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Padova e Battaglia tra 1200 e 1300

Padova determina le direttive di sviluppo di Battaglia

Battaglia, a differenza di altri borghi euganei, non aveva sistemi difensivi come mura e castelli, il territorio alla fine del 1300 era ancora in parte paludoso e il Comune di Padova interveniva sensibilmente sulle sue direttive di sviluppo.
Il che sta a confermare quanto già detto: il paese doveva assumere le caratteristiche di un nucleo industriale al margine della città.

Vincenzo Dotto, Padova circondata dalle muraglie vecchie, 1623.

Mappa della città di Padova, disegnata da Vincenzo Dotto e pubblicata nel 1623 nel libro di Angelo Portenari Della felicità di Padova 1. Le vecchie mura di Padova sono qui raffigurate con le loro numerose porte d’accesso. Oggi purtroppo ne rimangono solo alcuni tratti. Nella mappa sono inoltre rappresentati i numerosi corsi d’acqua, le molte chiese e i monumenti più importanti. La cinta muraria più interna, costruita nel periodo comunale, circonda il cuore della città. Al suo interno, il Duomo con il Battistero, tutti e due in stile romanico. Mentre il Battistero, splendidamente affrescato da Giusto de’ Menabuoi tra il 1375 e il 1376 è giunto sino a noi senza notevoli rifacimenti, il Duomo ha avuto delle importanti modifiche nel XVI secolo, proseguite nei due secoli successivi. A fianco delle due costruzioni di carattere religioso, il Palazzo della Ragione, simbolo del potere civile. Le mura più esterne sono di epoca carrarese. In alto, verso sinistra e vicino alle mura, si scorge la Basilica di S. Antonio. Verso il basso si trova la chiesa degli Eremitani. Tra il 1448 e il 1457 Andrea Mantegna vi affrescò la cappella Ovetari, distrutta da un bombardamento nel 1944.

Guarda la pagina per l’autore [CC BY 4.0], attraverso Wikimedia Commons con modifiche.

La vivacità economica che ne conseguì fece sì che numerose persone provenienti dai paesi vicini si trasferissero a Battaglia.
Il villaggio diventò così un importante punto di riferimento per trovare lavoro e per il trasporto fluviale delle merci più svariate: farina, grano, panni, tessuti, vino, ortaggi, animali, legname, pietrame.
Il canale e i mulini erano di proprietà del Comune di Padova e questi ultimi venivano dati in affitto a benestanti della città e a piccoli capitalisti che probabilmente non gestivano di persona gli impianti, ma ne traevano buoni guadagni.
L’affitto variava da cinque lire a venticinque soldi, a seconda della posizione dei mulini e della parte tenuta in affitto.
Ne possedeva uno anche Clariana Zacchi, appartenente alla famiglia che emerse nel villaggio per la già citata costruzione della Cappella di San Giacomo.
Fino a tutto il 1200 pochissimi sono i personaggi originari di Battaglia che appaiono nei documenti: nel 1282 sappiamo che un certo Viviano Massacio gestiva un mulino subaffittatogli da Marsilio da Carrara e che nello stesso anno Menaxino da Mezzavia era ritornato concessionario di un mulino che era stato sfruttato per brevissimo tempo da un’altra persona.
Verso la fine del secolo si concentrarono nel nostro paese numerosi mugnai, barcaioli, noleggiatori di barche e di animali da traino, falegnami e fabbri: la comunità si andava ingrandendo.

Le attività produttive locali

Ora, per non perdere di vista gli aspetti più salienti del territorio in cui Battaglia iniziava a vivere la sua storia, vediamo quali erano le attività produttive locali e qualche fatto riguardante il Comune di Padova.
L’economia di basava essenzialmente sull’agricoltura e in questo settore il ruolo di capoluogo spettava a Monselice che immagazzinava prodotti provenienti da aziende laiche o ecclesiastiche di Arquà, Bagnoli, Tribano, Solesino, Pernumia.
La gente vi si recava a vendere legname portandolo a dorso d’uomo o col carro; i campi producevano uva, orzo, miglio, lino, fave, cavoli, rape, aglio, cipolle, frutta; si praticavano inoltre l‘allevamento, la caccia e la pesca.
Nel corso del 1200 un rilievo particolare ebbe l‘attività estrattiva per l’accresciuta domanda manifestatasi a Padova di pietra da lavoro e di calce per costruire le mura della città, i ponti e i palazzi; molto richiesta era anche la “scaglia” di monte per inghiaiare le strade e le piazze.
A questo proposito sappiamo che nel 1227 il Pontefice Gregorio IX rimproverò aspramente le autorità padovane per l’apertura abusiva di cave sul colle Lispida.

Padova si sviluppa e assume una nuova fisionomia

A Padova nel 1218 aveva inizio la costruzione del Palazzo della Ragione, ossia il palazzo dove si esercitava la giustizia, situato nel centro della città, tra le due migliori piazze.
Così lo descrive G. Cappelletti in Storia di Padova 2 (p. 111):

Codesta grande sala, che si può dire piuttosto una piazza coperta di piombo, è di figura romboidale; ha 300 piedi di lunghezza, 100 di larghezza ed altri 100 di altezza; talché devesi reputare […] la più vasta sala, ch’esista nel mondo; encomiata da taluni, a buon diritto, come un vero miracolo dell’arte.

Vincenzo Maria Coronelli, Salone di Padova, 1697.

Il Palazzo della Ragione, per i padovani “Salone”, in un’incisione di Vincenzo Maria Coronelli pubblicata nel 1697. Il “Salone” fu costruito a partire dal 1218; nel 1306 a Giovanni degli Eremitani venne affidata la ristrutturazione dell’edificio. A lui si devono l’aggiunta dei porticati e delle logge, la sopraelevazione e la copertura a carena. Posto tra la piazza delle Erbe e la piazza della Frutta, la costruzione ha la forma di un rettangolo irregolare.

Di Creator:Vincenzo Maria Coronelli [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Palazzo della Ragione di Padova, interno.

L’interno del “Salone”, che si trova al piano rialzato. La grandiosa sala, lunga 82 metri, larga e alta 27 metri, era sede dei tribunali cittadini e degli uffici finanziari. Tutt’intorno, gli affreschi con soggetto astrologico – religioso realizzati da Giovanni Miretto e Stefano da Ferrara tra il 1425 e il 1440. In origine il “Salone” era decorato con affreschi attribuiti a Giotto, andati perduti nell’incendio del 1420. Il soffitto in legno è a carena di nave e riprende la curvatura dell’arco gotico.

Di Stefan Bauer, http://www.ferras.at (Opera propria) [CC BY-SA 2.5], attraverso Wikimedia Commons con modifiche.

Nel 1222 o forse nel 1225 sorgeva l’Università e a questo proposito, sempre il Cappelletti racconta che la sua nascita fu dovuta al fatto che i Bolognesi si erano ribellati all’imperatore Federico II e avevano proclamato la libertà. L’imperatore allora comandò che tutti gli studenti si trasferissero all’Università di Napoli che egli aveva fondato nel 1224, ma moltissimi scelsero Padova, dove già si coltivavano le scienze e le lettere.
Il locale dove fu stabilita l’Università fu chiamato “Bo”, perché qui si trovava un’osteria o un albergo all’insegna del Bue, che in dialetto si dice “Bo”.

Facciata dell'Università di Padova ai tempi di Galileo.

Facciata dell’Università di Padova ai tempi di Galileo. L’immagine, realizzata da John Joseph Fahie, è stata pubblicata nel libro Galileo, his life and work 3. L’edificio si trova nel centro storico di Padova. Il governo della Repubblica di Venezia è reso ben visibile dal rilievo raffigurante il Leone di San Marco, posto sopra l’ingresso. Proprio sotto il dominio veneziano l’Università di Padova visse il periodo più luminoso, divenendo il centro culturale della Repubblica. Tra i molti docenti di grande valore va ricordato Galileo Galilei, che insegnò a Padova tra il 1592 e il 1610. Qui nel 1678 si laureò, prima donna al mondo, la veneziana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.

Di Internet Archive Book Images [No restrictions], attraverso Wikimedia Commons

A Padova esistevano scuole pubbliche, già conosciute in Italia, che richiamavano da ogni parte studiosi di discipline legali e scientifiche.
Gli allievi di queste scuole si recavano ogni giorno all’osteria del “Bo”, dove vendevano vino eccellente.
Forse pensando al guadagno, il Dottore in Legge Jacopo Bonzanicco comprò il locale che poi affittò a Bernardo Gilo, Rettore dello studio di Giurisprudenza. Egli continuò lo spaccio del vino e, toltane poco dopo l‘insegna, fece proclamare che l’Università degli studenti di Giurisprudenza si era trasferita in quell’osteria.
Nel 1232 aveva inizio la Basilica del Santo, portata a compimento intorno al 1267 e nel 1276 la Chiesa degli Eremitani.

Vincenzo Maria Coronelli, Chiesa del Santo in Padova, 1697.

La Basilica di Sant’Antonio, chiamata dai padovani “il Santo”, in un’incisione di Vincenzo Maria Coronelli pubblicata nel 1697. Frate Antonio morì a Padova, località Arcella, il 13 giugno 1231; l’anno seguente papa Gregorio IX lo proclamò santo e i padovani iniziarono la costruzione della Basilica, che si protrasse fino al 1310, con significative modifiche sino al XV secolo. Di grande importanza spirituale e artistica, la Basilica contiene la tomba di sant’Antonio, oltre ad altre reliquie. All’esterno, il monumento equestre al Gattamelata, opera di Donatello. L’immagine mostra le bancarelle che ancora oggi caratterizzano l’esterno della Basilica.

Di Creator:Vincenzo Maria Coronelli [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Lucia Boaretto

1) Angelo Portenari, Della felicità di Padova, Padova, 1623.  Download: books.google.it
2) Giuseppe Cappelletti, Storia di Padova dalla sua origine sino al presente, Padova, Tipografia Sacchetto, 1874. Download: books.google.it
3) Joseph Fahie, Galileo, his life and work, London, John Murray, 1903. Consultazione online: archive.org

Questo articolo è stato pubblicato nel numero di settembre 1997 de “La Finestra”, periodico della Pro Loco di Battaglia Terme, con il titolo “Battaglia: la nostra storia tra ipotesi e realtà – 6a parte”.

Le immagini e le relative didascalie sono a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.