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Battaglia Terme, memorie di un territorio padovano

MEMORIE PAESANE

Notizie storiche di vario genere riguardanti il paese di Battaglia Terme, nel padovano: abitanti, possidenti, territorio, aspetti artistici, attività, avvenimenti, iscrizioni curiose e un fatto tragico.

Abitanti di Battaglia

740 nel 1587, 1134 nel 1689, 1526 nel 1747, 1300 nel 1781, 1430 nel 1861, 4100 nel 1988.

Grafico con il numero degli abitanti di Battaglia a partire dal XVI secolo.

Il grafico mostra il numero degli abitanti di Battaglia Terme dalla seconda metà del XVI secolo.

Elaborazione grafica: BATTAGLIATERMESTORIA.

Possidenti

di oltre 600 pertiche di terreno a Battaglia nel 1861: Francesco V Duca di Modena n. 3370, baronessa Maria Esckeles maritata Winpffen n. 1377.

Quantità dei terreni

del Comune di Battaglia secondo il prospetto compilato dal ragioniere provinciale Gherardo Vecelli nel 1867 quando Battaglia comprendeva anche l’odierno Comune di Montegrotto. Superficie, popolazione, rendita censuaria, ditte censite nel Comune di Battaglia nel 1861:
Superficie: pertiche n. 2061,37; popolazione: 2834; rendita Lire 37.381,14 a Battaglia, lire 51.019,34 a S. Piero Montagnon; ditte censite n. 124 a Battaglia, n. 208 a S. Piero Montagnon.

Qualità dei terreni

di Battaglia aratorio arborato e vitato pertiche censuarie n. 10.791, orto e giardino n. 84, prato arborato e vitato n. 3063, oliveto e castagneto n. 238, pascoli e argini n. 1040, bosco n. 4158, palude e valle n. 58, ronco n. 831, terreno scavato n. 22, stagno n. 7, sorgenti d’acqua termale n. 4. Nel 1862 A Battaglia si teneva mercato al sabato e fiera annuale dal 24 agosto per tre giorni.

Battaglia sulla bocca dei poeti

Il Tassoni nella sua La secchia Rapita dice che il favorito di Ezzelino, Inghelfredo:

Dichiarato è Baron di Terradura;
E la Battaglia va sotto il suo impero,
Dove fa risonar l’antiche mura
L’incontro di due fiumi e ‘l corso fiero.

Il riferimento storico sul favorito di Ezzelino penso sia bene prenderlo con le pinze… lunghe. Migliore invece la descrizione di Battaglia ne I bagni di S. Elena, versi di Giuseppe Barbieri, Padova 1819:

[…] O rara illustre
Villa che al tuo Signor bella mercede
Rendi per tanto merto, ond’ei ti volle
Fortunata colmar d’ogni diletto
!

Battaglia illustrata dai Pittori

Giambattista Zelotti, pittore, nato a Verona nel 1522 secondo alcuni, nel 1526 secondo altri e morto a Verona nel 1578 secondo alcuni, nel 1592 secondo altri. Fu invece un grande pittore condiscepolo di Paolo Caliari (il Veronese) alla scuola di Antonio Badile. Ebbe straordinaria abilità specialmente nel frescare, ma anche nel dipingere ad olio. Fu attivissimo specialmente nei paesi della provincia di Verona, ma anche a Mantova, Murano, Venezia, Treville (Tv), Castelfranco Veneto (Tv), Vicenza, ecc, nelle ville dei nobili e nelle chiese. Lo stesso Paolo Veronese riteneva troppo nascosta e sepolta la sua mirabile produzione e ciò gli dispiaceva. Il Vasari stesso lo loda sotto il nome di Battista da Verona quando scrive di Michele Sanmicheli. Opera di particolare impegno fu quella svolta alla villa Obizzi al Cataio di Battaglia eseguita nel 1570 circa, illustrando i fasti e le imprese di quella nobile famiglia padovana 1. Se il Cataio fu affrescato dallo Zelotti, la villa Selvatico sul colle di S. Elena fu illustrata da Lorenzo Bedogni da Reggio. Anche questo artista è per molti un illustre sconosciuto, ma siccome merita di essere tratto dall’ombra, lo faccio con questa nota: Lorenzo Bedogni da Reggio Emilia, figlio di Cristoforo, è valente pittore, architetto e decoratore, noto a Padova dal 1638 al 1655. Durante il suo soggiorno a Padova, molto probabilmente abita in una casa di muro, coperta di coppi posta in questa città nella contrà del Moraro, con giardino et altro hambiente… di cui era stato investito perpetuamente da sig. Recindo Saviolo l’11 gennaio 1643, gravata di livelli vari (ASP Notarile T.3652, C.97). Come pittore il Bedogni nel 1638 dipinge la porta finta dell’ingresso della sacrestia del Santo dalla parte della Chiesa (Arch. dell’Arca, busta 1066 f.55, n.44). Il 16 maggio 1645 riceve £. 168 per pitture fatte nel Noviziato (AdA b.1028, f.66,n. 69): aveva dipinto la prospettiva del giardino e della porta (ivi b. 1067, f. 63, n. 32). Il 26 novembre 1651 dipinge, sempre al Santo, la cappella del Santissimo (Adi, reg. 825, c. 28). Il 26 ottobre 1654 aveva dipinto le quattro portelle degli organi (AdA, reg. 17, p. 120 v. e 121). Come architetto esegue il disegno per l’altare del S.mo a S. Giustina il 21 giugno 1651 (ASP S. Giustina, T.492, c. 98). Nello stesso anno riceve Lire 124 per un modello delle Cantorie del Santo (AdA, reg. 1014, 7 giugno 1651). Con altrettante lire 124 viene pagato al Bedogni il disegno del coro (AdA, reg 514, C.266). Nel 1652 fornisce il disegno per due confessionali al Santo (AdA, b. 1029, f. 1652, 22 gennaio 1652). Dal 2 agosto 1652 al gennaio 1654 il Bedogni opera come architetto in Sassonia. Dopo un breve ritorno a Padova (2 gennaio 1654) ritorna ad Haidelberg nel Baden (AdA, b. 68, f. XII, 14 novembre 1654 e 29 gennaio 1655) impegnato nella progettazione dei palazzi imperiali. Come decoratore operò gli stucchi della chiesa vecchia di Palù Maggiore (Arch. parr. di Conselve). Anche le meravigliose decorazioni stuccate di tre cappelle (S. Giuseppe, S. Filippo Neri, Crocifisso) nella chiesa di S. Tomaso M. a Padova appartengono al Bedogni decoratore, che può averle eseguite nel lasso di tempo che va dal 1643 al 1654, quando a S. Tomaso M. lavorava anche il suo grande conterraneo Luca Ferrari da Reggio. La quarta cappella della chiesa di S. Tomaso M., quella dell’Addolorata, ha il soffitto decorato non a stucco, come le altre tre, ma a fresco sempre da parte del Bedogni 2. Nel castello Selvatico sul colle di S. Elena, sempre tra il 1643 ed il 1654, Lorenzo Bedogni affrescò una grande sala, rappresentando in una serie di dipinti a fresco la fondazione di Padova.

Notizie sul Cataio

che gli abitanti di Battaglia non dovrebbero ignorare. A Padova la seconda laterale destra di via Marsala (partendo da via Roma) si chiama via Obizzi: da notare l’accento sulla o iniziale, come si trova in òbici perchè sembra che le bocche da fuoco dette obici siano state inventate da Pio Enea Obizzi, costruttore del castello del Cataio.

Ritratto di Pio Enea I degli Obizzi.

Ritratto di Pio Enea I degli Obizzi. A lui si deve l’edificio che sarà in seguito ampliato.

Di «Jo Georgi» (tirage original) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Secondo il Gloria 3 sarebbe stata Beatrice dei marchesi Obizzi a costruire la prima casa sulla collina del Cataio; ma fu suo figlio Pio Enea a spianare, per ampliarlo, il pendio della Collina scindendone la rupe e scavando nel sasso anditi e scale per costruire poi il magnifico edificio che anche oggi si ammira. Varcando il ponte, che attraversa il canale di Battaglia, giungi al palazzo. Parallele al palazzo trovi grandiose serre di agrumi, fiori e piante esotiche; in fianco la peschiera, la piscina per il nuoto ed una capanna; sparse poi qua e là altre piante tra cui un’antica magnolia, viuzze coperte di carpini e nel fondo un largo viale che separa il boschetto e termina nella piazza rotonda ornata di statue ai piedi d’una graziosa collinetta. La porta d’ingresso al palazzo è simile ad un maestoso arco trionfale. Accanto alla porta d’ingresso sta la cappella di S. Michele architettata nell’interno a stile archiacuto con finestrelle istoriate e con pregevoli antichi dipinti all’altare e alle pareti. Entrato nel palazzo t’imbatti nella grotta dell’elefante in cui goffamente, ma con gradevole effetto sono condotti un elefante, il dio Bacco, parecchi satiri ed altre figure. Sali al piano inferiore e trovi la sala dove il cav. Zelotti dipinse nel soppalco e sulle pareti le gesta degli Obizzi e parecchie allegorie. Nella stanza che divide le due ampie terrazze scorgi altri dipinti dei quali qualcuno di Paolo Veronese ed altri creduti del Tintoretto. Anche le pareti esterne erano dipinte a fresco. A prova delle opere del Veronese, il Gloria riporta l’iscrizione che segue, esistente in Arquà: “Pio Enea Obizo dal 1570 al 1583 Vicario [in Arquà], che fu quello che fece edificare il gran palazzo del Cataio, con pitture celebri di Paolo Veronese, et il serraglio dei cervi. Roberto degl’Obici Vicario del 1608″ 4. Nella sala e stanza attigua del piano superiore si trovano i ritratti di parecchi Obizzi, dipinti da esperti pennelli. Oggi restano soltanto le nude cornici. Altre tele attribuite al Moretto si trovano nella stanza del biliardo e in quella vicina. Tra quei ritratti uno rappresentava Pio Enea, nipote del costruttore del castello e un altro Lucrezia Dondi-Orologio sua moglie.
A proposito di questa Lucrezia si narra che il 14 novembre 1654 un certo Attilio Pavanello attentò invano alla virtù di Lucrezia mentre si trovava nel suo palazzo di Padova ed il marito era assente. Inferocito dalle grida dell’eroica resistenza di Lucrezia il giovane padovano la uccise a colpi di rasoio. Fu sepolta nella basilica di S. Antonio e nella sua tomba una scritta latina suona così: “Qui giace Lucrezia Orologio marchesa degli Obizzi per morte truce ed esecranda, scannata nel proprio letto da mano scelleratissima. Visse santissimamente anni 42 e innocentissimamente morì il 15 novembre 1654″. A onore di lei il Consiglio di Padova il 31 dicembre 1661 decretò un monumento che fu eretto nel 1663 nella Sala della Ragione.
Il parco congiunto al palazzo è circondato da mura che racchiudono gran copia di cervi, daini, camosci e lepri ed è bagnato dal fiumicello Rialto. Il palazzo e gli edifici attigui sono composti da 350 stanze.

Castello del Catajo e canale Rialto.

Il monumentale castello del Catajo con il ponte che attraversa il canale Rialto.

Foto di Alessandra Lanza.

La famiglia Obizzi si spense nel 1803 con Tomaso degli Obizzi che lasciò erede delle sue sostanze i pricipi Estensi di Modena. A loro volta questi lasciarono il castello del Cataio a Francesco Ferdinando arciduca d’Austria. Il marchese Tomaso lo aveva arricchito di un’armeria e d’un museo. L’armeria aveva tante armi offensive, ma vantava intere armature squisitamente lavorate, vecchie armi da fuoco e tra queste due bellissime colubrine, qualche fucile di finito lavoro, cannoni di cuoio, moschetti a ruota ed archibugi a forcella. E c’era anche la collezione degli antichi strumenti musicali.
Il museo ricchissimo contava più di 1100 statue, 182 busti, 64 bassorilievi, ecc. Un medagliere conteneva 14.600 oggetti; questi assieme a circa 3000 statue ed innumerevoli altri oggetti furono pure portati a Vienna e le nude pareti di quelle sale incutono malinconia al visitatore. Gli affreschi dello Zelotti rimangono ancora a testimoniare la passata grandezza, ma i ritratti di famiglia che pendevano dalle pareti non ci sono più 5. Quando l’armeria ed il museo del Cataio, alla vigilia dello scoppio della guerra mondiale 1915-18, furono trasportati a Vienna, furono impiegati per gli imballaggi 40 quintali di chiodi. Dopo la grande guerra il castello fu demaniato dal governo italiano che, dopo aver bonificato le circostanti paludi attraverso l’opera dei Combattenti e Reduci di guerra, lo ha venduto ai Sigg. Fratelli Dalla Francesca attuali possessori.

Stemma del ramo padovano della famiglia Obizzi.

Stemma del ramo padovano della famiglia Obizzi.

Di Massimop (Opera propria) [CC BY-SA 3.0 o GFDL], attraverso Wikimedia Commons

I Mulini di Battaglia

Furono costruiti dal libero comune di Padova prima di Ezzelino. Nel 1232 ne vendette una parte al monastero delle sante Agata e Cecilia di Padova 6; e con uno statuto anteriore al 1236 7 proibì il sorgere di nuovi mulini nel Vigenzone diretto a Pernumia, nel naviglio e nel Canale di sotto. Altra parte dei mulini di Battaglia era posseduta dal principe Marsilio da Carrara, com’egli stesso assicurava nel suo testamento del 1338 8. Nel 1862, quando il Gloria scrive il suo Territorio Padovano, sei ruote con grande pila da riso spettavano alla bar. Maria Esckeles Wimpfen, e quattro al grande proprietario terriero Faccoboni. Presso l’arco di mezzo e i mulini della Wimpfen si trovava la contrada delle Chiodare, ove nella casa Mincio esistevano, poco prima dell’unificazione d’Italia, fabbriche di carta di lino che si estinsero, dice il Gloria, per le crescenti torbide dell’acqua.

Sarcofago marmoreo di Marsilio da Carrara. Abbazia di Carrara Santo Stefano (Due Carrare, PD).

Il sarcofago marmoreo di Marsilio da Carrara. Si trova nella chiesa dell’Abbazia di Carrara Santo Stefano (Due Carrare, PD), nella parte conclusiva della parete sinistra.

Di Threecharlie (Opera propria) [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons con modifiche.

La Cartiera di Battaglia

Sembra che già prima del Trecento a Fabriano, nelle Marche, esistessero cartiere per la fabbricazione di carta con stracci di lino. E’ antichissimo il motto di quella città: Faber in omne cudit cartam olim ubique diffudit. Da noi fino al 1340 si usava unicamente la carta-pecora (fatta con pelle di pecora) detta pergamena, anche se gli Arabi avevano già inventato la carta di bambagia, però ancora poco diffusa. L’industria della carta fu portata a Padova nel 1339 secondo la Mantissa aggiunta al Monaco Padovano 9, nel 1340 secondo i Cortusi , da un certo Pace da Fabriano 10. Da documenti del 1405 poi veniamo a conoscere il casato di questo Pace ch’era della famiglia Penacci, si parla infatti di Nicolò Penacio cartario q. Pace della contrada di Pontecorvo 11 che aveva la sua fabbrica in quel di Ognissanti. Nel 1503 proprietario della cartiera di Battaglia era Federico Corner, procuratore di S. Marco, il quale rinnova i decreti di proibizione di esportare la carta prodotta fuori dal territorio padovano e di importare carta straniera. Particolari facilitazioni sul prezzo vengono praticate al Comune di Padova e alla sua Università. Così andarono le cose fin verso la metà del secolo XIX quando, poco prima dell’unificazione d’Italia, le fabbriche di carta furono chiuse per la torbidità delle acque.

Il Conte di Carmagnola al colle di Battaglia

Secondo il co. Andrea Cittadella Vigodarzare 12cercò salute a questi bagni il celeberrimo Francesco Carmagnola, capitano della Repubblica Veneta, del quale è famosa la pena e incerta la colpa”. Si tratta di Francesco Bussone conte di Carmagnola (To), nato nel 1390 e condannato a morte dai Veneziani nel 1432, dopo immani torture, per sospetto di tradimento. Il Manzoni ne sostiene invece a spada tratta l’innocenza nella sua tragedia Il Conte di Carmagnola.

Francesco Hayez, disegno per Il Conte di Carmagnola.

Francesco Hayez, disegno per Il Conte di Carmagnola. L’olio su tela, eseguito dall’artista nel 1820, è andato perduto nell’incendio del castello di Montenero (IS), causato dai bombardamenti effettuati nel 1944, nel corso della battaglia di Montecassino.

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Battaglia e la lega di Cambrai

Il 20 dicembre 1508 l’imperatore Massimiliano d’Austria, Luigi XII di Francia, papa Giulio II, il re di Spagna ed il re d’Ungheria unirono le proprie forze contro Venezia nella Lega di Cambrai. Nella seconda metà d’agosto 1509 l’imperatore Massimiliano d’Austria pose il suo quartier generale a Battaglia. Qui arrivarono le artiglierie, qui giunse il card. Ippolito d’Este con 1000 fanti guidati da Vistidello da Modena, Lodovico della Mirandola con 100 lance, Galeazzo da Pesaro con 100 arcieri, i capitani di Giulio II ed altri per complessivi 20.000 uomini. Da Battaglia Massimiliano ordina la riconquista di Monselice, Este, Montagnana e Castelbaldo. Da Battaglia Massimiliano, che già aveva fatto deviare le acque del Brenta a Limena perché non arrivassero a Padova, mandò soldati a Longare per far deviare anche il Bacchiglione; ma non essendo riuscito nell’intento, tentò di far deviare l’acqua di questo fiume al Bassanello per riversarla sul canale di Battaglia. Non riuscì però nemmeno in questa impresa e per questo levò il campo da Battaglia e andò a piazzarsi a Gorgo di Cartura. La storia aggiunge che dopo aver assediato Padova per qualche tempo, vista l’impossibilità di conquistarla, mesto e scornato Massimiliano dovette ritornare in Austria.

Gli Stati dell'Italia settentrionale nel 1494.

La cartina mostra gli Stati dell’Italia settentrionale nel 1494.

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Iscrizioni curiose

Sono stampate nel numero unico del 6° Centenario della costruzione della chiesa di S. Giacomo (13 novembre 1932).

Andrea Ferrato sopra la sua tomba nella detta chiesa aveva fatto incidere questa parole: Domo relicta prima, donec tertia venerit, secundam hic construxit Andreas Ferratus – totique eius posteritati (lasciata la prima casa, finché verrà la terza, qui costruì la seconda Andrea Ferrato per sé e per tutti i suoi posteri).

«Nella bottega di Domenico Leonati speziale, massaro della scuola del Ss. Sacramento, che abitava nella casa presso la chiesa ove ora abita la famiglia Cavazzana, scritta in lastra di marmo, si leggeva la seguente iscrizione: Piezarie mai più per li danni et male soddisfazioni avute. Che equivale ai cartelli che si leggono nelle botteghe dei di’ nostri: Oggi non si fa credenza, domani sì. Piezarie, vorrebbe dire crediti; far piedo come anche ora si dice in dialetto».
Noto: ho riportato quanto sopra tra virgolette per lasciare la responsabilità di quanto si afferma all’ignoto estensore del Numero Unico perché non ho prove per documentare che un Domenico Leonati (quale tra i tanti?) tenesse bottega di speziale e poi non sono pienamente soddisfatto della spiegazione data all’iscrizione. Quando don Marco Romano era cappellano del Cataio ha senz’altro notato la seguente iscrizione che allora si trovava sopra l’abbeveratoio dei cavalli nella scuderia, ma che in origine era posta nel cortile dei tori, dove si svolgevano lotte fra cani, a ciò ammaestrati, e tori: “Carco d’anni e di gloria il più bel toro, che dalle mani di natura escisse, arrecator di morte, onta e martoro alle spezie dei can per fin che visse, giace qui sotto, delle ninfe il coro ed ogni mandria al suo morir s’afflisse. Deh! insieme col Padron piangete voi che di qui passate, o vacche o buoi! 1778″.

Un delitto in casa Leonati

Quando il Fondatore delle Salesie, don Domenico Leonati, si trovava a Battaglia per assistere il suo vecchio parroco infermo, nella sua casa paterna avvenne un brutto fatto di sangue: vi fu assassinato lo zio materno Antonio Tonini che era nato a Battaglia il 22 febbraio 1668. Ecco la descrizione fatta nel registro dei Morti:

Addì 26 dicembre 1734 Antonio figlio del q. Giovanni Tonini in età d’anni 66 nella Comunione di S. Madre chiesa rese l’anima a Dio, ferito a tradimento da mano parente detto Angelo Bacco nella casa dei sig.ri Leonati dopo le otto e metà della sera, avendolo corretto per bestemmia. Il di lui cadavere dopo la revisione dell’autorità giudiziaria il dì 28 fu sepolto nell’Arca sua propria in questa chiesa di S. Giacomo confessatosi da me Don Domenico Leonati e ricevuta la Comunione fu roborato colla ultima Unzione, assolutione del S. Rosario e raccomandazione dell’Anima, il tutto con placidezza di spirito, e buon esempio dei circostanti in una mezz’ora in circa 13.

I Tonini erano soprannominati Risara.

Il Gloria afferma 14 che nel cimitero comunale di Battaglia riposano il generale d’Almeida “portoghese morto da pochi anni [egli scrive nel 1862] ed il pittore Callisto Zanotti bolognese defunto nel 1857″.

Sac. Guido Beltrame (1918-2002)

ABBREVIAZIONI

AdA Archivio dell’Arca
APB Archivio parrocchiale di Battaglia
ASP Archivio di Stato di Padova
RIS  Rerum Italicarum Scriptores

NOTE E BIBLIOGRAFIA

1) R. Brenzoni, Dizionario di artisti veneti, Firenze 1972, p. 300-301.
2) Guido BELTRAME, S. Tomaso M. Storia e arte – Dattiloscritto inedito, Vol II p. 414-415 nota 6.
3) Andrea GLORIA, Il territorio padovano illustrato, Padova,1862, Prem. Stab. Prosperini, Vol. III p. 102 e ss.
4) G. Salomoni, Inscriptiones Agri Patavini, p. 152.
5) Bona BENEVISTI VITERBI, I Colli euganei nella storia e nella leggenda, Bergamo, Istituto italiano d’arti grafiche, 1911, p. 22.
6) ASP Corona capsula II , n. 78c. 1 n. 79 c. 11.
7) Codice Stat. Republ. c. 230.
8) Biblioteca Civica di Padova. Documenti Carraresi n. 35.
9) RIS T.VIII, c. 739 e T.XII, c. 903.
10) La Cronaca dei Cortusi al libro VIII cap. II: Eodem anno (1340) de mandato Magni. Ubertini incoeptum fuit castrum Estensis Rochae et facti fuerunt fulli Omnium Sanctorum et laborerio pannorum lanae et cartarum pauperum coeperunt Paduae. Una nota a questo passo fatta da Andrea Redusi da Quero nel codice dei Conti di Collalto diceva: et cartarum de papiro (G. Gennari) Memoria sopra l’Università .Padova 1831 Tip.Minerva.
11) ASP Notarile T. p. 204-205.
12) Guida di Padova 1842, p. 504.
13) APB Morti. III p.126.
14) Andrea GLORIA, op. cit., Vol III.

Parrocchia e paese di Battaglia, copertina.Il testo è tratto da: sac. Guido Beltrame, La parrocchia di S. Giacomo e il paese di Battaglia, Parrocchia di S. Giacomo, 1997, pp. 72-78.
Le immagini e le relative didascalie sono a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.
Ringraziamo il parroco della parrocchia di San Giacomo di Battaglia, don Edoardo Bregolin, per averci dato il consenso alla pubblicazione.