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La palada di Rivella di Battaglia (1558-1563)

La palada era una barriera mobile che obbligava le imbarcazioni a fermarsi per il pagamento di  un’imposta. In questo studio, in cui vi è un’interessante nota sulle variazioni climatiche, si narrano le vicende della palada della Rivella di Battaglia che vanno dal 1558 al 1563.

Le vicende della palada
di Rivella di Battaglia dal 1558 al 1563

Dalla consultazione di alcuni documenti custoditi nell’Archivio di Stato di Venezia 1 emergono dati inediti che permettono di cogliere la dimensione quantitativa dell’intensa attività commerciale che si svolgeva lungo il canale di Battaglia nella seconda metà del Cinquecento. Grazie ad essi acquista contorni più precisi l’operoso naviglio che solcava, portato dalla corrente o tirato dai cavalli o a volte da qualche bove, quel canale che per diversi secoli ha fatto convergere nelle sue rive commercianti, possidenti, nobili, ma anche studiosi, scrittori, poeti e avventurieri, mettendoli a contatto con una folla di barcaroli costantemente impegnati a governare peote, burci e burchielle in situazioni non sempre tranquille.
Ci inoltriamo dunque nelle vicende fluviali cinquecentesche di un paese che diviene gradualmente borgo rivierasco attorno all’anno 1189, quando fu terminata l’inalveazione, cioè lo scavamento del canale nel tratto da Padova a Monselice.
Il nostro spaccato rievocativo prende l’avvio dall’anno 1558. Giusto in quell’anno era stato stampato Il summario di tutte le leggi et parti ottenute nel Illustrissimo et Serenissmo Senato in materia delli Beni Inculti 2, in cui si parlava diffusamente del Retratto di Monselice. Mi limito a riportare solo alcuni passi. Per le Valli tra Battaglia e Monselice, come per altre del Polesine e di Lozzo et altre ancora, esistono luochi inculti li quali, quando si potessero essicar et irrigar, si ridurìano à buona cultura, di modo che si caverìa assai quantità di biave. L’anderà parte che, de presente, sia fatto il Retratto delle Valli che sono dalla Battaglia sino ad Este e che confinano con il canale. Un comprensorio da bonificare di circa 10.000 campi vallivi periodicamente invasi dalle acque a causa delle intense precipitazioni piovose, delle esondazioni dei corsi d’acqua e delle ripetute rotte.
Nelle conseguenti leggi si stabiliva che si dovesse slargar l’alveo del canal dalli Molini di Bagnarolo sino alla Battaglia, per una larghezza di 30 piedi 3, cioè metri 10,72. Di più, considerando il combattimento che fanno le acque incontrandosi a Battaglia e non potendo l’Arco di Mezzo supplir al bisogno di tante acque, doveva esser aperto uno sfogo adeguato, o scoladòr, nel punto dov’è la siega (la sega).

Canale di Battaglia. Disegno acquerellato di P. Brandolese del 1740.

Particolare di un disegno acquerellato di P. Brandolese del 1740 in cui è raffigurato il naviglio di Battaglia con la parte est del nucleo abitativo. A lato del ponte, al centro dell’immagine, l’Arco di Mezzo. Qui confluiscono i canali Battaglia (proveniente da Padova) e Bisato (da Este-Monselice). Passando attraverso l’Arco di Mezzo, le acque di questi due canali si riversano sul Sottobattaglia, con un salto di circa sette metri.

Chiara Maratini, Battaglia e le sue acque, in Terra d’Este n. 52 (da “I Colli Euganei”, a cura di Selmin F., Sommacampagna (VR), p. 225).

Vorrei sottolineare quest’epica immagine del “combattimento delle acque” che ci ricorda i versi del nobile Ferdinando degli Obizzi: “Qui dove bacia il piè la minor Brenta (l’acqua che viene da Monselice) / al colle Eugan’ che fino a lei lo stende, / poi contro l’oste Bacchiglion (che viene da Padova) s’avventa, / e abbracciata con lui dall’alto scende (attraverso le porte dell’Arco di Mezzo) / in più umil letto (nel canal di sotto), e segue laspra lotta / sinchè giunta nel mar più non l’offende“. Rincalza vieppiù l’Obizzi: “Ma tal guerra (d’acque) talor diventa brutta / quando de’ due nemici (i due opposti corsi d’acqua) il furor cresce / da cui non resta la campagna asciutta, / e ogni altro picciol Rio allor sen’esce / quasi in ajuto de’ duo Capitani (la Minor Brenta e il Bacchiglione), / e nella zuffa, come può, si mesce”.
Ben altro che poesie dedicheranno alle acque i nobili Selvatico. Ai cospicui lavori di riattamento lungo il canale seguiranno più tardi (tra il 1564 e il 1571) i ricorsi del nobile Bartolomeo Selvatico e fratelli al fine di essere rimborsati dei danni patiti in applicazione dei lavori di rinforzo degli argini lungo il canale navigabile. Il Selvatico rivendicava, tra l’altro, l’abbattimento di un forno di muro e di una casetta pure di muro posti in prossimità della riva, nonché la distruzione di altre case di paglia. Lamentava anche lo sradicamento di molti salgari spessissimi, eliminati per sistemare la strada che va dal monte delle Crose al monte de Lispia. Dimando – insiste il Selvatico – che dopo le stime fatte, si quantifichi il danno patito nel tempo e mi sia bonificato il prezzo.

Il margine orientale degli Euganei, carta del 1862.

Il margine orientale degli Euganei nella carta di O. Morello del 1862.

Gli interventi furono quindi notevoli e necessari. Leggiamo ancora nelle carte dei Selvatico che dovevano essere completati i lavori di cavamento nel restante tratto di canale verso Este al fine di regular le acque, far li sustegni e, purchè questa spesa si possa fare, sia data libertà alli barcaruoli di levar (portare) una persona de più per viaggio, con condition che paghino, ogni fiàta (volta) che passeranno sopra il ponte canal del novo retratto, soldi sie per barca overo burchio, eccettuate le gondole e i burchieletti piccioli senza tiemo (timone). Soldi sie per cinque anni. Eccoci dunque all’imposizione dei sei soldi da riscuotere alla secondo palada di Battaglia, che sarà distaccata all’altezza della Rivella; una gravezza che era stata già preventivata a tavolino il 14 settembre 1557, come si evince, nella stessa documentazione Selvatico, da un fascicoletto intestato Della Battaglia 4.
In osservanza delle direttive emanate dal Senato veneziano in data 2 maggio 1558, Francesco Barbaro e Zuanne Donado, provveditori sopra li Beni Inculti, stabiliscono di mettere al pubblico incanto, da tenersi sotto la lozza pizola (la loggia piccola) della piazza di Moncelese, l’impositione delli soldi sie per ogni barca che passi sopra il ponte canale, imposta che si scuode (riscuote) al fine di finanziare lo scavo del canale stesso nel tratto che va da Battaglia ad Este, inclusa la riparazione e il rafforzamento degli argini e dei sostegni.
Il termine sostegno, va ricordato, sta ad indicare un manufatto, in funzione di regolato re idraulico, costruito di traverso l’alveo di un corso d’acqua, in grado di modularne il livello tramite delle porte che vengono alzate o abbassate. Porte abbassate, nel caso del sostegno costruito sull’arcata orientale del ponte alla Rivella, per elevarne il livello onde consentire la navigazione di burchielle riempite di materiale pietroso provenienti dalle cave del colle di Lispida lungo il Canal delle Piere; porte poi abbassate onde far passare le barche per il Sottocanale della Rivella (sopra cui scorreva il canale pensile della Battaglia) e farle proseguire fino al cosiddetto Porto. Là le pietre erano scaricate dalle burchielle e quindi trasferite nei burchi attraccati sulla sponda meridionale del vicino canale detto Vigenzone, alimentato dalla caduta d’acqua dell’Arco di Mezzo. Un ulteriore vicino sostegno, detto del Fosson, piazzato dopo detto Porto, permetteva a sua volta di regolare il livello dell’acqua onde agevolare le manovre, l’attracco e lo scarico delle stesse burchielle colme di materiale pietroso. Non molto distanti da questo sostegno, due barriere mobili, incardinate alle sponde, frenavano il rigurgito delle acque che risalivano attraverso il tratto di raccordo, detto dell’Acqua Negra, tra il Vigenzone e l’ultimo tratto del Canale delle Pietre.

Il sistema idrografico del territorio a sud di Battaglia in un disegno del 1725.

In questo disegno del 1725 viene raffigurato il sistema idrografico del territorio a sud di Battaglia, con il canale per il trasporto delle “Pietre di Lispida” (in basso a sinistra).

Immagine pubblicata in: Francesco Vallerani, Tra Colli Euganei e Laguna Veneta, Regione del Veneto, 2013, p. 49 (A.S.Ve. Arch. Poleni, reg. 5, 1725).

Col termine Palada (o Palà o Pallada) si designava uno sbarramento di pali piantati attraverso l’alveo di un corso d’acqua al fine di proteggere le sponde, od anche strategicamente posizionato per convogliare il flusso d’acqua verso le pale di un mulino (sulla riva o galleggiante). La seconda palada era, come la prima, una barriera mobile che obbligava le imbarcazioni a fermarsi onde permettere la riscossione di un’imposta; sbarramento formato da una grossa catena terminante con un tratto di corda che ne facilitava il tiraggio o il rilascio. Dalle incisioni d’epoca si rileva che la catena della prima palada, in pieno paese di Battaglia, era agganciata alla riva occidentale; mentre la catena della seconda palada, alla Rivella, era fissata alla riva orientale.

La prima palada di Battaglia in una stampa del 1796 (particolare).

Battaglia, stampa del 1796 (particolare). L’immagine mostra la prima palada di Battaglia. A ridosso della banchina di destra, le zattere di tronchi utilizzate per il trasporto fluviale del legname e talora di merci. A destra, la chiesa parrocchiale; sullo sfondo, il ponte che unisce le due riviere.

Le palade erano punti di variegata frequentazione. Pensiamo dapprima ai cavalcanti che con i loro cavalli erano addetti al tiraggio delle imbarcazioni, un’operazione particolarmente complessa a Battaglia a causa delle forzate soste alle due consecutive palade da parte delle imbarcazioni che dovevano essere trainate controcorrente in direzione di Monselice. Vi sostavano i paesani e non mancavano i volontari disposti a prestarsi per qualche servizio, eppoi vagabondi, sfaccendati e curiosi che si soffermavano sulle rive per osservare le barche in transito, non solo quelle commerciali obbligate al pagamento dell’imposta, ma anche quelle di minor stazza, prive di timone, o quelle di pertinenza dei residenti e delle famiglie nobili del paese. Paraggi affollati quindi, tanto da rientrare nei siti ove era obbligo affiggere le terminazioni, come possiamo rilevare nei provvedimento emessi in materia di bestemmie, volgarità e giochi vietati, in cui appunto si ordinava che proclami di questo genere devono essere affissi nei luoghi soliti, comprese le Pallade 5.
Val la pena di soffermarsi sull’ubicazione della seconda palada. A poca distanza, guardando verso sud cioè in direzione di Monselice, si intravvedeva, sulla sinistra il mulino della Rivella, alimentato da una derivazione dell’acqua del canale. Sul lato destro esisteva un fabbricato, la caxa che troveremo più avanti menzionata, abitata dai gestori della barriera. Alle spalle c’era il ponte sottocanale della Rivella, costruito nell’anno 1557 (interrompendo con sbarramenti un tratto del canale di Battaglia nel corso di lavori presumibilmente durati cinque o sei mesi) concomitantemente all’avvio dei lavori del Retratto di Monselice. Si trattava di un sottopasso di notevole mole, tale da non potersi certo definire una botte, quale si addice al sottopasso del Pigozzo, a monte di Battaglia, e ad altri consimili.

Il ponte di Rivella nel 1808 e l'abitazione dei riscossori della palada (indicata con il tratteggio).

Il ponte di Rivella nel 1808. La casa indicata con tratteggio era abitata dai riscossori della palada.

Prima della realizzazione del ponte sottocanale, le pietre di Lispida venivano trasportate fino ai burci ancorati nello slargo del Vigenzone, nel sotto-canale di Battaglia, utilizzano imbarcazioni e carri. Una tra le testimonianze di questo gravoso traffico, che ci parla dell’organizzazione combinata dei tratti da percorrere, la troviamo, circa 120 anni prima, in un atto notarile rogato a Padova nel palazzo della Ragione 6. È un contratto tra certo Pietro abitante in contrada Bassanello e Bartolomeo da Noale barcaro (nauta) alla Saraginesca. Il noalese Bartolomeo garantiva il trasporto di quattro mila (miliaria quattuor) carri di pietre e masegne dal porto al traghetto di Battaglia, ricevendo due soldi per carretto dal padovano Pietro che, caricate le pietre sul suo barcone (navis), le avrebbe trasportate fino a Chioggia.
Più in dettaglio: le carrette colme di materiale pietroso erano portate giù dalla cave fino ai piedi del colle di Lispida, qui caricate su burchielle e trasportate lungo il canaletto detto delle pietre fino all’argine occidentale del canale di Battaglia, segnato nelle carte anche Canal del Bisato. Da questo punto, i carretti, trainati da buoi o cavalli, transitavano sopra il ponte di legno della Rivella (che collegava ad est la strada per Pernumia e ad ovest la strada per Arquà), risalendo quindi verso nord l’argine publico orientale fino all’altezza del cosiddetto porto di Battaglia, per poi scendere di fianco ai molini fino agli approdi del Canal di Sotto dove era effettuato il trasbordo del materiale sui burci.

Battaglia, inizi ‘900. Il Canal di Sotto (Sottobattaglia) e il suo Porto. Al centro, l’Arco di Mezzo da cui scende l’acqua del corso superiore. In primo piano, un burcio in attesa di completare il carico.

La costruzione, nell’anno 1557, di un capace sottopasso realizzava due finalità: permettere una più agile movimentazione del materiale pietroso estratto dalle cave di Lispida e consentire contemporaneamente il deflusso delle acque del Retratto, tramite il cosiddetto Canaletto delle Piere o Scajaro che proseguiva, attraverso il ponte sottocanale, fino al porto delle burchielle nel tratto chiamato Fosson.
Va detto anche che, nel rispetto del progetto del Retratto, il fosso scolante proveniente da Arquà e quello da Merendole furono interrati fino alla Crosara, ch’era il punto in cui confluiva anche l’esiguo scolador delle valli di Galzignano. Quest’ultimo, dopo una complessa serie di problemi che qui non è il caso di dettagliare, fu allargato e ne fu abbassato l’alveo nell’ anno 1560, rendendolo idoneo alla navigazione delle burchielle. Una variante del percorso fluviale che costrinse i frati del monastero di Lispida a spostare l’area di estrazione della trachite dal versante di sud-ovest a quello orientato a nord-est. Nel 1633 il crollo di questo viadotto scavalcante il canale della Battaglia arrecò gravi danni al vicino ponte sottocanale della Rivella; il viadotto fu rifatto in legno, ma più a sud, in prossimità del mulino di Rivella. Risistemato nel 1634, crollerà ancora nel 1700 e sarà ricostruito nel 1752 per disposizione dei Savi alle Acque.
La palada sorgeva dunque in uno snodo importantissimo del traffico fluviale, che però spesso era condizionato dalle variazioni climatiche che incidevano sulla quantità d’acqua presente nel canale di Battaglia. Attestano le cronache che nell’anno 1559, vi fu uno grandissimo secco che non piovè per circa sei mesi e si seccarono le piante tutte e seguì una grandissima carestia. Analoga situazione si sarebbe ripetuta nei tre anni successivi; in particolare nel 1562 quando vi fu una siccità horribile in questa primavera et seguente està con caldi grandissimi per tutta Italia. Quattro mesi continui, da giugno a settembre, fur senza pioggia, onde non solo patirono gl’animali terrestri, ma li volatili e sino li pesci dei fiumi, essendo in molti luochi mancate le vene d’acqua con estremo danno al paese. Il presumibile capovolgimento delle condizioni atmosferiche, si manifestava prevalentemente nei mesi più freddi, come constateremo tra poco, a proposito della palada, dalle testimonianze di rotte succedute nel febbraio e novembre del 1560.
La polizza d’incanto per l’aggiudicazione dell’affittanza della seconda palada alla Rivella contemplava cinque capitoli. Ne citiamo alcuni. Il conduttore deve dare idonea piezarìa (fideiussione) et far le sue paghe de tempo in tempo. Non fornendo detta garanzia, la conduzione sarà rimessa all’incanto a suo danno imponendogli di pagare una penalità che andrà destinata al finanziamento del cavamento (scavo) del canale. Se il conduttore dovesse serrare la cadena senza giustificato motivo, impedendo così il transito delle barche, gli verrà defalcato dalla quota spettantegli un importo proporzionato al periodo di chiusura. Dal pagamento dei sei soldi sono esentate, come sopra detto, le gondole e i burchieletti privi di tiemo (timone). Ed ancora: il conduttore e i sue soci dovranno operare virtuosamente al fine di assicurare quel magior avantagio che li serà possibile.
Dalle carte d’archivio, non sempre complete, la prima affittanza risulterebbe assegnata, a partire dal 5 dicembre 1559, a certo Florio Bacco, in società con Giulio da Porcia e Gasparo Guerra, il primo e il terzo sicuramente di Battaglia. La loro gestione fu ostacolata da alcune rotte succedutesi nei pressi di Battaglia, a seguito delle quali i tre soci denunciarono di gaver patito gran danno. Avendone chiesto ristoro (risarcimento) i provveditori stabilirono che fosse sfalchata (defalcata) dal loro debito una somma proporzionata ai danni subiti.
Non mancarono problemi di altra natura. Il 4 novembre 1560, gli affittuali (Bacco, Da Porcia e Guerra) si presentavano a Monselice davanti ai provveditori per denunciare il comportamento di alcuni pescatori che solitamente transitavano per il canale senza pagare alcuna gravezza (imposta daziaria) e per nulla intenzionati a versare il nuovo balzello dei sei soldi. I provveditori chiesero immediatamente al capitano di Padova che intervenisse in merito per valutare se soddisfare o meno le istanze dei pescatori e invitarono gli stessi a presentarsi all’indomani à dedur delle lor raggioni, chè non gli sarà mancato di giustitia.
Il 5 novembre 1560 risponde subito Geronimo da Lezze capitano di Padova comunicando di aver fatto intimare a Prosdocimo Bonazza, interveniente a nome suo e della fraglia dei pescatori padovani, di sborsare sei ducati per saldare il debito dovuto per i transiti alla cadena della Rivella. Essendosi rifiutato di pagare, il Bonazza fu citato a comparire immediatamente davanti ai provveditori di Monselice, salvo incorrere nei provvedimenti che saranno ritenuti giusti. Ed è in quella stessa giornata che fu pubblicata una nuova gara d’appalto per l’assegnazione del servizio alla palada, confermandone i capitoli, ossia le condizioni di polizza.
Il 9 dicembre 1560 Florio Bacco e compagni tentano di ottenere la riassegnazione dell’ affittanza: Instiamo nuj Florio Bacho et compagni qualmente havendo patito gravissimo danno per due rotte per le qualle non ganno potuto transitar ne barche ne burchi di sorte alcuna, delle quali rotte la prima (10 febbraio) sono statta de zorni quaranta nel circa et l’altra qual sono stata al presente (23 novembre) de zorni quindese per le qualli supplichemo di esser reintregratti justa la firma de’ vostri capitoli.
Ma il Bacco non riesce nel suo intento poiché, nella stessa giornata in Monselice, i provveditori ai Beni Inculti prendono atto che Giulio da Porcia, barcaro al traghetto del Portello, ha dechiarito di aver levado l’imposicion delli soldi sei per barca che passi alla cadena sopra il ponte canal della Rivella, per conto suo e di Zuanne Mussatto barcarolo della Battaglia e Agustin Saccoman barcarolo della Rivella. Cambia pertanto la gestione: il Da Porcia diventa il conduttore e principale responsabile in solido con i colleghi Mussatto e Saccoman. Viene costituito piezo (garante) Agustin Saccoman in veste di principal pagador di quanto dovuto all’Officio sopra li Beni Inculti, sempre in solido con gli altri due compagni.
Un vuoto nella documentazione ci obbliga a saltare al maggio 1561 allorché i tre conduttori si trovano presto in situazione debitoria, costringendo i provveditori sopra i Beni Inculti ad attivare i previsti provvedimenti per il recupero di 105 ducati di rate insolute, stabilendo di tuor in tenuta et vender altrettanti delli beni posseduti dai debitori; facendo cioè aggio sulle proprietà dei conduttori della palada. I tre compagni cercano di evitare il peggio offrendo un acconto e facendo presente che la loro inadempienza è dovuta alle rotte succedutesi alla Rivella talchè barche e burchielli non aveano navegato, con conseguente scarso introito, e implorano quindi un segno di munificenza et liberalità.
Il 20 giugno 1561 i provveditori si vedono costretti a sollecitare il pagamento del debito relativo all’affitto per l’anno presente, altramente – avvertono inflessibili – si procederà di contra li vostri beni come contra le vostre persone senza alcun rispetto sino tanto che l’officio nostro sarà reintegrato del credito suo.
I provveditori sono irremovibili. Con lettera datata Venezia 7 dicembre 1561 il da Porcia è sollevato dalla sua funzione e la conduzione della palada è provvisoriamente assegnata ai suoi colleghi Giovanni Mussato e Agostino Saccoman. Scrivono quindi i provveditori: Dovendo finir l’affittacion della imposicione delli soldi sei per barcha ala cadena del ponte canal alli 8 del presente mese de decembrio, è comparso all’officio sopra li Beni Inculti ser Agustin Sachoman della Rivella, a none suo et di ser Zuane Mussatto, declarando di tenir essa affitacione in loro doi compagni, principiando adì 9 per il precio che pagano al presente fino tantto che sarà fatta alttra deliberacione dai provveditori. Questi ratificano quanto sopra, dando ai richiedenti liberttà de squoder (riscuotere) essa imposicione sechondo l’ordinario sino tantto (che) sarà fatta alttra deliberazione.
Ma i problemi non tardano a venire al pettine anche per i due soci. Da Venezia i provveditori scrivono, il 15 gennaio 1562, a Nicolò Gritti Capitano di Padova: Se trovano debitorj al officio nostro ser Zuane Musatto et ser Agustin Sachoman barcharuoli della Batagia, de bona suma de danarj per contto del affitto della imposicione della cadena al ponte canal della Rivella et, desiderando noi di recuperar tal creditto, pregamo la sig.ria Vs. Cl. ma de far tuor in tenutta tantti deli sui beni et sin alla stima de ducati cento, procedendo alla vendicione di quelli (beni) secondo li ordeni di quella città et della execucione della presente. Quindi: requisizione e messa in vendita dei loro beni.

NOTE

1 Archivio di Stato di Venezia, Provveditori sopra Beni Inculti, b. 809, Battaglia – Registro dei sei soldi per barca riscossi alla palada di Rivella.
2 Archivio di Stato di Padova, (d’ora in poi ASPD), Famiglie private, Selvatico, b. 924, fasc. 39.
3 Piede, antica unità di misura lineare padovana, corrispondente a metri 0,357394.
4 ASPD, Famiglie private, Selvatico, b. 924, fasc. intestato Della Battaglia, p. 23.
5 Proclama 11 giugno 1708 in materia di Bestemmie, parole inhoneste e giochi, Venetia, P. Pinelli, 1708. [Biblioteca Civica di Padova, H-4571]
6 ASPD, Notarile, b. 319, f. 293r.