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Intorno all’acqua, i primi casolari

I primi mulini ad acqua

Nel mondo antico per trasformare il grano in farina si usavano due sistemi: o si macinava il grano in casa, ed erano le donne o gli schiavi a frantumarlo a mano schiacciandolo con il “pestello” dentro un recipiente di pietra dura, oppure, per le grandi quantità di grano, si ricorreva al “mulino”. Qui il grano era schiacciato sotto un grande cilindro di pietra, la “mola”, che veniva fatto ruotare da animali (asini, cavalli, muli) o dagli schiavi a forza di braccia.
I primi mulini ad acqua funzionavano grazie ad un meccanismo molto semplice: l’acqua di un ruscello o di un fiume imprimeva un moto rotatorio ad una grande ruota a pale, la quale, a sua volta, metteva in moto una “mola”.
In Occidente, a partire dal secolo XI, si diffusero ovunque rapidamente. Per esempio nel 1086 c’erano più di 5000 mulini ad acqua in Inghilterra, mentre nel secolo precedente ce n’erano meno di cento.

Il mulino ad acqua.

La figura mostra la struttura e il funzionamento di un mulino ad acqua. Introdotto a partire dal IX secolo, utilizza l’energia idraulica prodotta dal movimento dell’acqua per azionare i macchinari. La tecnologia della ruota idraulica  è stata sostituita nel XVIII secolo dalla macchina a vapore.

Di Tradizionalemondin (Opera propria) [CC BY-SA 4.0], attraverso Wikimedia Commons

Certo che tale invenzione liberava parecchie persone dalla necessità di dedicare del tempo al faticoso lavoro di girare la mola; tempo che poteva essere occupato a coltivare la terra e quindi servire ad aumentare la produzione. In quell’epoca, in cui il numero dei contadini era così scarso e le carestie sempre in agguato, avere a disposizione delle braccia in più per lavorare un campo era di fondamentale importanza.

Comuni, Consoli e Podestà

Dopo questa breve parentesi sui mulini ad acqua torniamo alla storia di Battaglia inserita nel contesto più ampio della storia del territorio. Dopo l’anno Mille, quando vi fu ovunque un rifiorire delle attività economiche, le città ricominciarono ad essere centri di scambi commerciali, luoghi nei quali confluivano per essere venduti i prodotti agricoli della campagna e da cui uscivano verso la campagna i prodotti lavorati degli artigiani.
Tutta questa popolazione laboriosa e piena di energie che animava le città non restò a lungo sottomessa all’antica autorità feudale dei vescovi e dei conti. Ben presto, anzi, si fece valere come forza politica accanto ad essi, o anche contro di essi.
Così sorsero i Comuni cittadini che, non appena ebbero acquistato libertà e furono autosufficienti, si volsero alla conquista dei luoghi circostanti.

Giusto de' Menabuoi, Veduta di Padova nel Trecento. Particolare.

Veduta di Padova nel Trecento. Giusto de’ Menabuoi, Luca riceve da sant’Antonio la notizia della liberazione di Padova, particolare. Padova, Basilica di sant’Antonio, Cappella del beato Luca Belludi.
Giusto de’ Menabuoi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

A capo del Comune furono in un primo tempo dei “consoli”, che appartenevano alle famiglie più importanti della città, le quali però cominciarono ben presto a contendersi il potere con lotte violente e sanguinose.
Si pensò allora di trovare un rimedio scegliendo un magistrato unico e di città diversa da quella che doveva governare, che fu chiamato Podestà.

 

Intorno ai canali, i primi casolari

Fu proprio il podestà di Padova, Guglielmo da Osa, ad ordinare la costruzione del canale Battaglia nel 1189, allo scopo di unire Monselice, che era allora il maggior centro del contado padovano, alla città.
Pochi anni dopo veniva realizzato un secondo canale, il Vigenzone, che confluisce nel Bacchiglione a Bovolenta, per collegare l’entroterra euganeo al mare Adriatico.
Tali opere rientravano nella politica di sviluppo dei commerci, di bonifica e di controllo delle acque posta in atto dal Comune di Padova sul territorio di sua competenza.

Il Bacchiglione e i suoi canali.

Sono tre i canali che interessano la località di Battaglia:
– il canale Bisatto (o Bisato), che risale al 1143, costruito dai veronesi e dai vicentini per privare Padova delle acque del Bacchiglione;
– il canale Battaglia, costruito dai padovani nel 1189, per unire Monselice a Padova;
– il canale Vigenzone, che porta le acque dei canali Bisatto e Battaglia ad incontrare nuovamente il fiume Bacchiglione, permettendo di arrivare fino a Chioggia e quindi all’Adriatico.

Di JP.Neri (File:Canaux-brenta-bacchiglione.jpg) [CC BY-SA 3.0 o CC BY-SA 2.5], attraverso Wikimedia Commons

L’area nella quale sarebbe sorto il nostro paese era, infatti, prevalentemente paludosa: pochi casolari sparsi nella pianura e un ospedale per infermi costruito sul colle di S. Elena, o Monte della Stufa, per curare i poveri con le acque termali. Aveva voluto così, nel 1189 con una disposizione testamentaria, la ricca Speronella Dalesmanini, figura femminile di notevole interesse.
Costruito il canale, sulle sue sponde sorsero le case, un ponte che le congiungeva e poi, nel 1322 la Chiesa parrocchiale intitolata a S. Giacomo, voluta da Irma De Zanchi e dal figlio Jacopo.
Il paese, favorito dalle acque, nato come luogo di mulini e successivamente di cantiere, divenne in breve tempo un piccolo nucleo industriale al margine della città.

Macine dell'ex mulino dei Sei di Battaglia Terme.

Vecchie macine recuperate durante i lavori di ristrutturazione dell’ex mulino dei Sei di Battaglia.

Foto: A. Antonello

A differenza di altre realtà del territorio fondate dal Comune di Padova per finalità militari o di colonizzazione agricola, Battaglia rappresentò dunque un’eccezione perché «fu “programmata” – se così si può dire – proprio come luogo esclusivamente adibito a centro di molitura e di sfruttamento di energia idraulica 1».

Lucia Boaretto

1) LOTTI Paola, Dalle origini al XV secolo, in Battaglia Terme Originalità e passato di un paese del Padovano, a cura di ZANETTI Pier Giovanni, Comune di Battaglia Terme, Editrice La Galiverna, 1989, p. 20.

Questo articolo è stato pubblicato nel numero di giugno 1997 de “La Finestra”, periodico della Pro Loco di Battaglia Terme, con il titolo “Battaglia: la nostra storia tra ipotesi e realtà – 5a parte”.

Le immagini e le relative didascalie sono a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.