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Oratorii e chiese campestri di Battaglia

Gli oratorii e le chiese campestri di Battaglia Terme. Di tutte queste costruzioni presenti nel territorio, rimangono solo l’oratorio del Cataio e la chiesa campestre di S. Maria del Pigozzo.

In questo gruppo di case di via Terme si può individuare la struttura di uno dei numerosi oratorii che erano presenti in Battaglia.

Tra gli edifici che si trovano lungo via Terme è possibile individuare la struttura di uno dei numerosi oratorii che erano presenti in Battaglia. La foto è stata scattata da via Maggiore.

(Foto: Carmelo Donà)

LE CHIESE DI BATTAGLIA

B CHIESE NON PARROCCHALI

1) L’ORATORIO DELLA SS.MA TRINITÀ detto comunemente Coro, esistente dietro la Chiesa ed al quale si accede dal Presbiterio per due porte ai lati dell’Altar maggiore venne eretto prima del 1665 dai confratelli della fiorente scuola della Ss.Trinità per tenervi le loro adunanze e funzioni e per esservi sepolti, giacché nel centro dell’oratorio pur ora si vede una grande pietra che chiude la tomba comune su cui sono incise le parole: “Quanto è dolce, o fratelli, stare tutti insieme”. Sotto il pavimento di detto oratorio esiste (infatti) una vastissima tomba dentro la quale anche ora si possono vedere ammonticchiate grandissime quantità di ossa umane indice del grande numero di Confratelli ivi sepolti 1. Prima del 1932 parte del soffitto era caduto, le pareti erano indecenti e sporche; si rendeva necessario aprire due porte, una che mettesse nel cortile attiguo alla Canonica che serve da ricreatorio per i piccoli; l’altra che mettesse sulla via Androna per impedire che per accedervi si dovesse passare per il presbiterio della Chiesa. Si provvide all’esecuzione di detti lavori ed il tutto si approssimò alla spesa di £ 4.000. Ed ora (1932) detto oratorio serve magnificamente per le adunanze delle Associazioni Cattoliche e per la dottrina Cristiana 2. In seguito servì anche per recite teatrali; attualmente non è più usato e valorizzato.

2) L’ORATORIO DEL CROCIFISSO della famiglia Dottori presso i mulini di Rivella è ricordato nelle Visite Pastorali del 1665 e del 1747. Ora non esiste più.

La villa Dottori con annesso oratorio. Località Rivella, anni Quaranta.

La villa Dottori con annesso oratorio si trovava in un angolo tra la strada statale e la via per Pernumia, in località Rivella. Tutti questi edifici sono stati demoliti. Cartolina degli anni Quaranta.

La foto è tratta da: Battaglia Terme. Originalità e passato di un paese del Padovano, a cura di Pier Giovanni ZANETTI, Comune di Battaglia Terme, La Galiverna, 1989, p. 77.

3) L’ORATORIO DELL’ASSUNTA della famiglia Canal presso il loro palazzo fu visitato dal vescovo di Padova Giovanni Ottobuoni nel 1734 e da mons. Farina nel 1822. Ora non esiste più.

4) L’ORATORIO DI S. FILIPPO NERI IN MONTENOVO. L’anno 1621 si fondò l’Oratorio della Battaglia, la Festa di Pasqua di Resurrezione; il che accadde in questa maniera. Il rev. Parroco di quel luogo d. Bartolomeo Panozzo da Piovene, fratello già dell’Oratorio in Padova, e molto dipendente dal P. Santi, con occasione che Gregorio XV, novello sommo Pontefice, aveva mandato un Giubileo, invitò e sollecitò molto esso Padre ad andare colà in aiuto de’ peccatori, e specialmente di molti inconfessi, desiderosi di altrui consiglio. Antonio Maria colà si portò e, sebbene avesse concepito di quel Popolo mala opinione, pure si animò e particolarmente colla speranza di forse introdurvi il suo Oratorio. La mano di Dio operò tale commozione in quella gente che la notte precedente il Lunedì della Festa di Pasqua, di mezza notte, alla Chiesa si vennero per assistere all’Oratorio che si doveva far la mattina. Vi si diede principio prima del giorno e si fece una copiosissima Comunione. Anche il dopo pranzo ne praticarono gli esercizi, e il giorno seguente, terza festa di Pasqua, il concorso fu ancora maggiore; e tra mattina e sera si iscrissero cento e venti Fratelli. Continuò P.Santi a lavorare in quella Vigna il restante dei giorni pasquali; e nella Domenica dell’ottava scrisse altri quaranta Fratelli nell’Opera. Del resto quella sua quasi missione cagionò tanto sentimento e compunzione nelle persone, non solo della Battaglia, ma anche delle altre ville, che non si sentirono più i Popoli parlare di mondo nè di carne, nè a bestemmiare il Santissimo Nome di Dio. L’Arciprete di Arquà passando per le strade udì parlarsi dalle Genti delle cose del Signore per tal modo che non si potè trattenere di andarsene pieno di meraviglia (a) congratularsi col P. Santi ivi alla Battaglia. Anche le donne da se medesime si invogliarono dell’opera, e se ne iscrissero circa cento; con tale si posero separate dagli uomini. Il Rev. parroco abbracciò efficacemente l’Opera santa; e partito Antonio Maria seppe che fuor del costume nelle susseguenti Domeniche ci era stata molta frequenza ai Ss.mi Sacramenti. Occorse in quella congiuntura un caso assai particolare e notabile. Mentre il P. Santi eccitava tutti a farsi iscrivere in quell’Opera Santa dell’Oratorio, ed era il Martedì della Festa di Pasqua, e perciò a tagliarsi i capelli (che allora si portavano lunghi con zazzera, in vece delle Parrucche che si usano oggidì) un giovane mondano detto Francesco Cavarzeran sentivasi fortemente eccitato a stare ivi presente saldo, ed a farsi scrivere esso pure tra i Fratelli; ma l’amore della capigliatura prevalse sì che il demonio lo tirò fuori di chiesa. Subito fuor della porta incontrossi nel suo più caro amico che avesse, detto Francesco Callarga, con cui non si sa come, trovata ardentissima briga, cacciate fuori le armi, si tirarono l’un all’altro; ed il Cavarzeran, ricevuto un colpo di coltello nel mezzo della testa, che quasi gliela fendette, cadde in terra mezzo morto. Riavutosi si mise a fuggire correndo, ma nel corso ebbe una stoccata mortale prima sotto la spalla, aggiunta a tutto ciò una coltellata nel volto vicino al naso. Corsero le Persone, con gran fretta nella chiesa gridando: Confessione, Confessione. Uscirono tosto il Parroco e il P.Santi e trovarono l’infelice in una casa seduto mezzo morto tenuto da molti acciò non cadesse. Il P.Santi fatto fare come potè un atto di contrizione, lo assolse; poscia lavatisi ad esso gli occhi mentre un lago di sangue correvali ai piedi, conobbe esso il P. Santi, a cui stendendo le mani disse con voce mesta e moribonda: Oh Padre, Padre! Iddio mi toccava alle vostre parole, che io restassi in Chiesa, e che mi scrivessi anco io nell’opera che facevate, ma per i capelli non volsi. Ohimè! Ohimè!” Tutti si accorsero del grandissimo segno di Dio; e fu un autentico fatto grande dell’Opera, ed un grande stimolo ad amarla, e stimarla. Osserva qui il P. Santi, che le ferite date al meschino, massimamante quella della testa segnavano, e punivano appunto ciò in cui e per cui egli rendessi ritroso alle divine chiamate; e fu noto di come Iddio Signore fece vedere con quanto successo il conto, che si deve dare alle ispirazioni di Dio; come si debbano rispettare i sacri ministri, stimare le opere di pietà, disprezzare le vanità, ecc. Da un tal caso mossi, infiniti si tagliarono i capelli; e l’oratorio prese assai credito. Videntes turbae timuerunt 3. Il predicatore straordinario di Battaglia nel 1621 era il venerabile servo di Dio Antonio Maria Cortivo de Santi, fondatore della Congregazione dell’Oratorio in Padova; naturalmente l’oratorio da lui fondato a Battaglia non era un edificio materiale ma una emanazione del suo Istituto che però aveva bisogno d’un luogo per le riunioni dei fratelli. A questo pensò la famiglia Massimi nel 1683 che costruì l’Oratorio di cui qui si parla; esso passò ai Bettini nel 1734 fino al 1762 e nel 1822 era della famiglia Valier. Esiste ancora nei pressi della galleria ferroviaria, ma è in stato di abbandono.

Facciata dell’oratorio di Villa Valier. L’oratorio di Villa Valier visto di lato. Altare dell’oratorio di Villa Valier.

Le tre immagini (2017) documentano l’avanzato stato di degrado in cui versa l’Oratorio della villa Valier, dedicato a S. Filippo Neri. La costruzione si trova ai piedi del Montenovo.

(Foto: Carmelo Donà)

5) ORATORIO DEL CATAIO. Era la cappella degli Obizzi che quando fu costruita nel 1572 era dedicata al Natale del Signore ed era molto piccola, appena m 7.5 x 2.6. L’oratorio fu però ricostruito nella seconda metà del Settecento e consacrato il 29 settembre 1781 dal Vescovo di Padova Nicolò Giustiniani sotto il titolo di S.Michele Arcangelo. È ricordato nelle visite Pastorali del 1665 e del 1822.

Interno dell’oratorio del Cataio intitolato a S. Michele Arcangelo.

Interno dell’oratorio del Cataio intitolato a S. Michele Arcangelo.

Foto pubblicata in: L’azienda agraria del «Cataio», a cura dell’Opera Nazionale Combattenti, Roma, Opera Nazionale Combattenti, 1928 (vedi)

6) ORATORIO DI CASA SELVATICO. Era la cappella privata di questa famiglia che aveva il proprio palazzo vicino alla chiesa parrocchiale di S.Giacomo e fu visitata dai vescovi Cornaro nel 1699 e Giustiniani nel 1781. Era nell’attuale via Colli all’interno del Grand Hotel delle Terme ora demolito.

Battaglia, facciata del Grand Hotel lungo il canale (cartolina)

Battaglia, Grand Hotel lungo il canale (cartolina).
Battaglia, Grand Hotel delle Terme (illustrazione).

Battaglia, Grand Hotel delle Terme (illustrazione).

L’oratorio di casa Selvatico si trovava all’interno del Grand Hotel delle Terme, demolito per la costruzione dello stabilimento “Terme dei Lavoratori” di Battaglia Terme, di proprietà dell’INFPS (poi INPS). Lo stabilimento è ora in stato di abbandono.

La foto a sinistra è tratta da: Enrico Grandis, Battaglia Terme tra le due guerre: territorio, economia, chiesa e società, Battaglia Terme (Pd), Ed. La Galiverna, 2005 – p. 112 (vedi).
La foto a destra è tratta da: Bruno Savin, “E noi… chi siamo!?” 1939-1946, Battaglia Terme nella 2a Guerra Mondiale, Battaglia Terme, 2006, p. 47 (vedi).

7) ORATORIO DI S.MARTA della famiglia Pasta; fu pure visitato nel 1699 e nel 1781. Non esiste più.

8) ORATORIO DELL’ANNUNZIATA della famiglia Contarini che avevano il loro palazzo nella via Maggiore di Battaglia; fu visitato nel 1734 dal Vescovo Minotto Ottobuoni e nel 1747 dal card. Rezzonico. Non esiste più.

9) ORATORIO DELLA FAMIGLIA PALAZZI, visitato nel 1734 e nel 1781. Non esiste più.

10) ORATORIO DELLA FAMIGLIA GRIMANI, visitato nel 1762 e nel 1822. Non esiste più. Era in via Rivella.

Ca’ Grimani aveva un proprio oratorio, non più esistente.

Ca’ Grimani aveva un proprio oratorio, non più esistente. La foto è stata scattata dall’argine sinistro del canale Bisato, lungo la Passeggiata dei Selvatico.

(Foto: Carmelo Donà)

11) ORATORIO DELLA FAMIGLIA ZENI, visitato nel 1683 e nel 1689. Non esiste più.

12) ORATORIO DI S. FRANCESCO DI PAOLA e dei Santi Patroni di Padova della famiglia Patrecca. Fu visitato nel 1822 da Mons. Modesto Farina. Non c’è più.

13) ORATORIO DI S. GAETANO della famiglia Calappo; fu anch’esso visitato nel 1822. Ora non esiste più.

14) CHIESA CAMPESTRE DI S.MARIA DEL PIGOZZO. È una delle chiese non parrocchiali di Battaglia, tuttora in piedi anche se, per motivi di viabilità è stata privata della nave e ciò che rimane è solo il presbiterio con l’altare (m.5×2). Nel 1605, quando come s’è visto, il Cittadella la descrive, il suo beneficio, detto abaziale, indizio di antico monastero, dice il Gloria 4, passò in commenda prima del 1668 e finì al Vicario parrocchiale del Carmine in Padova. È ricordata nelle visite vescovili del 1587, 1665, 1734, 1781 e 1823. Che questa piccola Chiesa anticamente abbia avuto vicino un monastero, per quanto piccolo, è dimostrato da un documento del 18 novembre 1252 in cui si parla d’una questione sorta tra un eremita di S.Maria del Zocco ed uno di S.Maria del Pigozzo 5. Il vescovo Nicolo’ Ormaneto il 26 settembre 1572 visitò l’Oratorio di S.Maria del Pigozzo distante da Battaglia un quarto di miglio. Ha un altare ad oriente non consacrato sotto una volta semicircolare sopra il quale c’è una immagine della Beata Vergine. Ha una campana piccola. Vi abita il Massaro Matteo con Medea sua convivente” 6. Il Salomoni invece dice: “In questo luogo detto del Pigozzo si radunarono dal 1236 li duodeci Podestà, overo Ambasciatori eletti dal Consiglio di Padova con autorità di soggettar la città (di Padova) a Federico II Imperatore, che già era venuto in Italia (Ong.L.2).” 7

Il castello del Cataio in una litografia del XIX sec. Sulla destra, la chiesa di Santa Maria del Pigozzo.

Il castello del Cataio in una litografia del XIX sec. Sulla destra, la chiesa di Santa Maria del Pigozzo com’era originariamente, prima di essere smembrata per far posto al nuovo percorso stradale.

Immagine tratta dalla copertina della pubblicazione: Il Castello del Catajo e i suoi Giardini, Nuova edizione, La Galiverna, Battaglia Terme, 2016.

Chiesetta di S Maria del Pigozzo, Due Carrare. Altare della chiesetta di S Maria del Pigozzo, Due Carrare.

Nella foto di sinistra la chiesa campestre di S. Maria del Pigozzo. Sulla facciata, sopra la porta d’ingresso: D.O.M. IN HONOREM BEATAE MARIAE VIRGINIS AB ANGELO NVNTIATAE.
Nella foto di destra, l’altare con la statua della Beata Vergine e il Bambin Gesù benedicente.

(Foto: Carmelo Donà)

15) CHIESA CAMPESTRE DI MONTE DELLE CROCI. È dedicata alla Madonna Assunta. Nel 1605 era lunga m. 14 e larga quasi 6. Come si è detto nel capitolo precedente non fu mai Chiesa parrocchiale di quei dintorni come hanno pensato il Gloria ed altri; fu invece Chiesa monasteriale di monaci benedettini albi (bianchi) fondati dal B.Giordano Forzatè di S.Benedetto in Padova; da non confondersi con i benedettini neri di S.Giustina. I documenti ricordano alcuni priori di questo monastero: Gregorio nel 1216, Giacomo nel 1239 e Galesio nel 1243 8. Finché il 13 febbraio 1383 Raimondo di Provenza vescovo di Padova intendeva ricondurre allo stato regolare il Monastero di Monte delle Croci della sua Diocesi, allora vacante, in cui non c’era nessun Frate, nessuna osservanza, e infine nessuna forma di culto, ma era notoriamente destituito di nome e di fatto… 9. Ecco come l’Orologio descrive gli avvenimenti del 1383: Al nuovo anno 1383 il vescovo Raimondo vedendo la miseria e la solitudine a cui era ridotto il Monastero di Monache di S.Maria dell’Alto situato sotto Monselice, dove non eravi più monache, ed il Monastero e le rendite in istato compassionevole, lo unì in quest’anno al Monastero di S.Maria delle Croci di consenso del suo capitolo ed anche con l’assenso dei Carraresi, i quali vollero che il Monastero del monte delle Croci si chiamasse d’ora in poi S. Maria di Carrara del monte delle Croci. Così ci narrano gli eruditi analisti camaldolesi. Indi lo stesso giorno e per lo stesso motivo unì il Monastero stesso del Monte delle Croci all’Eremo dei Camaldolesi, perchè ristorassero quei Monasteri e vi facessero rifiorire l’osservanza e la disciplina. Li liberò da ogni dipendenza vescovile con alcune condizioni però; e primieramente che nel Monastero delle Croci vi stessero tanti Eremiti camaldolesi quanti vi si potessero mantenere in relazione della rendita. In secondo luogo, che Priore e Frati del monte delle Croci osservar debbono le costituzioni dei Camaldolesi Eremiti. In terzo luogo, che il Priore non abbia ad esser perpetuo, ma amovibile quando piaccia al generale dell’Ordine. In quarto luogo, che il Vescovo si riserva l’usufrutto vita durante di quelle fabbriche che ha fatte e sarà per fare. Per ultimo che recandosi egli a quel Monastero vi sarà ricevuto in clausura con tutta la sua famiglia (il suo seguito) 10. La vita religiosa nel monastero di monte delle Croci così rinnovato continuò regolarmente per circa 120 anni; poi incominciò a intorbidirsi sempre più finché il monastero cadde in commenda. Al tempo del Vescovo di Padova Pietro Barozzi (1487-1507), priore di monte Croci era Paolo Boldin, già suddiacono nel 1466, che vent’anni dopo non si era ancora fatto ordinare sacerdote, lasciando invece dietro di sè una squallida fama d’immoralità: sembra abbia avuto due figlie da una ex suora. Incriminato dal vescovo, il Boldin ricorse a Roma che male informata diede torto al Barozzi. Le cose vennero chiarite soltanto sotto il successore del Barozzi, Pietro Dandolo (1507-1509), ma durante la vacanza priorale il monastero cadde in commenda. Cos’era? Ancora al tempo di S.Gregorio Magno (inizio sec.VII) qualche volta il papa affidava ad un vescovo , oltre alla sua propria diocesi, una seconda diocesi rimasta senza pastore, e alla quale per circostanze particolari, non si poteva o non conveniva provvedere in forma ordinaria. Lo stesso accadeva per certi monasteri rimasti senza abate. Questo affidare Chiesa e monasteri ad una persona che non era il superiore ordinario o regolare si chiamava commendare o dare in commenda. Quest’uso però degenerò ben presto in abuso… Quello che all’inizio era un provvedimento assolutamente straordinario, un po’ per volta divenne cosa normale e regola ordinaria. I Commendatari, scelti e presentati spesso da sovrani o signorotti locali, molte volte erano ecclesiastici; talora però erano anche semplici laici. Sia in un caso che nell’altro, costoro si preoccupavano molto delle rendite e poco o niente delle chiese e monasteri da loro amministrati. Anzi molte volte essi furono così esosi e irrazionali esattori dei loro benefici, da andare contro i loro stessi interessi, non curandosi affatto della buona conduzione dei fondi e della conservazione degli stabili della loro commenda, inaridendo così le fonti stesse dei loro reddito 11. I beni del monastero di Montecroci, che ammontavano a lire 12.222 12, erano goduti dal commendatario Don Annibale Fregosio l’11 giugno 1587 13. Nel 1616 erano goduti dal cardinale vescovo di Cesena 14; pervennnero poi a S.Gregorio Barbarigo che nel 1670 li donò al Seminario di Padova 15. In questo monastero il Santo Vescovo pernottò il 17 maggio 1683 e il 4 giugno 1696 16. E fu così che un po’ per volta il complesso andò in rovina.

Monte delle Croci. Il fronte della cava ha ormai quasi raggiunto gli edifici del monastero.

Monte delle Croci (o Montecroci, o anche monte Croce). Il fronte della cava, aperta nel 1930, ha ormai quasi raggiunto gli edifici del monastero, posti sulla sommità.
Nel maggio del 1971 le ruspe hanno raso al suolo le ultime vestigia rimaste.

Resti dell'ex convento dopo il passaggio delle ruspe nel maggio 1971 (1). Resti dell'ex convento dopo il passaggio delle ruspe nel maggio 1971 (2).

Foto tratte da: Gianni Sandon (a cura di), Storia della legge che ha salvato i colli, Battaglia Terme, Editrice La Galiverna, 1988, Colli Euganei Quaderni di documentazione 3 (vedi).

16) CHIESA CAMPESTRE DI S. BARTOLOMEO AL BAGNO. Non molto lontano (dal colle di S.Elena) si ritrova una palude, nella quale è fango molto caldo, molto giovevole per li dolori e stupidezza delle membra, per le ulcere e piaghe. Questo luogo si chiama li fanghi di S.Bartolomeo, dalla Chiesa che ivi a questo fu dedicata dalla nobile famiglia Padovana de’ Leoni 17. Tanto per far conoscere ai lettori come si scriveva in Italia poco più d’un secolo fa, riporto queste poche righe: S.Bartolommeo – Le fonti di questo nome sono a due miglia da Montegrotto. Trapelano alla temperatura di 46 gradi Reaumur dal piede di una collina, a’ cui fianchi si appiccano una malconcia Chiesa ed una casa rusticale. Nel secolo decimoquinto ebbero fama, ma non mai comodi alloggiamenti. Il Falloppio dice di quel mal albergo latronum ac diaboli recepctaculum (ricettacolo del demonio e dei ladri) . Ciò non per tanto la risonanza delle fangature di S.Bartolomeo vinceva quella delle altre terme. Ora o per effetto delle sperienze che certifiarono la loro virtù pari ma non maggiore, o per la inamenità melanconica del sito, o per non essere colà ospitale ricetto, non ci ha frequenza che di poveri contadini. 18. In data 26 febbraio 1429 il Vicario Generale del vescovo di Padova Pietro Donato, che era don Egidio Calorino, concesse indulgenze a quanti avessero fatto elemosine a beneficio dell’Ospizio di S.Bartolomeo ai Bagni, diocesi e distretto di Padova, dove ogni giorno confluisce un’enorme moltitudine di poveri e di lebbrosi. 1429 26 februario. Littera indulgentiarum D.Egidii de Calorini, Vicariii D.Petri Donati Episcopi Paduani pro elemosinis fiendis pro Hospitali Sancti Bartolomei a Balneis paduane Diocesis et Districtus ubi quotidie Pauperum et leprosorum maxima confluit multitudo (A.V.P. EXCERPTA DIVERSORUM, pag. 26).

Noto: Il sacerdote Egidio Calorino, parroco di S.Tomaso in Padova dal 1414 al 1418, è l’erede universale di Antonia vedova del pittore Giacomo Giusti, detto Giusto de’ Menabuoi, il 20 dicembre 1429 (A.S.P. Notarile T. 317 c. 313).
I lebbrosi di cui si parla sono sofferenti per malattie di pelle: ulcere, eczemi, piaghe ecc. L’11 giugno 1587 il Vescovo di Padova Nicolo’ Ormaneto visitò la Chiesa di S.Bartolomeo con un solo altare. Vi era rettore pre’ Francesco Pisano veneto che non risiedeva, alla festa celebrava pre’ Francesco Calò per ducati 30 annui che abitava alla Battaglia distante un miglio e mezzo 19. Nelle viste pastorali posteriori non si fa più cenno di questa chiesa.

ABBREVIAZIONI

ASP Archivio di Stato di Padova
AVP Archivio vescovile di Padova
AA.VV. Autori Vari
Ms. Manoscritto

NOTE

1) Numero Unico per il VI Centenario della Chiesa di S.Giacomo 1932
2) Ibidem
3) A.M. Trevisolo. Vita del Ven.Servo di Dio Antonio Maria Cortivo de’ Santi. Ms. presso la Biblioteca Civica di Padova, p. 45-46
4) A.Gloria – Territorio Padovano Illustrato 1862 Vol. III p. 112
5) F.S. Orologio Dissert. VII doc. CVI
6) AVP Visit. VIII, 26 settembre 1572
7) G.Salomoni – Agri Pat. Inscr.. 1696 p. 370
8) F.S. Orologio Dissert.. VII doc. V, p. 7-8, doc XCII , 10 genn. 1239 p. 54
9) Ibidem Doc. CXXXIV
10) Ibidem Dissert. VIII p. 123
11) G. Beltrame Maserà di Padova, 1985, p. 32
12) ASP Polizze d’Estimo
13) AVP Visit. XI c. 48 v.
14) Ibidem Vis. 1616
15) Ibidem Vis. 1683
16) Ibidem Vis. 1683, 1696
17) A. Portenari Felicità di Padova 1623, p. 54
18) AA.VV. Guida di Padova e della sua Provincia, Padova 1842, p. 503
19) AVD Visit. XI p. 48 v.

Parrocchia e paese di Battaglia, copertina.

Il testo è tratto da: sac. Guido Beltrame, La parrocchia di S. Giacomo e il paese di Battaglia, Parrocchia di S. Giacomo, 1997, pp. 30-36.

Foto e didascalie a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.

Ringraziamo il parroco della parrocchia di San Giacomo di Battaglia Terme, don Edoardo Bregolin, per averci dato il consenso alla pubblicazione.