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S. Giacomo vecchia, facciata e parete nord

Analisi storico-artistica delle opere a carattere sacro che impreziosiscono la vecchia chiesa di S. Giacomo in Battaglia; in questa prima parte del catalogo vengono esaminate le iscrizioni e le opere presenti sulla facciata, sulla controfacciata e sulla parete nord.

Altre parti del libro qui pubblicate:
Annotazioni sul pittore Gregorio Lazzarini   (Anna Maria Spiazzi)
Storia in breve della vita cristiana a Battaglia   (Claudio Bellinati)

La vecchia chiesa di S. Giacomo
  Iscrizioni
  Facciata
  Controfacciata
  Parete nord

Presentazione

La mostra fotografica finanziata dall’Amministrazione Comunale di Battaglia Terme si propone, essenzialmente, di rendere pubblici i materiali della catalogazione scientifica compiuta nel 1979 da Chiara Ceschi nella chiesa di S. Giacomo, per incarico della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto.
Un intervento di tutela che rientra fra le attività istituzionali più delicate anche se meno appariscenti dell’Ufficio statale (la catalogazione del patrimonio storico artistico, appunto) è stato in tal misura apprezzato e correttamente compreso nel suo significato culturale e politico, che una piccola amministrazione civica ha ritenuto opportuno di investire una quota non trascurabile del suo bilancio per pubblicizzarne, al meglio, i risultati. Pur nella modestia dell’occasione municipale (o forse proprio per questo) la mostra di Battaglia Terme si colloca, a mio giudizio, come esempio ben significativo di quella auspicata e necessaria collaborazione fra Soprintendenze statali e realtà politiche e amministrative del territorio senza di cui non è possibile immaginare, nell’Italia di oggi, alcuna efficace politica di tutela. Mi accorgo, anzi, che il termine “collaborazione” è, nel caso, troppo generico e insufficiente. Questa iniziativa nasce, piuttosto, sotto il segno di una vera e propria integrazione di vocazioni se non di competenze. Infatti, mentre l’Ufficio Statale ha curato l’intervento più propriamente tutelare (la catalogazione, la programmazione dei restauri e la vigilanza sui medesimi) l’Ente locale si è assunto compiti di promozione della ricerca e di salvaguardia e valorizzazione dei materiali schedati. È opportuno ricordare, a questo proposito, che una sezione della mostra e una parte del catalogo a stampa sono dedicate al restauro della tela di Gregorio Lazzarini, dipinto fra i più notevoli della chiesa di S. Giacomo. Il restauro (la cui urgenza è stata rilevata dalla campagna di catalogazione) è stato diretto dalla Soprintendenza nella persona della collega Anna Maria Spiazzi, però reso possibile dal finanziamento del Comune.
Sembra così prendere figura, nel concreto di questa esemplare esperienza veneta, quella ipotesi di duplicità delle competenze o delle potestà (la tutela, con il coordinamento dei metodi e il controllo degli interventi affidata allo Stato, la promozione e la valorizzazione prevalentemente delegate alle Regioni e agli Enti locali) che attraversa tanta parte dell’attuale elaborazione legislativa sull’argomento, non escluso il recente disegno di Legge di iniziativa governativa che porta la firma del Ministro Vincenzo Scotti.
Anche se non è possibile, sul piano teorico, tenere distinto il concetto di tutela da quello di valorizzazione, non c’è dubbio che nel secondo termine si aggregano e si riconoscono, quasi per naturale vocazione, le potenzialità migliori delle strutture politiche e amministrative locali. Il problema, semmai, sarà quello di individuare i modi di una collaborazione armonica, di una integrazione viva e dialettica fra il ruolo prevalentemente tutelare degli uffici di Soprintendenza e quello prevalentemente promozionale delle amministrazioni civiche, provinciali o regionali.
Una Soprintendenza come quella per i Beni Artistici e Storici del Veneto, priva di istituti museali dipendenti e chiamata a fornire servizi istituzionali di tutela in un territorio particolarmente ricco non solo di opere ma anche di strutture civiche preposte alla loro conservazione e valorizzazione, può svolgere meglio di altre tale funzione di confronto dialettico, di coordinamento flessibile, integrativo e propositivo, delle iniziative locali. L’argomento tocca da vicino il settore della catalogazione. Se è vero che il catalogo è strumento irrinunciabile di controllo amministrativo e di conoscenza scientifica del patrimonio, è anche vero che esso, nell’atto medesimo del suo dispiegarsi nel territorio, sollecita inevitabilmente nelle comunità che di quel patrimonio sono depositarie, consapevolezza culturale, assunzione di responsabilità, e, quindi, iniziative concrete di conservazione e valorizzazione. È quello che è accaduto a Battaglia Terme, ma lo stesso potrebbe ripetersi, con modalità e risultati analoghi, ovunque nel Veneto.
La catalogazione, (finanziata dai comuni però diretta e coordinata dalla Soprintendenza) che si sta svolgendo in questi mesi nel territorio della Bassa Veronese, una delle aree più marginali e tradizionalmente trascurate nella nostra Regione, è la conferma di una linea di tendenza che si sta lentamente ma positivamente assestando nel Veneto e che andrà favorita e incoraggiata con la massima determinazione.
C’è da augurarsi che l’iniziativa presente solleciti progetti analoghi nei comuni della provincia padovana e, in particolare, in quelli del comprensorio euganeo.
La straordinaria preziosità e ricchezza di quel territorio unita alla mancanza di un rilevamento sistematico dei suoi beni culturali, giustificano l’opportunità e l’urgenza dell’auspicio.

Antonio Paolucci   

CATALOGO

Pianta della vecchia chiesa di San Giacomo, Battaglia Terme.

(N.d.R) La misura di 975 cm indicata nel disegno non è correttamente rappresentata. Il presiterio è nella realtà più profondo rispetto a come viene qui raffigurato: risulta infatti essere maggiore la distanza tra la base dell’Altar maggiore e la balaustra.

1.
ISCRIZIONE (Facciata esterna)
Sec. XIV (1332)
pietra tenera; cm. 40 x 81

Lapide in scrittura gotica maiuscola (vedi) che ricorda la fondazione della prima cappella sorta a Battaglia, lungo il canale (fino a quel momento gli abitanti si erano serviti della vicina pieve di Pernumia). Principale benefattore è il nobile padovano Giacomo Zacchi, qui ricordato insieme ai genitori Antonio e Fina e ai commissari testamentari, con la dotazione alla chiesa di molini a destra della cateratta (GLORIA, 1862, III°, P. III); una piccola porzione di questo beneficio è ancora conservata a metà del ‘500, insieme alle monache di S. Agata di Padova (Estimi, tomo 5° – ACV di Padova).

Bibl.: J. Salomonii, Agri patavini inscriptiones… 1696, p. 368.

2.
Sec. XVII (1667)
ISCRIZIONE (facciata esterna)
pietra tenera; cm. 40 x 87

“CEPTAM HUIUS ECCLESIE TRIBUNAM PIA MUNIFICENTIA – SERENISS. FERDINANDI MARIA BAVARIAE DUCIS ET SAC. – ROMANII IMPERIJ ELECTORIS IN PROXIMA OBIZZORUM STATIONE COMMORANTIS AD SALUTEM SER.ME – CONIUGIS ADELAIDIS A SABAUDIA PEREUGANEOS – LATICES PROMOVENDAM COLLATA PLANE PRO REGIA – STIPE COMPLEVIT – ANNO M.D.C. LXVII NONIS JULII”.

Si riferisce all’erezione della nuova tribuna (vedi), coperta da cupola, che costituì la prima fase della riedificazione della chiesa, conclusasi nel 4° decennio del XVIII (cfr. scheda n. 6). Il disegno acquarellato del perito Iseppo Cuman (ASVe, Beni Inculti-mazzo 8, dis. 2 – Padova/Polesine) del 1686 (vedi), fissa con segno chiaro l’architettura della chiesa subito dopo questo intervento; la nuova cupola su base ottagonale ove si aprono le finestre (qui in doppia fila e non a forma di lunetta); il campanile appare piccolo e stranamente situato a metà lunghezza della chiesa; le visite pastorali, già dalla fine del XVII, lo dicono infatti a destra della porta d’ingresso, situata ad ovest (attuale collocazione). Dopo l’ispezione effettuata nel maggio del 1689 (Vis. Past. ad datam, cc. 3 e 15) il cardinale Barbarigo decide “tectum extolli ad proportionem capellae huius sacramenti item pavimentum ecclesiae elevari et adaptari ut totum sit eguale”; i lavori inizieranno solo dopo una decina di anni.

Bibl.: J. Salomoni, Agri patavini…, 1696, p. 368.

3.
Sec. XVII (1678)
ISCRIZIONE (sacrestia, muro settentrionale)
marmo bianco; cm. 63 x 54

“D.O.M. – SACRARIUM HOC D.D. FRANCISCUS ET JOANNES BURGHI FRATRES FILY Q:M. D. ANTONY VIRI PIETATE CLARI AD DEI HONOREM. AC LAUDEM, NEC NON PRO SACERDOTUM COMMODO, ET ECCLESIAE HUIUS ORNAMENTO, PARTIM AERE PROPRIO, ET PARTIM LEGATO DICTI Q:M D. ANTONY EORUM PATRIS, HABITA SUPRA HOC DEBITA FACULTATE, ET A POPULI COMITIO ASSENSU, A FUNDAMENTIS SUMMA CUM CELERITATE ERIGI IUSSERUNT, NULLOQUE INTERPOSITO INTERVALLO TEMPORIS, PERFICI STUDUERUNT ANNO A NATIVITATE DNI NRI IESU XTI – MDC LXXIIX – PRIDIE IDUS AUGUSTI”.

Viene riportata dal SALOMONIO (Agri patavini…, 1696 p. 370) “in sacrario, in marmore”; durante i lavori del 1923, trasportata in sacrestia (vedi). Dalla relazione dell’incontro avvenuto tra i governatori della chiesa e il cardinale Rezzonico nell’aprile del 1747 (Vis. ad datam, c. 215) per definire, con decreto, l’uso del legato Stopazzolo (cfr. scheda seguente) si apprende che già dal 1675 una certa somma era stata spesa “refinendo Altare Santissimi Sacramenti, atque ornando…”. Nel 1683 esso appare “totum lapideum”.

4.
Sec. XVII (1679)
ISCRIZIONE (sacrestia, muro meridionale)
marmo bianco; cm. 72 x 125

“L.D.O.M.D.M. – A MEMORIA INDELEBILE, Q:ANTONIO BORGO Q: MANDRICARDO BENEFATTORE PIISSIMO DI QUESTA CHIESA DE D:CENTO. E.DIECI D’ENTRATA ANNUI IN PERPETUO DA ESSER DI QUESTI DA SUOI EREDI CONDOTTO UN CAPELLANO COL PAGAM.TO ALLO STESSO DE D: 70 ACCIÒ CELEBRI QUATTRO MESSE ALLA SETTIMANA CIOE’ LA DOM.CA MERCORDÌ GIOVEDÌ E SABBATTO E DE GL.ALTRI D:40 SINO OGNI CINQUE ANNI FATTA INVESTITURA IN TANT’ORO ET ARGENTO LAVORATO PER L’ALTARE DI QUESTO SANTISS.MO SACRAM.TO COME CONSTA DAL SUO TESTAM.TO CELEBRATO PER IL SIG. BORTOLO BOSIO NOD.O PAD.O IL DÌ 15 MAGGIO 1668 AL QUALE ETC., PERCHE’ SIJ SEMPRE NOTA A POSTERI QUESTA PIA MENTE FU DA D. FRANC.CO BORGO FATTO INCIDERE LA PNENTE MEMORIA ANNO 1679”.

Viene riportata dal SALOMONIO (Agri patavini…, 1696, p. 369) con qualche inesattezza; la dice “super januam sacrari” vicino all’altra epigrafe di Francesco Borgo dello stesso anno. Con i lavori del 1923 vennero sistemate in sacrestia (“La chiesa di S. Giacomo …, 1923”).
Entrambe con cornice decorata ad ovuli (vedi); questa reca scolpito uno stemma (due stelle sopra una cometa) non riconosciuto, ma che appare anche nella cornice di una cartagloria (cfr. scheda n. 57).
A Francesco Borgo si deve pure la costruzione, nel 1662, degli altari intitolati a S. Rocco e alla B.V. del Rosario (cfr. scheda n. 43) e, nel 1678, dell’altare maggiore (cfr. scheda n. 31). Dalla lettura delle Visite Pastorali emerge con chiarezza l’intelligente uso dei legati Borgo e Stopazzolo che i massari e i parroci di S. Giacomo perseguirono sin dal 1675 (Vis. 1747, c. 215). Gli altari onorati dai due lasciti erano ormai, alla fine del ‘600 “… superabundant preciosis ornamentis ex auro et argento emptis”; ai vari vescovi viene così richiesto di poterli usare per la ricostruzione della chiesa ormai vecchia e cadente.

5.
ISCRIZIONE (sacrestia, muro meridionale)
marmo bianco; cm. 72 x 125

“L.D.O.M.B.M.S.V. – A PERPETUA LODE E MEMORIA DEL Q.SIG. CHRISTOFORO STOPAZZOLO PIO LEGATARIO ALLA PNENTE CHIESA DE DU.TI 65 D’ANNUA ENTRATA CON OBLIGO AL GOVER.RE PRO TEMPORE DI D.TO LEGATO DI FAR CELEBRARE OGNI SETTIMANA MESSE TRE DA MORTO IN D.TA CHIESA IN PERPETUO ALL’ALTARE DELLA B.M.V. CIOÈ IN GIORNO DI MERCORDÌ VENERDÌ E SABBA.TO CON DARE AD UN CAPELLANO DUC.TI 30 E GL’ALTRI DUC.TI 35 DA ESSER DAL D. GOV.R OGNI CINQUE ANNI INVESTITI IN TANTO ORO ET ARGENTO PER ORNAM.TO DELL’ALTARE DI D.TA SANTISS.MA VERGINE COME SI LEGGE NEL SUO TESTAM.1621.16 MAGGIO NOD.O BERNARD. IN GUERRA DA MONSELICE AL QUALE & C. ACCIÒ NON PERISCA SI FATTA DEGNA MEMORIA FU FATTA ERIGER QUESTA PIETRA DA D.NO FRAN.CO Q. ANT.O BORGO Q. MANDRICARDO GOV.R DI DETTO LASSO L’ANNO 1679”.

Cfr. Scheda n. 4 per le notizie storico-critiche.

6.
Sec. XVII (1748)
ISCRIZIONE (pilastro sinistro del coro)
marmo bianco; cm. 51 x 60

“ANNO DOMINI MDCCXLVIII-XII-CAL.AUGUST.-TEMPLUM HOC APOSTOLO JACOBO DICAT.-CAROLUS CARO. REZZONICO.EP.PAT.-SACRAVIT-DOMINICA VII.POST PENTECOST.-QUOTANNIS PRO ANNIU.DIE CONSTITUTA-CUIUS REI MEMORIA UT EXTARET-BAPTALEENSES-P.P.”.

Si riferisce alla consacrazione della chiesa da parte del cardinale Rezzonico (vedi) che l’aveva già accuratamente visitata l’anno prima, trovandola “satis amplam, et Parochi et Parochianorum zelo, cura ac sollicitudine cultam et splendide ornatam”.
Le pareti della sala erano arredate con la serie di quadri e lunette soprastanti, commissionati ed eseguiti nell’arco del primo ventennio; il pulpito, due confessionali, la statua della Madonna col bambino del Morlaiter sull’altare del Rosario, il battistero completo di coperchio ligneo, entro una piccola cappella e l’organo sulla contro facciata e il campanile con orologio a destra della porta. Anche il Capitolo della Santissima Trinità era adorno di un altare con pala (del 1684, firmata da “Antonius Garzadorius”) e due confessionali. I postergali di noce alle pareti del coro e il pavimento in marmo posato nel 1734, nonché una cospicua quantità di oggetti d’argento e di paramenti completavano l’arredo di S. Giacomo alla data della consacrazione.

San Giovanni Nepomuceno, Battaglia Terme.

7

7.
SCULTORE VENETO
Sec. XVIII, seconda metà
S. Giovanni Nepomuceno
pietra bianca
all’esterno

Accanto al ponte alla ‘veneziana’ che attraversa il canale di fronte alla chiesa, è collocata la statua del santo protettore degli innocenti perseguitati e invocato per i pericoli delle acque; attualmente i contadini del luogo lo ricordano per la protezione dei raccolti, con una distorsione quindi del suo primitivo significato (in genere è posto vicino ai ponti, a ricordo del suo martirio).
Opera discreta di scultore locale.

San Bartolomeo, facciata vecchia chiesa di S. Giacomo, Battaglia Terme.
8

8.
SCULTORE VENETO
Sec. XVIII, prima metà
S. Bartolomeo
Pietra bianca
alt. cm. 150
facciata

Modesto prodotto di bottega artigiana che ritrae uno dei santi patroni della chiesa, già ricordato nella tela dell’altare maggiore; di lui si conserva la reliquia (Vis., 1781, c. 548). Fa parte dell’arredo scultoreo della facciata: insieme ad altre due statue, entro nicchie e su alti zoccoli, ai lati e sopra il portale. Il disegno della fronte della chiesa è del tipo più usuale allora: a capanna, ritmata da quattro paraste su alti zoccoli, con capitelli corinzi; il cornicione intermedio la raccorda al timpano triangolare con occhio centrale e ornato da tre statue.

La Madonna, facciata vecchia chiesa di S. Giacomo, Battaglia Terme.

9

9.
SCULTORE VENETO
Sec. XVIII, prima metà
La Madonna
pietra bianca
alt. cm. 150 ca.
facciata

Entro una nicchia posta sopra il portale d’ingresso; ha una base quadrata su peduccio. È di mano diversa dalle altre due statue della facciata e di qualità superiore. Non sembra questa la sua collocazione originaria; il movimento del corpo e del viso sono orientati verso destra ma non si hanno notizie di una sua diversa destinazione.

S. Andrea, facciata vecchia chiesa di S. Giacomo, Battaglia Terme.

10

10.
SCULTORE VENETO
Sec. XVIII, prima metà
S. Andrea
pietra bianca
alt. cm. 150 ca.
facciata

Entro una nicchia a destra del portale d’ingresso; modesta opera artigianale che raffigura uno dei santi patroni della chiesa.

La Carità, facciata vecchia chiesa di S. Giacomo, Battaglia Terme.

11

11.
SCULTORE VENETO
Sec. XVIII, Inizio
La Carità
pietra bianca
facciata

Il complesso delle tre statue acroteriali raffiguranti le Virtù Teologali costituisce forse l’intervento più significativo dell’arredo scultoreo della chiesa di S. Giacomo. La storia artistica della villa Selvatico a Battaglia, dalla fine del ‘500 alla metà del ‘600, registra la presenza di un considerevole numero di scultori veneti (Albanese, Cavrioli e Allio); la statua del Morlaiter, per l’altare del Rosario, conferma la scelta di buon livello anche per il secolo seguente. La decorazione della facciata, scadente nella parte inferiore, arriva a un momento qualitativamente alto nelle statue del timpano.
Caratterizzate dal movimento aperto del corpo, rivelato dalla volumetria sostanziosa del panneggio, scolpito con leggerezza a zone quasi marezzate, paiono rappresentare un momento della produzione plastica vicina ai Marinali; in modo particolare ricordano il ritmo intimo di Giacomo Cassetti, genero di Orazio, forse nella sua fase giovanile toccata anche da elementi figurativi dei Bonazza (le teste di putto sulla cintura della veste nella Fede).
La Carità viene raffigurata secondo l’iconografia usuale, ma senza il cuore o la fiamma in mano.

La Fede, facciata vecchia chiesa di S. Giacomo, Battaglia Terme.

12

12.
SCULTORE VENETO
Sec. XVIII, Inizio
La Fede
pietra bianca
facciata, al centro
condizioni: mano destra aggiunta

Raffigura la Fede con la croce e il cuore fiammeggiante (invece del calice). Per le notizie storico-critiche, cfr. scheda precedente.

La Speranza, facciata vecchia chiesa di S. Giacomo, Battaglia Terme.

13

13.
SCULTORE VENETO
Sec. XVIII, Inizio
La Speranza (?)
pietra bianca
facciata (a destra)

Donna ritta in piedi appoggiata a una colonna (?); secondo il RIPA raffigurerebbe la Speranza. Per le notizie storico-critiche, vedere la scheda n. 11.