 19 luglio 1329); “Item expendit grossos XX venec. pro uno ligno de guercu pro faciendo unum asseiarum, unam breellam et pontesellum” (A.S.P. S. Pietro, f. 20, c. 35, nota spese del 1316); “Una ruota esterna a sei raggi … coi due assi ed aseggi in ferro, l’esterno appoggiato sopra tagiola di masegna sostenuta d’aseggiaro con cavalle” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834). Nella trave era scavata un’apposita nicchia atta a contenere in posizione precisa e fissa l’aseggio, o tagiola:Asegiari due, uno dentro, l’altro fuori e cavalle due” (A.S.P. Foro Civile, b. 204, c. 3, stima del 1744).

ASENÀTO, ASENÀTI, struttura portante il piano di appoggio, mezale (vedi), della macina dormiente, a sua volta sorretto dal telaio del cassello o castello.Cassello di legno … con due asenati il tutto di rovere”; “Gli asenati surriferiti portano il mesale di pioppa con sponde di abete”; “sopra gli asenati appoggia il mesale di castagno con sponde di pioppa e vecchio poggio di noce” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834).

ASINÀRIO, ASENÀRIO, l’aiutante del mugnaio che con l’asino andava a ritirare il grano da macinare per poi riportare la farina prodotta. Di norma il mugnaio era affiancato da almeno un aiutante.

ASTA IDRAULICA, tratto di corso d’acqua, fiume o canale a portata e sezione costanti.

ATTINGIMENTO, l’operazione di raccolta dell’acqua effettuata per fini e con sistemi diversi. Nel caso dei mulini idraulici collinari è la diversione operata sul calto principale per alimentare il gorgo.

AVÉNA, pianta erbacea foraggera delle Graminacee, diffusa nel Padovano e impiegata nella macinazione.

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H. Zell [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons, con modifiche.

B

BACINO IMBRÌFERO, l’insieme della rete idrica, estesa per una vasta superficie montana e pianeggiante ben definita, che converge totalmente in un fiume di pianura sversante direttamente in mare.

BAGNO, BAGNARA, BAGNAROLO, nome comune e proprio usato nell’area euganea per indicare un generico ristagno d’acqua alle pendici del rilievo collinare.

BAMPADÓRA, BAMPADÙRA, sinonimo di chiavica, di porta regolabile, della detta chiavica o sia Bampadora sudetta” (B.I., b. 51, c. 138, supplica del 19 gennaio 1718). Più precisamente la bampadora indica la porta mobile della chiavica: bova con sua vampadora da aprirsi e chiudersi per animar le due ruote”; “come all’hora si trovava la bocca di mezzo, e fossero fatti li portoni, overo bampadore incassate, et acconcie in modo che con li pilastri fatti più alti con li suoi molinelli potessero facilmente esser aperti in ogni occasione di crescentia (delle acque)” (Provveditori all’Adige, b. 270, fasc. “E”, c. 37, riferito a disposizioni del 17 settembre 1585); “Lo stesso innalzamento del letto ha indotto nello scorrer dei tempi che i proprietari per tenere attivi i loro edifici, ed il loro diritto dall’uso di acque avessero ritenuto le soglie nelle primiere situazioni gradatamente rialzate le porte, ossia vampadore” (Prefettura, b. 11, relazione del 29 giugno 1807). A Montagnana Bampadora è il nome di un ponte e di un consorzio idraulico.

BAMPADÓRA BASTARDA, chiavica regolabile di scarico. Nei mulini terragni alimentati dalle rogge, le diverse bocche venivano designate in funzione del loro diretto utilizzo, come la bampadora di briglia, e la bampadora bastarda osia sboradora. Con la mancanza della portella della bampadora della bova bastarda dell’edificio da follo” (Foro Civile, vol. 204, c. 60, relazione di G. Savio del 9 gennaio 1753).

BANCA, lista di terra fra la sponda e l’argine, talvolta sinonimo di golena. Più correttamente banca e sottobanca, piè di banca sono rinforzi di terra posti a graduazione addosso agli argini sul lato campagna.

BANCHETTA, BANCHETTE, tavolato a forma di gradini che permetteva al mugnaio di salire fino alla tramoggia per versare il sacco di grano da macinare: gioe, brazole, mezale, pontesello, tramoza e banchette” (A.S.P. Praglia, b. 117, c. 441, stima del 4 dicembre 1753); “Due banchette laterali per ascendere al mulino”; “altra banchetta di pioppo anteriore al mesale” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834).

BÀSARE, la sede, l’appoggio della macina dormiente, sorretta dal mezale: Sul mesale vi sta il basare, che porta la mola stabile”; “Nel mesale vi si trova il basare delle ruote di legno portante una mola fissa di Brescia con fascie ferro“; “Vi sta sopra il basare di legno con due mole, una stabile l’altra mobile di Recoaro” (Raccolta privata, stima dei molini di Rovolon del 1834).

BASSACÙNA, bascula con romano a manicotto; bilancia, strumento destinato alla pesatura dei sacchi di norma incassato nel terreno in modo da posizionare il piano di carico sulla stessa quota del pavimento.

BASTARDA, (vedi) bova.

BATARÈLA, BATARÈLE, lo strumento che con il suo rumore segnalava al mugnaio che la tramoggia stava per svuotarsi: mezale, sponde, bazari, batarele, tramoza” (A.S.P. S. Stefano, b. 50, mazzo 244, stima del 3 marzo 1763).

BATTENTE, la differenza di livello tra il pelo superiore dell’acqua e il centro d’efflusso che si misura nelle bocche di derivazione alimentanti le pale o le coppe delle ruote idrauliche.

BATTIRAME, maglio (vedi) riservato alla lavorazione del rame.

BEVERÀRA, la riva dal pendio dolce che consentiva agli animali di accostarsi all’acqua per bere.

BIÀVA, termine per indicare i cereali in genere (frumento, avena, sorgo, orzo, miglio, panico, veccia, ecc.): tutti li grani e biave che saranno mandate al molino” (A.S.P. Praglia, b. 117, c. 303, stima del 24 luglio 1679). Le biave grosse identificano di norma il mais.

Cereali, illiustrazione.

Cereali, illustrazione.

Dennert, E. [Public domain], attraverso Wikimedia Commons, con modifiche.

BÌGIA, qualità di macina, dal colore grigio della pietra impiegata, detta anche formentina (vedi).

BOCCA, apertura d’immissione dell’acqua sulla ruota.

Valnogaredo, la bocca (quadretto) d’alimentazione del doccione, disattivato nel 1955.

Valnogaredo, la bocca (quadretto) d’alimentazione del doccione, disattivato nel 1955.

Foto: Claudio Grandis (p. 90).

BOLPÀRA, (vedi) volpàra, volpàre, volparón.

BOLZONELLO, nasello, pezzo di metallo, con funzione di collegamento dei diversi elementi costitutivi la ruota idraulica.

BÓTTE, manufatto in pietra o scavato nella roccia che consente ad un canale di passare al di sotto di un alveo soprastante; grossa tubazione, canna di ampia sezione. È il caso della Botte del Pigozzo, di Rivella, di Piombà, di Brancaglia, delle Tre Canne. Quando poi il livello dell’acqua che deve farsi passare attraverso del fiume, è più basso, o quasi di egual livello con quella del fiume, o canale da attraversarsi, allora devesi far passare l’acqua sotto del fiume, o canale, e questa fabbrica chiamasi botte, o tromba sotterranea. Di queste se ne fanno delle rette e delle curve. Rette sono quelle che si fanno quando l’acqua, che deve attraversare il fiume, o canale, tiene una differenza di livello con quella, che ha da intersecare, che con cammino retto passar può sotto il fiume senza alcuna difficoltà. Le curve sono quelle, che si fanno quando l’acqua, che si deve introdurre tiene pochissima differenza di livello con quella, che ha da intersecare, e queste botti tanto più doveranno farsi curve, quanto maggiore sarà il corpo dell’acqua che gli sta di sopra” (CRISTIANI, p. 158). La Botte del Pigozzo a Battaglia èun’artifìziale condotto, scavato in un masso di lava sotto il letto del fiume” (MANDRUZZATO 1789, p. 36).

BÓTTE A SIFONE, canale sotterraneo con quota più bassa rispetto al letto dell’alveo posto a monte e a valle; realizzato in corrispondenza dell’intersezione di due canali con quote diverse, ma con scarto insufficiente per consentire la costruzione di una botte (vedi) e di un ponte-canale (vedi).

BOVA, sostegno d’acqua, opera idraulica con funzioni di regolazione. È anche il centro del fiume ove la corrente di norma raggiunge la maggiore velocità. Nei mulini galleggianti il sandon de bova, indicava quello verso il centro del fiume, a differenza del sandon de terra, prossimo alla riva. Bova, bovolo, è il vortice d’acqua che si crea nel fiume e che si forma a ridosso della ruota idraulica, subito prima che le pale siano colpite dalla corrente. Bova a ridosso dei mulini galleggianti è anche la sezione di passaggio delle imbarcazioni: alveus seu bova per quam naves si necessarium fuerit valeant pertransire” (BORTOLAMI 1988, p. 325, concessione d’acqua del 3 gennaio 1274). La “Bova di S.Maria di Cervarese ha di larghezza nel suo fondo piedi 13, onze 10, nella superfizie dell’acqua piedi 13 … bova di San Martino di Cervarese ha di larghezza nel suo fondo piedi 14, onze 2, nella superfizie dell’acqua piedi 13, onze 6 … bova di Trambacche ha di larghezza nel suo fondo piedi 14, nella superfizie dell’acqua piedi 13, onze 2 …” (A.S.P. Acque, b. 91, dis. 3, perizia di Francesco Bacin).

BOVA BASTARDA, sinonimo di collaterale, canale di scarico corrente a lato dei calloni in cui erano immerse le ruote idrauliche dei mulini terragni, con funzione di scarico delle acque eccedenti, chiusa in caso di magra, così da garantire il costante livello e la quantità destinata alle ruote. Il termine può ben essere riferito a bastardo, cioè al figlio naturale ma non legittimo erede del signore, del nobile, del principe, ecc. Come è per l’asse ereditario, a cui possiamo paragonare l’erede diretto, continuatore della casata, così è per il corso d’acqua principale che movimenta le ruote e scorre sull’asse principale, a differenza della bastarda, che scorre su un alveo laterale e artificiale a seconda delle necessità, pur essendo alimentata dalla medesima fonte.

BOVONE, denominazione propria del condotto di scarico, collaterale alle bovette azionanti le ruote idrauliche della Restara a Este: Arco, o luce del Bovone dalla parte del canale d’Este, in cui vedensi li tre travi verticali nuovi, ne’ rispettivi rigami de’ quali s’incassano li travi orizzontali da essere levati all’occorenza a due a due, col mezzo degli uncini” (S.E.A., Frassine, rotolo 48, dis. 7, del 3 giugno 1780); “il sostegno in Este, detto il Bovone” (A.S.P. Prefettura, b. 11, rub. 5). È comunque usato anche per indicare la bova dei mulini galleggianti del Bisatto, almeno fino alla loro totale rimozione.

BRACCIO, detto anche ramo, corso d’acqua che staccandosi dal canale prevalente del fiume si apre una via attraverso aperture fortuite e le sinuosità del terreno, e torna quindi nel fiume; in altri termini quel corpo di acqua fluviale che ha una bocca di apertura ed una di sbocco nel fiume. Differisce dal diversivo, in quantochè questo è un corpo di acqua, che distaccandosi dal corso di acqua da cui è formato non vi fa ritorno (MAZZA, p. 734).

BRAÈLLE, BRAZÈLLE, BRAZÒLLE, BRAZZÒLE, fusi di ferro disposti a cilindro sul rocchello, la lanterna dell’ingranaggio. Le brazzole costituiscono la parte dell’ingranaggio fissato e solidale all’asta verticale collegata alla macina girante; il loro numero è di norma pari a un sottomultiplo dei denti dello scudo (vedi): Item octo brehelle de arice” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324). “Li denti dello scudo ingranano in otto fusi o brazzole di ferro acciaiate di un rocchello od inzignone di ferro”; “palo di ferro portante rocchello od inzignone di legno con otto brazzole, o fusi di ferro acciaiato, munito di quattro fascie ferro”; “ingrana nei denti del disco un rocchello od inzignone di legno con otto brazzole, o fusi di ferro acciaiato con quattro fascie di ferro”; “brazzole otto vecchie del peso di libbre 25” (Raccolta privata, stima dei molini di Rovolon del 1834). “L’inzignon fornido in sei brazelle” (A.S.P. Praglia, b. 117, c.184, stima del 18 gennaio 1641).

BRAGA, BRAGHE, nei mulini terragni le imbragature in ferro che tenevano unite le portelle dei calloni portelle n. 5 con braghe di ferro”.

BRAGIÈRI, nei mulini galleggianti è una parte strutturale -imbragatura- del castellaro (vedi): Item viginti travoni segati per medium de arice pro faciendo bragherios et trabaturam ad dicta molendina” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324); “et novem pallis cum triginta piagnis cum brageriis, chatenis et restellis” (BORTOLAMI 1988, p. 328, locazione del 19 luglio 1329); “el castelaro per pali, tavole, bragieri, prie del fondamento son drento come el stano” (A.S.P. Praglia, b. 116, c. 82, stima del 29 dicembre 1540).

BREGONE, chiamato anche cunella, fondo del canale del molino; il bregone è la soglia più bassa del canale, da cui cade l’acqua che movimenta la ruota. Il 19 gennaio 1641 mastro Giacomo Menegato cararo, marangon anco da molini, dichiara: che il soggiaro della bocca, ove sono le grade del monasterio delle Capucine, è più basso del bregone, ò cunella, sive fondo del canalle del molino” (A.S.P. Cappuccine, vol. 21, fasc. 91, c. 16).

BRENTÀNA, temporale improvviso, fortunale, perturbazione atmosferica di eccezionale intensità.

BRENTA, antica unità di misura padovana. Brenta è anche il maggior fiume della provincia, ma è pure una località in provincia di Varese.

BRESSANA, qualità di macina impiegata nei mulini padovani a partire dal XVI secolo. Prende il nome da bresciano, zona di provenienza, e diventa femminile per l’abbinamento a mola o macina. Le cave erano in Val Trompia e in Valcamonica.

BRÌGLIA, traversa, manufatto idraulico realizzato mediante uno sbarramento fisso o mobile posto di traverso al corso d’acqua per sollevarne il livello e mantenerlo costante. A Padova le briglie si possono vedere a monte del ponte S. Agostino, in riviera Paleocapa e al ponte delle Grade di San Massimo.

BROLO, BROLETTO, lo spazio recintato prossimo alla casa dominicale (vedi) riservato alle piantagioni di alberi da frutto.

Mezzavia, 1670: il mulino attivo all'inizio del fiume Biancolin. Nel disegno, l’ampio brolo delimitato da una fossa d’acqua.

Mezzavia, 1670: il mulino attivo all’inizio del fiume Biancolin. Nel disegno, l’ampio brolo delimitato da una fossa d’acqua. (Archivio di Stato – Padova, Arch. Notarile, f. 2266, c. 409.)

Immagine pubblicata a p. 58.

BRUNETTA, qualità di macina bresciana, così chiamata dal colore scuro della pietra utilizzata.

BURATTÌN, l’aiutante del mugnaio addetto ai buratti, gli arnesi impiegati per separare la crusca dalla farina.

BURATTO, apparecchio usato per la separazione di sostanze in grani o polvere a seconda della grossezza, formato da un recipiente, con fondo di tela meccanica o lamiera forata, nel quale gira un aspo.

BUSINELLO, BUSINELLE, il piccolo foro –buso– di un condotto sotterraneo, di una canalizzazione per la derivazione d’acqua: deducendi aque rivulum per foramen lapideum duos pedes in latitudine, unum vero in altitudine, … prescriptum foramen lapideum sive portam sive busenum suis expensis imperpetuum manutenere et incorruptam servare” (SAMBIN, p. 177, concessione d’acqua al monastero di Santa Maria in Vanzo del 1220); “deducendi aquam illam per busenum sive portam latam seu amplam trium pedum, altam vero duorum pedum” (GLORIA, Statuti, posta 1365, p. 424-425, concessione d’acqua al monastero di Santa Giustina dell’anno 1230).

BY-PASS, collegamento con organo di chiusura (valvola, paratia), o con interruttore o altro apparecchio, tra due condutture idrauliche. Attorno ai mulini terragni di norma vi era una canalizzazione con funzioni di by-pass che aggirava l’impianto, al fine di consentire, in caso di necessità, lo svuotamento del corso d’acqua in cui erano immerse le ruote idrauliche e permettere l’esecuzione di manutenzioni straordinarie dei mulini stessi. In ambito padovano by-pass è sinonimo di bovetta, e gli esempi più noti sono rimasti nella Bovetta dei Carmini, scavata per consentire il periodico svuotamento del Tronco Maestro attorno a Pontemolino, e il canal delle Bovette a ridosso del Prato della Valle, a servizio dei mulini di San Daniele, purtroppo entrambe interrate.

C

CADÉNA, CAÉNA, catena, intesa sia ad anelli in ferro sia in corda o asta di ferro. Di norma le catene nei mulini venivano impiegate con funzioni di cavi d’ormeggio: “Item viginti vissinalia et catene de traversso molendina” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324); “una cadena morta che tiene il molin in bovo, del molin da bova”; “due cadene che traversano li bovi”; “cadene n° 4 ferro traverso li bovi”; “due cadene del cassaro” (A.S.P. Praglia, b. 117, c. 441, stima del 4 dicembre 1753).

CAGNA, albero con ingranaggio della mola da affilare: “cagna con moletta da guzzar con palo, e asegion di ferro” (A.S.P. Foro Civile, b. 204, c. 3, stima del 1744).

CALÀ, CALATA, rampa di discesa dalla sommità dell’argine alla golena, o alla campagna.

CALAFATO, CALAFATATO, artigiano addetto alla impermeabilizzazione esterna degli scafi in genere, sia di imbarcazioni, sia di sandoni ed arche di mulini galleggianti. Calafatato è lo scafo adeguatamente protetto di pegola, pece nera.

CALETTARE, operazione che consiste nel montaggio di un organo meccanico su di un altro realizzando il collegamento fisso dei due organi. Nei mulini era l’operazione d’inserimento dello scudo (vedi) sull’albero della ruota idraulica ed era del tipo amovibile in quanto effettuato per mezzo di cunei o penole, rimuovibili in caso di sostituzione di uno dei due organi.

CALLONE, nei mulini terragni di pianura è il canaletto delimitato da fiancate e fondo in legno, o pietra; nell’estremità a valle è alloggiata e gira la ruota idraulica, mentre a monte è installata la bova. Il suo sviluppo segue in lunghezza il muro perimetrale del fabbricato contenente gli ingranaggi e le macine.

CALTO, CALTÓN, anche mulini da calto, mulini dal Maltempo. Il classico torrente dei Colli Euganei. È verosimile sostenere che la sua origine lessicale sia da ricercare nel latino calles (da cui anche calle, callone), cioè corso pubblico: “Un pezzo de luogo al molin da Zovon confina con mons. Memo et strada sive Calto dell’acqua” (A.N. 4591, c. 398, divisione patrimoniale del 1625).
Non a caso il calto nelle stagioni aride era considerato anche un sentiero, una sede, una strada, una via pubblica o comunque di uso pubblico, quindi non privato e non esclusivo di pochi. Da qui i diritti dell’Autorità pubblica sull’uso dell’acqua e sull’utilità pubblica del tracciato dell’alveo. A Valle San Giorgio il calto del Rio Giare, quando non conteneva acqua era considerato una strada pubblica, così come a Montegrotto Terme via Calton oggi identifica una via pubblica.

CAMPO PADOVANO, estensione di terra intesa sia come superficie agraria, coltivabile e non, sia come unità di misura. Nell’ambito delle unità di misura il campo padovano equivale a metri quadrati 3862,569 e solitamente viene suddiviso in quattro quartieri, a loro volta costituiti ciascuno da 210 tavole; una tavola è pari a metri quadrati 4,5983 ed equivale a 36 piedi padovani quadrati, ove un piede lineare misura metri 0,357394. In uso è pure il mezzo campo, cioè due quartieri o 420 tavole. Sei piedi inoltre costituiscono una pertica, che è anche lo strumento impiegato dagli agrimensori per misurare i terreni, assieme alla canna e alla catena.

CANALE, è propriamente un alveo manufatto e regolare; si distingue in canale di derivazione, quando parte da un fiume o recipiente, per condurre una quantità di acqua ad uso di opifici, irrigazioni, ecc.; in canale di molino, l’ultimo condotto di legno o altra materia inclinata, che serve a dare la percossa d’acqua alle ruote idrauliche; in canale di scarico della mola, per ove corrono le acque, dopo aver attivato il molino; in canale maestro di scolo, quando è il recipiente di tutti gli scoli di una vallata; in canali navigli, gli alvei artefatti o fiumicelli regolari per la navigazione (MAZZA, p. 735).

CANAÒLE, CHANAÒLE, i ganci, gli occhielli terminali delle catene stese per tenere in posizione i mulini galleggianti: “Item per doe chadene de fero che serve ala bova con le sue chanaole” (A.N. 2951, c. 428, stima dei mulini di Cervarese Santa Maria dell’11 novembre 1556).

CÀNEVA, CANEVÉTTA, (vedi) cànipa. Nelle case rurali, padronali e nelle osterie è il locale in cui si conserva il vino.

CÀNIPA, magazzino di deposito dei cereali, in attesa di macinazione.

CAPELETTO, nei mulini terragni identifica la traversa orizzontale in legno, o pietra, che unisce le estremità superiori delle erte: “erte n° 6 con sopra il suo capeletto” (A.S.P. Foro Civile, b. 204, c. 4, stima del 1744).

CAPITOLO, nei contratti d’affitto è la numerazione progressiva dei patti sottoscritti, ed equivale ad articolo.

CAPTAZIONE, la cattura delle acque in prossimità delle sorgenti per alimentare gli acquedotti. Ciò che è successo nei Colli Euganei nella seconda metà del secolo XX per attivare l’acquedotto interprovinciale Euganeo-Berico.

CARATTO, quota di proprietà, di norma calcolata in ventiquattresimi.

CARIERA, CARRIERA, superficie di calpestio dei ponti in legno.

CASA DOMINICALE, casa padronale.

CÀSARO, CÀSARI, nel mulino galleggiante le passerelle di camminamento che circondano la casella (vedi): “li casari che vano attorno all’arca” (B.I. Pr., b. 38 (452), fasc. Frigimelica Antonio, stima del 5 gennaio 1665 di un mulino di Pontemolino).

CASELLA, CASSELLA, la costruzione in legno eretta sopra l’arca (vedi), che nei mulini galleggianti ospita ingranaggi e macine. “item cum una casella de lignamine coperta de asseribus cum suis ittineribus super quibus itur ad dictum molendinum” (BORTOLAMI 1988, p. 328, locazione del 19 luglio 1329); “la cassella fornida di solari, passagia e porte e seradure” (B.I. Pr., b. 38 (452), fasc. Frigimelica Antonio, stima del 5 gennaio 1665 di un mulino a Pontemolino di Padova).

CASELLO, l’edificio in pietra che ospitava il meccanismo del mulino collinare, separato dall’abitazione del mugnaio: “Il casello, ov’è rinchiusi li tre molini, questo è coperto di coppi con muri di malta” (A.S.P. Foro Civile, b. 204, c. 3); “Il casello che contiene la macchina è formato da muro masegna con porta munita di vecchia imposta con serratura”; “Anche questo molino trovasi in un casello di muro di masegna”; “Casello che contiene le macchine di questo edificio in buonissimo stato con muri di sasso masegna bene intonacati” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834).

Teolo, Mulino dei Ponteseli, 1720. Lo schizzo della pianta del mulino è opera di Giovanni Nardi.

Teolo, Mulino dei Ponteseli, 1720. La pianta di un mulino collinare ci appare in questo schizzo eseguito da Giovanni Nardi su ordine del podestà di Padova. (Archivio di Stato – Padova, S. Francesco di Paola, b. 3, fasc. 14.)

Immagine pubblicata a p. 81.

CASOTTO, sinonimo di casella (vedi), edificio in legno eretto sopra i pontoni, o sandoni, dei mulini natanti e galleggianti, entro il quale trovano spazio ingranaggi, macine e un piccolo alloggio per il mugnaio. Lo scheletro – struttura – era di solito costruito in legno di larice: “Un molino con casotto di legno, sive di tavole, e coperto simile posto sopra un ‘arca ed un sandon nel canale di Ponte Molino”. Nel 1824 un casotto viene così descritto “Ha le dimensioni di metri 5,50 di larghezza; metri 5,60 di lunghezza, ed è alto alla gronda metri 2,50 alla colmegna 5,90; al quale si entra per due usci di porte alla parte del prospetto sopracorrente, e vi sono due balconi per la ventilazione. Al di dietro del casotto dalla parte cioè sottocorrente del mulino, è formata una così detta casetta, la quale è divisa in due stanze servienti l’una per il ricovero del mugnaio, l’altra per il deposito del grano; prende la detta casetta tutta la larghezza del mulino, è profonda metri 2,60; alta in gronda metri 1,60”.

CÀSSARO, CÀSSERO, recinto chiuso con pareti a tenuta d’acqua realizzato per mettere all’asciutto un tratto di alveo fluviale. Nei mulini galleggianti è la parte centrale del castellaro, la robusta palizzata posta a monte delle ruote per divertirne le acque in due o più canalizzazioni.

CASSELLA, CASSETTA, CASSETTE, nella ruota idraulica dei mulini a coppedello è l’equivalente delle pale; la cassella è definita dalle tavole laterali e dal fondo della ruota, sì da formare una coppa a sezione quadra, per cui è sinonimo di coppa. Capace di contenere l’acqua cadente dalla gorna o doccia, altrettanto riesce a sversarla nella corsa di discesa: “Scarica essa l’acqua nelle casselle della ruota esterna”; “Scarica questa l’acqua nelle cassette di abete col fondo di rovere” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834).

CASSELLO, lo stesso di castello, struttura di sostegno degli ingranaggi del mulino e delle macine: “Cassello di legno formato da quattro colonne di rovere vecchia”; “Il castello di questa macchina è formato di quattro colonne di rovere sopra i quattro angoli del muro masegna a secco della sottoposta fossa”; “Cassello con quattro colonne due di olmo e due di rovere disposte come le precedenti” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834).

CASSÓN, riferito al casson da biava, cioè il capace contenitore in legno in cui veniva riposto il grano da macinare, di norma serrato (chiuso a chiave): “un casson da biava con lame, seratura e chiave” (A.S.P. S. Stefano, b. 50, mazzo 44, stima del 3 marzo 1763); “il casson della biava serrato” (A.S.P. Praglia, b. 117, c. 441, stima del 4 dicembre 1753); “doi cassoni da biava con le sue saradure a chiave” (Ibidem, c. 184, stima del 18 gennaio 1641); “cason vecchio di abete e pioppa, rappezzato con serratura per contenere il grano” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834). Con casson s’indicava anche la mangiatoia per i cavalli che sostavano sotto le teze dei mulini.

CASTELLO, CASTELLARO, struttura portante del mezale (vedi) cioè del tavolato orizzontale su cui venivano appoggiate le macine, sinonimo di cassello (vedi). È anche lo sbarramento in legno collocato davanti ai sandoni per distribuire l’acqua sulle ruote idrauliche dei mulini galleggianti: “il castellaro fornito da tutte due le bande con pali, e profili, tavole dentro e fuori con il cassaro” (A.S.P. Praglia, b. 117, c. 441, stima del 4 dicembre 1753).

CATÀSTICO, raccolta sistematica dei documenti attestanti le proprietà di un ente religioso o di un privato, sovente trascritti in voluminosi e prestigiosi volumi in pergamena; è anche la raccolta delle mappe raffiguranti i beni immobili di proprietà; (vedi) mappa.

CAVALLA, CAVALLE, CAVALLETTO, panca di legno a forma di morsa che nella struttura dei ponti in legno equivale ai “dormienti”.

CAVÌCCHIA, CAVÌCCHIE, dente, denti dell’ingranaggio, sinonimo di piolo o chiodo di legno usato nelle costruzioni navali in legno per collegare due o più parti del fasciame o dell’ossatura.

CESÙRA, piccola estensione di terreno inferiore ai tredici campi padovani, recintata, chiusa lungo il perimetro da una siepe per impedire l’accesso dei quadrupedi al pascolo.

CHIÀVICA, CHIÀVEGA, CHIAVEGÓN, manufatto idraulico con funzioni di regolazione dell’ingresso o dello scarico delle acque da un canale in altro condotto, realizzato sotto, o dentro, gli argini in testa agli scoli; solitamente è costruito in pietra e dotato di porte di legno o acciaio; quando deve raccogliere acqua da altro canale si chiama incile e la sua larghezza varia a piacimento; quando, invece, deve scaricare si chiama emissario e in questo caso la dimensione è proporzionata all’acqua che deve scaricare. La regolazione della chiavica è spesso manuale, ma non mancano dispositivi per un funzionamento automatico.

CHIUSA, attraversamento costruito nell’alveo dei corsi d’acqua al fine di divertire una parte delle loro acque. Compito della chiusa è di alzare ed ammassare l’acqua del fiume tanto che parte di essa possa entrare nel diversivo o incile, così da condurre per mezzo di un canale l’acqua sulle ruote idrauliche. Il nome è preso dalla funzione di chiudere il fiume e la sua struttura può essere mobile o stabile. È sinonimo anche di serre, steccaie, pescaie, petraie, briglie. Per certi aspetti è l’equivalente della padovana bova (vedi)

CIMADÙRA, riferita all’acqua è l’escrescenza dei fiumi, è l’acqua eccedente che deborda dagli argini allagando le campagne circostanti.

CISTERNA, è il contenitore a forma di pozzo nel quale si raccoglie e si conserva l’acqua.

COASSIALE, avere lo stesso asse di rotazione, riferito ad organi rotanti collegati direttamente o mediante giunti, come nel caso della terna formata dalla ruota idraulica, l’albero e lo scudo del mulino.

COLATÌCCIA, SCOLATÌZIA, acqua di scolo proveniente da piccoli calti o rivo li correnti nei terreni.

COLLETTORE, negli impianti di bonifica è il canale che raccoglie e convoglia tutte le acque provenienti dai canali minori.

COLONELLO, COLONNELLO, termine dal duplice significato: colonna familiare, discendenza diretta; sostegno, colonna portante del piano –mezale– delle macine: “item sedecim colonelli de arice de mecalle” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324).

COMISARIA, COMMISSARIA, il patrimonio sottoposto a particolare tutela alla morte del titolare; l’insieme dei commissari che debbono vigilare sul rispetto dei lasciti testamentari.

CONCA, invaso artificiale regolato da porte mobili, che consente il passaggio delle imbarcazioni tra due canali posti a livelli diversi. Una delle prime attestazioni in area padovana è in un documento del 13 luglio 1135: “in burgo civitatis Paduae et iacet iuxta conca, quae est prope fluvio qui dicitur Rerrone” (Nuovi documenti, p. 15).

La conca di Battaglia.

La conca di Battaglia.

Foto pubblicata in La Nuova Magrini Galileo di Battaglia Terme. Cento anni di storia di un’industria. Testimonianze di un passato e speranze per il futuro, a cura di Arrigo Pizzolon. Padova, La Garangola, 2002 – p. 27.

CONDOTTA, CONDOTTO, complesso di più elementi, di norma tubi, per convogliare i fluidi in pressione. È anche l’alveo regolatore e artefatto, per ordinario guarnito di muro.

CONFLUENZA, il punto dove si riuniscono due correnti.

CONSERVA, sinonimo di vasca, cisterna per la raccolta dell’acqua. Il 16 marzo 1674 nel monastero di S. Maria di Monteortone il capitolo dei religiosi deliberò la proposta di far “una conserva d’acque riuscibile giusta al parere di protto prattico di detto affare”, da realizzare “nella corte di sopra vicino alla cucina, dove al presente s’attrova il pozzo non conteniente acqua”, in quanto nel periodo estivo il monastero si trovava senz’acqua fresca non essendovi “ne pozzo, ne cisterna” (A.S.P., Monteortone, vol. 83, c. non segnata). Conserve sono anche le “buche più o meno ampie e profonde, ove viene portato il terreno – sul finire di ottobre – fango termale levato dal fondo di alcuni fossi in cui corrono le acque termali, affinché venga compenetrato, ammollito e riscaldato dall’acqua termale” (G. Carraro in Ricordi sui Colli Euganei, p. 187).

CONSORTE, è il titolare di proprietà fondiarie coinvolto, a titolo diverso, nella gestione dei Consorzi idraulici. In ambito padovano raramente è sinonimo di coniuge.

CONZÀRE, conservare, ma anche sistemare, riparare, lavorare.

CONSORZIO, in ambito idraulico s’intende l’istituto che ha il compito di vigilare, costruire e riparare i manufatti idraulici della rete idrografica minore, nonché concedere le derivazioni d’acqua a scopo d’irrigazione.

COPELARE, letteralmente l’azione di misurare e anche estrarre la farina con il coppo (vedi), lo strumento della capacità equivalente a un sedicesimo di staio (circa 1810 cm3). Sinonimo anche di furto legalizzato dato che il mugnaio copelava sul sacco di farina per estrarre il suo compenso quando non veniva pagato in moneta.

COPERTA, struttura in legno sorreggente la carriera dei ponti in legno, e più in generale le passerelle lignee. Nelle imbarcazioni è il piano superiore che copre le stive.

COPPA, COPPE, sinonimo di cassella (vedi).

COPPEDELLO, la tipologia classica del mulino dei Colli Euganei, avente una ruota a casselle (vedi), alimentata dall’alto, e il senso di rotazione delle macine inverso a quello dei mulini di pianura, galleggianti e terragni.

Doccia e ruota a coppedello, incisione del secolo XIX.

Doccia e ruota a coppedello, incisione del secolo XIX.

Raccolta Claudio Grandis (p. 27).

COPPO, recipiente impiegato per estrarre i cereali e la farina, della forma di una pentolina con manico e della capacità di 1,811 litri. In questo caso non significa tegola di copertura. “Item duo coppi” (BORTOLAMI 1988, p. 327, locazione del 9 ottobre 1324).
Il coppo del mugnaio, attrezzo in rame impiegato per raccogliere la farina dal mezale.

Il coppo del mugnaio, attrezzo in rame impiegato per raccogliere la farina dal mezale.

Foto: Claudio Grandis (p. 48).

CORBASÀN, CORBASÀNI, nei mulini natanti e galleggianti è il telaio di sostegno delle estremità dell’albero, melo (vedi), della ruota idraulica. “Item cum axiiariis et uno corbacano” (BORTOLAMI 1988, p. 328, locazione del 19 luglio 1329); “Di legname larice sono li travi così detti corbasani che portano il melo, od asse della ruota”.

CORMELLO, pilastro in pietra, sorreggente una struttura soprastante o, anche e più comunemente, una cancellata. “Un cormello che sustenta due case in Ponte Molin … il qual cormello è stato piantato nel fiume con qualche spesa rilevante”; “per saldo della spesa del pilastro fatto nel fiume dietro la mura di Ponte Molino … prie, calcina, legnami, feramenta, fatture, muraro et per il cazaro” (A.S.P. S. Stefano, b. 51, mazzo 261, relazione del 16 settembre 1691).

CORO, CUORO, CUORI, la melma depositata sul fondo dei corsi d’acqua, generata dalla sedimentazione e macerazione della vegetazione presente lungo le rive.

CORRENTE, CORRENTI, trave di legno.

CORTÌVO, lo spazio antistante la casa rurale, adibito a funzioni diverse, comprendente il selese (aia), l’orto, le piante secolari (gelsi, castagni, noci, ecc.) e parte del viale d’accesso.

COSPO, COSPI, punta in ferro per il rivestimento dei pali conficcati nel fondale dei corsi d’acqua, di norma costituita da una estremità conica e da due o quattro braccia fissate con chiodi alla testa del palo. “Item per cospi n° 14 mesi in li pali della bova et neli piloni et neli pali del castelaro de mezo” (A.N. 2951, c. 428, stima dei mulini di Cervarese Santa Maria dell’11 novembre 1556).

CRIVELLO, setaccio, tamiso (vedi). Il fabbricante di crivelli è il crivellaro. Anticamente i crivelli venivano costruiti con crine di cavallo, in seguito sostituiti dai fili d’acciaio.

CROSÀRA, CROSÈRE, CROSIÈRA, CROSIÈRE, struttura di sostegno costituita da legnami incrociati. Nella ruota idraulica dei molini la crosiera identifica le razze che uniscono il mozzo alla periferia della ruota sorreggente le pale o le coppe: “Item expendit grossos XII pro VI croxariis positis in dicto melo” (A.S.P. S. Pietro, f. 20, c. 35, nota spese del 1316); “Una ruota esterna a sei raggi, vulgo crosare di rovere del diametro di metri 2,80”; “la ruota del diametro di metri 4,20 … fissa con sei crosare nel melo di rovere”; “Crosare di ruota nuove di rovere lunghe metri 4,10”; “Crosare di rovere vecchie” (Raccolta privata, stima dei mulini di Rovolon del 1834).

CUNELLA, CUNELLE, parte strutturale del fondo ove scorreva l’acqua che animava le ruote idrauliche: “Item cun una cunella cum quattuor pallis ad cunellam” (BORTOLAMI 1988, p. 328, locazione del 19 luglio 1329); “le cunelle di tutti due li molini come si trova” (A.S.P. Praglia, b. 117, c. 219, stima del 7 gennaio 1665); “la cunella con li suoi manteletti” (A.S.P. S. Stefano, b. 51, mazzo 261, stima del 1667 di un mulino a Pontemolino di Padova).

CURIÀTO, CURIÀTTO, CURIÒTTO, CURIÀTOLO, piccolo condotto d’acqua: “et che il gorgo et lo curiotto via da un cavo a’ l’altro fra le confine de una parte et de l’altra dritto su fino al calto segundo che va il curiotto” (AN., 2890, c. 189, accordo per la sistemazione dei mulini di Torreglia del 29 ottobre 1559).