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28 aprile 1945: morte di due partigiani

La morte di due partigiani avvenuta il 28 aprile 1945, nei giorni della liberazione. La testimonianza è del geom. Luciano Bertazzo, che allora era un bambino.

28 APRILE 1945: MORTE DI DUE PARTIGIANI

« Ero appena un ragazzo di otto anni quando assistetti ad un avvenimento che mi resterà impresso nei ricordi per tutta la vita. Per la prima volta feci esperienza diretta di un atto di guerra, di un episodio di violenza, di un momento di estrema paura e profonda pietà. La guerra stava per terminare; le forze armate alleate erano in avvicinamento al ponte della Rivella. Io mi trovavo a casa in via Granze nel Comune di Pernumia, sulla strada che congiunge il cimitero di Battaglia Terme con la fattoria Pulze, dove nell’ultimo anno di guerra, dopo i disastrosi bombardamenti subiti, tanti abitanti battagliensi e gli Uffici Comunali stessi erano sfollati. 1 Le truppe tedesche si stavano ritirando in disordine ed erano alla ricerca di un qualsiasi mezzo di trasporto per allontanarsi dai nostri territori e raggiungere la Germania.

Primavera 1945. La cartina mostra l'offensiva degli Alleati che si svolse dal 9 aprile al 2 maggio nel Nord Italia.

Primavera del 1945, gli ultimi giorni della II guerra mondiale nel Nord Italia. La cartina mostra l’offensiva degli Alleati che si svolse dal 9 aprile al 2 maggio.

(By http://www.army.mil/cmh-pg/brochures/po/map2.JPG, Public Domain, Link, con modifiche)

Verso le cinque di sera del 27 aprile del 1945, tre di loro, due graduati ed un soldato, si presentarono a casa mia, che era allora una piccola fattoria con stalla e pollaio. Nella stalla c’erano alcune mucche, di cui eravamo gelosi custodi perché costituivano tutta la nostra ricchezza. Il pollaio era ridotto a qualche gallina vecchia che ci forniva l’uovo quotidiano per il sostentamento di noi bambini. In casa c’erano il nonno, mio zio e mio padre, che era sbandato dopo l’armistizio dell’ 8 settembre del 1943.
I tre Tedeschi erano armati e una grave preoccupazione ci prese tutti. Chiesero se nella stalla c’erano dei cavalli. Forse avevano visto un carretto, che si usava in campagna allora, con due alte ruote di legno e due stanghe, e avranno pensato che evidentemente doveva esserci anche l’animale per trainarlo. Mio padre si preoccupò subito di mostrare loro la stalla. Cavalli non ce n’erano. Essi non sembrarono convinti e si diressero verso il letamaio, dietro la stalla, per controllare se vi fosse traccia di sterco di cavalli. Così si allontanarono dalla carrareccia, che dalla strada comunale portava in casa nostra. I miei erano a conoscenza che poco lontano, a circa 50 metri, in un casotto dietro al fienile, era in corso un incontro di alcuni elementi partigiani della brigata “Trentin”. Questi poi non erano affatto silenziosi durante le loro discussioni, e i loro schiamazzi si sentivano anche ad una certa distanza; probabilmente alcune norme di prudenza, in un clima generale di gioia e sollievo per la imminente fine della guerra, non erano più tanto rispettate. Le donne furono prese da una paura tremenda, sapendo della presenza contemporanea di soldati tedeschi e di partigiani proprio nelle vicinanze. Noi bambini non ci rendevamo conto della situazione, ma restammo sempre attaccati ai nostri genitori con gli occhi sbarrati.

Comunque i tre Tedeschi fecero la loro ispezione e poi si avviarono, accompagnati da mio padre, verso la strada del ritorno da dove erano giunti. Nel frattempo i partigiani si erano accorti della loro presenza. Due di loro si nascosero a pochi metri dalla stalla, dietro alcune piante di pioppo. Quando i tre soldati furono a tiro intimarono la resa, ordinando loro di gettare le armi.
Il Tedesco che si trovava davanti a mio padre fece partire immediatamente una raffica di mitra. I due partigiani furono colpiti e caddero a terra.
Io, che intanto ero già fuggito alla disperata, entrai in casa e mi rifugiai dentro alla credenza della cucina.
Da questo luogo sentii i colpi secchi delle armi e cominciai a tremare dalla paura.
Le azioni che avvennero dopo mi furono raccontate da mio padre, alla sera tardi.

Subito, con un balzo, mio padre aggredì il soldato che aveva sparato e riuscì a disarmarlo. Questi allora se la diede a gambe e fuggì verso la strada comunale. Gli altri due militari erano già scappati attraverso i campi, seguiti da alcuni colpi di fucile degli altri partigiani. Non furono presi perché riuscirono ad attraversare la fossa Comuna e a dileguarsi.
Il giorno dopo facemmo alcune ricerche e riuscimmo a trovare un mitra tedesco proprio nel fango di quel fosso. Sopraggiunsero gli altri partigiani che si limitarono a raccogliere le armi dei due feriti e se ne andarono immediatamente: forse per inseguire i Tedeschi o forse per mettersi in salvo, non essendo la situazione per niente tranquilla. I miei allora corsero a soccorrere i due; uno, Severino Pulze di 28 anni, era ferito ad una coscia e l’altro, che si chiamava Zilio Luigi ed abitava non lontano da casa nostra, era ferito molto gravemente al ventre.

Cosa si poteva fare? Non c’erano né mezzi di comunicazione né mezzi di trasporto. C’era solo quel carretto, senza cavalli. Le donne si disperarono, ma non mio padre.
Subito si fece aiutare per caricare e sistemare alla meglio i due feriti sul carretto. Poi, passando davanti alla vicina casa del Zilio, invocò l’aiuto della sua cognata Antonia. Trainarono il carro lungo la strada che porta ancora oggi al cimitero di Battaglia Terme e arriva sulla statale nei pressi della allora casa del medico condotto.

I luoghi dei fatti riguardanti i due partigiani, che si svolsero tra la località Granze di Pernumia e lo stabilimento INFPS di Battaglia Terme.

I luoghi dei fatti, che si svolsero tra la località Granze di Pernumia e lo stabilimento INFPS di Battaglia Terme, allora trasformato in ospedale militare tedesco (Feldlazarett). La planimetria è stata realizzata nel 1954 dall’architetto G. Zabai per il Comune di Battaglia Terme. Come si può notare, nel dopoguerra il paese ha avuto un notevole sviluppo urbanistico. Elaborazione grafica a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.

(per gentile concessione dell’arch. Silvia Zabai)

Non fu una fatica da niente trainare quel carro lungo la salita; ma la preoccupazione più grande era quella di non essere fermati da qualche pattuglia tedesca o delle Brigate nere. Ci avrebbero subito accusati di essere responsabili dell’attacco ai tre soldati o di essere simpatizzanti dei partigiani. In ogni caso bisognava procedere, anche perché, come ci raccontò poi mio padre, i feriti continuavano a perdere sangue e conoscenza. Attraversarono tutto il centro di Battaglia Terme, giunsero a quello che una volta si chiamava “Ponte nuovo”, che era l’unico senza gradini, e proseguirono fino allo Stabilimento Termale dell’I.N.P.S. che era stato requisito e trasformato in Ospedale Militare tedesco.

Ingresso dell'INPS di Battaglia Terme.

Ingresso dell’INPS di Battaglia Terme.
Stabilimento INPS di Battaglia Terme, dove vennero portati i due partigiani.

Stabilimento INPS di Battaglia Terme.

L’ingresso dell’INPS di Battaglia Terme in una cartolina degli anni ’50.

(Raccolta Giovanni Sanavio, titolare negozio all’INPS)

Lo stabilimento INPS di Battaglia Terme, INFPS nel momento in cui si svolsero i fatti (Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale). In primo piano, la fontana da cui esce acqua termale. Foto inizi anni ’60.

(Raccolta Giovanni Sanavio, titolare negozio all’INPS)

Qui chiamarono due figlie di Luigi che erano al lavoro nell’ospedale, non ricordo con quali mansioni, e consegnarono a loro i due feriti. Furono subito individuati come partigiani e non si seppe mai se i due uomini furono curati. Si disse che almeno uno si sarebbe salvato se fosse stato soccorso in tempo. Invece pare che sia morto dissanguato; l’altro, il Zilio, era troppo grave. Nella notte morirono tutti e due. Mio padre e mio zio se ne ritornarono a casa col loro carretto, con il cuore gonfio di pietà e anche di rabbia. Era quasi mezzanotte quando rincasarono. Noi li avevamo attesi in preda all’ansia, alla paura e alla disperazione. Ci raccontarono tutto. Il giorno dopo, 28 aprile, mio padre si preoccupò di consegnare alle autorità il mitra tolto al tedesco e quello ritrovato nella fossa Comuna.
Così sono morti Severino Pulze e Zilio Luigi di anni 46, già combattente della prima guerra mondiale, e al quale fu poi conferita la qualifica di Partigiano Combattente Caduto.
Esperienze e ricordi come questi non li dimentichi più. »

Battaglia Terme, 16 giugno 2004geom. Luciano Bertazzo    

Occorre ricordare che nelle ore in cui avvengono questi fatti, il Feldlazareth (l’Ospedale Militare Tedesco) era in piena smobilitazione e abbandono sia da parte dei malati germanici che da parte dei soldati e degli infermieri tedeschi, i quali si stavano ritirando verso Abano e Padova.
Nell’ospedale era rimasto solo qualche dipendente civile.
Di questo episodio è stata fornita, in passato, una versione parzialmente diversa. Questa, qui riportata, è stata data da un testimone oculare.

Qui un approfondimento sulle Terme di Battaglia durante la II guerra mondiale.

1 Il giorno 7 novembre [1944] la sede del Comune viene portata in sede di sfollamento in Via Granze di Pernumia (Fattoria Pulze Ernesto), a circa 2 km dal Municipio, con i seguenti uffici: segreteria, annonaria, sussidi militari, ECA, OMNI. L’Ufficio di Stato Civile e l’anagrafe sono ospitati presso Villa Cavagnari, in Via Montenovo, a circa 3 km dal Municipio. [N.d.R. Questa nota è ricavata dal testo che si trova alla pagina 536 del libro.]

ZILIO LUIGI di Basilio e di Furlan Modesta nato il 28-9-1898 a Monselice e residente a Pernumia – Parrocchia di Battaglia Terme -Matricola n.33046- Lavoro: manovratore.
Altezza cm 164 Torace cm 88 – Capelli castani – Occhi castani.
Dal 12-1-1917 al 14-1-1920 partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Il 1°-10-1944 entra nella formazione partigiana Brigata “Trentin” operante nel padovano, con la qualifica di soldato.
Il 28-4-1945 viene ucciso dalle truppe tedesche in ritirata nel Comune di Pernumia. Il periodo 1-10-44 / 28-4-45 viene equiparato a quello dei combattenti volontari della Guerra di Liberazione.
Operazioni di guerra: dall’1-10-44 al 28-4-45 in territorio nazionale con la formazione partigiana Brigata “Trentin”.
Campagne di guerra: 1944-1945.
La Commissione Regionale del Veneto della Presidenza del Consiglio dei Ministri gli riconosce la qualifica di “PARTIGIANO COMBATTENTE CADUTO”.

E noi... chi siamo!? 1939-1946, Battaglia Terme nella 2a Guerra Mondiale, copertina.

La testimonianza del geom. Luciano Bertazzo e la scheda relativa al servizio militare di Zilio Luigi sono tratte da: Bruno Savin, “E noi… chi siamo!?” 1939-1946, Battaglia Terme nella 2a Guerra Mondiale, Battaglia Terme, 2006, alle pagine 569-571. Le immagini sono a cura di BATTAGLIATERMESTORIA.